Archivi del mese: ottobre 2016

Al via il Campania Camper tour #IoDicoNo

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Parte da Napoli il “Campania Camper Tour #IoDicoNo” del MoVimento 5 Stelle. Gireremo la nostra regione e raggiungeremo quante più persone possibile per spiegare le ragioni del no alla “riforma” costituzionale. Il camper percorrerà oltre 3.500 chilometri e farà oltre 100 tappe in altrettanti comuni della Campania. Attraverseremo una provincia alla settimana: dal 29 ottobre al 4 novembre il camper sarà a Salerno e nei comuni del Salernitano; dal 5 all’11 novembre farà tappa in Irpinia; dal 12 al 18 novembre a Benevento; dal 19 al 24 novembre a Caserta e nelle principali aree del Casertano. Tappa finale la provincia di Napoli, dove il camper girerà fino al 2 dicembre, giorno di chiusura della campagna referendaria.  Avanti tutta!

Due incontri ad Avellino e a Napoli per confrontarci sui temi del referendum

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Questo fine settimana vi aspetto ad Avellino e a Napoli per confrontarci sui temi del referendum.

Sabato 29 ottobre sarò all’Avellino Bookfair (ore 18.30) insieme a Carlo Sibilia e Riccardo Fraccaro per la presentazione del libro-intervista “Meglio di no”, sulle ragioni del No alla riforma costituzionale. Qui trovate le informazioni sull’evento. Parleremo di referendum, costituzione e democrazia diretta.

Domenica 30 ottobre appuntamento alle 11.00 alla Galleria Principe di Napoli per l’incontro organizzato dal Meetup di Napoli “La Costituzione in mano ad uno solo? #IoDicoNo“. Dettagli sull’iniziativa.
Interverranno Massimo Villone, Professore Emerito di Diritto Costituzionale (Università degli Studi di Napoli Federico II); Luigi Gallo, deputato M5S membro della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione; Carlo Amirante, Docente di Diritto Costituzionale; Antonio Moretti, Presidente Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Napoli.

Non mancate
#IoDicoNo

Sono davvero contento che la mia città si sia mobilitata prontamente per la raccolta di generi di prima necessità per i ragazzi migranti arrivati a Napoli nei giorni scorsi. Grazie alla risposta generosa dei cittadini e a tanti gesti di solidarietà, è stato possibile raccogliere una quantità di beni sufficiente alle necessità. Grazie a tutti

Il Pd e la maggioranza affossano la proposta del M5S per dimezzare gli stipendi dei parlamentari

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Questo è il voto con cui il Pd e la maggioranza hanno rimandato la nostra proposta di legge in Commissione.Pur di non votare il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari, hanno chiesto il rinvio. Non sono neanche riusciti ad assumersi la responsabilità di discutere ed esaminare il provvedimento. La verità è che non vogliono rinunciare ai loro privilegi. E così gli stipendi dei parlamentari italiani restano quelli più alti in Europa. Non si smentiscono mai.
Loro non si arrenderanno mai, noi neppure!

Agcom: forte richiamo alla Rai per rispetto del principio del contraddittorio ed eccessiva presenza del governo nei tg

La situazione dell’informazione in Rai, in particolare del Tg1, continua a essere preoccupante e incoerente con la stessa natura del servizio pubblico. L’equilibrio di queste ultime settimane è soltanto apparente e non rassicurante.

Per quattro ragioni:

1) L’Agcom ha pubblicato i dati (parziali) dell’ultimo trimestre pre-campagna. Bene, dopo mesi (aprile-luglio) di squilibri abnormi fra Sì e No, la situazione non è migliorata nel trimestre luglio-settembre, quando il Sì ha goduto nel Tg1 del 54,1% del tempo di parola contro il 38,4%: un divario che negli extra tg di Rai 1 arriva a essere di 30 punti percentuali (56,4% il Sì, 26,7% il No).

2) Nei mesi scorsi la disparità di trattamento c’era stata soprattutto nel raccontare le due posizioni, cioè nel tempo di notizia, che però noi conosciamo soltanto fino al mese di giugno (quando era 80% Sì e 20% No), ma da allora fino a settembre l’Agcom non ha più diffuso questo dato, quindi non sappiamo se il servizio pubblico abbia riequilibrato.

