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Sul canone Rai ennesima proposta propagandistica di Renzi

Renzi e il Pd hanno aspettato la fine della legislatura e lo scioglimento delle Camere per fare l’ennesima proposta propagandistica sulla Rai con l’occhio puntato sulle elezioni. Forse dimenticano di essere stati al governo in questi anni e che proprio l’esecutivo guidato dal segretario del Partito Democratico ha varato una pessima riforma della governance del servizio pubblico, rendendolo sempre più legato al governo, e ha inserito il canone in bolletta. Ora parlano di altro come se quanto fatto in precedenza non fosse mai successo. Ennesima posizione all’insegna dell’incoerenza a cui il Pd e gli altri partiti ci hanno abituati.
Il punto non è tanto e non solo il canone, ma fornire ai cittadini un servizio pubblico di alta qualità, colmando i ritardi accumulati negli anni, recidendo una volta per tutte il filo tra la politica e la concessionaria pubblica (cosa che questo governo in 5 anni non ha fatto), riformando in quest’ottica le modalità con cui si scelgono i vertici Rai. Il M5S ha fatto una proposta molto precisa in tal senso inserita nel programma di governo.
Se messo nelle condizioni giuste di operare in piena indipendenza dalla politica, il servizio pubblico può ancora svolgere una funzione rilevante in una democrazia per fornire un’informazione indipendente e accompagnare la crescita culturale del Paese. È su questo che Renzi e il Pd avrebbero dovuto concentrare gli sforzi ma come abbiamo visto in questi 5 anni hanno preferito fare altro. Ci penseremo noi una volta al governo.

Con il canone Rai non si finanzierà la Rai

Con il canone Rai non si finanzierà la Rai. Sembra un nonsense ma è quello che il governo ha scritto nero su bianco nella legge di Stabilità. Emendamento n° 10.99. Solo una parte delle risorse raccolte con il canone andranno al servizio pubblico (ampliamento delle fasce di esenzione compreso). Il resto sarà spezzettato tra emittenti locali e fondo per la riduzione della pressione fiscale. In parole povere con i 100 euro nella bolletta elettrica, credi di finanziare la tv pubblica, ma in realtà fai tutt’altro: da una parte dai i tuoi soldi al settore privato, e non a un servizio pubblico, e dall’altra autofinanzi la riduzione delle tue stesse tasse! Questo si chiama raggiro. Siamo stati i primi a denunciarlo e ora è acclarato con questa assurda distribuzione.
Tra l’altro se davvero l’obiettivo del premier fosse stato quello di ridurre il canone e incidere sull’evasione, avrebbe dovuto ulteriormente abbassarlo a 80 euro considerato che, come previsto dalla Stabilità, alla Rai non andrà mai oltre 1 miliardo e 700 milioni.

Siamo di fronte all’ennesimo inganno da parte del governo Renzi che va anche contro i principi costituzionali. La Consulta è stata molto chiara sul punto: il canone serve unicamente a finanziare il servizio pubblico e non altro. Ma si sta puntando in tutt’altra direzione. Inoltre non bisogna dimenticare che, in virtù della legge di stabilità dello scorso anno, una parte crescente del canone potrà essere utilizzata dall’esecutivo a proprio piacimento, senza alcun vincolo di destinazione. E’ semplicemente insensato.

La realtà è che stanno cercando mezzi più o meno camuffati per mettere le mani ancora una volta nelle tasche dei cittadini, salvo poi propagandare l’opposto. Con l’esecutivo di Renzi il canone Rai, che era pensato per finanziare in modo autonomo la tv di Stato, diventa a tutti gli effetti un’imposta. Altro che riduzione delle tasse, il governo degli inganni le sta aumentando, oltretutto mascherandole e prendendo in giro gli italiani. Basta

Senza segnale, servizio inesistente. Interrogazione alla Rai

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– Circa trenta comuni laziali non hanno mai ricevuto il segnale Rai da quando si è realizzato il passaggio al digitale terrestre;

– A Cinisi (Palermo) è possibile fruire soltanto di un limitato numero di canali del servizio pubblico;

– In diverse zone del Piemonte il segnale delle reti Rai risulta assente da luglio a causa di un imprecisato problema tecnico relativo alle frequenze;

– A Paola (Cosenza) il segnale della Rai non sarebbe raggiunto dalla quasi totalità dei residenti;

– In Abruzzo, nei dintorni dell’Aquila, il segnale radiotelevisivo si perde sistematicamente per diversi giorni. Non pervenuto da tempo immemore quello radiofonico;

– Vicino Genova, a distanza di oltre tre anni dallo switch-off, non risultano fruibili i canali digitali della Rai, specialmente quelli tematici.

E poi ancora i comuni in provincia di Matera, Lecce, Salerno, Macerata e altri: l’elenco potrebbe continuare a lungo. Centinaia di persone mi hanno scritto e mi scrivono per segnalare problemi e criticità perché ancora oggi molte zone del nostro Paese non sono raggiunte dal segnale Rai o hanno difficoltà nella ricezione.

