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Par condicio, tutte le voci siano adeguatamente rappresentate

A breve saranno pubblicati i dati Agcom sulla par condicio nei tg relativi alla prima settimana dopo la presentazione delle liste. Mi auguro fortemente che tutte le voci siano adeguatamente rappresentate, anche quelle delle forze politiche di recente formazione. Eppure la preoccupazione c’è, poiché dai dati pubblicati dalla Rai per la settimana 29 gennaio – 4 febbraio risulta che alcune minoranze non hanno ancora avuto neppure un secondo di presenza. Si tratterebbe di una violazione non solo della delibera della Vigilanza ma, soprattutto, di un principio basilare di eguaglianza delle opportunità. Ricordo bene quando il MoVimento ha mosso i suoi primi passi, quando partecipò alle elezioni regionali, e rivendicava i suoi spazi nell’informazione pubblica. Le minoranze devono avere i loro spazi al pari delle altre forze politiche, soprattutto in una campagna elettorale, altrimenti non avranno mai la possibilità di far conoscere a un maggior numero di persone i propri programmi. E forse questo è, ancora oggi, il senso più genuino e autentico della legge sulla par condicio, che i vertici Rai sono tenuti a realizzare subito e fino in fondo.

Par condicio, abbiamo un problema

Come saprete, con l’avvio della campagna elettorale è iniziata la par condicio a cui le emittenti radiotelevisive devono attenersi, seguendo le delibere della Commissione di Vigilanza Rai e dell’Agcom. Le tv sono tenute a rispettare rigorosamente la parità di trattamento tra le forze politiche anche nei tg. Il monitoraggio della par condicio viene effettuato dall’Agcom settimana per settimana, così da poter riequilibrare tempestivamente eventuali disparità. Per facilitare la lettura di questi dati relativamente ai telegiornali, da oggi su #OpenTg troverete la nuova sezione “Elezioni Politiche 2018” che sarà aggiornata settimanalmente.

I dati della settimana 8-14 gennaio ci danno quattro informazioni e pongono un problema cruciale di questa campagna elettorale:

1) il tempo del Governo è limitato allo stretto indispensabile, come deve essere nel corso delle campagne elettorali;

2) nei tg Rai il Pd risulta al momento sovrarappresentato e il M5S sottorappresentato, mentre nella settimana precedente c’era stato un equilibrio praticamente perfetto;

3) le forze minori e/o di nuova formazione devono ricevere una maggiore rappresentazione nei telegiornali;

4) il problema più serio riguarda le coalizioni, in particolare quella di centrodestra formata da Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e il cosiddetto “quarto polo”. Tutti insieme, infatti, risultano sovrarappresentati in alcuni tg Rai e nelle edizioni principali dei tg Mediaset (tranne il Tg5), con punte anche superiori al 40% – sebbene vada considerato che notiziari come il Tg4 e Studio Aperto dedicano pochi minuti alla politica. Occorre intendersi fin d’ora: è vero che ogni lista/forza politica, per legge, ha il suo programma e il suo capo, ma è anche vero che se quattro forze politiche hanno deciso di dare vita a una coalizione per sostenere lo stesso candidato nei collegi uninominali, queste non possono poi aspettarsi di essere conteggiate quattro volte rispetto ai propri competitori. Quello delle coalizioni è un serio problema interpretativo che si porrà soprattutto nei prossimi giorni, con la presentazione delle liste e dei candidati. Durante la discussione della delibera sulla par condicio, in Vigilanza, la questione era stata posta anche dalla relatrice del M5S Mirella Liuzzi, ma non ha incontrato l’interesse della maggioranza della Commissione. Come Presidente della Vigilanza Rai, mi sto attivando con l’Autorità di garanzia e con la Rai affinché questo specifico punto della par condicio sia correttamente interpretato e applicato.

Vi terrò aggiornati, nel frattempo vi invito a consultare i dati ogni settimana su Open Tg

Giusto un chiarimento sulla delibera per la par condicio

Giusto un chiarimento. In queste ore sta facendo molto discutere un aspetto della delibera Agcom sulla par condicio per le tv private secondo cui nelle trasmissioni di informazione e approfondimento, laddove sia previsto “l’intervento di un giornalista o di un opinionista a sostegno di una tesi”, deve essere dato “uno spazio adeguato anche alla rappresentazione di altre sensibilità culturali”.

