La storia di Ibrahim Manneh. Si faccia chiarezza e si accertino le responsabilità di questa assurda morte

Domenica scorsa, a Napoli, è morto Ibrahim Manneh, 24 anni.
È una morte che addolora anche per le circostanze in cui è maturata. Domenica mattina Ibrahim va al pronto soccorso del Loreto Mare per dolori addominali. Un’iniezione e poi le dimissioni. Nel pomeriggio si sente di nuovo male, ma il suo tentativo di raggiungere per la seconda volta l’ospedale si trasforma in una vera e propria odissea.

Il racconto del fratello e degli amici che erano con lui lascia sgomenti: il 118 nega ripetutamente l’invio di un’ambulanza, un tassista si rifiuta di portarlo all’ospedale in mancanza di una “autorizzazione” della polizia, due volanti delle forze dell’ordine lo allontanano, un farmacista gli vende medicinali che ne peggiorano le condizioni, fino a quando Ibrahim, sfinito dal dolore, non viene portato a spalla presso una guardia medica. L’ambulanza a quel punto arriva, il ragazzo viene ricoverato alle 2.30 ma è troppo tardi: muore alcune ore dopo per una perforazione dell’addome non operabile.

Come si può morire così? Le cure prestate dall’ospedale sono state inizialmente approssimative? Davvero Ibrahim è arrivato per la seconda volta in ospedale, senza più speranze, a causa dei ripetuti comportamenti razzisti denunciati da chi era insieme a lui domenica pomeriggio?
Quanta parte di malasanità e quanta di razzismo c’è nella storia di Ibrahim? Al di là delle responsabilità penali – che saranno accertate in seguito alla denuncia del fratello – occorre capire se c’è un problema di organizzazione della sanità. Come vengono assicurate le cure mediche alle fasce più deboli della popolazione? A maggio, nel centro di accoglienza di Marano, è morto un bambino di sette mesi e anche in quel caso è da accertare se vi siano state carenze a livello sanitario. Le cure devono essere uguali per tutti, non migliori o peggiori a seconda se il paziente disponga dei mezzi per difendersi da eventuali condotte colpose di medici e operatori sanitari.
E poi c’è il problema del razzismo strisciante, che molto spesso non si esprime attraverso episodi eclatanti, ma è disseminato qui e lì nella nostra quotidianità.

Si vada avanti per accertare cause ed eventuali responsabilità di questa assurda morte. La mia solidarietà e vicinanza ai familiari e agli amici di Ibrahim Manneh.

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