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Lettera di Renzi agli italiani all’estero, un aggiornamento sul mio esposto all’Agcom

Ricordate la lettera di Renzi agli italiani all’estero?

Vi racconto un episodio che spiega bene lo stato di salute della nostra democrazia.

Il 15 novembre ho presentato un esposto all’Agcom perché con quella lettera è stata violata una norma di legge importantissima: il divieto di comunicazione istituzionale. Prima di fare l’esposto, abbiamo analizzato a fondo la giurisprudenza sul punto: la violazione di legge è chiara, perché Renzi scrive come premier (sua foto con Obama e frasi eloquenti come “In questi due anni e mezzo di Governo ho visitato”). All’Agcom lo sanno perfettamente.

Bene, ieri mattina l’Autorità mi ha chiamato per avere un’integrazione di documenti, visto che stava per decidere sull’esposto. Ho immediatamente inviato quanto richiesto e poi silenzio. Non ho saputo più nulla, sono passati dieci giorni dalla presentazione dell’esposto e pare che il Presidente Cardani abbia sospeso e rinviato la decisione (sempre ieri mattina, davanti alle palesi violazioni del Tg1 e del Tg2, il Consiglio dell’Autorità ha votato per non sanzionare. Solo un commissario si è opposto).

Vi rendete conto? Stiamo parlando di uno dei referendum più importanti della storia repubblicana, la campagna sta per finire, probabilmente il premier ha violato un’importante norma di legge e l’Agcom che fa? Resta immobile, rinvia. E lo sapete perché rinvia? Perché è bloccata dalle sue maggioranze politiche e dal terrore di prendere una decisione che riguarda direttamente il premier.

Per la stessa violazione, infatti, sono state sanzionate tante istituzioni in queste settimane (soprattutto piccoli comuni), ma il Presidente del Consiglio no, forse è meglio temporeggiare, evitare.

Eccola l’onestà intellettuale, la schiena dritta di chi ricopre ruoli delicatissimi in democrazia, eccoli i vertici dell’autorità indipendente per le garanzie nelle comunicazioni. Vigliacchi e proni al potere.

Renzi e De Luca violano le regole della campagna elettorale. Presentati due esposti all’Agcom

Renzi disprezza le regole della campagna elettorale. A volte si muove sul confine, altre volte le viola apertamente, perché gli manca il senso della cosa pubblica.

Per questo oggi ho presentato due esposti all’Agcom.

Uno riguarda la sua presenza a “Che tempo che fa”, domenica scorsa. Ho chiesto all’Agcom anche di verificare se le modalità di conduzione di Fabio Fazio siano state coerenti con i principi di imparzialità e correttezza dell’informazione.

L’altro esposto riguarda la violazione di una norma molto importante in campagna elettorale: il divieto per tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione, tranne quando ciò sia indispensabile e indifferibile (per esempio, in occasione di un’emergenza). Il senso del divieto è logico: non si possono usare le risorse e le istituzioni pubbliche per promuovere un’immagine positiva dell’istituzione e, in questo modo, influenzare il voto.

Renzi agisce in modo opposto.

Lo scorso fine settimana era a Napoli, insieme a De Luca, all’Assemblea sul Mezzogiorno, un evento istituzionale organizzato dal Governo e dalla Regione Campania, pagato dai cittadini campani (500 mila euro messi a disposizione).
E cosa succede all’Assemblea sul Mezzogiorno? Succede che De Luca viola la legge parlando di un grande programma di sviluppo per il sud che prevede l’assunzione di giovani, e il giorno dopo Renzi afferma che per questo progetto occorre la vittoria del Sì al referendum (i nostri portavoce regionali hanno presentato un esposto specifico nei confronti di De Luca).

Appuntamenti istituzionali, pagati dei cittadini, per fare comizi. Un comportamento che fa il paio con l’invio delle lettere firmate dal premier ai cittadini all’estero per convincerli a votare “Sì”.

Renzi e De Luca sono la stessa cosa: disprezzano le regole e non hanno rispetto delle istituzioni pubbliche, che provano a piegare ai propri interessi. La verità è che al di fuori dell’esercizio del potere per questi personaggi non c’è nulla, non c’è futuro.

Dati Agcom: eccessivo spazio al premier e al governo nei tg. Richiamate tutte le emittenti

tv-vintage_23-2147503075-c Sono stati pubblicati i dati Agcom sui primi venti giorni di campagna referendaria.