3) L’Autorità ha appena rivolto un provvedimento – che ha definito precisamente di “forte richiamo” – alla Rai, nel quale sono citati alcuni servizi del Tg1 in cui il premier attacca le opposizioni, sistematicamente, senza alcuno spazio di replica. L’Autorità ha quindi richiamato la Rai a rispettare il principio del contraddittorio.

4) Nello stesso provvedimento l’Agcom sottolinea che nelle ultime tre settimane al Tg1 e al Tg2 il Governo ha occupato, da solo, il 50% del tempo. Un’occupazione dell’informazione inammissibile, al punto da indurre l’Autorità a intervenire con forza. La legge stabilisce infatti che durante le campagne elettorali e referendarie il tempo dei rappresentanti del Governo sia “limitato alle loro funzioni governative”, senza sconfinare nella propaganda.

Quanto è avvenuto nei mesi scorsi è gravissimo perché le violazioni commesse prima di una campagna elettorale possono contribuire a inquinare la libertà di voto. Chi ha commesso queste violazioni deve assumersene la responsabilità.

Per venire al presente, visto che siamo anche di fronte a un tradimento della missione del servizio pubblico, mi aspetto un intervento forte dei vertici della Rai. Ci sono due settimane per riequilibrare la situazione ed evitare che l’Agcom adotti provvedimenti più severi, comprese le sanzioni pecuniarie nei confronti della tv pubblica.

Dati Agcom: eccessivo spazio al premier e al governo nei tg. Richiamate tutte le emittenti

tv-vintage_23-2147503075-c Sono stati pubblicati i dati Agcom sui primi venti giorni di campagna referendaria.

Per quanto riguarda il tema del referendum, l’informazione Rai appare equilibrata sul tempo di parola (cioè sul tempo dei soggetti politici che parlano del referendum) ma nel complesso, prendendo in considerazione il tempo di notizia (cioè il tempo dedicato dal giornalista alle due posizioni) c’è ancora un divario di 4 punti percentuali a favore del Sì: 48% contro 43,4, pari a circa 1 ora di trasmissione. Stesse considerazioni valgono per Mediaset, dove c’è equilibrio con la grave eccezione del Tg4: 73% al Sì, 25% al No. Equilibrato il tempo di parola a La7, che però nel complesso fa registrare un divario a favore del No, soprattutto nei programmi extra tg: 44,8% contro 35,8%, circa due ore e mezza. Equilibrato SkyTg24, ma non nei programmi extra tg dove il Sì è in vantaggio di 9 punti (circa 1 ora). Alla luce di questi dati, l’Agcom ha richiamato soltanto il Tg4, invitando tutte le altre emittenti a dedicare più spazio al tema del referendum, anche se quello dedicato da La 7 appare molto significativo.

Non è per niente positiva, invece, la situazione dell’informazione nei tg al di fuori dell’argomento referendum, motivo per cui l’Agcom ha richiamato tutte le emittenti a ridurre lo spazio del premier e degli altri membri del Governo, assorbendo così l’esposto del M5S proprio su questo specifico punto. Durante le campagne elettorali, infatti, l’informazione dedicata al Governo deve essere limitata allo stretto indispensabile – cioè all’esercizio dell’attività istituzionale, senza sconfinare nelle tesi politiche e nella propaganda – ma ciò non è avvenuto. Basta vedere i dati. Nei tg Rai il premier e gli altri componenti dell’esecutivo hanno avuto circa il 40% dello spazio, arrivando a toccare punte del 50% se si considera il totale del tempo al netto dell’argomento referendum. Una preponderanza del Governo si registra anche su SkyTg24. Su Mediaset e La7 il tempo governativo è entro limiti accettabili, forte però è il peso del Pd rispetto agli altri soggetti politici.

Se nelle prossime due settimane non ci sarà una drastica inversione di tendenza, l’Autorità dovrà adottare provvedimenti più forti.

P.s. Non sono stati ancora pubblicati i dati relativi all’ultimo trimestre pre-campagna referendaria. Ricordiamo ancora una volta che quello che avviene nei mesi immediatamente precedenti una campagna è di fondamentale importanza perché può incidere notevolmente sull’eguaglianza delle opportunità fra i concorrenti. I cittadini devono sapere cos’è accaduto.

In tre anni in Parlamento il M5S ha fatto rispamiare oltre 18 milioni di euro ai cittadini. Chi altro lo fa?

