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Bomba contro il bar degli studenti a San Giovanni a Teduccio, solidarietà ai giovani imprenditori

Davide e Nelson sono due ragazzi di Napoli che hanno investito i loro risparmi per aprire a San Giovanni a Teduccio, periferia est della città, un bar davanti alla nuova Facoltà di Ingegneria e al centro Apple. La notte del 25 aprile una bomba ha distrutto l’ingresso e la vetrina del locale frequentato da studenti, lavoratori, docenti, provocando danni anche all’interno. Senza perdersi d’animo, hanno rimediato ai danni e riaperto, ma hanno bisogno del sostegno e della vicinanza di tutta la collettività e delle istituzioni per fare fronte agli attacchi della criminalità organizzata. Non lasciamoli soli. Massima solidarietà ai due giovani imprenditori. L’atto vile e violento che hanno subito colpisce anche perché sferrato nei riguardi di una realtà nata in prossimità di un luogo dedito allo studio, alla ricerca, alla progettazione del futuro come il Polo della Federico II, in un territorio difficile come quello di San Giovanni. Bisogna lavorare fianco a fianco, cittadini e Istituzioni, per non arrendersi alla violenza e per portare avanti la lotta al degrado e alla criminalità. Forza ragazzi, siamo con voi.

Ognuno faccia la sua parte

Prime ore del mattino. Si esce di casa per andare al lavoro. Bambini e ragazzini si dirigono verso le scuole. All’improvviso esplodono colpi di arma da fuoco, in strada. Una “stesa”, l’ennesima, nel rione Sanità di Napoli. Succede sotto la luce del sole, e in questo quartiere, come in molti altri della mia città, fare i conti con raid armati fa parte della normalità della vita quotidiana. Non è la prima volta che succede una cosa del genere. Solo la settimana scorsa era avvenuta un’altra sparatoria proprio all’ora di ingresso dei bambini a scuola. Oggi i colpi hanno raggiunto la vetrina di una pasticceria del quartiere. I negozi di alimentari erano già aperti. A poche decine di metri c’è un plesso scolastico. Questa non è vita. Cos’altro deve accadere perché si affronti la questione con l’obiettivo di risolverla definitivamente? Cosa fa il governo? Cosa fa il sindaco? Le misure finora messe in atto hanno portato a qualche risultato? Come supportano il lavoro delle forze dell’ordine, della magistratura e di associazioni, comitati, sacerdoti che provano a dare un nuovo volto al quartiere? I cittadini della Sanità, come tutti i cittadini napoletani, devono essere tutelati. Ognuno faccia la sua parte.

Se ai bambini non vengono assicurati i libri scolastici. Interrogazione urgente al Ministro dell’istruzione

Garantire il diritto allo studio dovrebbe essere uno dei compiti primari dello Stato da mettere in pratica con tutti gli strumenti a disposizione. E questo soprattutto in quei territori che vivono maggiori difficoltà economiche e sociali, in quei territori dove la criminalità organizzata impera. Eppure lì dove l’attenzione dovrebbe essere massima, vediamo che un diritto così essenziale non viene tutelato come dovrebbe. In questi giorni sul quotidiano Il Mattino si è affrontato il tema dei bonus per l’acquisto dei libri di testo: a gennaio 2017, ovvero a quattro mesi dall’inizio dell’anno scolastico, in alcune scuole di Scampia come anche in altre municipalità a Napoli, i bambini non sono ancora in possesso dei libri a causa della mancata erogazione del contributo in favore delle famiglie disagiate. L’anno scorso i bonus non sarebbero stati addirittura distribuiti. E così docenti, alunni, famiglie si arrangiano come possono. Ma è impensabile che in un Paese civile non si assicuri dall’avvio dell’anno la fornitura dei libri per studiare a chi ne ha bisogno a causa di iter procedurali complessi, lungaggini e ritardi. Nessuno deve rimanere indietro e in quelle realtà dove la camorra fa sentire la sua presenza asfissiante, le istituzioni scolastiche necessitano di tutta l’attenzione possibile, e quindi di tutti gli strumenti idonei a svolgere la propria funzione educativa e sociale, che è la strada maestra per offrire ai più giovani un futuro.

Su questa questione stiamo preparando un’interrogazione urgente al Ministro dell’istruzione Fedeli. In breve tempo avremo risposta. Vi terrò aggiornati.

