No al mito dell’uomo solo al comando. Politica come comunità

Partiti e media sono sempre alla ricerca di figure singole, di volti, di leader in cui incarnare una forza politica. Come se questa estrema semplificazione fosse in grado di rappresentare in modo adeguato e veritiero le idee, i progetti, la complessità di un soggetto politico o di un movimento o di istanze sociali.
È una banalizzazione dannosa del discorso politico e di ciò che avviene nella nostra società, che ha fatto il suo tempo. Una banalizzazione che occorre scardinare e che il MoVimento 5 Stelle ha rovesciato sin dall’inizio. Anzi si può dire che la stessa esistenza del M5S, la sua natura e la sua non-struttura si pongano all’opposto di questa visione imperante.

Se i media cercano volti e i partiti leader, il M5S nasce e cresce come una comunità e ne porta avanti l’idea e i valori. Al centro c’è il programma costruito dai cittadini in rete, nelle riunioni, sui territori e ci sono gli stessi cittadini che sono il motore di tutto. I portavoce nelle istituzioni non fanno altro che portarne avanti istanze e progetti. Per i titoli giornalistici, per il gossip politico, tutto questo può sembrare anomalo e incomprensibile. E non è un mistero la difficoltà del mainstream a raccontarlo. Ma la sfida e l’essenza del M5S è anche in questo.

In questa epoca, nelle democrazie, non è pensabile identificare tutta una forza politica con i suoi programmi e le sua visione in una sola persona. La solidità di un progetto è nel suo operare e continuare a esistere al di là delle singole persone. Ciò vale per tutti i soggetti politici. Per questo parlare di premiership è come parlare di un incantesimo messo a punto da politica e media allo scopo di ridurre ai minimi termini la descrizione dei fenomeni politici e traghettare in modo agevole consensi. È chiaramente più facile farlo confinando il cittadino su un divano e chiedendogli di scegliere tra due figurine e due slogan. Si tratta di una dinamica che riflette la società consumistica nella quale si sceglie un prodotto e lo si getta al macero. Così nella vita politica osserviamo il percorso di singole personalità in cui vengono magari riposte grandi speranze, quindi la loro ascesa e poi la loro caduta. Singole personalità che salgono in cima, cadono e vengono il più delle volte scartate, come in una sorta di talent show. E con la loro caduta entrano in crisi i partiti che essi rappresentano, come se un progetto di rinnovamento della società potesse mai essere legato al destino di un singolo.

Peraltro il mito di qualcuno che possa trovare, da solo, le soluzioni ai problemi del Paese, ha le sembianze di un uomo perfetto, quasi una macchina. Da qui questi leader sempre sulla graticola, che vivono della necessità di trasmettere una immagine perfetta, senza poter compiere errori, senza sbavature. Ma non è questo l’essere umano, che per definizione può avere battute d’arresto, momenti di indecisione, dubbi.

Dobbiamo smontare il mito dell’uomo solo al comando, che ha fatto solo danni e ha avvelenato la democrazia di questo Paese. In tal senso la politica e la società hanno bisogno di un grande bagno di umiltà e di ragionare in termini orizzontali. La democrazia è un’altra cosa, è puntare a ricostruire le basi della società su una partecipazione attiva, costante e insostituibile dei cittadini che vivono il territorio, conoscono i reali problemi del Paese, si confrontano e propongono soluzioni e progetti a lungo termine.
L’interesse di una comunità è rigenerare i luoghi e i tempi dove si svolge e prende forma la vita delle persone e quella dei loro figli.
È una rivoluzione culturale, è la rivoluzione del MoVimento 5 Stelle e continueremo a lavorare sodo per realizzarla.

