Archivi del mese: febbraio 2016

A Mediaset il pluralismo politico è sconosciuto

opentgMediaset è senza vergogna. Anche a gennaio il pluralismo politico sulle reti del Biscione continua a essere sconosciuto, in particolar modo nei notiziari Tg4 e Studio Aperto. E tutto accade con l’inspiegabile beneplacito dell’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni. Potete consultare i dati aggiornati accedendo a Open Tg‬.

Per quanto riguarda la situazione nelle altre emittenti, in Rai si registra un equilibrio fra i soggetti politici, e allo stesso modo il Governo, tradizionalmente preponderante, appare più contenuto che in passato, anche su Rainews.

Il TgLa7 conferma la positiva inversione di tendenza di dicembre, con un notevole equilibrio fra le forze politiche e una percentuale di presenza dell’esecutivo contenuta entro livelli ottimali.
Infine SkyTg24, equilibrato rispetto alle forze politiche ma, ancora una volta, caratterizzato da una massiccia presenza del Governo, che da solo ha fruito del 45% del tempo dedicato ai soggetti politico-istituzionali.

Tutti i dati sulla presenza delle forze politiche nei principali notiziari nazionali su www.opentg.it
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Stop alla pubblicità nei programmi per bambini #BambiniNonConsumatori

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Mai più pubblicità nei programmi tv dedicati ai più piccoli. È questo l’obiettivo della proposta di legge M5S, a mia prima firma, che oggi ho presentato a Montecitorio insieme a Dalila Nesci e Mirella Liuzzi. Il divieto riguarda tutti i programmi direttamente rivolti ai minori di 10 anni: in nessun caso potrà più esser trasmesso uno spot se davanti al piccolo schermo siederanno i telespettatori più giovani.

A maggio scompariranno i messaggi pubblicitari su Rai Yoyo grazie al lavoro e al pressing della Commissione di vigilanza che presiedo. Ma bisogna fare di più. E questa proposta è un passaggio ulteriore in questa direzione.

I bambini vanno rispettati e tutelati. Il bombardamento pubblicitario continuo a cui sono sottoposti non è tollerabile e può avere effetti nocivi sulla loro salute e sul corretto sviluppo fisico, psichico e morale. Effetti tanto più forti quanto maggiormente svantaggiato è l’ambiente socioeconomico di provenienza.

Studi e ricerche hanno messo in evidenza l’incapacità, soprattutto dei bambini minori di 8 anni di distinguere tra “messaggio pubblicitario” e “messaggio editoriale”, non percependo la differenza tra un video promozionale e un cartone animato.

I più piccoli hanno il diritto di vivere la propria età con serenità senza essere considerati come una categoria di consumatori e senza essere destinatari di stimoli volti a generare il desiderio dell’acquisto e del possesso.

La televisione deve essere uno strumento utile all’accrescimento culturale delle nuove generazioni, allo sviluppo del senso critico e civico, alla conoscenza e all’ampliamento di nuovi orizzonti artistici, al loro intrattenimento e alla loro educazione. Non quindi un mezzo per l’induzione forsennata al consumo.

In Svezia e in altri Paesi europei esistono già divieti e restrizioni più rigidi in questa materia. In Italia potremmo aggiungere un tassello ulteriore e segnare l’inizio di una piccola grande rivoluzione nella nostra società. Invito tutti i gruppi parlamentari a valutare la proposta attentamente. In pochissimo tempo potremmo approvare un provvedimento molto importante per i nostri bambini.
Basta volerlo.
‪#‎BambiniNonConsumatori‬

Domani alla Camera presentazione della legge M5S su pubblicità e minori

Domani alla Camera presenterò insieme a Dalila Nesci e Mirella Liuzzi  la proposta di legge M5S su pubblicità e minori. I bambini non possono essere considerati dei consumatori sin dalla più tenera età. Per questo vogliamo rafforzare la tutela nei loro confronti. Seguiteci in diretta streaming dalle 10.30

Una legge per cambiare i criteri di nomina dell’Agcom

Il pluralismo politico in Italia è sempre stato in pericolo e continuerà ad esserlo se non si avrà il coraggio di cambiare qualcosa nell’autorità preposta al suo controllo, ovvero l’Agcom.
L’Italia non è solo il Paese dove il servizio pubblico è alla mercé di partiti e governo (e con la riforma Renzi sarà sempre peggio), dove l’unico vero competitor nel settore fa capo all’ex presidente del consiglio Berlusconi, dove il passaggio al digitale terreste non ha determinato un’effettiva moltiplicazione di voci. È anche il Paese dove l’Authority che definisce le regole sul pluralismo nell’informazione, ne controlla il rispetto e infligge le eventuali sanzioni, presenta anomalie che non permettono di svolgere al meglio la propria funzione di garanzia.