Per questo ho inviato un quesito ai vertici dell’azienda per avere informazioni sullo stato dell’arte e per sapere in che modo la Rai intenda intervenire. Esistono palesi disparità di trattamento tra i territori del nostro Paese e devono essere definitivamente superate. È assurdo che si pretenda il pagamento del canone a fronte di un servizio inesistente. Non solo la Rai, anche il Governo ne deve tenere conto. Non può pensare di mettere mano al sistema di riscossione del canone senza però assicurarsi che tutti i cittadini siano messi nelle condizioni di vedere i canali Rai.

Rispetto alla questione ho già fatto una proposta contenuta nel contratto di servizio approvato dalla Commissione di vigilanza un anno e mezzo fa, e allo stato attuale ancora chiuso nei cassetti nel Ministero dello Sviluppo Economico, chiedendo che vengano esentati dal pagamento del canone proprio coloro i quali non ricevono per questioni tecniche le trasmissioni televisive.

La mancata ricezione del segnale si traduce in una lesione del diritto costituzionale all’informazione. Ed è inaccettabile che sussistano disparità di trattamento nel nostro Paese. Rai e governo intervengano.

Maggioni e Campo Dall’Orto in Commissione vigilanza Rai

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Vi invito a seguire i lavori della Commissione di ‪#‎vigilanzaRai‬ oggi. Alle 14:00 svolgeremo la prima audizione dei nuovi vertici della televisione pubblica: ci confronteremo con la presidente della Rai Monica Maggioni e con il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto.

L’incontro sarà come sempre trasmesso in diretta streaming e tutti potrete essere informati sui progetti per il servizio pubblico che la nuova dirigenza intende realizzare, sulle novità in arrivo per le news room e sui cambiamenti relativi al canone.

Ovviamente chiederemo alla presidente e al direttore generale quali misure intendono adottare rispetto allo scandalo delle tangenti pagate dall’imprenditore David Biancifiori ad alcuni funzionari ‪#‎Rai‬ per aggiudicarsi appalti e commesse. Su questa vicenda serve la massima trasparenza.

A dopo!

Ennesimo annuncio di Renzi sul canone

Ecco l’ennesimo annuncio di Renzi sul canone Rai. Lo aveva fatto in questo stesso periodo già lo scorso anno, ma dopo tante parole, come sempre, zero fatti. Renzi chiacchiera per non dover affrontare la questione centrale, il cuore del problema del sistema radiotelevisivo pubblico: ovvero l’influenza dei partiti sulla tv pubblica. Se Viale Mazzini non è indipendente e se si continua a portare acqua al mulino dei partiti, allora tanto vale portare a zero il canone dovuto dai cittadini. Che servizio pubblico è quello in cui il premier chiede 113 o 100 euro ai cittadini, con modalità ancora tutte da capire, per nominarsi il proprio amministratore delegato con ampi poteri, per occupare l’informazione pubblica e plasmare a proprio piacimento il racconto del Paese? La Rai deve essere indipendente e offrire un servizio pubblico degno di questo nome. Cominciamo da questo e la riduzione dell’evasione verrà da sé.

La politica stia lontana dal servizio pubblico

Il Pd è davvero incredibile. Lo stesso partito che qualche mese fa urlava ai 4 venti che avrebbe liberato la Rai dai partiti, smentisce ogni giorno se stesso. E fa esattamente l’opposto.

Prima Renzi ha presentato una riforma della governance del servizio pubblico che tutto fa tranne che rendere la Rai indipendente dall’influenza politica.
Poi ha dato seguito nel modo più classico,insieme agli altri partiti, alla prassi malsana della lottizzazione nominando come consiglieri di amministrazione assistenti di parlamentari e i propri spin doctor di campagne elettorali. Addio indipendenza e competenza nel settore radiotelevisivo. L’unica figura che risponde a queste caratteristiche è Carlo Freccero, votato dal M5S.

Infine, come se non bastasse, sono passati alle accuse e alle intimidazioni attaccando platealmente alcuni programmi di inchiesta e il servizio pubblico.
Lo ha fatto innanzitutto lo stesso premier che si è messo a dare lezioni di palinsesti; in seguito è toccato al presidente della regione Campania De Luca che ha definito “camorrismo giornalistico” il lavoro portato avanti da alcune testate e alcuni giornalisti.

Ieri l’ultima chicca: Michele Anzaldi, deputato del Pd ed ex addetto stampa di Rutelli, ha detto al Corriere della Sera che “c’è un problema con Rai 3 e il Tg3. Ed è un problema grande, ufficiale. Purtroppo non hanno seguito il percorso del Pd: non si sono accorti che è stato eletto un nuovo segretario, il quale poi è diventato anche premier”. E ancora: “il Pd viene regolarmente maltrattato e l’attività del governo criticata”.
Quindi non solo la maggioranza e il premier occupano in ogni ora del giorno e della notte le tv (basta dare un’occhiata ai dati Agcom sul pluralismo), ma pretendono che si parli solo bene di quello che fanno. Dichiarazioni e comportamenti gravissimi, un’ingerenza inconcepibile che non sembra voglia placarsi.