Per quanto riguarda il tema del referendum, l’informazione Rai appare equilibrata sul tempo di parola (cioè sul tempo dei soggetti politici che parlano del referendum) ma nel complesso, prendendo in considerazione il tempo di notizia (cioè il tempo dedicato dal giornalista alle due posizioni) c’è ancora un divario di 4 punti percentuali a favore del Sì: 48% contro 43,4, pari a circa 1 ora di trasmissione. Stesse considerazioni valgono per Mediaset, dove c’è equilibrio con la grave eccezione del Tg4: 73% al Sì, 25% al No. Equilibrato il tempo di parola a La7, che però nel complesso fa registrare un divario a favore del No, soprattutto nei programmi extra tg: 44,8% contro 35,8%, circa due ore e mezza. Equilibrato SkyTg24, ma non nei programmi extra tg dove il Sì è in vantaggio di 9 punti (circa 1 ora). Alla luce di questi dati, l’Agcom ha richiamato soltanto il Tg4, invitando tutte le altre emittenti a dedicare più spazio al tema del referendum, anche se quello dedicato da La 7 appare molto significativo.

Non è per niente positiva, invece, la situazione dell’informazione nei tg al di fuori dell’argomento referendum, motivo per cui l’Agcom ha richiamato tutte le emittenti a ridurre lo spazio del premier e degli altri membri del Governo, assorbendo così l’esposto del M5S proprio su questo specifico punto. Durante le campagne elettorali, infatti, l’informazione dedicata al Governo deve essere limitata allo stretto indispensabile – cioè all’esercizio dell’attività istituzionale, senza sconfinare nelle tesi politiche e nella propaganda – ma ciò non è avvenuto. Basta vedere i dati. Nei tg Rai il premier e gli altri componenti dell’esecutivo hanno avuto circa il 40% dello spazio, arrivando a toccare punte del 50% se si considera il totale del tempo al netto dell’argomento referendum. Una preponderanza del Governo si registra anche su SkyTg24. Su Mediaset e La7 il tempo governativo è entro limiti accettabili, forte però è il peso del Pd rispetto agli altri soggetti politici.

Se nelle prossime due settimane non ci sarà una drastica inversione di tendenza, l’Autorità dovrà adottare provvedimenti più forti.

P.s. Non sono stati ancora pubblicati i dati relativi all’ultimo trimestre pre-campagna referendaria. Ricordiamo ancora una volta che quello che avviene nei mesi immediatamente precedenti una campagna è di fondamentale importanza perché può incidere notevolmente sull’eguaglianza delle opportunità fra i concorrenti. I cittadini devono sapere cos’è accaduto.

I cittadini hanno diritto di sapere come l’informazione tv sta trattando il tema del referendum. Agcom pubblichi i dati

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Come ricorderete, nei mesi scorsi l’informazione sul referendum, Rai in testa, è stata gravemente squilibrata a favore del Sì. A dirlo sono i dati Agcom, prima tenuti in un cassetto e poi, dopo le reiterate richieste della Commissione di Vigilanza, pubblicati solo parzialmente all’inizio di luglio. Nonostante le gravi disparità fra Sì e No, l’Agcom non ha messo in atto alcun intervento forte, trincerandosi dietro una serie di formalismi giuridici e limitandosi a invitare le emittenti al rispetto dell’equilibrio.

Dopodiché silenzio. Ad agosto ho chiesto all’Autorità tutti i dati aggiornati e completi del tempo di notizia – cioè la posizione dei soggetti politici sul referendum riportata dal giornalista – su cui si erano registrate le violazioni più gravi. Ho sollecitato di nuovo i dati all’inizio di settembre. Sono passati due mesi, ancora niente. Uno sgarbo istituzionale, ma soprattutto un atto gravissimo nei confronti dei cittadini, che hanno il diritto di accedere a queste informazioni e, così, di sapere in che modo le tv stanno trattando un argomento così delicato come il referendum costituzionale e le posizioni in campo.

Questo Paese vive la grave anomalia di avere Autorità amministrative con poteri enormi, chiamate indipendenti ma lottizzate dai partiti. Perché questo, in due parole, è il problema dell’Agcom: inerte o pavida di fronte alle violazioni, perché politicamente bloccata. Del resto i metodi di elezione dei vertici delle Autorità, uniti alla mancanza di etica pubblica dei partiti, non possono che partorire istituzioni simili.

La prossima settimana entrerà in vigore la delibera della Commissione di Vigilanza, che dovrebbe prevedere la pubblicazione quotidiana dei dati di monitoraggio dell’informazione Rai. Ricordo però che la Rai pubblica i dati raccolti dall’Osservatorio di Pavia, mentre i dati ufficiali, su cui possono essere irrogate le sanzioni, sono quelli dell’Agcom.

