Archivi del mese: maggio 2014

Raiway (passate parola)

Rai Way è la società interamente controllata dalla Rai che possiede e gestisce gli impianti e la rete di trasmissione e diffusione del segnale radiotelevisivo. E’ uno degli asset strategici del nostro Paese: 2.300 postazioni, oltre 1.800 strutture dislocate su tutto il territorio, più di 150 torri, 600 tra ingegneri e tecnici. Parliamo di un patrimonio ancora saldamente in mano pubblica, costruito grazie al lavoro e ai soldi di tutti i cittadini. Perché è importante parlare di Rai Way adesso? Con il decreto Irpef – quello degli 80 euro- il governo Renzi ha deciso di tagliare 150 milioni alla Rai trattenendo quasi il 10% del canone raccolto nel 2014. L’azienda si trova così a dover fronteggiare, da un giorno all’altro, un taglio che la costringe di fatto a far cassa velocemente intaccando, per esempio, un pezzo fondamentale del proprio patrimonio come Rai Way. Il Cda Rai ha infatti già dato mandato al direttore generale Gubitosi di avviare le procedure necessarie alla cessione di quote minoritarie della società controllata. Siamo tutti d’accordo che la Rai debba procedere a una riduzione di costi e sprechi (ad esempio ricorrendo meno ad appalti esterni che ogni anno costano 1 miliardo e 300 milioni di euro), ma quella delineata dal governo appare come la strada migliore? In assenza di un qualsiasi progetto di riorganizzazione, questo taglio improvviso di 150 milioni sembra non tanto il contributo “indispensabile” per coprire parte dell’operazione “80 euro”, quanto il pretesto per dare il via proprio alla vendita del 49% di Rai Way ai privati. E’ quanto meno sorprendente la solerzia con cui il cda di Viale Mazzini ha dato il via all’operazione. Se si decide di vendere con questa velocità e queste tempistiche, il prezzo di mercato del bene non può che scendere dato che i potenziali acquirenti sono perfettamente a conoscenza della esigenza immediata di liquidità. E questo significa svendere. Sappiamo già come finiscono storie come questa in Italia: l’ingresso del privato, anche con quote minoritarie, comporta di fatto una perdita di controllo da parte del pubblico. E non lo possiamo permettere.
A questo punto c’è qualcuno che riceverà un regalo: Mediaset (c’era anche questo nell’accordo tra Berlusconi e Renzi al Nazareno?), Sky, Cairo, un’azienda di telecomunicazione, una banca? Perché un bene pubblico di tale importanza strategica per il nostro Paese deve finire in mano privata? Non ha senso. Tutti attenti, è un momento delicatissimo. In Parlamento, sul decreto, daremo battaglia.
Passate parola.