Un italiano su quattro a rischio povertà o esclusione sociale. Reddito di cittadinanza prioritario nel Paese

Il 28,7% delle persone residenti in Italia è a rischio povertà o esclusione sociale. Più di un italiano su quattro versa in queste condizioni. Il dato, reso noto ieri dall’Istat, peggiora ulteriormente se si guarda al Sud dove il 46,4% delle persone ha a disposizione un reddito netto inferiore alla soglia di povertà (si tratta, tra l’altro, di percentuali in aumento). Sono numeri preoccupanti che scattano un’istantanea del nostro Paese molto diversa dalle slide e dagli slogan dell'(ex) premier. Dati che ci dicono ulteriormente quanto le politiche del governo siano state lontane dalle reali esigenze del Paese. Esecutivo e maggioranza hanno tenuto il Parlamento bloccato su una riforma costituzionale dannosa e pasticciata, rispedita al mittente dal voto di domenica, impedendogli di occuparsi dei veri problemi degli italiani.
Il reddito di cittadinanza resta prioritario tra le misure da attuare nel nostro Paese. È uno dei punti centrali del programma del MoVimento 5 Stelle, che da sempre insiste sulla necessità di introdurre una misura di contrasto alla povertà anche in Italia. Occorre garantire dignità a chi vive in condizioni difficili. Non possiamo più aspettare.

Il Movimento sono le persone ed è semplicemente questo, al di là di ogni interpretazione che se ne voglia dare

Nei momenti di caos generale e confusione i media di certo non contribuiscono alla chiarezza. Quindi dirimiamo ogni dubbio:
– Il MoVimento 5 Stelle non fa alleanze con nessuno.
– Non partecipa a governi di scopo.
– Il MoVimento non si siede a fantomatici tavoli per impantanarsi in discussioni infinite con coloro che sono stati in grado in questi anni di votare una legge elettorale incostituzionale e un’altra che pende di fronte alla Consulta
– Il M5S lavora, discute e vota solo nelle sedi istituzionali.
– La concezione attuale di premier è come un incantesimo costruito dai media e dai partiti politici.
– Il M5S è formato dai cittadini. Chi ne è portavoce porta avanti un programma scritto e messo a punto con gli stessi cittadini
– Il M5S ha sempre avuto e avrà sempre più bisogno, vista la sua crescita continua, di persone competenti e appassionate che diano una mano. Non si ragiona in termini di interni o esterni al Movimento. Sono definizioni che non appartengono al nostro modello culturale. Il nostro programma viene discusso in rete dai cittadini sulla scorta dell’enorme lavoro fatto in questi anni.
– Il Movimento sono le persone ed è semplicemente questo, al di là di ogni interpretazione che se ne voglia dare.

Intervista ad Avvenire – 6/12/2016

Il risultato del referendum è la vittoria della democrazia e del popolo italiano che, nonostante le mance elettorali promesse da Renzi e un sistema mediatico decisamente sbilanciato sulla posizione del governo, non si è fatto ingannare. Dopo questo esito la nostra democrazia è più forte. Ne ho parlato in questa intervista ad Avvenire. Abbiamo toccato vari temi, tra cui il programma del MoVimento 5 Stelle: dal piano energetico nazionale al sostegno delle piccole e medie imprese. Potete leggerla qui:

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I cittadini hanno detto NO

I cittadini hanno detto NO.
Hanno detto chiaramente di non voler rinunciare a un diritto fondamentale, quello di poter scegliere chi li rappresenta.
Hanno detto di non credere ai tanti slogan del Presidente del Consiglio. Hanno detto che una riforma pasticciata non può essere un modello di semplificazione. Hanno detto no a un Senato composto da consiglieri regionali e sindaci impiegati part time con l’immunità.
Non si sono fidati di questa riforma come non si fidano di chi l’ha proposta, ovvero le stesse persone che hanno bloccato il Parlamento per mesi e mesi impedendogli di occuparsi dei veri problemi del Paese, quelli a cui Renzi, Boschi e Verdini non hanno saputo e voluto dare risposte soddisfacenti.
Ogni volta che i cittadini sono chiamati ad esprimersi, è un momento importante. Stavolta, però, lo è forse stato di più. Perché era in gioco la nostra Costituzione, il sistema di equilibri democratici che prevede e preserva. Perché era in gioco il futuro del nostro Paese. Non c’è stato slogan o propaganda del premier e dei suoi che abbia potuto intaccare il senso di responsabilità dei cittadini. E i cittadini hanno scelto di dire No.
È bello e significativo osservare l’attaccamento forte del Paese a una casa comune, che per quanto perfettibile, è sentita come una casa comune, la Costituzione. Regole comuni che non possono essere modificate a colpi di maggioranza. Questo ci offre la direzione per il futuro, ci illumina la strada e ci dice che il senso di una riforma costituzionale è un altro: è lavorare insieme, senza strappi e senza arroganza, coinvolgendo i cittadini.
Nonostante un’informazione che ha dato uno spazio enorme al governo, non si è riusciti a modificare il risultato che è ora davanti agli occhi di tutti. Questo è il dato più soddisfacente perché finalmente finisce l’era del “vince chi sta più in televisione”. Il sistema dei media e la società attraversano un momento di profonda trasformazione e oggi più di prima ne abbiamo le prove. L’Italia è un paese più forte, più sicuro della propria democrazia.