Nel frattempo dobbiamo pretendere che l’Autorità renda pubblici tutti i dati sull’informazione delle settimane precedenti. E lo deve fare in modo completo, senza timori, perché è un diritto dei cittadini sapere. Mandiamo tutti subito una mail e un tweet all’Agcom a info@agcom.it e @AGCOMunica per richiedere al Presidente e ai consiglieri di rendere accessibili a tutti i dati sull’informazione sul referendum. E continuiamo fino a quando non saranno pubblicati in forma completa. È una questione di trasparenza e democrazia.

Sul tema cruciale del referendum alcuni tg non rispettano le norme del pluralismo

Vi do qualche dato aggiornato sul pluralismo dell’informazione in tema di referendum costituzionale.
Periodo 16 giugno – 15 luglio:
Tg1: Sì 60,9%, No 36,0%, Neutro 2,2%
Tg2: Sì 49,7%, No 49,3%, Neutro 1%
Tg3: Sì 39,8%, No 39,8%, Neutro 20,5%
Rainews: Sì 51,7%, No 33,5%, Neutro 14,8%.
Bisogna considerare che questi sono i dati ufficiali Agcom sul tempo di parola, mancano quelli sul tempo di notizia, che è il parametro su cui si erano registrate le violazioni più gravi ed eclatanti.
Penso sia facile, ancora una volta, constatare che ci sono testate che non rispettano le norme e gli indirizzi sul pluralismo, e quindi non rispettano i cittadini che dal servizio pubblico si aspettano un’informazione equilibrata e imparziale su un tema cruciale come quello del referendum.
Intanto, secondo le indiscrezioni apparse sulla stampa, gli avvicendamenti al vertice dei notiziari Rai dovrebbero riguardare tutte le testate ad eccezione del Tg1.
A voi le conclusioni.

P.s. Preoccupanti i dati delle emittenti private: Tg4 (Sì 76,8%, No 23,2%), Tg5 (Sì 34%, No 55,6%), Studio Aperto (Sì 80%, No 20%), TG La7 (Sì 63,5%, No 19,3%), Sky Tg 24 (Sì 73.1%), No 26,9%). Sembra quasi di essere di fronte a un blocco del sistema dell’informazione, tutto schiacciato sulla posizione governativa. Di fronte a questi dati l’Agcom non può restare inerte.

Informazione Rai e referendum: serve equilibrio tra le posizioni in campo

Sul referendum costituzionale l’informazione televisiva, a cominciare dal servizio pubblico, non è stata né leale né imparziale. Che la propaganda per il “Sì” fosse alimentata dai principali tg nazionali era sotto gli occhi di tutti. Ecco perché alcune settimane fa ho richiesto all’Agcom i dati sull’informazione Rai, che hanno appunto certificato questa abnorme disparità di trattamento. Ai sostenitori del Sì il 78% del tempo di notizia, a quelli del No il 22%; il solo Renzi ha avuto un tempo di notizia pari a 5 delle 8 ore fruite dal “Sì” e delle 10 complessivamente dedicate al tema: la negazione del pluralismo.

Di fronte alla realtà dei dati, l’Agcom si è dovuta attivare. Come? Raccomandando a tutte le emittenti – per la seconda volta nel giro di due mesi – di rispettare i più basilari principi dell’informazione su un tema cruciale come il referendum.

Raccomandazioni a parte, serve l’onestà intellettuale da parte di tutti. Oltre alle percentuali scandalose, ci sarebbero altri aspetti su cui l’Agcom è chiamata a intervenire da tempo. Spesso, infatti, l’informazione a vantaggio di una parte avviene attraverso altri espedienti. Vi faccio un esempio: è capitato più di una volta che le voci a favore del Sì fossero raccolte in un servizio omogeneo, in testa al tg, mentre quelle a favore del No in un servizio eterogeneo, più in basso nella scaletta. È solo un esempio di come, a parità di spazio, si possa manipolare l’informazione.

Sono sicuro che il Presidente del Consiglio scatenerà sui media un’offensiva senza precedenti da qui al referendum. La Commissione di vigilanza sta facendo la sua parte e monitorerà senza sosta l’informazione del servizio pubblico. I Commissari dell’Agcom facciano la loro, avendo il coraggio di rendere pubblici tutti i dati, utilizzando i poteri sanzionatori (che ha solo l’Agcom, non la Vigilanza) e ricordandosi, sempre, di non rispondere a nessun altro se non alla collettività. È per questo che si chiama indipendente, altrimenti non ha ragione di esistere.

