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A Mediaset il pluralismo politico è sconosciuto

opentgMediaset è senza vergogna. Anche a gennaio il pluralismo politico sulle reti del Biscione continua a essere sconosciuto, in particolar modo nei notiziari Tg4 e Studio Aperto. E tutto accade con l’inspiegabile beneplacito dell’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni. Potete consultare i dati aggiornati accedendo a Open Tg‬.

Per quanto riguarda la situazione nelle altre emittenti, in Rai si registra un equilibrio fra i soggetti politici, e allo stesso modo il Governo, tradizionalmente preponderante, appare più contenuto che in passato, anche su Rainews.

Il TgLa7 conferma la positiva inversione di tendenza di dicembre, con un notevole equilibrio fra le forze politiche e una percentuale di presenza dell’esecutivo contenuta entro livelli ottimali.
Infine SkyTg24, equilibrato rispetto alle forze politiche ma, ancora una volta, caratterizzato da una massiccia presenza del Governo, che da solo ha fruito del 45% del tempo dedicato ai soggetti politico-istituzionali.

Tutti i dati sulla presenza delle forze politiche nei principali notiziari nazionali su www.opentg.it
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Una legge per cambiare i criteri di nomina dell’Agcom

Il pluralismo politico in Italia è sempre stato in pericolo e continuerà ad esserlo se non si avrà il coraggio di cambiare qualcosa nell’autorità preposta al suo controllo, ovvero l’Agcom.
L’Italia non è solo il Paese dove il servizio pubblico è alla mercé di partiti e governo (e con la riforma Renzi sarà sempre peggio), dove l’unico vero competitor nel settore fa capo all’ex presidente del consiglio Berlusconi, dove il passaggio al digitale terreste non ha determinato un’effettiva moltiplicazione di voci. È anche il Paese dove l’Authority che definisce le regole sul pluralismo nell’informazione, ne controlla il rispetto e infligge le eventuali sanzioni, presenta anomalie che non permettono di svolgere al meglio la propria funzione di garanzia.

I dati sul pluralismo sono sconfortanti, lo verifichiamo mensilmente: la Rai e altre emittenti sono schiacciate su governo e maggioranza e Mediaset fa da megafono alla sola voce del padrone.
Di fronte a un quadro drammatico e a ripetute infrazioni, l’Autorità garante non fa nulla. Si gira colpevolmente dall’altra parte, non intervenendo in alcun modo – neanche di fronte a violazioni eclatanti in campagna elettorale – o archiviando sistematicamente gli esposti. L’ultima archiviazione è quella relativa ai ricorsi presentati dal M5S che ripetutamente su alcune reti del Biscione ha avuto ZERO tempo di parola.

Una situazione insostenibile che si spiega soltanto se andiamo a vedere le modalità di nomina dell’Autorità e l’attuale composizione.
I commissari Agcom sono eletti dal Parlamento senza nessuna maggioranza qualificata. Ciò significa che l’organo di vertice ha un’evidente connotazione politica perché è il riflesso delle dinamiche parlamentari.
L’ultimo consiglio è stato eletto nel 2012 quando la maggioranza di Camera e Senato era nelle mani del Popolo della Libertà. Così due commissari risultano essere di chiara espressione di quel partito mentre gli altri sono stati scelti in base alla solita logica spartitoria. Così il gioco è presto svelato. Come può farsi garante del pluralismo un’autorità strutturata in questo modo, dove a valutare i ricorsi contro Mediaset è proprio un ex funzionario di Publitalia nonché tra i 26 promotori di Forza Italia, ex parlamentare di questo partito ed ex sottosegretario del governo Berlusconi?

Se devono esistere le autorità indipendenti, siano realmente di specchiata indipendenza. Per questo ho deciso di presentare una proposta di legge che modifica i criteri di nomina dei vertici dell’Agcom e che potrà fare da apripista per una riforma organica di tutte le authority.
È ora di voltare pagina.

Va in onda Tele Palazzo Chigi

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Il mese scorso abbiamo denunciato una situazione imbarazzante per tutta l’informazione radiotelevisiva nazionale sul piano del pluralismo politico. Cosa è successo da allora?