Rendiamo Napoli un laboratorio sperimentale per la lotta alla droga e alla criminalità organizzata. Vinciamo definitivamente questa battaglia

In diversi quartieri della mia città girano in moto gang armate che con pistole in pugno terrorizzano residenti e passanti sparando colpi all’impazzata per dimostrare il proprio potere sul territorio. C’è una guerra in atto che si combatte quotidianamente, una guerra violentissima e senza esclusioni di colpi. Quasi ogni giorno si ha notizia di sparatorie con feriti o morti ammazzati e ogni anno aggiorniamo con disperazione il numero delle persone oneste uccise per “sbaglio”. È un vero e proprio bollettino di guerra, un dispaccio dal fronte, ma ci troviamo in Europa, in Italia, a Napoli e non in zone del mondo con una guerra dichiarata. Questo è il nostro terrorismo e come tale va trattato. Proprio per questo sono d’accordo con le dichiarazioni del procuratore generale Riello che paragona questi fenomeni ad atti terroristici. Il principale affare economico di queste persone è vendere droga e, per accaparrarsi un fazzoletto di territorio per poter spacciare, sparano, terrorizzano, uccidono e condannano interi quartieri a vivere una vita impossibile.

La triste e semplice costatazione è che noi tutti siamo parte del problema. Politici, medici, imprenditori, operai, impiegati, studenti fanno uso di sostanze stupefacenti e principalmente di cocaina. Esiste purtroppo una domanda e a una domanda, oltretutto così imponente, corrisponderà sempre un’offerta. È una legge economica basilare. Le stesse persone che fanno uso di droga sono le stesse persone che si lamentano poi di avere le pistole sotto casa o che la propria città non è sicura. Questo tema non può più essere trattato con l’ipocrisia che da sempre contraddistingue la sua discussione. Bisogna far cadere tabù e sovrastrutture e iniziare a parlarne davvero senza veli e senza ipocrisie. Le forze dell’ordine fanno un lavoro straordinario e puntualmente smantellano i clan compiendo centinaia di arresti, ma il fenomeno si rigenera sempre perché è un sistema economico che risponde ai principi di domanda e offerta. Lo Stato, forse anche in modo inconscio, sembra tollerare tutto questo in un macabro equilibrio di contenimento, come se non si ponesse l’obiettivo di risolvere il problema, come fosse un dato dell’esistenza non risolvibile. Tutto questo è inaccettabile e bisogna per forza aprire una nuova stagione nella quale ci si dia degli obiettivi dichiarati e dei percorsi chiari e trasparenti per risolvere definitivamente un problema che in una città come la mia sta assumendo dinamiche tali da fare paura.

Rendiamo Napoli un laboratorio sperimentale per la lotta alla droga e alla criminalità organizzata e diciamo chiaramente che l’obiettivo è vincere una volta per tutte questa lotta. Analizziamo il modello repressivo, il principio di domanda e offerta, le fragilità della nostra società, i modelli culturali nonché quelli urbanistici che portano a un peculiare incontro sociale, analizziamo progetti pilota di legalizzazione. Mettiamoci tutti a un tavolo e affrontiamo, come una società matura deve fare, questo problema con il solo obiettivo di vincere.

Napoli non può più aspettare

Stesso quartiere, stessa piazza. A Napoli si continua a sparare e a morire per strada. A due mesi dall’omicidio del diciassettenne Genny Casarano, il Rione Sanità torna a essere teatro di guerra con l’uccisione del pregiudicato Piero Esposito. Un agguato compiuto in pieno giorno, a seguito del quale è rimasto ferito anche un ventinovenne dipendente di un bar della piazza. Giovanni Catena è stato intercettato da un colpo d’arma da fuoco, colpito al torace, mentre stava lavorando: operato d’urgenza, è in prognosi riservata. La sua colpa è stata semplicemente trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Dopo l’omicidio di Genny Casarano interrogai il governo per sapere in che modo avrebbe reagito alla escalation di violenza che vedeva e vede coinvolti un numero crescente di giovani, insanguinando le strade di Napoli. Mi è stato riferito che lo Stato avrebbe risposto con un rafforzamento dei presidi di polizia in città, con “50 uomini in più” che, secondo il ministro Alfano, avrebbero fatto la differenza.

Ma la cronaca degli ultimi giorni ci conferma ancora una volta che questi provvedimenti sono del tutto inefficaci e inadeguati. I killer hanno agito alle quattro del pomeriggio, in una piazza affollata, con le attività commerciali aperte e pienamente funzionanti. Dov’è il controllo del territorio promesso dal governo?

