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Alloggi pubblici assegnati a famiglie di camorristi, presentata interrogazione parlamentare

Come riportato dagli organi di stampa in questi giorni, a Napoli vi sarebbero famiglie di camorristi a cui sono stati assegnati alcuni alloggi pubblici, come per esempio quelli previsti in sostituzione delle Vele di Scampia. Fra queste famiglie ci sarebbe anche quella di uno degli indagati per l’omicidio di Antonio Landieri, ragazzo disabile, una delle tante vittime innocenti della camorra.

Ho presentato sulla questione un’interrogazione parlamentare ai Ministri dell’Interno e della Coesione territoriale perché penso che debbano essere fissati dei principi fondamentali nelle procedure di assegnazione degli alloggi pubblici. In Campania viviamo nel paradosso per cui una famiglia con reati di associazione camorristica non può essere “regolarizzata” se occupa abusivamente una casa, ma può essere assegnataria di un alloggio pubblico. Si tratta di un paradosso evidenziato anche dall’Avvocatura del Comune di Napoli e a cui occorre immediatamente mettere mano.
Una seria attività di contrasto alla criminalità organizzata non può contemplare simili contraddizioni e zone d’ombra. L’edilizia residenziale pubblica è materia di competenza esclusiva delle Regioni ma lo Stato può introdurre dei principi fondamentali sull’assegnazione delle case. Per esempio quello per cui soggetti appartenenti a clan camorristici non possono essere assegnatari di alloggi pubblici. Si tratta di un tema, che si avverte tanto più forte a Napoli, dove da anni esiste la piaga delle occupazioni abusive gestite dalle organizzazioni criminali.

Ognuno faccia la sua parte. La Regione, prima di tutto, perché ha la competenza in materia. Ma anche lo Stato, perché in tutto il territorio nazionale vengano tenuti in considerazione e rispettati principi basilari di giustizia sociale.

Interrogazione sull’assenza della Rai all’interrogatorio di Buzzi nel processo Mafia Capitale

In un estratto dell’interrogatorio di Salvatore Buzzi avvenuto giorni fa si sente la voce del suo avvocato che a un certo punto afferma “Ma oggi non c’è la Rai quindi può andare tranquillo. Stranamente oggi che lei parla di tutte queste cose, la Rai non è venuta”. In quella seduta il ras delle cooperative accenna alle cene con il ministro Martina e con Renzi. Ritorna sulle richieste di tangenti che gli arrivavano da più parti. Mentre parla gli scappa addirittura un “Noi del Pd eravamo tutti lì” con riferimento alla chiusura della campagna elettorale per le europee. Ma la Rai, appunto, non c’era. Al di là delle dichiarazioni rese da un imputato, che le testate giornalistiche Rai avrebbero autonomamente valutato se diffondere o meno, appare sconcertante che operatori e giornalisti del servizio pubblico non stessero seguendo un processo così importante come quello di Mafia Capitale. A trasmettere, invece, l’audio della seduta e ad assicurare ciò che avrebbe dovuto assicurare un servizio pubblico, è stata Radio radicale. Non sarebbe doveroso per la Rai impegnarsi a coprire tutte le fasi di un dibattimento che è di evidente interesse per l’opinione pubblica, considerati i soggetti coinvolti e la gravità dei fatti contestati? Per fare luce su quanto accaduto, su un’assenza incomprensibile, ho presentato un’Interrogazione alla Rai. Vi terrò aggiornati.

Interpellanza urgente su Napoli Est

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Da decenni l’aria, l’acqua, il suolo di buona parte della periferia orientale di Napoli sono avvelenati.

Nei terreni e nelle falde acquifere si annidano sostanze pericolosissime. L’aria è irrespirabile, soprattutto di notte a causa della pulizia dei silos dei depositi petroliferi presenti nella zona. L’acqua dai rubinetti fuoriesce a volte oleosa o nera, come avvenuto di recente senza che alcuna istituzione abbia fornito ai cittadini una spiegazione.

Nell’area di San Giovanni a Teduccio l’incidenza di patologie tumorali, anche fra i giovani, è fortissima, come qualunque residente ha potuto, per dolorosa esperienza diretta, constatare.

Alla devastazione ambientale e ai rischi per la salute, si è aggiunta la notizia a dicembre di un’indagine della Procura di Napoli che ha messo nel mirino uno degli impianti di stoccaggio della zona per la presunta violazione della normativa in materia di smaltimento di sostanze pericolose.

Questa è l’attuale fotografia di Napoli Est con cui la politica deve fare i conti assumendosi le proprie responsabilità.

