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Intervista al Fatto Quotidiano – 13 dicembre 2016

Lo spazio per il governo nei tg nelle ultime settimane di campagna è stato tra il 40 e il 45%, impensabile in un periodo di par condicio. Non è stato così garantito ai cittadini il servizio pubblico. Ne ho parlato in questa intervista al Fatto Quotidiano, in cui abbiamo affrontato anche i temi del pluralismo e del futuro dell’azienda.

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Dati Agcom e squilibri nell’informazione, convocati i vertici Rai in Commissione di Vigilanza

Ho convocato in via straordinaria e urgente i vertici della Rai in Commissione di Vigilanza oggi alle ore 16.15.
Le opposizioni hanno avanzato questa richiesta di convocazione avvalendosi di uno strumento previsto dal Regolamento della Commissione. Oggetto della discussione i dati pubblicati dall’Agcom che evidenziano una situazione di grave squilibrio nell’informazione, non solo fra Sì e No, ma soprattutto in relazione alla presenza esorbitante del Presidente del Consiglio e degli altri membri del Governo nei tg.
Strumenti eccezionali si utilizzano in circostanze eccezionali, com’è appunto un referendum sulla Costituzione.
Potrete seguire la seduta in diretta streaming sulla web tv della Camera dei Deputati.

Renzi e De Luca violano le regole della campagna elettorale. Presentati due esposti all’Agcom

Renzi disprezza le regole della campagna elettorale. A volte si muove sul confine, altre volte le viola apertamente, perché gli manca il senso della cosa pubblica.

Per questo oggi ho presentato due esposti all’Agcom.

Uno riguarda la sua presenza a “Che tempo che fa”, domenica scorsa. Ho chiesto all’Agcom anche di verificare se le modalità di conduzione di Fabio Fazio siano state coerenti con i principi di imparzialità e correttezza dell’informazione.

L’altro esposto riguarda la violazione di una norma molto importante in campagna elettorale: il divieto per tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione, tranne quando ciò sia indispensabile e indifferibile (per esempio, in occasione di un’emergenza). Il senso del divieto è logico: non si possono usare le risorse e le istituzioni pubbliche per promuovere un’immagine positiva dell’istituzione e, in questo modo, influenzare il voto.

Renzi agisce in modo opposto.

Lo scorso fine settimana era a Napoli, insieme a De Luca, all’Assemblea sul Mezzogiorno, un evento istituzionale organizzato dal Governo e dalla Regione Campania, pagato dai cittadini campani (500 mila euro messi a disposizione).
E cosa succede all’Assemblea sul Mezzogiorno? Succede che De Luca viola la legge parlando di un grande programma di sviluppo per il sud che prevede l’assunzione di giovani, e il giorno dopo Renzi afferma che per questo progetto occorre la vittoria del Sì al referendum (i nostri portavoce regionali hanno presentato un esposto specifico nei confronti di De Luca).

Appuntamenti istituzionali, pagati dei cittadini, per fare comizi. Un comportamento che fa il paio con l’invio delle lettere firmate dal premier ai cittadini all’estero per convincerli a votare “Sì”.

Renzi e De Luca sono la stessa cosa: disprezzano le regole e non hanno rispetto delle istituzioni pubbliche, che provano a piegare ai propri interessi. La verità è che al di fuori dell’esercizio del potere per questi personaggi non c’è nulla, non c’è futuro.

Dati Agcom: eccessivo spazio al premier e al governo nei tg. Richiamate tutte le emittenti

tv-vintage_23-2147503075-c Sono stati pubblicati i dati Agcom sui primi venti giorni di campagna referendaria.

Per quanto riguarda il tema del referendum, l’informazione Rai appare equilibrata sul tempo di parola (cioè sul tempo dei soggetti politici che parlano del referendum) ma nel complesso, prendendo in considerazione il tempo di notizia (cioè il tempo dedicato dal giornalista alle due posizioni) c’è ancora un divario di 4 punti percentuali a favore del Sì: 48% contro 43,4, pari a circa 1 ora di trasmissione. Stesse considerazioni valgono per Mediaset, dove c’è equilibrio con la grave eccezione del Tg4: 73% al Sì, 25% al No. Equilibrato il tempo di parola a La7, che però nel complesso fa registrare un divario a favore del No, soprattutto nei programmi extra tg: 44,8% contro 35,8%, circa due ore e mezza. Equilibrato SkyTg24, ma non nei programmi extra tg dove il Sì è in vantaggio di 9 punti (circa 1 ora). Alla luce di questi dati, l’Agcom ha richiamato soltanto il Tg4, invitando tutte le altre emittenti a dedicare più spazio al tema del referendum, anche se quello dedicato da La 7 appare molto significativo.