Secondo alcuni organi di stampa la stessa norma sarebbe contenuta nella delibera della Commissione di vigilanza Rai. Le cose non stanno proprio così. È vero che questa norma è prevista nelle delibere della Commissione del 2018 e del 2013, ma si riferisce a tutt’altro: ovvero a tutte quelle trasmissioni che durante la par condicio non sono ricondotte sotto la responsabilità di una testata giornalistica e quindi non possono ospitare soggetti politici o trattare temi elettorali, ma comunque possono trovarsi a discutere di temi politici.

Nelle trasmissioni che ospitano politici vale invece soltanto l’obbligo, come è ovvio, di rispettare la par condicio, nel senso di fare sì che lo spettatore non possa attribuire un orientamento politico al conduttore e alla testata e non si determinino mai situazioni di vantaggio o svantaggio per una determinata forza politica.

L’equivoco nasce quindi dal fatto che l’Agcom ha preso quella norma e l’ha inserita nell’articolo che riguarda i programmi di informazione e di approfondimento, cosa che ha scatenato le polemiche di queste ore.

Vigilanza rai approva delibera su par condicio. Bocciati emendamenti su conduttori-artisti

La Commissione di Vigilanza Rai ha approvato le delibere che regolamentano la par condicio per le elezioni politiche e regionali del prossimo 4 marzo.
Come anticipato nelle scorse settimane, abbiamo evidenziato in sede di discussione della delibera la situazione paradossale che si è creata in Rai per cui ci sono conduttori di programmi di infotainment che per aggirare il tetto agli stipendi hanno firmato contratti di tipo artistico. In Rai lavorano circa 1500 giornalisti, compresi i direttori dei tg, la Presidente e il Direttore generale, che sottostanno al tetto alla retribuzione di 240 mila euro annui. Ma c’è chi, pur essendo giornalista, preferisce assimilare la propria prestazione a quella di un artista per bypassare il limite retributivo e percepire compensi milionari. Per fare un esempio, Bruno Vespa per condurre un programma di infotainment come “Porta a Porta” ha un contratto artistico – e non giornalistico – di 1 milione e 200 mila euro.
Per questo abbiamo presentato vari emendamenti con diverse opzioni per cercare di superare definitivamente questa questione che, ripeto, è paradossale, ed evitare così che durante la campagna elettorale i programmi condotti da “artisti” potessero ospitare soggetti e dibattiti politici.
Nessuno degli emendamenti è stato approvato: un’occasione persa per risolvere quella che è una vera e propria anomalia per il servizio pubblico a cui occorrerà presto porre rimedio.

Sul canone Rai ennesima proposta propagandistica di Renzi

Renzi e il Pd hanno aspettato la fine della legislatura e lo scioglimento delle Camere per fare l’ennesima proposta propagandistica sulla Rai con l’occhio puntato sulle elezioni. Forse dimenticano di essere stati al governo in questi anni e che proprio l’esecutivo guidato dal segretario del Partito Democratico ha varato una pessima riforma della governance del servizio pubblico, rendendolo sempre più legato al governo, e ha inserito il canone in bolletta. Ora parlano di altro come se quanto fatto in precedenza non fosse mai successo. Ennesima posizione all’insegna dell’incoerenza a cui il Pd e gli altri partiti ci hanno abituati.
Il punto non è tanto e non solo il canone, ma fornire ai cittadini un servizio pubblico di alta qualità, colmando i ritardi accumulati negli anni, recidendo una volta per tutte il filo tra la politica e la concessionaria pubblica (cosa che questo governo in 5 anni non ha fatto), riformando in quest’ottica le modalità con cui si scelgono i vertici Rai. Il M5S ha fatto una proposta molto precisa in tal senso inserita nel programma di governo.
Se messo nelle condizioni giuste di operare in piena indipendenza dalla politica, il servizio pubblico può ancora svolgere una funzione rilevante in una democrazia per fornire un’informazione indipendente e accompagnare la crescita culturale del Paese. È su questo che Renzi e il Pd avrebbero dovuto concentrare gli sforzi ma come abbiamo visto in questi 5 anni hanno preferito fare altro. Ci penseremo noi una volta al governo.