Per questo motivo ho presentato un’interpellanza urgente al Governo che oggi dovrà riferire in Aula sui ritardi, i mancati interventi, le bonifiche infinite, la mancata trasparenza, l’insopportabile indifferenza di fronte agli allarmi lanciati dagli abitanti.

I cittadini di Napoli Est meritano attenzione, risposte e interventi immediati.

 

Sostituiti gli antichi basoli di Procida

procida Nell’isola di Procida sono in corso dei lavori per la riqualificazione della zona del porto. Il progetto prevede una serie di interventi tra cui anche la sostituzione degli antichi basoli vesuviani, materiale prezioso che compone la pavimentazione del luogo. Una decisione che appare quanto meno singolare e inspiegabile. La pavimentazione originaria è infatti stata parzialmente rimossa per fare spazio a dei finti basoli che risultano essere meno pregiati dei precedenti da un punto di vista estetico e storico, oltre che scadenti per quanto riguarda la qualità materiale. Un intervento irragionevole tanto più se si considera che l’intero territorio dell’isola è sottoposto a vincolo paesaggistico-ambientale e che i blocchi di pietra si presentavano fino alla loro rimozione integri e in ottimo stato così come riportato anche da storici dell’arte. Lo stesso tipo di operazione si sta replicando anche alla Corricella, uno dei luoghi più belli e suggestivi dell’isola, che tutti ricorderete ritratta nel Postino con Massimo Troisi e in tanti altri film. Come mai la Soprintendenza ha dato l’ok? In che modo è stato strutturato questo intervento? Qualcuno ci guadagnerà?

Ho interrogato il Ministero per i beni e le attività culturali per saperne di più. Vi terrò aggiornati.

Interpellanza urgente su escalation criminale a Napoli

M5-Stelle-adesso-nel-mirino-c-e-L-Unita_h_partbPoche ore fa si sono svolti a Napoli i funerali di Gennaro Cesarano, il ragazzo di 17 anni ucciso al rione Sanità nella notte tra sabato e domenica. Gennaro è una delle ultime vittime della guerra tra clan riportata dalle cronache cittadine che si sta consumando a Napoli per il controllo delle piazze di spaccio. Oggi il governo risponderà all’interpellanza urgente che ho rivolto al presidente del consiglio e al ministro degli interni su questa escalation criminale che ha travolto la città nelle ultime settimane. Non saranno 50 uomini in più nelle strade a risolvere il problema. Una misura tampone, che, isolata, non riuscirà a incidere sulle cause che hanno portato alla spirale di violenza. Come si può pensare di fermare il vento con una mano? C’è molto altro che deve esser fatto. Napoli merita di più. Merita un piano strategico, capace di incidere sulle condizioni sociali, culturali ed economiche della comunità.

Tra poco ne discuteremo in aula. Seguite la diretta sulla web tv della Camera dei deputati.

Interrogazione al Ministro dell’Interno su certificazione antimafia

Ho presentato un’interrogazione al Ministro dell’Interno per avere delucidazioni sull’acquisizione della certificazione antimafia per la E.P., società operante nel settore della fornitura di pasti alle pubbliche amministrazioni. Negli ultimi anni le attività della ditta sono state oggetto di atti parlamentari, inchieste giornalistiche e indagini che si sono concentrate su presunti collegamenti con la criminalità organizzata. L’azienda è aggiudicataria di un consistente numero di appalti pubblici in tutta Italia, dai consigli regionali alla polizia di Stato. Le inchieste hanno fatto emergere una “gestione spregiudicata del servizio mensa” in un ospedale pugliese, la concessione di appalti senza evidenza pubblica, l’impiego di esponenti di famiglie della criminalità barese. La situazione in cui versa la E.P. sembrerebbe inoltre analoga a quella di un’altra azienda, la Hotel Guiren srl, interdetta ai fini antimafia per legami indiretti con le organizzazioni criminali mediante rapporti di parentela, e gestita da un componente della stessa famiglia che amministra la E.P. Al Ministro chiedo dunque di fare immediata chiarezza su quanto succede, anche alla luce delle indagini aperte. Il primo impegno del ministero dell’Interno deve essere la lotta alla mafia, ma, si sa, Alfano latita.

