Renzi e Pd non riescono a guardare più in là del loro naso. E per questo sono destinati a perdere

Il blitz estivo sulle nomine Rai è un altro tentativo disperato e maldestro di Renzi e della maggioranza per arrestare il cambiamento in atto nel Paese che vede nel M5S il suo principale propulsore. Le stanno provando tutte. Credono veramente che con un paio di cambi nei tg, o mettendo mano alla legge elettorale che loro stessi hanno voluto, riusciranno a fermare la rivoluzione in corso. Credono davvero che con il tentativo di allineare l’informazione potranno cambiare il vento. Non ci sono riusciti quando la tv non dedicava neanche trenta secondi all’attività dei meetup, prima ancora che il movimento nascesse. Non ci sono riusciti quando nel 2013 il Movimento è risultato la prima forza politica nel Paese facendo il suo debutto in Parlamento. E non ci riusciranno con il referendum. Usano sempre lo stesso metodo per provare a raccattare voti e conservare potere e interessi. Noi saremo nelle piazze, in rete, come abbiamo sempre fatto e facciamo. Loro non riescono a guardare più in là del loro naso e per questo sono destinati a perdere. Coraggio!

Nomine nel solco della riforma Rai: servizio pubblico sempre più assoggettato al governo

Ieri si è svolta l’audizione dei vertici Rai in commissione di vigilanza sulla questione offerta informativa del servizio pubblico. Non esiste alcun piano dell’informazione. È stato presentato uno schema embrionale di progetto. In diversi casi le slide delle linee guida erano riprese dal piano industriale che i vertici avevano già illustrato mesi fa. In estrema sintesi: una “pezza d’appoggio” per giustificare le nomine dei direttori dei tg varate oggi da Viale Mazzini.

Queste nomine chiudono un cerchio, realizzano pienamente il senso della riforma della Rai voluta dal Governo. Una riforma che anziché tagliare il cordone ombelicale tra politica e Rai, ha direttamente assoggettato la tv pubblica al potere esecutivo. Assetti della governance così critici per la democrazia esistono soltanto in Moldavia, Ungheria e Polonia.

Con questo blitz agostano i vertici Rai hanno dato prova di non essere indipendenti, non sono stati manager all’altezza del proprio compito. Non si gestisce così la principale azienda culturale del Paese, azienda che fa informazione e che è finanziata con il canone. Una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini e della missione di servizio pubblico che, così facendo, viene ulteriormente svilita.

Maggioranza e governo pensano di poter andare avanti con questi mezzucci, e di poter arrestare il cambiamento in atto nel Paese. Credono di poter prendere in giro le persone plasmando a proprio piacimento il racconto della realtà. Ma più fanno così, più sono destinati a perdere, referendum compreso. Perché il solco che hanno scavato tra loro e cittadini è enorme e gli unici a non essersene accorti sono proprio i partiti, il governo, il Pd. Saremo ovunque per spiegare le loro manovre. Saremo in piazza, in rete, come facciamo da sempre. Ogni loro tentativo è vano, il re è nudo

Approvata la legge M5S sullo screening neonatale

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E’ legge la proposta del M5S sugli screening neonatali! La legge a prima firma Paola Taverna è stata approvata in via definitiva al Senato. Riguarda gli screening neonatali che da oggi vengono estesi in ogni regione, senza più nessuna distinzione tra nord e sud. Sarà di aiuto a tante famiglie e a tanti bambini.
Una splendida notizia!

Leggo delle comiche dichiarazioni di Gasparri e Brunetta in merito ai lavori della Commissione di ieri sera. Con una fantasia incredibile accusano il M5S addirittura di connivenza con il Pd proprio sulla questione delle nomine Rai. Affermazioni che si commentano da sole anche considerando da quale pulpito provengono! Provengono da chi ha lottizzato per tanti anni la Rai e ancora ragiona in termini di spartizione delle direzioni e delle vicedirezioni dei telegiornali. Fortunatamente noi non abbiamo nulla a che spartire con questa cultura che umilia il senso stesso del servizio pubblico, che è una cancrena che stiamo cercando di estirpare avendo contro l’intero sistema dei partiti.