Non è per niente positiva, invece, la situazione dell’informazione nei tg al di fuori dell’argomento referendum, motivo per cui l’Agcom ha richiamato tutte le emittenti a ridurre lo spazio del premier e degli altri membri del Governo, assorbendo così l’esposto del M5S proprio su questo specifico punto. Durante le campagne elettorali, infatti, l’informazione dedicata al Governo deve essere limitata allo stretto indispensabile – cioè all’esercizio dell’attività istituzionale, senza sconfinare nelle tesi politiche e nella propaganda – ma ciò non è avvenuto. Basta vedere i dati. Nei tg Rai il premier e gli altri componenti dell’esecutivo hanno avuto circa il 40% dello spazio, arrivando a toccare punte del 50% se si considera il totale del tempo al netto dell’argomento referendum. Una preponderanza del Governo si registra anche su SkyTg24. Su Mediaset e La7 il tempo governativo è entro limiti accettabili, forte però è il peso del Pd rispetto agli altri soggetti politici.

Se nelle prossime due settimane non ci sarà una drastica inversione di tendenza, l’Autorità dovrà adottare provvedimenti più forti.

P.s. Non sono stati ancora pubblicati i dati relativi all’ultimo trimestre pre-campagna referendaria. Ricordiamo ancora una volta che quello che avviene nei mesi immediatamente precedenti una campagna è di fondamentale importanza perché può incidere notevolmente sull’eguaglianza delle opportunità fra i concorrenti. I cittadini devono sapere cos’è accaduto.

Vigilanza Rai: approvata la delibera sulla par condicio per il referendum costituzionale

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Oggi in Commissione di Vigilanza abbiamo approvato la delibera che regolamenta la par condicio nei programmi Rai in vista del referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale.
Cosa prevede il regolamento e come funziona la par condicio per la campagna referendaria:

– in tutte le trasmissioni che trattano il tema del referendum gli spazi sono ripartiti in due parti uguali tra i favorevoli e i contrari al quesito.

– nei programmi di comunicazione politica (tribune, interviste, confronti) la parità è matematica, ma anche nei programmi d’informazione, come i tg, non può essere in alcun modo determinata una situazione di vantaggio per una delle due posizioni.

– alle trasmissioni sul referendum partecipano il comitato promotore, le forze politiche, anche quelle rappresentative delle minoranze linguistiche, e tutti i comitati e associazioni della società civile che abbiano un interesse obiettivo e specifico sul tema del referendum.

– la presenza degli esponenti del Governo nei tg deve essere limitata all’attività istituzionale per garantire completezza e imparzialità dell’informazione. La delibera della Vigilanza richiama infatti il limite contenuto nella legge 515 del 1993, secondo il quale, come ha ripetuto più volte l’Agcom, l’informazione sul Governo deve limitarsi a obiettive esigenze informative legate all’attività dell’esecutivo, senza dare spazio alla propaganda elettorale.

– fino al 4 dicembre la Rai pubblicherà quotidianamente sul proprio sito internet i dati del monitoraggio dei tempi fruiti dai favorevoli e contrari al quesito. L’azienda è chiamata a garantire un efficace e tempestivo riequilibrio di eventuali situazioni di disparità.
I dati ufficiali, su cui possono essere irrogate eventuali sanzioni, sono comunque quelli pubblicati dall’Agcom ogni due settimane, e poi ogni settimana a partire dalla terzultima precedente il voto.

– le tribune referendarie si svolgeranno a partire da novembre; i confronti a due si terranno nella fase finale della campagna.

– la Rai deve garantire trasmissioni e pagine televideo ad hoc sul referendum per le persone con disabilità.