Pubblicità del governo su Mediaset, presentata interrogazione parlamentare

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Si fa presto a dire fine del patto del Nazareno. Un recente articolo del Fatto Quotidiano riporta uno studio della società Nielsen sulle spese pubblicitarie affrontate dal governo in carica e da quello precedente. Secondo il dossier, nel 2013, quando a Palazzo Chigi c’era Enrico Letta, le reti Mediaset avrebbero raccolto il 10% della pubblicità istituzionale del governo, ovvero circa 540 mila euro in 12 mesi. Si tratta degli spot e delle comunicazioni che ministeri e presidenza del consiglio diffondono abitualmente su tutti i media per far conoscere l’attività dei dicasteri, eventuali nuovi provvedimenti o per approfondire temi di interesse generale. Bene. Da quando c’è Renzi a capo dell’esecutivo, queste cifre sarebbero cresciute in modo esponenziale. Nel 2014 il governo avrebbe infatti acquistato spazi pubblicitari sulle reti del gruppo di Silvio Berlusconi per un totale di 2,5 milioni di euro. Avete letto bene: il 369% in più rispetto all’anno precedente. Giù gli introiti, invece, per web, radio e per altre emittenti private come La 7 e Sky.

Occorre vederci chiaro, anche perché esiste una normativa che stabilisce precisi paletti per l’acquisto da parte delle pubbliche amministrazioni di spazi sui mezzi di comunicazione di massa. Per questo motivo ho presentato uninterrogazione parlamentare rivolta al Presidente del Consiglio dei Ministri. Se, infatti, tali dati fossero confermati, ci troveremmo di fronte a plurime violazioni della legge e a un’evidente ed ingiustificata predilezione del governo nei riguardi di Mediaset. Renzi, infatti, non solo avrebbe destinato il 57% degli investimenti in pubblicità istituzionale a Canale 5, Italia 1, Rete 4 e a tutto l’impero televisivo del Biscione, ma avrebbe anche drasticamente ridotto le campagne informative su internet (500 mila euro a fronte di 1,7 milioni impegnati da Letta), cosa che appare oltremodo contraddittoria rispetto alla stessa strategia di promozione ed utilizzo di internet, tanto declamata dal premier.

Chiediamo, dunque, di conoscere l’ammontare esatto della spesa in pubblicità per il 2014, la ripartizione di tale spesa tra i vari mezzi di comunicazione e la percentuale indirizzata alle reti di Berlusconi, che a sua volta, quando era Presidente del Consiglio, ci aveva già abituati a questo genere di operazioni in una situazione di lampante conflitto di interessi. Ora che Silvio non siede più in Parlamento (grazie al M5S), ci pensa Matteo a tutelarne gli interessi e a non ostacolarne gli affari.

Leggi QUI l’interrogazione al Presidente del Consiglio.

#riformeRAI, la proposta del M5S assegnata alle commissioni riunite Cultura e Trasporti

prima pagina legge

La proposta di legge del M5S sulla governance Rai, a mia prima firma, è stata assegnata alle commissioni riunite VII Cultura e IX Trasporti della Camera dei Deputati. Andiamo avanti! Seguirò personalmente l’iter partecipando ai lavori delle commissioni. Si tratta di una riforma cruciale. La democrazia di un Paese dipende anche dalla qualità del servizio radiotelevisivo pubblico e dell’informazione proposta. Per questo è necessario che i vertici Rai lavorino per il bene dell’azienda e al servizio dei cittadini senza alcun tipo di condizionamento politico. La legge del Movimento 5 Stelle persegue questo obiettivo. Vogliamo mettere la parola fine all’epoca della lottizzazione e scongiurare una nuova stagione di occupazione politica della tv pagata dai cittadini: la Rai deve essere resa indipendente dai partiti e, in particolar modo, dal governo. La proposta è stata depositata e potete leggerla qui. Quella di Renzi? Per ora solo parole. Attendiamo la proposta ufficiale in modo da poter discutere finalmente nel merito in Parlamento. Siamo qui per cambiare le cose. E, vi assicuro, faremo il possibile perché ciò avvenga. Coraggio!

LA PROPOSTA M5S PER LA RIFORMA DELLA GOVERNANCE RAI

La proposta di legge del MoVimento 5 Stelle modifica la procedura di nomina del consiglio di amministrazione della Rai. I membri saranno scelti in base a requisiti di indipendenza, onorabilità e competenza. La riforma rivisita il quadro del funzionamento e dell’organizzazione interna dell’azienda riconoscendo al CdA una maggiore autonomia d’azione e introduce un sistema di controllo diffuso della qualità della programmazione e dell’osservanza degli obblighi di servizio pubblico. Sopprime la commissione di Vigilanza Rai.