Porta a Porta, inviati quesito ed esposto a Rai e Agcom

Ho inviato alla Rai l’interrogazione sulla puntata di Porta a Porta dedicata ai risultati del referendum sulla Brexit, teatro di uno squallido e grave episodio che ha visto protagonisti il conduttore della trasmissione e il direttore del Tg1 in seguito a uno scambio di battute fra quest’ultimo e la senatrice Barbara Lezzi. Oltre all’interrogazione alla Rai, ho inviato un esposto all’AGCOM. Non è infatti coerente con il principio della libertà di espressione il fatto che il conduttore di una trasmissione informativa e un suo ospite si mettano a disquisire sulla “sanzione” da infliggere a un altro ospite della trasmissione per opinioni – sia pure fortemente critiche – espresse nel più totale rispetto dei principi dell’informazione radiotelevisiva. Quanto è avvenuto nel corso della puntata è inaccettabile per il servizio pubblico nonché lesivo del contratto di servizio e del codice etico, che obbligano la Rai a improntare la programmazione a criteri di decoro e assenza di volgarità espressiva. La Rai deve intervenire affinché episodi del genere non abbiano più luogo. Vanno assunti provvedimenti seri quanto prima.

Necessario riequilibrio in Rai sul referendum. Presentato esposto all’AGCOM

I dati AGCOM relativi al dibattito sul referendum costituzionale fotografano una situazione allarmante. Nei Tg Rai quasi l’80% del tempo di notizia su questo argomento è andato ai sostenitori del SI, e solo il restante 20% alle ragioni del NO. Spicca il dato di Matteo Renzi che nella sua doppia veste di presidente del Consiglio e di segretario del Pd ha avuto il 51% del tempo di notizia sul tema referendario. Un dato estremamente critico se si pensa che è relativo a un periodo, quella della campagna elettorale, nel quale minima avrebbe dovuto essere la presenza di un esponente del governo.
L’Autorità Garante per le Comunicazioni aveva già inviato un richiamo a tutte le emittenti affinché garantissero un’informazione equa e imparziale sul tema della consultazione referendaria.

Ora, alla luce dei dati del monitoraggio, inviati solo ieri alla commissione di Vigilanza dopo reiterate richieste, l’AGCOM deve intervenire immediatamente e richiedere alle emittenti Rai il riequilibrio delle posizioni in campo.
Per questo ho appena presentato un esposto all’Autorità affinché si attivi senza ulteriori indugi.

Preoccupanti dati AGCOM sull’informazione dei tg Rai sul referendum. Occorre riequilibrio

Finalmente dopo le mie reiterate richieste siamo riusciti ad ottenere dall’AGCOM i dati sull’informazione che la Rai sta fornendo in merito al referendum costituzionale.
Sono preoccupanti e confermano quello che era già evidente a tutti.

Nei telegiornali della televisione pubblica dal 20 aprile al 6 giugno 2016:
– I sostenitori del “SI” hanno avuto quasi l’80% del tempo di notizia (ovvero 8 ore pari al 78%).
– I sostenitori del “NO” hanno avuto il 22% (ovvero 2 ore e 20 minuti).

Ricordo che il tempo di notizia è il tempo dedicato da un giornalista all’illustrazione di un argomento.

Si certifica così un netto squilibrio tra le posizioni in campo ingiustificabile e impensabile per un servizio pubblico.
La Rai deve rimediare e riequilibrare immediatamente e deve assicurare ai cittadini un’informazione degna di questo nome, ovvero imparziale ed equilibrata.

Referendum e informazione in Rai: oggi in Vigilanza audizione dell’Agcom

Nelle ultime settimane è stato necessario accendere i riflettori su come la Rai ha informato i cittadini in merito al referendum sulle riforme costituzionali. Da più parti sono arrivate segnalazioni sull’incompletezza dell’informazione fornita dalla tv pubblica. Ho richiesto all’AGCOM tutti i dati sullo spazio che le emittenti hanno dato ai sostenitori del “si” e del “no” e nonostante l’Autorità non abbia fornito dati aggregati (che ho nuovamente richiesto), si è avuta la conferma di ciò che era già evidente a tutti: i sostenitori del “si” hanno ricevuto uno spazio di gran lunga superiore ai sostenitori del “no”, uno spazio abnome.
Oggi ascolteremo in commissione di Vigilanza il presidente dell’AGCOM e i componenti dell’Autorità per fare il punto su questa situazione e avere un quadro preciso dei tempi dedicati al dibattito sul referendum. E’ un tema di centrale importanza. La Rai deve assicurare una rappresentazione seria, equa e imparziale di tutte le posizioni in campo.
Diretta streaming dell’audizione dalle ore 14.00.