Se date un’occhiata alla stampa in questi giorni, vi renderete conto che il MoVimento è di nuovo sotto attacco per la questione stipendi e rimborsi. Ed è incredibile che ciò avvenga in un Paese dove per anni i partiti non hanno restituito nulla e dove il pensiero dei politici è sempre stato quello di aumentare le proprie retribuzioni anziché diminuirle. Se qualche anno fa mi avessero detto che nelle istituzioni ci sarebbero stati esponenti di forze politiche che invece di intascare stipendi e diarie, si sarebbero dimezzati le indennità restituendo le eccedenze, avrei avuto difficoltà a crederci. Intanto, grazie al M5S, è realtà.
Il MoVimento 5 Stelle è in Parlamento da tre anni e da tre anni fa questo: i portavoce si tagliano gli stipendi e tutto ciò che non viene percepito e non viene speso per l’esercizio del mandato è diretto al Fondo per sostenere le piccole e medie imprese (3000 le imprese aiutate finora). Taglio dei costi della politica, sostegno al tessuto produttivo italiano: per noi è motivo di orgoglio.
Per non parlare dei rimborsi elettorali a cui il Movimento avrebbe diritto e che non sono mai stati toccati. Chi altro fa la stessa cosa in Italia? Se si fa un calcolo di quanto i parlamentari del Movimento hanno nel complesso restituito ai cittadini, vi renderete conto della portata della cosa: abbiamo fatto risparmiare oltre 18 milioni di euro. E siamo noi, grazie alle nostre rendicontazioni periodiche, che informiamo i cittadini su quanto spendiamo. Chi come me e Luigi riveste nel M5S cariche istituzionali, rinuncia inoltre alle doppie indennità, alle auto blu, alle spese di rappresentanza. A ciò si aggiungono le restituzioni e i progetti sostenuti anche dai portavoce nelle regioni e nei comuni. Guardate cosa hanno fatto in Piemonte, Campania, Sicilia, Puglia per esempio.
Ieri vi avevo segnalato una data, lunedì 24 ottobre. Arriva in Aula la nostra proposta di legge per ridurre gli stipendi dei parlamentari. Noi lo facciamo autonomamente, ma per invitare le altre forze politiche a farlo, abbiamo presentato una legge a prima firma Roberta Lombardi. Vedremo se il Pd e gli altri partiti saranno in grado di votarla, se dopo le chiacchiere e attacchi ipocriti saranno capaci di passare ai fatti.

Il 24 ottobre in Aula alla Camera la proposta di legge del M5S per dimezzare gli stipendi dei parlamentari

Segnate questa data: lunedì prossimo, il 24 ottobre, arriverà in Aula alla Camera la proposta di legge del MoVimento 5 Stelle per dimezzare gli stipendi dei parlamentari. Pensate che se venisse approvata, potrebbero essere risparmiati 60 milioni di euro ogni anno. E tutto senza bisogno di una legge di revisione costituzionale. Quando parla di “riforma” della Carta, il presidente del Consiglio millanta risparmi per 1 miliardo di euro. In realtà, la Ragioneria generale dello Stato nella nota sul ddl Boschi ha ricondotto il possibile risparmio a 57,7 milioni. Quindi se la maggioranza votasse la nostra proposta, si ridurrebbero in un solo colpo i costi della politica, facendo risparmiare 3 milioni in più rispetto alla riforma Renzi-Boschi-Verdini e senza deformare la nostra Costituzione.
Vedremo in Aula come si comporteranno e se decideranno di dimezzare gli stipendi dei parlamentari, come il M5S fa autonomamente da tre anni. Vedremo se, dopo gli slogan, saranno capaci di passare ai fatti.

Oggi su La Stampa, ancora una volta e per l’ennesima volta in questi anni, ci sono ricostruzioni fantascientifiche addirittura con i miei virgolettati.  Lo ripeto qui una sola volta e poi non lo ripeto più: nel Movimento 5 Stelle non ci saranno mai correnti interne. Si lavora tutti ad un obiettivo comune che è quello di cambiare il Paese e di restituirlo ai cittadini italiani praticando la democrazia diretta. Questo è il percorso a cui tutti abbiamo aderito e che rispetteremo fino in fondo senza indugio. Questa è l’enorme differenza tra il Movimento e tutti gli altri partiti politici.

Il Movimento rimane leale a se stesso, tutto il resto sono chiacchiere da bar.  Avanti!