Approvato in Commissione Vigilanza Rai il parere sul nuovo Contratto di servizio Rai

contrattodiservizio

La Commissione di Vigilanza Rai ha approvato il parere sul nuovo Contratto di servizio. Abbiamo lavorato per migliorare questo atto che contiene gli obiettivi e gli obblighi a cui la Rai dovrà attenersi nei prossimi 5 anni nell’esercizio della sua missione di servizio pubblico. La Commissione è intervenuta su diversi punti, tra cui il significativo aumento dell’accessibilità dei contenuti per le persone con disabilità, l’inserimento nel Contratto della delibera sui conflitti di interessi degli agenti delle star, una serie di novità in materia di informazione. Il parere non è vincolante ma contiene precise indicazioni del Parlamento che il Ministero dello Sviluppo Economico e la Rai dovranno tenere in considerazione in uno spirito di massima collaborazione.

Ecco alcune delle novità inserite:

SOTTOTITOLI E AUDIODESCRIZIONI: sottotitolazione del 100% dei programmi delle reti generaliste tra le 06.00 e le 24.00 nonché di tutte le edizioni di Tg1, Tg2 e Tg3 nelle fasce meridiane e serali; obbligo di garantire la massima qualità delle sottotitolazioni; aumento delle audiodescrizioni ai tre quarti di film, fiction e prodotti audiovisivi; assicurare a tutte le persone con disabilità l’accesso all’offerta multimediale (es: Rai Play); istituzione di un osservatorio permanente su disabilità e media; attivazione di un numero verde e di una live chat per ricevere le segnalazioni sul cattivo funzionamento dei servizi di sottotitolazione e audio descrizione.

CONFLITTI DI INTERESSI DI AGENTI STAR: la risoluzione che la Commissione di Vigilanza ha approvato sul tema diventa obbligo contrattuale.

INFORMAZIONE: piano news entro 6 mesi con riprogettazione dell’offerta informativa Rai sul web; partecipazione dei cittadini all’informazione (citizen journalism); fact checking nei programmi di informazione; valorizzazione del giornalismo di inchiesta.

RECUPERO MEMORIA AUDIOVISIVA TV PUBBLICA: obbligo di presentare un piano con tempistiche certe per la completa digitalizzazione dell’archivio storico della Rai.

DOCUMENTARI: costituire una struttura aziendale per lo sviluppo del genere documentario.

CANALE IN LINGUA INGLESE: presentazione entro 6 mesi di un canale con funzioni di informazione e promozione della cultura e delle eccellenze del nostro Paese attraverso la produzione di programmi ad hoc e la diffusione di opere cinematografiche.

AMPLIAMENTO DEI PRINCIPI DEL SERVIZIO PUBBLICO: più attenzione alle periferie; maggiori strumenti e informazioni per l’educazione finanziaria dei cittadini; più attenzione a tutte le discipline sportive e a quelle praticate dalle persone con disabilità; superamento degli stereotipi di genere in tutta la programmazione; campagne contro bullismo e cyber bullismo; riferimenti all’agenda Onu 2030 in materia di sviluppo sostenibile.

CONTABILITÀ SEPARATA E RACCOLTA PUBBLICITARIA: precisare per ciascun programma le modalità di finanziamento dello stesso; nel trasmettere i dati pubblicitari all’Agcom, Rai dovrà indicare sia i prezzi di vendita degli spazi pubblicitari effettivamente praticati, sia i listini di vendita.

RADIO: obbligo di coprire entro 3 anni il 100% del territorio nazionale con la radio digitale (DAB+); progetto di valorizzazione dell’offerta radiofonica attraverso il miglioramento della qualità del segnale e le sinergie editoriali con tv e web.

CENTRI DI PRODUZIONE E INNOVAZIONE: valorizzazione dei centri di Roma, Napoli, Milano e Torino e del Crit di Torino.

PIANO EDITORIALE: possibile rimodulazione dei canali tematici e della pubblicità negli stessi canali; ridefinizione della missione dei canali generalisti.

RISORSE UMANE: in caso di assunzione di nuove professionalità giornalistiche la Rai ricorre prioritariamente alle graduatorie dei concorsi del 2013 e 2014; la Rai deve garantire ai tecnici e agli operatori delle produzione esterne pari diritti e tutele.