  • AGCOM

Un ruolo di regia, sia pure non discrezionale, è affidato all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Si interviene sulla legge istitutiva, prevedendo che ciascuno dei componenti dell’Agcom sia eletto dalle Camere con la maggioranza dei due terzi. Una analoga previsione riguarda la scelta del Presidente, che è designato dal Governo solo previo parere favorevole delle commissioni parlamentari competenti a maggioranza dei due terzi. Non possono essere nominati componenti dell’Autorità i soggetti che nei sette anni precedenti abbiano ricoperto cariche governative, di rappresentanza politica, o ruoli nei partiti e movimenti politici.

  • AVVISO PUBBLICO

L’Agcom predispone un avviso pubblico per sollecitare le candidature alla carica di consigliere di amministrazione. I candidati inviano all’Autorità il curriculum vitae e un elaborato sulla propria visione strategica del servizio pubblico radiotelevisivo, concernente l’area di competenza per la quale essi concorrono. L’Agcom pubblica sul proprio sito web l’elenco dei candidati in possesso dei requisiti precedentemente accertati. L’Autorità procede, quindi, al sorteggio dei nominativi per ciascuna area di competenza. Tale meccanismo è bilanciato da due elementi fondamentali del procedimento: la verifica di precisi requisiti dei candidati e l’intervento, a valle della procedura, delle commissioni parlamentari competenti.

  • IL RUOLO DEL PARLAMENTO

I candidati sorteggiati dovranno discutere il proprio progetto in audizione pubblica dinanzi alle commissioni parlamentari competenti in materia di servizio pubblico radiotelevisivo. Se una delle commissioni esprime, a maggioranza dei due terzi, un parere sfavorevole sul soggetto audito, l’Agcom  procede all’estrazione di un altro nominativo nella medesima area di competenza. La fase di audizioni ed eventuali pareri non potrà comunque protrarsi per oltre 30 giorni.

  • PRESIDENTE RAI

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze nomina con proprio decreto i consiglieri di amministrazione così selezionati. Fra questi il ministro ha facoltà di indicare il presidente. Qualora non eserciti tale facoltà, il presidente sarà scelto con apposita delibera dallo stesso consiglio di amministrazione.

  • IL NUOVO CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Il numero dei consiglieri è ridotto da nove a cinque, compresi il presidente e l’amministratore delegato, che restano in carica per cinque anni senza possibilità di rinnovo. Il CdA sceglie al suo interno l’amministratore delegato. I consiglieri sono ripartiti in tre aree di competenza, individuate con riferimento alle sfide che la Rai è chiamata ad affrontare nel prossimo futuro. Si propone l’individuazione di consiglieri che abbiano maturato una significativa esperienza manageriale nel settore dell’audiovisivo e che siano in possesso di competenze distinte e specifiche: due professionisti provenienti dai settori dell’audiovisivo e delle reti di comunicazione elettronica con competenze giuridico-economiche; un componente, proveniente dai medesimi settori, con competenze tecnico-scientifiche; due componenti provenienti dal mondo degli autori, dei capi-progetto e degli ideatori di programmi radiotelevisivi. Il CdA diventa non solo organo di gestione ma anche di indirizzo strategico della società in relazione alle seguenti finalità: a) sviluppo del prodotto nazionale sul mercato estero; b) sviluppo tecnologico della Rai, ormai improcrastinabile dinanzi alla crescente fruizione dei contenuti attraverso la banda larga mobile e fissa; c) accrescimento della qualità della programmazione. Tali indirizzi strategici sono stabiliti in conformità con le linee-guida sul contratto di servizio dettate dall’Agcom.

Non potrà essere nominato consigliere di amministrazione della Rai chi: 1) ha ricoperto nei sette anni precedenti alla nomina cariche di governo, politiche elettive a qualunque livello, ruoli nei partiti; 2) è in stato di interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici; 3) è in stato di interdizione legale o temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese; 4) non ha i requisiti di onorabilità previsti dall’articolo 2382 del codice civile, cioè l’interdetto, l’inabilitato, il fallito; 5) è assoggettato a misure di prevenzione per le persone pericolose per la sicurezza e la pubblica moralità, a misure di prevenzione nei confronti di componenti di organizzazioni mafiose, a misure di prevenzione patrimoniale nei confronti di persone pericolose per la sicurezza/moralità e facenti parti di organizzazioni mafiose; 6) è stato condannato con sentenza definitiva alla reclusione per i delitti societari; 7) è stato condannato con sentenza definitiva alla reclusione per un delitto contro la p.a., contro la fede pubblica, contro il patrimonio, contro l’ordine pubblico, contro l’economia pubblica o un delitto in materia tributaria; 8) è stato condannato con sentenza definitiva alla reclusione per qualsiasi delitto non colposo per un tempo pari o superiore a due anni.

