Giusto un chiarimento sulla delibera per la par condicio

Giusto un chiarimento. In queste ore sta facendo molto discutere un aspetto della delibera Agcom sulla par condicio per le tv private secondo cui nelle trasmissioni di informazione e approfondimento, laddove sia previsto “l’intervento di un giornalista o di un opinionista a sostegno di una tesi”, deve essere dato “uno spazio adeguato anche alla rappresentazione di altre sensibilità culturali”.

Secondo alcuni organi di stampa la stessa norma sarebbe contenuta nella delibera della Commissione di vigilanza Rai. Le cose non stanno proprio così. È vero che questa norma è prevista nelle delibere della Commissione del 2018 e del 2013, ma si riferisce a tutt’altro: ovvero a tutte quelle trasmissioni che durante la par condicio non sono ricondotte sotto la responsabilità di una testata giornalistica e quindi non possono ospitare soggetti politici o trattare temi elettorali, ma comunque possono trovarsi a discutere di temi politici.

Nelle trasmissioni che ospitano politici vale invece soltanto l’obbligo, come è ovvio, di rispettare la par condicio, nel senso di fare sì che lo spettatore non possa attribuire un orientamento politico al conduttore e alla testata e non si determinino mai situazioni di vantaggio o svantaggio per una determinata forza politica.

L’equivoco nasce quindi dal fatto che l’Agcom ha preso quella norma e l’ha inserita nell’articolo che riguarda i programmi di informazione e di approfondimento, cosa che ha scatenato le polemiche di queste ore.

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