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Con il M5S al governo, il reddito di cittadinanza sarà realtà

Ieri Berlusconi si è detto favorevole al reddito di cittadinanza. Ma in anni e anni i suoi governi non hanno mai adottato un provvedimento del genere. Né, di fronte alla proposta del Movimento 5 Stelle in Parlamento, gli esponenti di Forza Italia hanno manifestato reazioni positive. Ora, invece, la pseudo svolta. Queste persone sono molto abili con le chiacchiere. Non c’è da fidarsi. Se veramente vogliono il reddito di cittadinanza, lo dimostrino con i fatti. La nostra Nunzia Catalfo Portavoce a 5 Stelle, prima firmataria della proposta di legge M5S sul reddito di cittadinanza, ha reiterato la richiesta di calendarizzare in Aula il provvedimento visto che è fermo in commissione da 22 mesi. La verità è che quelle di Berlusconi sono solo parole. Gli italiani lo sanno bene. Quando il MoVimento sarà al governo, il reddito di cittadinanza sarà realtà. E’ una misura di cui l’Italia ha bisogno e non c’è più nulla da aspettare. E’ nel nostro programma e lo attueremo.

Una legge per cambiare i criteri di nomina dell’Agcom

Il pluralismo politico in Italia è sempre stato in pericolo e continuerà ad esserlo se non si avrà il coraggio di cambiare qualcosa nell’autorità preposta al suo controllo, ovvero l’Agcom.
L’Italia non è solo il Paese dove il servizio pubblico è alla mercé di partiti e governo (e con la riforma Renzi sarà sempre peggio), dove l’unico vero competitor nel settore fa capo all’ex presidente del consiglio Berlusconi, dove il passaggio al digitale terreste non ha determinato un’effettiva moltiplicazione di voci. È anche il Paese dove l’Authority che definisce le regole sul pluralismo nell’informazione, ne controlla il rispetto e infligge le eventuali sanzioni, presenta anomalie che non permettono di svolgere al meglio la propria funzione di garanzia.

I dati sul pluralismo sono sconfortanti, lo verifichiamo mensilmente: la Rai e altre emittenti sono schiacciate su governo e maggioranza e Mediaset fa da megafono alla sola voce del padrone.
Di fronte a un quadro drammatico e a ripetute infrazioni, l’Autorità garante non fa nulla. Si gira colpevolmente dall’altra parte, non intervenendo in alcun modo – neanche di fronte a violazioni eclatanti in campagna elettorale – o archiviando sistematicamente gli esposti. L’ultima archiviazione è quella relativa ai ricorsi presentati dal M5S che ripetutamente su alcune reti del Biscione ha avuto ZERO tempo di parola.

Una situazione insostenibile che si spiega soltanto se andiamo a vedere le modalità di nomina dell’Autorità e l’attuale composizione.
I commissari Agcom sono eletti dal Parlamento senza nessuna maggioranza qualificata. Ciò significa che l’organo di vertice ha un’evidente connotazione politica perché è il riflesso delle dinamiche parlamentari.
L’ultimo consiglio è stato eletto nel 2012 quando la maggioranza di Camera e Senato era nelle mani del Popolo della Libertà. Così due commissari risultano essere di chiara espressione di quel partito mentre gli altri sono stati scelti in base alla solita logica spartitoria. Così il gioco è presto svelato. Come può farsi garante del pluralismo un’autorità strutturata in questo modo, dove a valutare i ricorsi contro Mediaset è proprio un ex funzionario di Publitalia nonché tra i 26 promotori di Forza Italia, ex parlamentare di questo partito ed ex sottosegretario del governo Berlusconi?

Se devono esistere le autorità indipendenti, siano realmente di specchiata indipendenza. Per questo ho deciso di presentare una proposta di legge che modifica i criteri di nomina dei vertici dell’Agcom e che potrà fare da apripista per una riforma organica di tutte le authority.
È ora di voltare pagina.

Pluralismo nei tg: questo sconosciuto

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I dati di novembre sul pluralismo politico sono vergognosi. Non c’è emittente che si salvi. Quella del mese scorso è stata solo un’illusione. Presenteremo, quindi, nelle prossime ore interrogazioni alla Rai ed esposti all’Agcom.

Le percentuali dei notiziari Mediaset sono tornate a livelli indegni per l’informazione di un Paese democratico. Nel Tg4, giusto per fare un esempio, Forza Italia ha goduto del 52% del tempo, il Partito democratico del 20%, la Lega Nord del 12%, il M5S del 3%. Anche negli altri tg del biscione il quadro è imbarazzante, e questo suggerisce che il riequilibrio del mese precedente si era realizzato soltanto per prevenire eventuali sanzioni da parte dell’Agcom.