A dicembre i tre principali notiziari del servizio pubblico mostrano una tendenza al riequilibrio soprattutto fra soggetti politici. Nel complesso, tuttavia, il peso del Presidente del Consiglio e del Governo continua ad essere preponderante in Rai: oltre il 65% dello spazio totale, mentre alle opposizioni resta ben poco (il 17,8%). Uno squilibrio a cui contribuisce in particolare Rainews, dove il premier e i ministri la fanno da padroni senza soluzione di continuità.

Timido il riequilibrio di Mediaset, le cui percentuali tornano a livelli minimamente accettabili soltanto quando l’emittente si trova esposta al rischio di una sanzione dell’Agcom.

Nel TgLa7 si nota una maggiore attenzione a favore di tutte le opposizioni e una presenza mediatica del premier e del Governo più contenuta rispetto ai mesi precedenti.

Nessun cambiamento invece a SkyTg24. Qui le opposizioni e le altre minoranze politiche quasi non esistono, il blocco Governo-maggioranza gode addirittura del 71% dello spazio complessivo, un dato alimentato soprattutto dalla presenza smisurata del Presidente del Consiglio.

Controlla tutti i dati su Open Tg‬

Pluralismo nei tg: questo sconosciuto

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I dati di novembre sul pluralismo politico sono vergognosi. Non c’è emittente che si salvi. Quella del mese scorso è stata solo un’illusione. Presenteremo, quindi, nelle prossime ore interrogazioni alla Rai ed esposti all’Agcom.

Le percentuali dei notiziari Mediaset sono tornate a livelli indegni per l’informazione di un Paese democratico. Nel Tg4, giusto per fare un esempio, Forza Italia ha goduto del 52% del tempo, il Partito democratico del 20%, la Lega Nord del 12%, il M5S del 3%. Anche negli altri tg del biscione il quadro è imbarazzante, e questo suggerisce che il riequilibrio del mese precedente si era realizzato soltanto per prevenire eventuali sanzioni da parte dell’Agcom.

Il servizio pubblico, che più degli altri dovrebbe costituire un esempio di pluralismo, non riesce a liberarsi dalla cappa governativa. Nel complesso dei notiziari Rai il blocco Governo-maggioranza ha avuto oltre il 61% dello spazio, di cui il 41% soltanto il Governo, e le opposizioni sono a dire poco marginalizzate, avendo goduto appena del 18%. Questo accade anche nel Tg3, che qualcuno ha avuto l’ardire di definire “grillino”.
È una situazione, quella della Rai, perdurante e insostenibile, che i nuovi vertici devono assolutamente affrontare.
Non va meglio su SkyTg24, che riserva al blocco Governo- maggioranza quasi il 70%.

I dati, consultabili su ‪‎Open Tg, delineano un sistema dell’informazione interamente asservito al Presidente del Consiglio. Questo Paese soffre di una patologia per quanto riguarda il pluralismo e la libertà dell’informazione, una patologia che, a quanto pare, va ben oltre Berlusconi.

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Pluralismo politico nei tg: segnali di cambiamento?

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Qualcosa sembra cambiare nel panorama dell’informazione, forse anche grazie alle nostre costanti denunce delle gravissime violazioni del pluralismo perpetrate negli ultimi due anni. La principale opposizione del Paese, che nei telegiornali Mediaset è stata per mesi letteralmente inesistente, ha ricevuto nel mese di ottobre uno spazio congruo, al pari di altre minoranze politiche. Vedremo se si tratterà soltanto di una parentesi positiva, aperta magari per evitare delle sanzioni da parte dell’Autorità, oppure se i telegiornali di Mediaset inizieranno finalmente a rispettare i principi minimi dell’informazione.

Anche la situazione del servizio pubblico mostra dei miglioramenti, sebbene nel complesso dell’informazione Rai il tempo del Governo sia ancora stabile intorno al 40%, un dato che origina soprattutto da una certa sovraesposizione dell’esecutivo nei notiziari di Raiuno e Rainews.

Al TgLa7 il Partito democratico continua a godere di percentuali elevate ma va detto anche che il rapporto fra il blocco Governo-maggioranza e le opposizioni è molto equilibrato.

Skytg24, infine, mostra un apprezzabile equilibrio tra le forze politiche, rappresentando anche quelle extraparlamentari, ma continua, al pari del Tg1 e di Rainews, a riservare uno spazio troppo significativo al Governo.