I dati sul pluralismo sono sconfortanti, lo verifichiamo mensilmente: la Rai e altre emittenti sono schiacciate su governo e maggioranza e Mediaset fa da megafono alla sola voce del padrone.
Di fronte a un quadro drammatico e a ripetute infrazioni, l’Autorità garante non fa nulla. Si gira colpevolmente dall’altra parte, non intervenendo in alcun modo – neanche di fronte a violazioni eclatanti in campagna elettorale – o archiviando sistematicamente gli esposti. L’ultima archiviazione è quella relativa ai ricorsi presentati dal M5S che ripetutamente su alcune reti del Biscione ha avuto ZERO tempo di parola.

Una situazione insostenibile che si spiega soltanto se andiamo a vedere le modalità di nomina dell’Autorità e l’attuale composizione.
I commissari Agcom sono eletti dal Parlamento senza nessuna maggioranza qualificata. Ciò significa che l’organo di vertice ha un’evidente connotazione politica perché è il riflesso delle dinamiche parlamentari.
L’ultimo consiglio è stato eletto nel 2012 quando la maggioranza di Camera e Senato era nelle mani del Popolo della Libertà. Così due commissari risultano essere di chiara espressione di quel partito mentre gli altri sono stati scelti in base alla solita logica spartitoria. Così il gioco è presto svelato. Come può farsi garante del pluralismo un’autorità strutturata in questo modo, dove a valutare i ricorsi contro Mediaset è proprio un ex funzionario di Publitalia nonché tra i 26 promotori di Forza Italia, ex parlamentare di questo partito ed ex sottosegretario del governo Berlusconi?

Se devono esistere le autorità indipendenti, siano realmente di specchiata indipendenza. Per questo ho deciso di presentare una proposta di legge che modifica i criteri di nomina dei vertici dell’Agcom e che potrà fare da apripista per una riforma organica di tutte le authority.
È ora di voltare pagina.

Su riforma Rai intervengano le istituzioni europee

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La riforma della Rai, approvata a dicembre e fortemente voluta da Renzi, nelle false intenzioni del premier doveva liberare la Rai dai partiti. Niente di più lontano dalla realtà. Non solo la televisione pubblica resta imprigionata nella sfera di influenza della politica, ma nei fatti, la nuova legge consegna la Rai direttamente nelle mani del governo. Dalla padella alla brace.

Lo abbiamo denunciato dal primo istante e oggi lo abbiamo ribadito al Parlamento Europeo di Strasburgo.

Il premier nominerà direttamente l’ad della Rai e, grazie agli effetti di una legge elettorale come l’Italicum, quattro se non addirittura tutti i consiglieri di amministrazione saranno espressione della maggioranza parlamentare.

Il nuovo meccanismo di nomina dei vertici Rai presenta alcune analogie con la recente legge sui media polacca che ha suscitato un’ondata di indignazione in tutta Europa.

I contesti politici sono evidentemente diversi, ma alcuni principi restano simili. E così, con la riforma Rai, ci allineiamo alle peggiori esperienze europee nel settore dell’informazione pubblica.

Chiediamo che l’attenzione delle istituzioni europee venga rivolta anche sulla nuova legislazione italiana, il cui impianto mina l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo e quindi appare incompatibile con il principio della libertà di espressione sancito a livello europeo.

Conferenza stampa su riforma Rai a Strasburgo

Domani sarò a Strasburgo insieme ai nostri europarlamentari per incontrare la stampa e discutere della riforma Rai. La Polonia ha approvato una legge sui media che ha, giustamente, suscitato indignazione in tutta Europa poiché potrebbe mettere a rischio il principio e gli equilibri democratici nel Paese. Nonostante alcune evidenti differenze, soprattutto legate al contesto politico, la riforma polacca presenta numerose analogie con la legge italiana che ha ridisegnato la governance del servizio pubblico. La più lampante, e più preoccupante, è la nomina dei vertici della televisione pubblica da parte del governo, un punto che noi abbiamo denunciato sin dal primo istante. La Commissione europea ha acceso un faro sulla Polonia. Noi chiediamo che l’attenzione delle istituzioni europee venga rivolta anche sulla nuova legislazione italiana, il cui impianto mina l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo e quindi appare incompatibile con il principio della libertà di espressione sancito a livello europeo.
Ne parleremo domani in conferenza stampa (sarà trasmessa in streaming, ore 09.30) insieme a Isabella Adinolfi, Piernicola Pedicini  e David Borrelli.