Il servizio pubblico non deve subire pressioni dalla politica. Deve essere indipendente e tutti i rappresentanti dei cittadini in Parlamento, di qualsiasi colore politico, devono lavorare in questa direzione, altrimenti non ha nemmeno senso il ruolo di parlamentare. Ai cittadini non interessa la propaganda che vuole costruire Renzi, non interessano le beghe tra correnti, non interessa che si spettacolarizzi il racconto della politica e della cronaca. I cittadini pagano un canone per ottenere un servizio pubblico che li informi correttamente, che dia spazio alle tante voci della nostra società, che sia dalla loro parte e non dalla parte dei partiti. E’ una questione di democrazia.

La Rai assicuri il servizio pubblico. Noi continueremo a difenderne l’indipendenza e ci batteremo perché possa ricominciare ad essere una fabbrica di cultura e di informazione, e non il megafono di partiti e politicanti.

Meno tv generalista, più internet: come cambierà il servizio pubblico?

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Sempre più persone nel Regno Unito non pagano il canone. È infatti cresciuto in modo vertiginoso il numero di utenti che non posseggono più un televisore e che hanno smesso di vedere la tv generalista. Accedono ai contenuti audiovisivi e all’informazione via internet usando dispositivi diversi (tra cui iPlayer, il servizio di visualizzazione online di Bbc).

La Bbc ha così previsto che nel 2016/2017 registrerà una perdita di circa 150 milioni di sterline, mancati introiti che la vedono costretta a tagliare costi di gestione e, purtroppo, posti di lavoro. Allo stesso tempo ha deciso di investire maggiormente in prodotti digitali e nell’ampliamento della propria offerta.

Tony Hall, direttore generale della tv pubblica britannica, ha dichiarato: “Dobbiamo concentrarci su ciò che è davvero importante, cioè produrre programmi e contenuti di qualità per tutto il nostro pubblico”.

Questa notizia rende evidente quanto sia imprescindibile e attuale una riflessione profonda sul ruolo e sulle sfide del servizio pubblico radiotelevisivo in Italia, come in Europa. Il mercato dell’audiovisivo e le abitudini dei telespettatori stanno cambiando velocemente e di fronte a questo nuovo scenario occorre interrogarsi sulla missione della tv pubblica e su come debba adeguarsi ai mutamenti in atto.

Sono contento che la Commissione di vigilanza Rai abbia intrapreso un’indagine conoscitiva in merito, un percorso che servirà ad accendere il dibattito sul tema e a raccogliere le testimonianze, le idee, i punti di vista di registi, rappresentanti delle Istituzioni, giornalisti, giovani autori e addetti ai lavori. Una discussione e un confronto tanto più necessari se si considerano, da un lato, l’importanza del servizio pubblico per una democrazia e, dall’altro, il futuro imminente della Rai, con l’esame della riforma della governance e il rinnovo del cda.

La Vigilanza Rai è pronta a dare il suo contributo.

Visita alla sede Rai di Cosenza

Questa mattina ho visitato a Cosenza la sede Rai della Calabria. Dopo Napoli, Perugia e Roma quella di oggi è un’ulteriore tappa per conoscere lo stato dei centri regionali del servizio pubblico. Ho incontrato i lavoratori e i giornalisti della redazione locale della Tgr. La sede calabrese sarà una delle ultime ad essere digitalizzata. Si dovrebbe procedere alla conversione ad ottobre 2015. Il problema maggiore resta però quello tecnico – strutturale relativo alle frequenze perché ci sono zone della Calabria dove il segnale è assente o debole. A questo si deve porre immediatamente rimedio, altrimenti non si comprende il motivo per il quale i cittadini debbano pagare il canone. Nel nuovo contratto di servizio abbiamo tenuto conto di questo problema che si riscontra anche in altre regioni e abbiamo inserito una norma per esentare dal pagamento del canone gli utenti che non ricevono il segnale radiotelevisivo per cause tecniche.

 

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Canone in bolletta, spot del governo

Gli annunci del governo sul canone in bolletta non erano altro che uno spot elettorale. L’ho ripetuto e dichiarato più volte nei giorni scorsi. E come volevasi dimostrare tutto si è risolto in un dietrofront dello stesso esecutivo. Siamo quasi al mese di dicembre, non ci sono i tempi tecnici per procedere alla riforma. Detto questo, credo che non ci siano dubbi che in Rai vadano cambiate molte cose, ma la fretta è sempre cattiva consigliera, così come gli slogan da campagna elettorale. Su canone e governance serve un dibattito parlamentare. E’ impensabile che si proceda per decreto bypassando il confronto tra le forze politiche. Quest’ultimo è necessario per approfondire lo stesso tema del servizio pubblico. Invece di continuare a fare spot, cerchiamo di lavorare a una riforma seria e partecipata nell’interesse dei cittadini.