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Archivio Gianni Minà, la risposta della Rai

Ecco la risposta della Rai  alla mia interrogazione sull’archivio di “Blitz”, uno dei programmi storici di Gianni Minà. Come ricorderete, il giornalista aveva lanciato un appello nelle scorse settimane perché le puntate di quella trasmissione non andassero perdute a causa del deterioramento dei supporti materiali. Ebbene, qualche rassicurazione sembra arrivare da Viale Mazzini e finalmente attraverso una risposta puntuale.

La Rai afferma che alcune puntate di “Blitz” sono già state digitalizzate e che si starebbe procedendo alla digitalizzazione di tutto il materiale archiviato, compresi altri programmi firmati da Minà. Non risulterebbero problemi specifici per lo stato di conservazione dei supporti, custoditi negli archivi di Milano e Roma. Il prossimo anno – continua Viale Mazzini – “Blitz” figurerà anche nella sezione di RaiPlay dedicata a “I favolosi”, ovvero alle più importanti produzioni realizzate dalla tv pubblica negli anni scorsi. Intanto sul sito di Rai Teche sono pubblicati e disponibili alcuni estratti del programma.
Un cenno, infine, al piano complessivo di digitalizzazione del patrimonio audiovisivo del servizio pubblico, che è attualmente in fase di sviluppo e si prolungherà nell’arco di alcuni anni.

Bene, dunque, che si proceda verso questa direzione. Se la Rai darà concretamente seguito a quanto anticipato, sarà fatto un importante passo in avanti. Continueremo ovviamente a tenere i riflettori accesi su questo tema. La Rai custodisce quello che è a tutti gli effetti un pezzo del patrimonio culturale di tutti gli italiani. Preservare, valorizzare e rendere accessibili questi tasselli di memoria deve essere un impegno costante per il servizio pubblico.

Il repertorio di Minà a rischio deterioramento: interrogazione alla Rai

Gianni Minà ha ideato programmi che hanno fatto la storia del servizio pubblico radiotelevisivo. Tra questi c’è “Blitz”, che tra il 1981 e il 1984 ha ospitato autorevoli testimoni della cultura del Paese, protagonisti di interviste che rappresentano importanti tasselli della memoria audiovisiva italiana. Un patrimonio che starebbe rischiando di andare perduto a causa del deterioramento del materiale e della sua mancata digitalizzazione. Lo ha spiegato lo stesso Minà in un post sulla sua pagina Facebook, ripreso anche dal Fatto Quotidiano: «Sono ormai più di 15 anni che mi batto per “resuscitare” Blitz perché questo programma che era in diretta ogni domenica su Rai 2 per tre anni, non è presente nella Cineteca Rai. Sono riuscito finora a salvare solo 20 puntate, quelle che ho potuto ridurre, grazie a Rai 3, da 5 ore a una e che sono in Cineteca) ma il resto dei supporti – e della memoria quindi!- si sta ormai deteriorando senza pietà».
La televisione pubblica italiana non può permettersi di perdere documenti di tale valore e interesse. Ho deciso di chiedere chiarimenti alla Rai presentando un’interrogazione sulla vicenda. Tra i compiti assegnati al servizio pubblico dal contratto di servizio rientra anche quello di salvaguardare la memoria audiovisiva del Paese attraverso la catalogazione digitale dell’archivio storico televisivo. Sarebbe bello poter rivedere presto le puntate di quella trasmissione.
Vi terrò aggiornati

Sulla vicenda dei rimborsi della Rai per le presentazioni del libro della Presidente Maggioni servono ulteriori chiarimenti