Il servizio pubblico, che più degli altri dovrebbe costituire un esempio di pluralismo, non riesce a liberarsi dalla cappa governativa. Nel complesso dei notiziari Rai il blocco Governo-maggioranza ha avuto oltre il 61% dello spazio, di cui il 41% soltanto il Governo, e le opposizioni sono a dire poco marginalizzate, avendo goduto appena del 18%. Questo accade anche nel Tg3, che qualcuno ha avuto l’ardire di definire “grillino”.
È una situazione, quella della Rai, perdurante e insostenibile, che i nuovi vertici devono assolutamente affrontare.
Non va meglio su SkyTg24, che riserva al blocco Governo- maggioranza quasi il 70%.

I dati, consultabili su ‪‎Open Tg, delineano un sistema dell’informazione interamente asservito al Presidente del Consiglio. Questo Paese soffre di una patologia per quanto riguarda il pluralismo e la libertà dell’informazione, una patologia che, a quanto pare, va ben oltre Berlusconi.

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Cassazione: falso in bilancio più debole con la nuova legge

Corriere della Sera 17 giugno 2015 Falso in bilancio - sentenza Cassazione
La nuova legge sul falso in bilancio, che secondo il governo Renzi avrebbe dovuto rafforzare il reato, ha invece l’effetto pratico contrario. Ne è prova la sentenza con cui la Cassazione ieri ha annullato la condanna per bancarotta dell’ex sondaggista di Berlusconi, Luigi Crespi. La nuova norma, approvata qualche settimana fa dal Pd e dalla maggioranza ed entrata in vigore da 48 ore, non solo non è efficace ma, addirittura, sarebbe peggiorativa rispetto alla formulazione voluta da Berlusconi nel 2001. Interpretando la pronuncia della Suprema Corte, il reato potrebbe sussistere solo ed esclusivamente qualora le alterazioni o falsificazioni dei bilanci venissero ammesse dal colpevole o qualora risultassero evidenti da documenti oggettivi. Risultato: lacuna normativa e falso in bilancio più debole. Il M5S lo ha detto fin dall’inizio. Già in sede di esame del provvedimento avevamo rilevato la criticità e cercato di porre rimedio attraverso l’emendamento a prima firma Buccarella, chiaramente respinto dalla maggioranza. Siamo sempre lì: il governo va avanti con gli slogan, e intanto danneggia il Paese.

 

La politica dei pacchi

pd_expo_30.001 Tra i motivi che hanno spinto tante persone a far nascere il M5S c’è stata sicuramente l’incapacità dei partiti di rappresentare i cittadini, di rispondere alle loro esigenze, di ascoltarli. Sono diventati al contrario i primi difensori degli interessi delle lobby di ogni genere e, inoltre, hanno lavorato unicamente alla conservazione dei loro sistemi di potere. Sistemi clientelari in cui, appunto, i cittadini non erano e non sono contemplati. Questa immagine ne è l’ennesima, incredibile, dimostrazione. Ma che credibilità può avere una forza politica che si riduce a fare promozioni da supermercato? Tesserati al Pd e avrai in omaggio lo sconto per un biglietto dell’Expo: prendi due, paghi uno. La politica dei pacchi. Neanche Berlusconi avrebbe mai osato tanto. L’alunno ha davvero superato il maestro, è il caso di dirlo!

Pubblicità del governo su Mediaset, presentata interrogazione parlamentare

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Si fa presto a dire fine del patto del Nazareno. Un recente articolo del Fatto Quotidiano riporta uno studio della società Nielsen sulle spese pubblicitarie affrontate dal governo in carica e da quello precedente. Secondo il dossier, nel 2013, quando a Palazzo Chigi c’era Enrico Letta, le reti Mediaset avrebbero raccolto il 10% della pubblicità istituzionale del governo, ovvero circa 540 mila euro in 12 mesi. Si tratta degli spot e delle comunicazioni che ministeri e presidenza del consiglio diffondono abitualmente su tutti i media per far conoscere l’attività dei dicasteri, eventuali nuovi provvedimenti o per approfondire temi di interesse generale. Bene. Da quando c’è Renzi a capo dell’esecutivo, queste cifre sarebbero cresciute in modo esponenziale. Nel 2014 il governo avrebbe infatti acquistato spazi pubblicitari sulle reti del gruppo di Silvio Berlusconi per un totale di 2,5 milioni di euro. Avete letto bene: il 369% in più rispetto all’anno precedente. Giù gli introiti, invece, per web, radio e per altre emittenti private come La 7 e Sky.