Avevamo definito l’aggiunta dei 50 uomini una misura tampone, necessaria ma insufficiente poiché non avrebbe contribuito a risolvere il problema. E dispiace dover assistere all’ennesimo agguato, all’ennesimo omicidio, all’ennesimo coinvolgimento di un cittadino indifeso. La misura non è servita ad assicurare i presidi nei quartieri più colpiti né a garantire la sicurezza dei cittadini napoletani né, soprattutto, a incidere sulle cause che negli ultimi mesi hanno portato a questa recrudescenza criminale.

Non c’è traccia infatti di un tentativo del governo, anche in sinergia con le amministrazioni locali, di affrontare alla radice le problematiche che affliggono la città incidendo sulle condizioni sociali, culturali ed economiche.

Napoli e il rione Sanità sono da tempo abbandonate. Come in molti sanno, la presenza di presidi e punti di riferimento culturali sono affidati alle braccia, alla passione, all’impegno disinteressato di cittadini, volontari, sacerdoti, associazioni che quotidianamente costruiscono la speranza del cambiamento. Lo Stato non c’è e quanto accaduto in questi giorni ne è l’ennesima, dolorosa, inaccettabile testimonianza.

La mia collega Vega Colonnese presenterà una nuova interrogazione affinché siano date ai cittadini napoletani in tempi rapidi risposte puntuali. Continueremo a chiedere conto al governo. Non possiamo più aspettare, Napoli non può più aspettare.

Giancarlo Siani, 30 anni dopo

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Trent’anni fa moriva il giornalista del Mattino Giancarlo Siani, ucciso sotto la sua abitazione a Napoli in un agguato della camorra. Aveva 26 anni. Giancarlo Siani è stato ucciso perché cercava la verità e voleva raccontarla. È stato un “giornalista giornalista” e non un “giornalista impiegato” come ci ha ricordato Marco Risi in un commovente omaggio nel film Fortapàsc. Cosa resta del suo sacrificio? Ripensarci è come aprire una ferita mai davvero rimarginata. Il potere delle organizzazioni criminali si è diversificato e si è esteso. Al sud, ma non solo, si combatte ogni giorno contro le mafie. A Napoli le cronache recenti raccontano dell’ennesima guerra tra clan per il controllo delle piazze di spaccio, una guerra i cui protagonisti sono giovanissimi killer e altrettanto giovani sono le vittime. Una città e un sud dimenticati dove vive chi ogni giorno combatte per poter restare nei luoghi che ama. Il pensiero poi si allarga e abbraccia il nostro vivere quotidiano, il nostro Paese e come questo si trova ad affrontare pilastri della democrazia come la libertà di espressione, il diritto di essere informati, l’indipendenza dei giornalisti. E ti chiedi se davvero il sacrificio di Giancarlo Siani non sia stato vano. Ti chiedi se non abbiamo fatto carta straccia dei suoi sogni, del suo impegno, dei suoi ideali – merce rara di questi tempi- se ancora oggi in Italia si tenta di imbavagliare l’informazione, si processano le idee, le parole contrarie come quelle di uno scrittore; se c’è chi ancora prova a plasmare a suo piacimento l’immagine del Paese.
Noi il sacrificio di Giancarlo Siani non lo dimenticheremo mai, e lavoriamo ogni giorno tentando di seguire il suo esempio.

L’Italia che voglio è un’Italia a 5 Stelle

Nell’Italia di oggi imperversa la criminalità organizzata e puntualmente le Istituzioni dicono una cosa e ne fanno un’altra. Nell’Italia che voglio c’è uno Stato che combatte senza tregua la mafia.
Costruiamo insieme un’Italia a 5 stelle. Incontriamoci a Imola!


 


 

Tutti a Imola il 17 e 18 ottobre! Partecipa: http://www.facebook.com/events/849657535129724/

Sostieni Italia 5 Stelle 2015 con una donazione: http://www.beppegrillo.it/movimento/donazioni_italia5stelle2015/

Ennesima spirale di violenza a Napoli, il governo dov’è?