Qualche giorno fa la Rai ha risposto a un’interrogazione dicendo che la scelta di rimborsare la presidente Maggioni (allora direttore di Rai News) per gli eventi di presentazione del suo libro “Terrore mediatico” è legata alle “policies aziendali”.
Cosa intende precisamente per policy aziendale? Una procedura formale? Una prassi? Serve avere ulteriori chiarimenti.
Chi ha autorizzato questi rimborsi? Tra l’altro i primi eventi di presentazione del libro sono stati svolti quando Monica Maggioni era direttrice di Rai News, gli ultimi quando era già presidente Rai. Chiedo alla Rai se quei rimborsi sono stati chiesti direttamente da Maggioni o da qualche altro dirigente. E ritengo utile sapere in quali modi, economicamente e non, la Rai ha partecipato alla promozione di questo libro.
Un altro quesito riguarda la circostanza che il libro è stato pubblicato con una casa editrice diversa da Rai Eri. Infatti nella maggior parte dei casi le pubblicazioni dei protagonisti di Viale Mazzini sono almeno co-edite da Rai Eri, cosa che rende più comprensibile la partecipazione della Rai alla promozione.
Ho chiesto l’elenco dei precedenti analoghi, cioè di presentazioni di libri scritti da giornalisti Rai per case editrici terze ma finanziate dall’azienda.
Capire come la Rai si sia mossa in questi anni con altri suoi giornalisti è un aspetto di fondamentale importanza per capire se il privilegio fruito da Monica Maggioni sia un caso isolato o il frutto di una prassi aziendale. Ho presentato un’interrogazione, vi terrò aggiornati.

La Rai deve rispettare fino in fondo le persone con disabilità sensoriali

La Rai deve rispettare fino in fondo le persone con disabilità sensoriali.

Nelle scorse settimane abbiamo ricevuto numerose segnalazioni di utenti sordi, offesi dal modo in cui è reso il servizio di sottotitolazione dei programmi: sottotitoli in ritardo, imprecisi, formulati con frasi troppo abbreviate oppure con parole troppo elementari e non corrispondenti al parlato. Un comportamento non soltanto irrispettoso, ma anche in aperta violazione dell’attuale contratto di servizio che impone alla Rai la qualità del servizio di sottotitolatura.

C’è di più. Come sapete, dopo un intenso lavoro in Commissione di Vigilanza, nel 2014 si era giunti alla formulazione di un nuovo contratto di servizio, per certi versi radicalmente innovativo. Sono passati più di due anni, ma la Rai e il Ministero dello sviluppo economico non lo hanno firmato. Con la conseguenza che tutti i nuovi obblighi sulla sottotitolazione, la lingua dei segni e le audiodescrizioni nei programmi Rai sono rimasti lettera morta.
Ecco perché in queste ore abbiamo agito su due piani diversi.

Al Governo abbiamo chiesto – con l’interrogazione a prima firma del mio collega Davide Tripiedi – di procedere immediatamente alla firma del contratto di servizio, altrimenti di prevedere che gli utenti sordi siano esonerati dal pagamento del canone.

Ai vertici della Rai, invece, abbiamo chiesto non solo di garantire immediatamente un servizio di sottotitolazione di qualità, ma di realizzare comunque entro un anno gli obiettivi posti dalla Commissione di Vigilanza. Non è credibile che non si trovino le risorse per rendere il servizio pubblico davvero accessibile a tutti.

Entro 15 giorni la Rai dovrà rispondere. Vi terremo aggiornati.

Concorso giornalisti Rai, la risposta di Viale Mazzini alla mia interrogazione

Questa è la risposta della Rai alla mia interrogazione sulla selezione pubblica per l’assunzione di cento giornalisti. Nel quesito chiedevo che venisse fatta trasparenza sulle modalità e i criteri seguiti dall’azienda per assumere e assegnare i vincitori alle diverse testate.

La Rai spiega che in una prima fase, analizzati i fabbisogni delle testate, l’azienda ha deciso di assumere i primi 36 giornalisti della graduatoria con un contratto a tempo determinato di un anno.

La destinazione, poi, alle redazioni avverrebbe sulla base di valutazioni effettuate dai direttori con riferimento alle esigenze editoriali a seguito dell’analisi dei cv, dell’esperienza professionale e dei risultati delle prove.

Ulteriori dettagli nella risposta qui di seguito. Non si capisce però perché, in nome della massima trasparenza, queste procedure e questi criteri non siano evidenziati con chiarezza sul sito dell’azienda. La trasparenza non è mai troppa.