Indegni di ricoprire cariche pubbliche, è questo che sono. Usare le istituzioni che si rappresentano per fare propaganda referendaria non è soltanto vergognoso dal punto di vista etico, ma è anche contro la legge (articolo 9 della legge n. 28 del 2000).

Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia. Vincenzo De Luca, presidente della Campania. In questi giorni anche Luciano D’Alfonso, presidente della Regione Abruzzo, che ha inviato ai cittadini una lettera per invitarli a votare Sì (sul punto ho presentato ieri un altro esposto).

Esattamente lo stesso comportamento tenuto dal Matteo Renzi con le lettere agli italiani all’estero, scritte palesemente in qualità di premier, violando la legge.

Non ci stupisce tanto la mancanza di qualsiasi qualità morale ed etica di queste persone. Lo sapevamo. Fa più impressione un’Autorità definita indipendente, l’Agcom, i cui commissari, anziché applicare la legge e trattare in modo uguale violazioni uguali, abbassano la testa.
La violazione di legge di Renzi è palese, come dimostra la giurisprudenza dell’Agcom in materia. Ma un conto è sanzionare il sindaco di Costermano, un conto è sanzionare il premier. Così avranno ragionato i commissari dell’Agcom: il Presidente Angelo Maria Cardani e Antonio Nicita, scelto dal Pd, che oggi “fanno maggioranza” nel consiglio dell’Autorità; Francesco Posteraro, quota Udc, e Antonio Martusciello, di Forza Italia, che non però non partecipa da giorni alle riunioni Agcom sulla par condicio.

Quando saremo al Governo chiederemo al Parlamento di modificare i metodi di nomina dei vertici delle Autorità. O si cambiano le persone e il metodo, oppure queste Autorità si chiudono e il Parlamento si riappropria di quelle competenze. Punto.

Dopo una campagna condotta in questo modo, con la compiacenza dell’Autorità garante, abbiamo un motivo in più, il 4 dicembre, per ribellarci a questo schifo e fare sentire con forza il nostro No.

#IodicoNo appuntamenti a Salerno e Napoli

immagine-io-dico-no-caserta Ci sono tante ragioni per cui è necessario votare NO al referendum. Stiamo girando l’Italia per illustrarle e confrontarci con i cittadini sulla riforma costituzionale.

Mercoledì 30 novembre sarò a SALERNO insieme ad altri portavoce del M5S per un incontro pubblico sul tema a cui invito tutti a partecipare. Ci vediamo in piazza Valitutti alle 19.00. Con me ci saranno Andrea Cioffi, Angelo Tofalo, Paola Nugnes, Michele Cammarano e Vilma Moronese. Qui trovate i dettagli dell’iniziativa.

Giovedì 1 dicembre, invece, vi diamo appuntamento a NAPOLI per l’ultima tappa del Camper Tour #IodicoNo in Campania (ore 18.30, piazza del Gesù, complesso Monumentale di Santa Chiara).
Vi aspettiamo e portate gli indecisi!