Sul tema cruciale del referendum alcuni tg non rispettano le norme del pluralismo

Vi do qualche dato aggiornato sul pluralismo dell’informazione in tema di referendum costituzionale.
Periodo 16 giugno – 15 luglio:
Tg1: Sì 60,9%, No 36,0%, Neutro 2,2%
Tg2: Sì 49,7%, No 49,3%, Neutro 1%
Tg3: Sì 39,8%, No 39,8%, Neutro 20,5%
Rainews: Sì 51,7%, No 33,5%, Neutro 14,8%.
Bisogna considerare che questi sono i dati ufficiali Agcom sul tempo di parola, mancano quelli sul tempo di notizia, che è il parametro su cui si erano registrate le violazioni più gravi ed eclatanti.
Penso sia facile, ancora una volta, constatare che ci sono testate che non rispettano le norme e gli indirizzi sul pluralismo, e quindi non rispettano i cittadini che dal servizio pubblico si aspettano un’informazione equilibrata e imparziale su un tema cruciale come quello del referendum.
Intanto, secondo le indiscrezioni apparse sulla stampa, gli avvicendamenti al vertice dei notiziari Rai dovrebbero riguardare tutte le testate ad eccezione del Tg1.
A voi le conclusioni.

P.s. Preoccupanti i dati delle emittenti private: Tg4 (Sì 76,8%, No 23,2%), Tg5 (Sì 34%, No 55,6%), Studio Aperto (Sì 80%, No 20%), TG La7 (Sì 63,5%, No 19,3%), Sky Tg 24 (Sì 73.1%), No 26,9%). Sembra quasi di essere di fronte a un blocco del sistema dell’informazione, tutto schiacciato sulla posizione governativa. Di fronte a questi dati l’Agcom non può restare inerte.

I vertici Rai presentino il piano editoriale in commissione di vigilanza

Il cda della Rai si appresta ad esaminare mercoledì il piano editoriale per l’informazione. Chiediamo dunque che i vertici del servizio pubblico illustrino il progetto al Parlamento e ai cittadini attraverso un’audizione in commissione di vigilanza, considerata la competenza che quest’ultima ha proprio in materia di offerta informativa. C’è da augurarsi che quello che verrà illustrato nei prossimi giorni sia un piano compiuto e definito che contribuisca complessivamente a migliorare l’offerta informativa della televisione pubblica. Non vorremmo che l’accelerazione dei tempi di presentazione si fosse resa necessaria per la Rai per giustificare le nomine alla guida dei tg che potrebbero essere proposte in occasione dello stesso cda.

Su stipendi Rai, Renzi e maggioranza responsabili. Chiariscano in commissione. E prima delle nomine, la Rai presenti il piano editoriale

Se in Rai il tetto degli stipendi non viene rispettato, gli unici responsabili sono Renzi e la maggioranza. Non solo non hanno fatto nulla per reintrodurre il limite, ora fingono anche di indignarsi. Sono la quintessenza dell’ipocrisia.
Peraltro, il direttore generale della Rai in commissione di Vigilanza è stato molto chiaro sul punto, dichiarando di non aver contrattato il proprio stipendio ma di aver accettato la proposta che gli era stata fatta.
Per questo chiederò che i responsabili del Governo, Renzi in primis, e Padoan, vengano in commissione di Vigilanza a fare piena chiarezza sulla vicenda e sullo sforamento del tetto agli stipendi.

Inoltre in queste ore scopriamo che la prossima settimana si riunirà il cda Rai. All’ordine del giorno ci saranno le nomine dei direttori dei telegiornali del servizio pubblico?
Al momento la Rai non ha ancora presentato pubblicamente alcun piano editoriale per l’informazione. Non è chiaro quindi come si possano fare le nomine alla guida dei notiziari in mancanza di un preciso progetto editoriale. La Rai dia un vero segnale di rinnovamento: presenti il piano editoriale in Vigilanza e metta in piedi una procedura aperta e trasparente per la scelta dei direttori di testata.
In vista di una campagna referendaria cruciale per la democrazia non si proceda a nominare direttori di testata schierati per l’uno o per l’altro campo. Fino a oggi i dati parlano chiaro, il Sì è dilagante. Dobbiamo scongiurare qualsiasi tentativo di blitz autoritario.

Mega stipendi Rai, le responsabilità hanno nomi e cognomi

A più riprese abbiamo cercato di reintrodurre il tetto agli stipendi per i vertici e i dirigenti Rai. La Commissione di Vigilanza aveva approvato all’unanimità un parere, di cui ero relatore, per richiedere l’inserimento del limite nello Statuto della tv pubblica. Il M5S ha presentato emendamenti in due occasionidiverse in Parlamento per raggiungere lo stesso risultato, emendamenti prontamente bocciati dalla maggioranza. Se c’è una parola che può descrivere l’operato del governo e del Pd su questa questione è ipocrisia. Ora si indignano per lo sforamento del tetto ma non hanno fatto nulla per evitarlo. Le responsabilità esistono e hanno nomi e cognomi. Ecco il mio intervento alla conferenza stampa di ieri su piano trasparenza e stipendi Rai