Porta a Porta, inviati quesito ed esposto a Rai e Agcom

Ho inviato alla Rai l’interrogazione sulla puntata di Porta a Porta dedicata ai risultati del referendum sulla Brexit, teatro di uno squallido e grave episodio che ha visto protagonisti il conduttore della trasmissione e il direttore del Tg1 in seguito a uno scambio di battute fra quest’ultimo e la senatrice Barbara Lezzi. Oltre all’interrogazione alla Rai, ho inviato un esposto all’AGCOM. Non è infatti coerente con il principio della libertà di espressione il fatto che il conduttore di una trasmissione informativa e un suo ospite si mettano a disquisire sulla “sanzione” da infliggere a un altro ospite della trasmissione per opinioni – sia pure fortemente critiche – espresse nel più totale rispetto dei principi dell’informazione radiotelevisiva. Quanto è avvenuto nel corso della puntata è inaccettabile per il servizio pubblico nonché lesivo del contratto di servizio e del codice etico, che obbligano la Rai a improntare la programmazione a criteri di decoro e assenza di volgarità espressiva. La Rai deve intervenire affinché episodi del genere non abbiano più luogo. Vanno assunti provvedimenti seri quanto prima.

Concorso Rai: fare trasparenza su criteri e modalità di assunzione dei vincitori

Nel 2014 la Rai ha indetto una selezione pubblica per l’assunzione a tempo determinato di cento giornalisti che si è conclusa nell’ottobre 2015 con la pubblicazione di una graduatoria. In questi giorni, alcuni dei vincitori – a cui auguro buon lavoro per l’impegno intrapreso – hanno iniziato la loro attività in azienda. Tuttavia restano da chiarire le modalità e i criteri che la Rai sta seguendo per l’assunzione e l’assegnazione dei professionisti alle diverse testate. Si segue l’ordine della graduatoria o sono stati adottati altri criteri? E nel secondo caso, per quali ragioni? La Rai è un’azienda pubblica e occorre la massima trasparenza. Per questo motivo ho inviato un quesito a Viale Mazzini affinché si faccia chiarezza e siano pienamente informati i cittadini e le persone coinvolte direttamente nella procedura.

Aggiornamento: la risposta della Rai.

Interrogazione su stipendi e assunzione nuovi dirigenti Rai #vigilanzaRAI

Negli ultimi mesi in Rai sono stati nominati più di una dozzina di nuovi dirigenti, per lo più esterni: dai direttori di rete al capo ufficio stampa. Al momento l’azienda non ha pubblicato sul proprio sito informazioni sulle loro retribuzioni. Secondo alcune indiscrezioni apparse sulla stampa, in molti casi i compensi sforerebbero i 240 mila euro annui, ovvero il tetto che la legge stabilisce per gli stipendi dei dipendenti pubblici. La Rai è un’azienda pubblica a tutti gli effetti ed è finanziata come ben sapete principalmente grazie al canone pagato dai cittadini. Per questo deve rispettare il tetto ai compensi nonostante non sia formalmente tenuta a farlo in seguito all’emissione di bond dello scorso anno. La commissione di Vigilanza Rai è stata netta su questo punto, come anche la commissione bilancio del Senato: la Rai deve attenersi al tetto, a maggior ragione in un momento in cui la pubblica amministrazione è chiamata a contenere la spesa e i cittadini sono costretti a enormi sacrifici.

Per questo ho inviato ai vertici di Viale Mazzini quesito per pretendere massima trasparenza sulla questione. E per sapere con quali tipologie di contratti sono stati assunti i dirigenti esterni e in quali casi si è deciso di procedere con il job posting per scegliere tra le risorse interne all’azienda e quando con la chiamata diretta.

Il M5S aveva proposto l’adozione da parte della Rai di un Piano per la trasparenza che è stato inserito nella riforma Rai e adesso è legge. In virtù di questo piano dovranno essere pubblicati sul sito internet i singoli compensi, i curricula dei dirigenti nonché i criteri di reclutamento del personale. Ci aspettiamo che Viale Mazzini vi dia seguito quanto prima anche anticipando il termine previsto dalla legge. Sarebbe un atto significativo per iniziare a rendere la Rai un’azienda trasparente.

La risposta della Rai all’interrogazione sull’Arena

Questa è la risposta che la Rai ha fornito al mio quesito sulla puntata dell’Arena dedicata al dibattito sulla città di Napoli.
Una risposta intollerabile ed irricevibile per due ragioni essenziali.