Al fine di tutelare i consiglieri di amministrazione dalle eventuali pressioni del potere esecutivo, le azioni di revoca nei loro confronti possono essere disposte dall’assemblea degli azionisti in conformità al parere favorevole delle commissioni parlamentari, espresso con la maggioranza dei due terzi. Diversamente da quanto accade oggi, al presidente del CdA non potranno essere conferite deleghe di gestione e di amministrazione  della società.

  • INCOMPATIBILITÀ  

Per i consiglieri e per il presidente è previsto un regime di rigida incompatibilità con qualsiasi incarico pubblico o privato nonché con l’esistenza di un qualsiasi conflitto di interesse nelle imprese operanti nei settori della comunicazione, dell’audiovisivo, della pubblicità o in qualunque altro settore relativo alla fornitura e alla somministrazione di beni e servizi alla Rai o alle società collegate.

  • DIRIGENTI

Si introduce il principio di trasparenza nella individuazione delle figure dirigenziali: il consiglio di amministrazione rende conoscibili i posti dirigenziali disponibili, gli obiettivi e i criteri generali di scelta; in un secondo momento, acquisita la disponibilità degli interessati, procede alla scelta fra soggetti in possesso di particolare e comprovata competenza rispetto all’incarico da assegnare.
Per i dirigenti esterni di nomina fiduciaria è prevista la decadenza, fatta salva una minore durata dell’incarico, entro sessanta giorni dalla cessazione del mandato del consiglio di amministrazione. Inoltre si applica ai consiglieri di amministrazione,  i dirigenti e a tutto il personale a vario titolo assunto dalla Rai, il limite massimo retributivo previsto dalla normativa vigente per le pubbliche amministrazioni e le società pubbliche.

  • SOPPRESSIONE DELLA COMMISSIONE VIGILANZA RAI

In capo alle commissioni parlamentari competenti resta la facoltà di convocare i vertici aziendali della Rai per esigenze conoscitive o per rispondere di eventuali inadempimenti degli obblighi di servizio pubblico radiotelevisivo. Le funzioni della commissione di Vigilanza sono state in parte soppresse (es: la nomina dei consiglieri), in parte demandate all’Agcom (es: delibere sulla par condicio), oppure ricondotte alle commissioni competenti per materia (es: audizioni).

  • CONTROLLO DIFFUSO

Il Parlamento, attraverso le commissioni competenti, può convocare in audizione i vertici aziendali. L’Agcom verifica annualmente l’osservanza da parte della Rai degli obblighi ulteriori di servizio pubblico. I cittadini potranno esercitare un controllo più pregnante, attraverso forme di verifica del gradimento e della qualità della programmazione che la Rai dovrà predisporre. A tal fine si introduce il Piano per la trasparenza e per la comunicazione aziendale, che informa i cittadini sull’attività del CdA, i dati sugli investimenti destinati ai prodotti audiovisivi italiani, le informazioni dettagliate sui curricula e i compensi percepiti da dirigenti, collaboratori e consulenti, i criteri e le modalità per l’assegnazione degli appalti di qualunque tipologia, infine i dati risultanti dalla verifica del gradimento della programmazione della Rai.

Diretta dei lavori di Camera e Senato – Interrogazione a risposta scritta

Come sapete la Camera dei Deputati e il Senato trasmettono la diretta dei propri lavori su un canale digitale satellitare dedicato. La diffusione televisiva delle attività istituzionali dovrebbe essere assicurata dalla Rai, tramite Rai Way, gratuitamente. Lo prevede il decreto legge 179/2012. Ma questo non avviene. La Camera continua a pagare 430 mila euro l’anno e il Senato poco meno, 400 mila, per permettere la prosecuzione di un servizio che la concessionaria dovrebbe garantire a titolo gratuito. Questo succede perché il Ministero dello Sviluppo Economico non ha ancora adottato i necessari provvedimenti per dare seguito alla norma del decreto, cosa che avrebbe dovuto fare entro 3 mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione (la 221 del 2012) dando così la possibilità al Parlamento di risparmiare quasi un milione l’anno.
Ho presentato sul punto un’interrogazione al Ministero dello Sviluppo Economico. La potete trovare qui: Interrogazione trasmissione televisiva lavori Camera e Senato