Possiamo dunque cogliere qualche segnale di cambiamento. Il pluralismo nell’informazione, non dimentichiamolo, non è solo una questione di numeri da trattare con cronometro alla mano, ma anche di qualità e di contenuti. Dare più spazio alle opposizioni e ai soggetti politici fuori dal Parlamento, e ridimensionare il soggetto più forte, cioè il Governo, è comunque una condizione necessaria e indispensabile affinché i cittadini possano formarsi un’opinione più libera.

La nuova sezione di Open Tg

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Importanti novità per Open TG, il nostro progetto sul pluralismo dell’informazione che permette a tutti di poter agevolmente consultare i dati relativi alla presenza di forze politiche e istituzioni in tv.

Da oggi il sito si arricchisce di una nuova sezione. Sarà possibile accedere non soltanto ai dati sulla presenza dei soggetti politici, ma anche ad un quadro di sintesi del rapporto fra il blocco Governo-maggioranza e le opposizioni. 

Si tratta di un punto decisivo per il pluralismo dell’informazione, visto che, come abbiamo denunciato nei mesi scorsi, spesso è proprio l’eccessivo spazio del Governo a dare luogo ad una violazione del pluralismo, a prescindere dall’equilibrio fra i soggetti politici.
Oltre al grafico di sintesi, nella nuova sezione del sito è inoltre possibile confrontare, ogni mese, l’ordine di presenza dei soggetti politico-istituzionali in ciascun telegiornale e nel complesso dei telegiornali di una rete.
Queste innovazioni permetteranno di avere un’idea ancora più precisa e chiara sul pluralismo dell’informazione e di monitorare i tg nazionali. Per scoprire le novità clicca qui: http://www.opentg.it/

Nuove leggi sull’informazione – il Fatto Quotidiano 19/09/2015

Di fronte ai dati allarmanti sul pluralismo politico nei tg, l’Agcom non ha fatto e non fa nulla per invertire la tendenza. Eppure ha i poteri per intervenire stabilendo sanzioni e obbligando le emittenti televisive a riequilibrare la presenza delle forze politiche nei telegiornali. I membri dell’Autorità dovrebbero dimettersi ma sia le modalità con cui vengono nominati sia le norme relative alla par condicio andrebbero cambiate e aggiornate nel loro complesso. Ne va del pluralismo e della libertà di informazione. E quindi della democrazia.

La mia intervista al Fatto Quotidiano.

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Che fine ha fatto il pluralismo politico nel nostro Paese?

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I dati di Open Tg da giugno ad agosto sono allarmanti [da oggi, potete consultarli qui]. Rispetto all’ultimo trimestre analizzato prima della pausa estiva, la situazione non accenna a migliorare.

Nei notiziari Mediaset è precluso il diritto di ogni cittadino ad essere informato, dal momento che alcune forze politiche sono state letteralmente cancellate (al Movimento, per citare un esempio, è stato attribuito il 3% e lo 0% nei mesi di giugno e luglio, rispettivamente da parte del Tg4 e di Studio Aperto), mentre Forza Italia raggiunge livelli di presenza inconcepibili sfiorando anche il 71%. Soltanto il Tg5 tende a salvaguardare un equilibrio, ma esclusivamente tra Pd e Forza Italia.

Negativa la situazione del servizio pubblico, dove, al di là della disparità di trattamento tra le forze politiche, è il dato del Governo ad allarmare (40% a luglio nel Tg1, 47% a giugno su Rainews).

Anche il TgLa7, nonostante un certo riequilibrio a giugno e a luglio, mostra nel complesso uno schiacciamento sulle forze politiche della maggioranza e sul Governo; lo stesso che caratterizza, senza soluzione di continuità, SkyTg24.

Siamo consapevoli che il pluralismo politico nell’informazione non può esprimersi attraverso dei numeri, perché informare significa riportare alla collettività la realtà dei fatti con la massima obiettività e imparzialità. Ma è altrettanto vero che, se le percentuali sono sempre le stesse, se determinate forze politiche sono sistematicamente cancellate o sottorappresentate nei telegiornali, nonostante l’intensa attività profusa dentro e fuori dal Parlamento, ciò significa che l’informazione non è sana, significa che esiste una precisa volontà di tutelare gli interessi della maggioranza e del Governo di turno. E così muore la funzione critica, di “contropotere”, che il sistema dell’informazione è chiamato a svolgere in un Paese democratico.