I cittadini hanno diritto di sapere come l’informazione tv sta trattando il tema del referendum. Agcom pubblichi i dati

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Come ricorderete, nei mesi scorsi l’informazione sul referendum, Rai in testa, è stata gravemente squilibrata a favore del Sì. A dirlo sono i dati Agcom, prima tenuti in un cassetto e poi, dopo le reiterate richieste della Commissione di Vigilanza, pubblicati solo parzialmente all’inizio di luglio. Nonostante le gravi disparità fra Sì e No, l’Agcom non ha messo in atto alcun intervento forte, trincerandosi dietro una serie di formalismi giuridici e limitandosi a invitare le emittenti al rispetto dell’equilibrio.

Dopodiché silenzio. Ad agosto ho chiesto all’Autorità tutti i dati aggiornati e completi del tempo di notizia – cioè la posizione dei soggetti politici sul referendum riportata dal giornalista – su cui si erano registrate le violazioni più gravi. Ho sollecitato di nuovo i dati all’inizio di settembre. Sono passati due mesi, ancora niente. Uno sgarbo istituzionale, ma soprattutto un atto gravissimo nei confronti dei cittadini, che hanno il diritto di accedere a queste informazioni e, così, di sapere in che modo le tv stanno trattando un argomento così delicato come il referendum costituzionale e le posizioni in campo.

Questo Paese vive la grave anomalia di avere Autorità amministrative con poteri enormi, chiamate indipendenti ma lottizzate dai partiti. Perché questo, in due parole, è il problema dell’Agcom: inerte o pavida di fronte alle violazioni, perché politicamente bloccata. Del resto i metodi di elezione dei vertici delle Autorità, uniti alla mancanza di etica pubblica dei partiti, non possono che partorire istituzioni simili.

La prossima settimana entrerà in vigore la delibera della Commissione di Vigilanza, che dovrebbe prevedere la pubblicazione quotidiana dei dati di monitoraggio dell’informazione Rai. Ricordo però che la Rai pubblica i dati raccolti dall’Osservatorio di Pavia, mentre i dati ufficiali, su cui possono essere irrogate le sanzioni, sono quelli dell’Agcom.

Nel frattempo dobbiamo pretendere che l’Autorità renda pubblici tutti i dati sull’informazione delle settimane precedenti. E lo deve fare in modo completo, senza timori, perché è un diritto dei cittadini sapere. Mandiamo tutti subito una mail e un tweet all’Agcom a info@agcom.it e @AGCOMunica per richiedere al Presidente e ai consiglieri di rendere accessibili a tutti i dati sull’informazione sul referendum. E continuiamo fino a quando non saranno pubblicati in forma completa. È una questione di trasparenza e democrazia.

Sul tema cruciale del referendum alcuni tg non rispettano le norme del pluralismo

Vi do qualche dato aggiornato sul pluralismo dell’informazione in tema di referendum costituzionale.
Periodo 16 giugno – 15 luglio:
Tg1: Sì 60,9%, No 36,0%, Neutro 2,2%
Tg2: Sì 49,7%, No 49,3%, Neutro 1%
Tg3: Sì 39,8%, No 39,8%, Neutro 20,5%
Rainews: Sì 51,7%, No 33,5%, Neutro 14,8%.
Bisogna considerare che questi sono i dati ufficiali Agcom sul tempo di parola, mancano quelli sul tempo di notizia, che è il parametro su cui si erano registrate le violazioni più gravi ed eclatanti.
Penso sia facile, ancora una volta, constatare che ci sono testate che non rispettano le norme e gli indirizzi sul pluralismo, e quindi non rispettano i cittadini che dal servizio pubblico si aspettano un’informazione equilibrata e imparziale su un tema cruciale come quello del referendum.
Intanto, secondo le indiscrezioni apparse sulla stampa, gli avvicendamenti al vertice dei notiziari Rai dovrebbero riguardare tutte le testate ad eccezione del Tg1.
A voi le conclusioni.

P.s. Preoccupanti i dati delle emittenti private: Tg4 (Sì 76,8%, No 23,2%), Tg5 (Sì 34%, No 55,6%), Studio Aperto (Sì 80%, No 20%), TG La7 (Sì 63,5%, No 19,3%), Sky Tg 24 (Sì 73.1%), No 26,9%). Sembra quasi di essere di fronte a un blocco del sistema dell’informazione, tutto schiacciato sulla posizione governativa. Di fronte a questi dati l’Agcom non può restare inerte.