Innanzitutto l’azienda non propone una sua posizione sulla vicenda ma si limita a incollare nel documento la trascrizione del monologo che lo stesso Giletti aveva pronunciato la domenica successiva per illustrare la sua autodifesa sulla vicenda. Una replica quindi inadeguata e un modo di operare quanto meno singolare visto che la Rai non si preoccupa nemmeno di spiegare perché la propria valutazione della vicenda coincide con quella del conduttore.

Inoltre la risposta non affronta in alcun modo la questione centrale sollevata dalla mia interrogazione, ovvero la modalità con cui si è svolto ed è stato (non) gestito il dibattito da parte del conduttore che, come già accaduto in passato, si è reso protagonista di un episodio incompatibile con i principi cardine del servizio pubblico (correttezza del linguaggio e dei comportamenti, qualità del dibattito, rispetto del contraddittorio, ecc). Da questo punto di vista si tratta di un riscontro non puntuale e assolutamente non esaustivo.

Come presidente della Commissione di vigilanza Rai pretendo che l’azienda risponda in modo conforme alle regole ai quesiti posti dai commissari rispettando il ruolo del Parlamento. Le interrogazioni rientrano infatti nell’ambito di una delle funzioni principali di questo organismo bicamerale, ovvero quella di verificare la qualità dell’informazione e l’aderenza dei contenuti ai principi del servizio pubblico. Risposte del genere, invece, sviliscono tale importante funzione.

Ho quindi deciso di inviare nuovamente il quesito nella sua versione originaria e di chiedere al presidente e al direttore generale della Rai di esprimere chiaramente la posizione dell’azienda in merito ai fatti accaduti.

Senza segnale, servizio inesistente. Interrogazione alla Rai

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– Circa trenta comuni laziali non hanno mai ricevuto il segnale Rai da quando si è realizzato il passaggio al digitale terrestre;

– A Cinisi (Palermo) è possibile fruire soltanto di un limitato numero di canali del servizio pubblico;

– In diverse zone del Piemonte il segnale delle reti Rai risulta assente da luglio a causa di un imprecisato problema tecnico relativo alle frequenze;

– A Paola (Cosenza) il segnale della Rai non sarebbe raggiunto dalla quasi totalità dei residenti;

– In Abruzzo, nei dintorni dell’Aquila, il segnale radiotelevisivo si perde sistematicamente per diversi giorni. Non pervenuto da tempo immemore quello radiofonico;

– Vicino Genova, a distanza di oltre tre anni dallo switch-off, non risultano fruibili i canali digitali della Rai, specialmente quelli tematici.

E poi ancora i comuni in provincia di Matera, Lecce, Salerno, Macerata e altri: l’elenco potrebbe continuare a lungo. Centinaia di persone mi hanno scritto e mi scrivono per segnalare problemi e criticità perché ancora oggi molte zone del nostro Paese non sono raggiunte dal segnale Rai o hanno difficoltà nella ricezione.

Per questo ho inviato un quesito ai vertici dell’azienda per avere informazioni sullo stato dell’arte e per sapere in che modo la Rai intenda intervenire. Esistono palesi disparità di trattamento tra i territori del nostro Paese e devono essere definitivamente superate. È assurdo che si pretenda il pagamento del canone a fronte di un servizio inesistente. Non solo la Rai, anche il Governo ne deve tenere conto. Non può pensare di mettere mano al sistema di riscossione del canone senza però assicurarsi che tutti i cittadini siano messi nelle condizioni di vedere i canali Rai.

Rispetto alla questione ho già fatto una proposta contenuta nel contratto di servizio approvato dalla Commissione di vigilanza un anno e mezzo fa, e allo stato attuale ancora chiuso nei cassetti nel Ministero dello Sviluppo Economico, chiedendo che vengano esentati dal pagamento del canone proprio coloro i quali non ricevono per questioni tecniche le trasmissioni televisive.

La mancata ricezione del segnale si traduce in una lesione del diritto costituzionale all’informazione. Ed è inaccettabile che sussistano disparità di trattamento nel nostro Paese. Rai e governo intervengano.