Occorre vederci chiaro, anche perché esiste una normativa che stabilisce precisi paletti per l’acquisto da parte delle pubbliche amministrazioni di spazi sui mezzi di comunicazione di massa. Per questo motivo ho presentato uninterrogazione parlamentare rivolta al Presidente del Consiglio dei Ministri. Se, infatti, tali dati fossero confermati, ci troveremmo di fronte a plurime violazioni della legge e a un’evidente ed ingiustificata predilezione del governo nei riguardi di Mediaset. Renzi, infatti, non solo avrebbe destinato il 57% degli investimenti in pubblicità istituzionale a Canale 5, Italia 1, Rete 4 e a tutto l’impero televisivo del Biscione, ma avrebbe anche drasticamente ridotto le campagne informative su internet (500 mila euro a fronte di 1,7 milioni impegnati da Letta), cosa che appare oltremodo contraddittoria rispetto alla stessa strategia di promozione ed utilizzo di internet, tanto declamata dal premier.

Chiediamo, dunque, di conoscere l’ammontare esatto della spesa in pubblicità per il 2014, la ripartizione di tale spesa tra i vari mezzi di comunicazione e la percentuale indirizzata alle reti di Berlusconi, che a sua volta, quando era Presidente del Consiglio, ci aveva già abituati a questo genere di operazioni in una situazione di lampante conflitto di interessi. Ora che Silvio non siede più in Parlamento (grazie al M5S), ci pensa Matteo a tutelarne gli interessi e a non ostacolarne gli affari.

Leggi QUI l’interrogazione al Presidente del Consiglio.

Caso Verro, l’istruttoria continua

Oggi in commissione si è svolta l’audizione del consigliere di amministrazione della Rai Antonio Verro. Il motivo, come sapete, è la lettera che l’ex parlamentare di Forza Italia, al suo secondo mandato come membro del cda di Viale Mazzini, avrebbe mandato 5 anni fa a Silvio Berlusconi, all’epoca Presidente del Consiglio, per segnalare programmi ritenuti “antigovernativi”. Verro oggi ha riconosciuto come suo il contenuto della missiva ma non ricorda le modalità di trasmissione del presunto fax. Ad ogni modo la nostra istruttoria continua e acquisiremo, appena disponibili, anche gli atti della procedura avviata sulla stessa vicenda dal comitato etico della Rai. Vi aggiornerò.

Intervento a “In 1/2 ora” di Lucia Annunziata – Rai 3 01/03/2015

Al di là di tutto mi sento sempre di ringraziare per l’affetto che questo gruppo parlamentare e tutto il movimento ricevono costantemente! Sarebbe impossibile andare avanti senza.  Lo sapete che insieme a voi andremo fino in fondo. Non molleremo mai! Stando ai commenti che sto ricevendo sembra che ieri sia andata bene! Grazie, ci proviamo in tutti i modi.

Mediaset / Rai Way – Intervista Corriere della Sera 26/02/2015

‪#‎raiway‬ ‪#‎rai‬ ‪#‎mediaset‬ Il governo sostiene che il 51% di Rai Way rimarrà in capo alla Rai. Ma di quello che dice l’esecutivo guidato da Matteo Renzi non c’è da fidarsi. Se non avesse prelevato 150 milioni di euro alla Rai (canone già versato dai cittadini per il 2014), e non avesse aperto la strada alla quotazione in Borsa della società delle torri, non staremmo qui a discutere dell’opa lanciata da Mediaset. All’inizio si era parlato di collocare una quota minima di Rai Way, poi il 34% ora discutiamo del 49%! Di questo governo, ripeto, non c’è da fidarsi. La mia intervista al Corriere della Sera

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Caso Rai Way – Intervista al Tg2 22/05/2014

Era il 22 maggio 2014 e il Tg 2 mi intervistava proprio sulla questione di Rai Way, che era agli albori e che cercavo di impedire in tutti i modi. E’ di oggi la notizia del lancio dell’opa di Mediaset proprio sulla società delle antenne, un‘operazione che tutti insieme possiamo bloccare! Rai Way gestisce un’infrastruttura di importanza strategica per il Paese. E sempre oggi il pd, che è il complice vero di questa operazione con il suo presidente del consiglio, grida che le antenne devono restare pubbliche…. ma per piacere!