Nuove leggi sull’informazione – il Fatto Quotidiano 19/09/2015

Di fronte ai dati allarmanti sul pluralismo politico nei tg, l’Agcom non ha fatto e non fa nulla per invertire la tendenza. Eppure ha i poteri per intervenire stabilendo sanzioni e obbligando le emittenti televisive a riequilibrare la presenza delle forze politiche nei telegiornali. I membri dell’Autorità dovrebbero dimettersi ma sia le modalità con cui vengono nominati sia le norme relative alla par condicio andrebbero cambiate e aggiornate nel loro complesso. Ne va del pluralismo e della libertà di informazione. E quindi della democrazia.

La mia intervista al Fatto Quotidiano.

Fatto Quotidiano_settembre 2015_intervista Roberto Fico

OPEN TG/Speciale Elezioni: il Governo domina ancora l’informazione

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A dieci giorni dal voto, la par condicio nei telegiornali non si è ancora realizzata. Gli ultimi dati pubblicati dall’Agcom, aggiornati alla settimana 9-15 maggio e ora disponibili sul sito di OPEN TG, mostrano che alcune disparità di trattamento sono state superate, ma restano forti criticità. A Mediaset Forza Italia la fa sempre da padrona, con punte del 43% del totale del tempo dedicato ai soggetti politici. La situazione in Rai è più equilibrata, sebbene Tg1 e Rainews continuino a dedicare al Governo uno spazio significativo. Va ricordato che durante il periodo elettorale il tempo degli esponenti dell’esecutivo deve essere rigorosamente limitato all’esercizio delle funzioni istituzionali, altrimenti è attribuito al partito di riferimento. Da questo punto di vista sono eclatanti le percentuali del Governo nei notiziari La7 e SkyTg24. È vero, infatti, che il TgLa7 ha attuato un forte riequilibrio tra i soggetti politici, ad esempio a favore del M5S, ma questo dato non ha alcun senso se non viene letto assieme a quello degli esponenti governativi, il cui tempo di parola è nettamente superiore a quello di qualunque soggetto politico. Nei periodi elettorali questo non è pensabile. Ancora più grave la situazione a SkyTg24, che da un lato riequilibra i tempi delle forze politiche, dall’altro attribuisce al Governo uno spazio enorme, che va oltre ogni limite di ragionevolezza (36% del tempo di parola, 43% del tempo totale). Passano i mesi, le campagne elettorali, ma il Leitmotiv non cambia: la patologia del sistema dell’informazione televisiva si chiama Governo.

OPEN TG / Governo domina l’informazione in tv. L’Agcom intervenga

Sapete cos’è il tempo di parola? È il parametro utilizzato dall’Agcom per valutare il pluralismo politico nei tg del nostro Paese. Serve a verificare quanto spazio viene dato a partiti e movimenti. Per calcolarlo si prende in considerazione il tempo fruito direttamente da un soggetto politico “in voce”, senza mediazione giornalistica, ovvero attraverso dichiarazioni, interviste, interventi in Aula, conferenze stampa. Bene.

In periodo di par condicio, nell’informazione dei tg il tempo di parola del Governo deve essere ridotto al minimo indispensabile, cioè all’esercizio delle funzioni istituzionali. Se, invece, un esponente del governo parla come soggetto politico, il suo tempo deve essere attribuito al partito di appartenenza. Occorre dunque distinguere in modo rigoroso esercizio delle funzioni istituzionali e attività politica. E non è quello che sta accadendo.

Il premier infatti domina l’informazione televisiva. E con lui, il resto del governo, con conseguente grave violazione delle norme sulla par condicio e quindi del principio di uguaglianza delle opportunità tra i soggetti politici (per questo il M5S ha presentato ieri una serie di esposti all’Agcom).

Qualche esempio: nel primo periodo di campagna elettorale, in tutte le edizioni dei tg Rai, il solo Presidente del Consiglio oscilla tra il 16% (Tg3) e il 23,1% (Tg1) e, sommando il suo spazio a quello del governo, si arriva a un tempo di parola superiore a quello complessivamente attribuito ai 3 principali partiti parlamentari. Una sovraesposizione enorme che si registra anche a Mediaset dove il tempo complessivamente fruito dal Governo supera il 35%. Non va meglio in altre emittenti: da La7 a Sky, tutte amplificano la voce dell’esecutivo.

I dati del monitoraggio fanno chiaramente intendere che gli interventi in voce non siano strettamente collegati all’esercizio delle funzioni istituzionali. L’Agcom deve intervenire con urgenza!

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