Archivio Gianni Minà, la risposta della Rai

Ecco la risposta della Rai  alla mia interrogazione sull’archivio di “Blitz”, uno dei programmi storici di Gianni Minà. Come ricorderete, il giornalista aveva lanciato un appello nelle scorse settimane perché le puntate di quella trasmissione non andassero perdute a causa del deterioramento dei supporti materiali. Ebbene, qualche rassicurazione sembra arrivare da Viale Mazzini e finalmente attraverso una risposta puntuale.

La Rai afferma che alcune puntate di “Blitz” sono già state digitalizzate e che si starebbe procedendo alla digitalizzazione di tutto il materiale archiviato, compresi altri programmi firmati da Minà. Non risulterebbero problemi specifici per lo stato di conservazione dei supporti, custoditi negli archivi di Milano e Roma. Il prossimo anno – continua Viale Mazzini – “Blitz” figurerà anche nella sezione di RaiPlay dedicata a “I favolosi”, ovvero alle più importanti produzioni realizzate dalla tv pubblica negli anni scorsi. Intanto sul sito di Rai Teche sono pubblicati e disponibili alcuni estratti del programma.
Un cenno, infine, al piano complessivo di digitalizzazione del patrimonio audiovisivo del servizio pubblico, che è attualmente in fase di sviluppo e si prolungherà nell’arco di alcuni anni.

Bene, dunque, che si proceda verso questa direzione. Se la Rai darà concretamente seguito a quanto anticipato, sarà fatto un importante passo in avanti. Continueremo ovviamente a tenere i riflettori accesi su questo tema. La Rai custodisce quello che è a tutti gli effetti un pezzo del patrimonio culturale di tutti gli italiani. Preservare, valorizzare e rendere accessibili questi tasselli di memoria deve essere un impegno costante per il servizio pubblico.

Il repertorio di Minà a rischio deterioramento: interrogazione alla Rai

Gianni Minà ha ideato programmi che hanno fatto la storia del servizio pubblico radiotelevisivo. Tra questi c’è “Blitz”, che tra il 1981 e il 1984 ha ospitato autorevoli testimoni della cultura del Paese, protagonisti di interviste che rappresentano importanti tasselli della memoria audiovisiva italiana. Un patrimonio che starebbe rischiando di andare perduto a causa del deterioramento del materiale e della sua mancata digitalizzazione. Lo ha spiegato lo stesso Minà in un post sulla sua pagina Facebook, ripreso anche dal Fatto Quotidiano: «Sono ormai più di 15 anni che mi batto per “resuscitare” Blitz perché questo programma che era in diretta ogni domenica su Rai 2 per tre anni, non è presente nella Cineteca Rai. Sono riuscito finora a salvare solo 20 puntate, quelle che ho potuto ridurre, grazie a Rai 3, da 5 ore a una e che sono in Cineteca) ma il resto dei supporti – e della memoria quindi!- si sta ormai deteriorando senza pietà».
La televisione pubblica italiana non può permettersi di perdere documenti di tale valore e interesse. Ho deciso di chiedere chiarimenti alla Rai presentando un’interrogazione sulla vicenda. Tra i compiti assegnati al servizio pubblico dal contratto di servizio rientra anche quello di salvaguardare la memoria audiovisiva del Paese attraverso la catalogazione digitale dell’archivio storico televisivo. Sarebbe bello poter rivedere presto le puntate di quella trasmissione.
Vi terrò aggiornati

Giornalisti-artisti per aggirare il tetto agli stipendi in Rai

Oggi in commissione di Vigilanza Rai ho riportato l’attenzione sul paradosso dei giornalisti–conduttori che per poter aggirare il tetto agli stipendi firmano con la Rai contratti artistici. È una questione che va affrontata anche in vista della prossima campagna elettorale, quando le trasmissioni di infotainment vengono normalmente ricondotte sotto le testate giornalistiche. Per questo quando esamineremo la delibera per regolamentare la par condicio nei periodi elettorali farò una proposta: i programmi condotti da chi contrattualmente viene considerato un artista e non un giornalista, durante i periodi di par condicio, non possono essere ricondotti sotto un notiziario e quindi ospitare dibattiti e interviste politiche. Non si possono prendere in giro le persone. Ed è necessario fare fronte in modo deciso a tutti i problemi che, nel tempo, sono emersi, come la questione dei dati del pluralismo politico non sempre equilibrati. Ne ho parlato nel mio intervento: