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Approvato in Commissione Vigilanza Rai il parere sul nuovo Contratto di servizio Rai

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La Commissione di Vigilanza Rai ha approvato il parere sul nuovo Contratto di servizio. Abbiamo lavorato per migliorare questo atto che contiene gli obiettivi e gli obblighi a cui la Rai dovrà attenersi nei prossimi 5 anni nell’esercizio della sua missione di servizio pubblico. La Commissione è intervenuta su diversi punti, tra cui il significativo aumento dell’accessibilità dei contenuti per le persone con disabilità, l’inserimento nel Contratto della delibera sui conflitti di interessi degli agenti delle star, una serie di novità in materia di informazione. Il parere non è vincolante ma contiene precise indicazioni del Parlamento che il Ministero dello Sviluppo Economico e la Rai dovranno tenere in considerazione in uno spirito di massima collaborazione.

Ecco alcune delle novità inserite:

SOTTOTITOLI E AUDIODESCRIZIONI: sottotitolazione del 100% dei programmi delle reti generaliste tra le 06.00 e le 24.00 nonché di tutte le edizioni di Tg1, Tg2 e Tg3 nelle fasce meridiane e serali; obbligo di garantire la massima qualità delle sottotitolazioni; aumento delle audiodescrizioni ai tre quarti di film, fiction e prodotti audiovisivi; assicurare a tutte le persone con disabilità l’accesso all’offerta multimediale (es: Rai Play); istituzione di un osservatorio permanente su disabilità e media; attivazione di un numero verde e di una live chat per ricevere le segnalazioni sul cattivo funzionamento dei servizi di sottotitolazione e audio descrizione.

CONFLITTI DI INTERESSI DI AGENTI STAR: la risoluzione che la Commissione di Vigilanza ha approvato sul tema diventa obbligo contrattuale.

INFORMAZIONE: piano news entro 6 mesi con riprogettazione dell’offerta informativa Rai sul web; partecipazione dei cittadini all’informazione (citizen journalism); fact checking nei programmi di informazione; valorizzazione del giornalismo di inchiesta.

RECUPERO MEMORIA AUDIOVISIVA TV PUBBLICA: obbligo di presentare un piano con tempistiche certe per la completa digitalizzazione dell’archivio storico della Rai.

DOCUMENTARI: costituire una struttura aziendale per lo sviluppo del genere documentario.

CANALE IN LINGUA INGLESE: presentazione entro 6 mesi di un canale con funzioni di informazione e promozione della cultura e delle eccellenze del nostro Paese attraverso la produzione di programmi ad hoc e la diffusione di opere cinematografiche.

AMPLIAMENTO DEI PRINCIPI DEL SERVIZIO PUBBLICO: più attenzione alle periferie; maggiori strumenti e informazioni per l’educazione finanziaria dei cittadini; più attenzione a tutte le discipline sportive e a quelle praticate dalle persone con disabilità; superamento degli stereotipi di genere in tutta la programmazione; campagne contro bullismo e cyber bullismo; riferimenti all’agenda Onu 2030 in materia di sviluppo sostenibile.

CONTABILITÀ SEPARATA E RACCOLTA PUBBLICITARIA: precisare per ciascun programma le modalità di finanziamento dello stesso; nel trasmettere i dati pubblicitari all’Agcom, Rai dovrà indicare sia i prezzi di vendita degli spazi pubblicitari effettivamente praticati, sia i listini di vendita.

RADIO: obbligo di coprire entro 3 anni il 100% del territorio nazionale con la radio digitale (DAB+); progetto di valorizzazione dell’offerta radiofonica attraverso il miglioramento della qualità del segnale e le sinergie editoriali con tv e web.

CENTRI DI PRODUZIONE E INNOVAZIONE: valorizzazione dei centri di Roma, Napoli, Milano e Torino e del Crit di Torino.

PIANO EDITORIALE: possibile rimodulazione dei canali tematici e della pubblicità negli stessi canali; ridefinizione della missione dei canali generalisti.

RISORSE UMANE: in caso di assunzione di nuove professionalità giornalistiche la Rai ricorre prioritariamente alle graduatorie dei concorsi del 2013 e 2014; la Rai deve garantire ai tecnici e agli operatori delle produzione esterne pari diritti e tutele.

Porta a Porta, inviati quesito ed esposto a Rai e Agcom

Ho inviato alla Rai l’interrogazione sulla puntata di Porta a Porta dedicata ai risultati del referendum sulla Brexit, teatro di uno squallido e grave episodio che ha visto protagonisti il conduttore della trasmissione e il direttore del Tg1 in seguito a uno scambio di battute fra quest’ultimo e la senatrice Barbara Lezzi. Oltre all’interrogazione alla Rai, ho inviato un esposto all’AGCOM. Non è infatti coerente con il principio della libertà di espressione il fatto che il conduttore di una trasmissione informativa e un suo ospite si mettano a disquisire sulla “sanzione” da infliggere a un altro ospite della trasmissione per opinioni – sia pure fortemente critiche – espresse nel più totale rispetto dei principi dell’informazione radiotelevisiva. Quanto è avvenuto nel corso della puntata è inaccettabile per il servizio pubblico nonché lesivo del contratto di servizio e del codice etico, che obbligano la Rai a improntare la programmazione a criteri di decoro e assenza di volgarità espressiva. La Rai deve intervenire affinché episodi del genere non abbiano più luogo. Vanno assunti provvedimenti seri quanto prima.

Rai e informazione sul referendum: occorre un’inversione di rotta

In questi giorni è stato necessario accendere i riflettori su come la Rai ha informato i cittadini sul referendum. Come Presidente della Vigilanza ho assunto una serie di iniziative che vi riepilogo di seguito. E’ grazie a questi interventi e alla richiesta dei dati all’Agcom che si sta finalmente facendo un po’ di chiarezza:

1. La Rai per legge e per contratto di servizio è obbligata a fornire un’informazione completa e imparziale sulle posizioni favorevoli e contrarie al quesito, anche se formalmente la par condicio referendaria non è iniziata. Per questo motivo nelle scorse settimane l’Agcom ha raccomandato a tutte le emittenti di rappresentare in modo corretto, imparziale e completo il dibattito sulle riforme costituzionali.

2. Subito dopo ho convocato l’ufficio di presidenza della commissione di vigilanza per chiedere formalmente alla Rai di assicurare ai sostenitori del “No” pari voce e dignità, visto l’evidente sbilanciamento a favore del “Sì”. Erano tutti favorevoli alla richiesta tranne il Pd, che ne ha impedito l’approvazione.

3. Nei giorni successivi sono continuate ad arrivare segnalazioni sulla faziosità dell’informazione Rai sul referendum. A quel punto ho deciso di chiedere all’Agcom tutti i dati dalla fine di aprile ad oggi.

4. Due giorni fa finalmente l’Agcom ha risposto inviando i dati che ho subito trasmesso ai commissari della Vigilanza. Il dato fondamentale che avevo richiesto, cioè quanto spazio hanno avuto complessivamente il “Si” e il “No”, curiosamente non è stato indicato. Nonostante questo, le tabelle confermano una situazione che era già evidente agli occhi di tutti: i sostenitori del “Sì” hanno ricevuto uno spazio abnorme, contrario a qualsiasi principio dell’informazione: il solo Renzi ha ottenuto circa il 50% del tempo di notizia sul referendum, un dato agghiacciante!

5. Ho chiesto quindi all’Agcom di inviare di nuovo i dati senza lacune, e ho convocato in Vigilanza i vertici dell’Autorità, che saranno ascoltati mercoledì prossimo, come deliberato dall’ufficio di presidenza.

Basta scuse, basta alibi. Di fronte a questi dati impressionanti la Rai deve immediatamente invertire la tendenza fornendo una rappresentazione seria, equa e imparziale di tutte le posizioni in campo.
In gioco c’è la struttura democratica di questo Paese.

Senza segnale, servizio inesistente. Interrogazione alla Rai

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– Circa trenta comuni laziali non hanno mai ricevuto il segnale Rai da quando si è realizzato il passaggio al digitale terrestre;

– A Cinisi (Palermo) è possibile fruire soltanto di un limitato numero di canali del servizio pubblico;

– In diverse zone del Piemonte il segnale delle reti Rai risulta assente da luglio a causa di un imprecisato problema tecnico relativo alle frequenze;

– A Paola (Cosenza) il segnale della Rai non sarebbe raggiunto dalla quasi totalità dei residenti;

– In Abruzzo, nei dintorni dell’Aquila, il segnale radiotelevisivo si perde sistematicamente per diversi giorni. Non pervenuto da tempo immemore quello radiofonico;

– Vicino Genova, a distanza di oltre tre anni dallo switch-off, non risultano fruibili i canali digitali della Rai, specialmente quelli tematici.

E poi ancora i comuni in provincia di Matera, Lecce, Salerno, Macerata e altri: l’elenco potrebbe continuare a lungo. Centinaia di persone mi hanno scritto e mi scrivono per segnalare problemi e criticità perché ancora oggi molte zone del nostro Paese non sono raggiunte dal segnale Rai o hanno difficoltà nella ricezione.

Per questo ho inviato un quesito ai vertici dell’azienda per avere informazioni sullo stato dell’arte e per sapere in che modo la Rai intenda intervenire. Esistono palesi disparità di trattamento tra i territori del nostro Paese e devono essere definitivamente superate. È assurdo che si pretenda il pagamento del canone a fronte di un servizio inesistente. Non solo la Rai, anche il Governo ne deve tenere conto. Non può pensare di mettere mano al sistema di riscossione del canone senza però assicurarsi che tutti i cittadini siano messi nelle condizioni di vedere i canali Rai.

Rispetto alla questione ho già fatto una proposta contenuta nel contratto di servizio approvato dalla Commissione di vigilanza un anno e mezzo fa, e allo stato attuale ancora chiuso nei cassetti nel Ministero dello Sviluppo Economico, chiedendo che vengano esentati dal pagamento del canone proprio coloro i quali non ricevono per questioni tecniche le trasmissioni televisive.

La mancata ricezione del segnale si traduce in una lesione del diritto costituzionale all’informazione. Ed è inaccettabile che sussistano disparità di trattamento nel nostro Paese. Rai e governo intervengano.

Stop alla pubblicità nei canali Rai dedicati ai bambini

Dopo mesi di battaglie, solleciti, segnalazioni, sembra che in Rai finalmente si siano decisi ad applicare alcuni punti del contratto di servizio.

Come ricorderete, tra le novità che avevamo inserito c’era il divieto di spot nei canali e nei programmi dedicati ai bambini in età prescolare. Ebbene, pare che il nuovo direttore generale si sia convinto della necessità di dare una svolta decisiva in tal senso e avrebbe intenzione di eliminare i messaggi pubblicitari dalla programmazione di Rai Yoyo a partire dall’anno prossimo. Lo invito a procedere il prima possibile.

Sarebbe un passo fondamentale che la Commissione di Vigilanza Rai ha voluto fortemente e sostenuto dal primo istante, infatti è uno degli elementi chiave del contratto di servizio che abbiamo approvato. Troppo spesso i bambini sono trattati come meri consumatori, destinatari di un bombardamento pubblicitario incessante.

Il servizio pubblico inverta la rotta e si distingua finalmente dalla televisione commerciale.
Mesi fa lanciai la campagna #firmeRai affinché la Rai e il governo dessero seguito al contratto di servizio approvato dalla Vigilanza. C’è ancora molto da fare ma vi assicuro che continueremo a lavorare affinché i cittadini italiani possano essere orgogliosi del servizio pubblico per il quale versano ogni anno il canone.

Inspiegabile l’immobilismo del governo sul nuovo contratto di servizio Rai

#firmerai

Molte cose potrebbero cambiare nella tv pubblica se finalmente venisse firmato il nuovo contratto di servizio. Eppure il sottosegretario Giacomelli sembra dimenticarlo come è accaduto oggi in commissione Trasporti. L’immobilismo del governo su questo fronte è inspiegabile. Senza aspettare la riforma, potremmo già da domani riavvicinare il servizio pubblico alle esigenze dei cittadini: stop agli spot del gioco d’azzardo, stop alla pubblicità nei canali dedicati ai bambini in età prescolare, 80% della programmazione sottotitolata, film in seconda serata trasmessi in lingua originale. E, ancora, l’obbligo per il presidente della Rai di riferire ogni tre mesi in Commissione di Vigilanza sullo stato del pluralismo dell’informazione. Il contratto, approvato dalla Vigilanza il 7 maggio 2014, giace da quasi un anno nei cassetti del Ministero dello Sviluppo Economico. Per questo abbiamo lanciato la campagna ‪#‎firmeRAI‬. Chiediamo tutti al Mise e alla Rai di tener conto del parere della Vigilanza e di sottoscrivere il contratto il prima possibile. Come? Cliccate qui: http://firmerai.it/
E’ importante. Per cambiare la Ra, basta una firma.

Gioco d’azzardo, la Rai ha il dovere di contrastarlo

Nel suo Codice Etico la Rai riconosce l’influenza, anche indiretta, che le proprie attività possono avere sullo sviluppo economico e sociale della collettività, nonché sul benessere generale. Per questo motivo l’intera programmazione della televisione pubblica, compresa quella riguardante le trasmissioni di intrattenimento, dovrebbe essere costantemente improntata al rispetto del principio di responsabilità sociale. Non è, però, sempre così. Da tempo molte associazioni di consumatori e utenti criticano il programma di Rai Uno “Affari tuoi” sia per le modalità di svolgimento, sia per il messaggio stesso della trasmissione. Le diverse fasi del gioco sono state oggetto di valutazione in sede processuale: da un lato è stata riconosciuta, tanto in primo quanto in secondo grado, la fondatezza di sospetti su presunte irregolarità nell’assegnazione dei premi, dall’altro è stata evidenziata una generale mancanza di trasparenza nelle tecniche di controllo. Ma è lo stesso format ad essere estraneo alla missione del servizio pubblico, considerato che si fonda esclusivamente sulla speranza di un facile guadagno e sull’azzardo. Ho per questo presentato un quesito alla Rai. La concessionaria ha l’obbligo di fare chiarezza e rendere conto pubblicamente sui sospetti di irregolarità, emersi in sede processuale, su un gioco a premi che si basa su consistenti vincite in denaro e che appare incompatibile con il principio di responsabilità sociale dell’azienda radiotelevisiva finanziata dai cittadini con il canone. La Rai deve essere fino in fondo consapevole dell’impatto che le sue scelte editoriali possono avere sulla società, e in particolar modo, sulle fasce più deboli della popolazione, che più di altre sono vittime della piaga del gioco d’azzardo. Il servizio pubblico ha il dovere di contrastare questo fenomeno, non alimentarlo.

Potete leggere QUI l’interrogazione.

Ps. Nel nuovo contratto di servizio, la Commissione di vigilanza ha inserito una norma precisa per contrastare la ludopatia: il divieto di diffondere sui canali della tv pubblica spot del gioco d’azzardo. Ci aspettiamo che Rai e Ministero dello Sviluppo Economico lo sottoscrivano.

Intervento a “In 1/2 ora” di Lucia Annunziata – Rai 3 01/03/2015

Al di là di tutto mi sento sempre di ringraziare per l’affetto che questo gruppo parlamentare e tutto il movimento ricevono costantemente! Sarebbe impossibile andare avanti senza.  Lo sapete che insieme a voi andremo fino in fondo. Non molleremo mai! Stando ai commenti che sto ricevendo sembra che ieri sia andata bene! Grazie, ci proviamo in tutti i modi.

Patrizio Rispo per #firmeRAI

Patrizio Rispo sostiene la campagna #firmeRai. Migliorare la Rai è possibile già adesso, anche grazie al vostro contributo. Chiediamo al Ministero dello Sviluppo Economico e alla Rai di firmare subito il nuovo Contratto di servizio recependo le modifiche proposte dalla commissione di Vigilanza. Andate su www.firmerai.it e partecipate alla campagna. Per migliorare la Rai basta una firma!

Claudio Santamaria per #firmeRAI

Anche Claudio Santamaria firma per avere una Rai migliore e un servizio pubblico più attento al rapporto tra web e cittadini. Più protezione nei riguardi dei bambini, stop agli spot del gioco d’azzardo, più trasparenza: tutto questo potrebbe essere realtà se solo il Ministero dello Sviluppo Economico e la Rai sottoscrivessero il nuovo Contratto di Servizio approvato dalla commissione di Vigilanza Rai.
Aiutateci a farlo firmare, sostenendo e diffondendo la campagna #firmeRAI. Per cambiare la Rai basta una firma >>> www.firmerai.it