Com’era lontana l’Aula della Camera stamattina da quello che intanto stava accadendo nel Rione Sanità di Napoli, dove una folla commossa ha dato l’ultimo saluto al ragazzo di 17 anni ucciso per strada qualche giorno fa. Napoli sta affrontando l’ennesima escalation di violenza criminale e in risposta all’interpellanza urgente che ho rivolto al governo oggi ho ricevuto solo una lista di arresti e di operazioni di polizia. I protagonisti di quegli interventi sono le stesse forze dell’ordine che sul territorio lamentano l’abbandono da parte delle istituzioni centrali, ma che nonostante tutto non si risparmiano per contrastare la criminalità con ogni mezzo a loro disposizione. Quello che manca è la volontà politica di incidere realmente sulle cause che hanno portato a questa escalation criminale delle ultime settimane a Napoli. È una storia che si ripete da decenni, ma che per essere risolta deve essere affrontata con determinazione e tenacia. Lo Stato deve essere presente sul serio, e non solo con la presenza delle forze armate, ma anche con interventi in settori diversi che vadano a incidere sulle condizioni sociali, culturali ed economiche della comunità. Non può, come invece è davanti agli occhi di tutti, abdicare al proprio ruolo. Non lo può fare lì dove è ancora più necessaria la sua presenza, in un quartiere in cui, come ricorda padre Alex Zanotelli, “non c’è un asilo nido né una scuola media e dove l’unico istituto superiore è al secondo posto della classifica dell’abbandono scolastico”. Lo Stato non può pensare che a garantire questa presenza siano sufficienti associazioni, comitati di cittadini, sacerdoti che sul territorio provano a ricucire un tessuto sociale distrutto da malaffare, camorra, politica miope e autoreferenziale. La gente non ne può più e ha bisogno di altre risposte, ha bisogno di sentire lo Stato dalla sua parte.
Ecco il mio intervento

 

Interpellanza urgente su escalation criminale a Napoli

M5-Stelle-adesso-nel-mirino-c-e-L-Unita_h_partbPoche ore fa si sono svolti a Napoli i funerali di Gennaro Cesarano, il ragazzo di 17 anni ucciso al rione Sanità nella notte tra sabato e domenica. Gennaro è una delle ultime vittime della guerra tra clan riportata dalle cronache cittadine che si sta consumando a Napoli per il controllo delle piazze di spaccio. Oggi il governo risponderà all’interpellanza urgente che ho rivolto al presidente del consiglio e al ministro degli interni su questa escalation criminale che ha travolto la città nelle ultime settimane. Non saranno 50 uomini in più nelle strade a risolvere il problema. Una misura tampone, che, isolata, non riuscirà a incidere sulle cause che hanno portato alla spirale di violenza. Come si può pensare di fermare il vento con una mano? C’è molto altro che deve esser fatto. Napoli merita di più. Merita un piano strategico, capace di incidere sulle condizioni sociali, culturali ed economiche della comunità.

Tra poco ne discuteremo in aula. Seguite la diretta sulla web tv della Camera dei deputati.

Napoli ha bisogno di conquistare normalità

Da giorni a Napoli si spara nelle strade, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Omicidi in diversi quartieri, tra cui quello di un ragazzo di 17 anni nel rione Sanità, e sparatorie continue lì dove abita e lavora chi nonostante tutto cerca di ritagliarsi spazi di normalità. La risposta finora fornita dallo Stato e dal ministro dell’Interno è stata insufficiente. E non saranno certamente 50 uomini in più nelle strade a risolvere la situazione se, allo stesso tempo, si continuano a privare le forze dell’ordine di mezzi e risorse e se non si decide di intervenire in modo incisivo sulle cause.

Oggi, come in passato, Napoli ha bisogno di conquistare normalità. Una costruzione che può essere fatta, mattone dopo mattone, solo avendo chiaro un progetto per la città e per il suo futuro. A sparare e ad essere ammazzati in questi giorni sono soprattutto giovani, giovanissimi, figli di un disagio sociale e di una cultura criminale che proprio di quel disagio e dell’assenza di futuro continua a nutrirsi.

Il sud è sparito dall’agenda di governo da tempo. La mancanza di una visione complessiva lascia di fatto campo libero alla criminalità organizzata con i risultati che vediamo in queste giornate terribili. Il rinforzo di controlli e presidi delle forze dell’ordine da solo non riuscirà mai a risanare tutti i mali. È necessario un intervento che si dirami in tutti i settori e che non tamponi soltanto l’emergenza, ma la prevenga. Un intervento frutto di una visione, lo ripeto, complessiva della città, che miri a ricostruirne il tessuto sociale ed economico, che punti a valorizzarne le risorse, le professionalità, i talenti dei tanti giovani costretti a cercare una normalità altrove.

Napoli può avere un futuro e una storia che vadano al di là delle cronache di questi giorni. Dobbiamo però tutti assumercene la responsabilità e lottare senza sosta perché ciò avvenga. Solo così potremo risollevare le sorti della città e strappare le nuove generazioni a un destino altrimenti già prevedibile.