Rispetto alla Rai, noi auspichiamo che i nuovi vertici diano immediatamente un segno della loro volontà di invertire la rotta anche, e soprattutto, in questo ambito. Per il servizio pubblico è l’ultima chiamata.

Tangenti, indagati 44 dirigenti Rai, Mediaset e La7

Quarantaquattro tra dirigenti e funzionari Rai, Mediaset, La7 e Infront sono indagati dalla procura di Roma nell’ambito di un’inchiesta su tangenti che l’imprenditore David Biancifiori avrebbe elargito insieme con altre utilità (vacanze, biglietti aerei, assunzioni) per ottenere assegnazioni di servizi e incarichi. Da questa mattina sono in corso 60 perquisizioni. I funzionari e i dirigenti Rai, in quanto pubblici ufficiali, sono indagati per concorso in corruzione, mentre quelli delle altre società per appropriazione indebita. Biancifiori, detto “Scarface”, non è nuovo a inchieste di questo tipo. È stato arrestato ad aprile scorso nell’ambito di un’indagine per corruzione che ha coinvolto il sindaco del comune di Marino, in provincia di Roma. Ed è inoltre al centro dell’indagine su presunte tangenti versate a funzionari della Presidenza del Consiglio per la fornitura di servizi tecnologici. Parliamo di appalti del valore di 10 milioni di euro. Proprio su questa faccenda il Movimento 5 Stelle chiede da oltre un anno spiegazioni al governo senza però ottenere risposte esaustive. Riccardo Nuti ha firmato un’interrogazione al riguardo già nel febbraio del 2014.


Tornando alla Rai: chiediamo da tempo trasparenza su tutti gli appalti, anche quelli del settore radiotelevisivo non soggetti alle procedure a evidenza pubblica. La concessionaria ha però opposto alcune resistenze e anche per questa ragione nella nostra proposta di riforma del servizio pubblico introduciamo il principio della trasparenza sulle modalità e i criteri di affidamento di lavori, servizi e forniture di qualunque tipologia.


Su questo punto il ddl del Governo, attualmente al vaglio della Commissione Trasporti del Senato, è inefficace e fortemente ambiguo, perché ignora del tutto il capitolo sulla trasparenza e contiene due norme che sembrano persino voler ampliare il novero degli appalti non soggetti alla disciplina comunitaria. Chiediamo con forza lo stralcio di quelle norme e il pieno accoglimento del Piano per la trasparenza aziendale contenuto nella nostra proposta di legge.

OPEN TG/Speciale Elezioni: il Governo domina ancora l’informazione

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A dieci giorni dal voto, la par condicio nei telegiornali non si è ancora realizzata. Gli ultimi dati pubblicati dall’Agcom, aggiornati alla settimana 9-15 maggio e ora disponibili sul sito di OPEN TG, mostrano che alcune disparità di trattamento sono state superate, ma restano forti criticità. A Mediaset Forza Italia la fa sempre da padrona, con punte del 43% del totale del tempo dedicato ai soggetti politici. La situazione in Rai è più equilibrata, sebbene Tg1 e Rainews continuino a dedicare al Governo uno spazio significativo. Va ricordato che durante il periodo elettorale il tempo degli esponenti dell’esecutivo deve essere rigorosamente limitato all’esercizio delle funzioni istituzionali, altrimenti è attribuito al partito di riferimento. Da questo punto di vista sono eclatanti le percentuali del Governo nei notiziari La7 e SkyTg24. È vero, infatti, che il TgLa7 ha attuato un forte riequilibrio tra i soggetti politici, ad esempio a favore del M5S, ma questo dato non ha alcun senso se non viene letto assieme a quello degli esponenti governativi, il cui tempo di parola è nettamente superiore a quello di qualunque soggetto politico. Nei periodi elettorali questo non è pensabile. Ancora più grave la situazione a SkyTg24, che da un lato riequilibra i tempi delle forze politiche, dall’altro attribuisce al Governo uno spazio enorme, che va oltre ogni limite di ragionevolezza (36% del tempo di parola, 43% del tempo totale). Passano i mesi, le campagne elettorali, ma il Leitmotiv non cambia: la patologia del sistema dell’informazione televisiva si chiama Governo.