Archivi tag: raiway

Ei Towers, vertici indagati

I componenti dell’intero consiglio di amministrazione di Ei Towers risultano indagati per aggiotaggio nell’ambito dell’inchiesta della procura di Milano sull’opas lanciata dalla controllata di Mediaset su Rai Way. Con un post del 25 febbraio avevamo già segnalato alcune anomalie,rilevate anche in un articolo del Fatto Quotidiano. Di seguito vi ripropongo il testo del post:
“L’opa di Ei Towers su Rai Way ha già fatto ricco qualcuno. Quel qualcuno è chi ha rastrellato a gennaio le azioni di Rai Way facendo salire il titolo del 30 per cento con volumi di scambio inimmaginabili per questo tipo di azioni. Qualcuno ben informato che, conoscendo le notizie in anticipo, ha messo in atto la macchina speculativa sul principale asset del sistema radiotelevisivo italiano. Chi ha organizzato i raid in borsa è pronto a mettere a disposizione di Ei Towers la propria quota? O magari chi ha rastrellato i titoli è, in qualche modo, già collegato ad Ei Tower? La Consob deve verificare”.
Non ci sorprendiamo dunque che l’operazione abbia portato a un’indagine come quella in corso. Occorre chiarezza. E non dobbiamo distogliere l’attenzione neanche dal fatto che Ei Towers potrebbe entrare in Rai Way con quote di minoranza. Anche con queste è possibile imporre all’interno della società linee ben precise di gestione dell’azienda e controllarla. Terremo alta l’attenzione.

Intervento a “In 1/2 ora” di Lucia Annunziata – Rai 3 01/03/2015

Al di là di tutto mi sento sempre di ringraziare per l’affetto che questo gruppo parlamentare e tutto il movimento ricevono costantemente! Sarebbe impossibile andare avanti senza.  Lo sapete che insieme a voi andremo fino in fondo. Non molleremo mai! Stando ai commenti che sto ricevendo sembra che ieri sia andata bene! Grazie, ci proviamo in tutti i modi.

Mediaset / Rai Way – Intervista Corriere della Sera 26/02/2015

‪#‎raiway‬ ‪#‎rai‬ ‪#‎mediaset‬ Il governo sostiene che il 51% di Rai Way rimarrà in capo alla Rai. Ma di quello che dice l’esecutivo guidato da Matteo Renzi non c’è da fidarsi. Se non avesse prelevato 150 milioni di euro alla Rai (canone già versato dai cittadini per il 2014), e non avesse aperto la strada alla quotazione in Borsa della società delle torri, non staremmo qui a discutere dell’opa lanciata da Mediaset. All’inizio si era parlato di collocare una quota minima di Rai Way, poi il 34% ora discutiamo del 49%! Di questo governo, ripeto, non c’è da fidarsi. La mia intervista al Corriere della Sera

corriere_26-02-2015

Caso Rai Way – Intervista al Tg2 22/05/2014

Era il 22 maggio 2014 e il Tg 2 mi intervistava proprio sulla questione di Rai Way, che era agli albori e che cercavo di impedire in tutti i modi. E’ di oggi la notizia del lancio dell’opa di Mediaset proprio sulla società delle antenne, un‘operazione che tutti insieme possiamo bloccare! Rai Way gestisce un’infrastruttura di importanza strategica per il Paese. E sempre oggi il pd, che è il complice vero di questa operazione con il suo presidente del consiglio, grida che le antenne devono restare pubbliche…. ma per piacere!

Mediaset lancia l’opa su Rai Way. Si sorprende solo chi non guarda

A maggio, Berlusconi, ospite a “Porta a Porta” mi definì un buffone perché denunciavo la possibilità di un’intesa tra lui e Renzi sulla vendita di Rai Way, la società che possiede e gestisce la rete di trasmissione del segnale radiotelevisivo in Italia. Cosa succede a meno di un anno di distanza? Vi sembrerà strano ma Mediaset punta a comprare proprio Raiway, attraverso la sua società delle torri Ei Towers lanciando un’opa di 1,2 miliardi di euro. Tutto questo può avvenire esclusivamente perché in modo irresponsabile o magari premeditato il governo ha costretto la Rai a fare cassa in tempi rapidi dopo aver tagliato 150 milioni di euro a copertura del decreto Irpef (80 euro) e contestualmente indicando la quotazione in borsa di Rai Way. La strada che si è intrapresa, ai miei occhi, era evidente fin dall’inizio ed è per questo che ho denunciato ovunque questa situazione e le sue drammatiche conseguenze. Oggi tutti i giornali titolano di questa mossa a sorpresa di Mediaset, ma qui si sorprende solo chi non guarda, chi si gira dall’altro lato o chi è complice. Questa è la democrazia: incontrasi in una stanza da soli e parlare di affari ai danni del Paese. L’operazione di trasparenza e di onestà che ha fatto invece il Movimento in quasi due anni di legislatura rimarrà nei libri di storia.
Chi è allora il buffone? Come vedete, il tempo è sempre galantuomo, e in questo caso aggiungerei purtroppo.

Le dimissioni della Todini e il ricorso al Tar della Rai

Luisa Todini si è dimessa dal consiglio di amministrazione della Rai. Come ho avuto modo di dichiarare già nei giorni scorsi, affermando che era ormai tempo di mettere fine al doppio incarico, al di là delle norme che possono o meno prevedere delle incompatibilità tra cariche, ci sono ragioni di opportunità ed etica che non possono non essere considerate. La Todini è stata nominata Presidente di Poste mentre era ancora in corso il suo mandato a Viale Mazzini. Non è possibile che si sommino incarichi su incarichi, poltrone su poltrone, compensi su compensi. In Italia è una prassi che stenta a estinguersi, ma è ora di cambiare. Bene, quindi, che la Todini abbia deciso di lasciare il cda della Rai. Io però non avrei atteso 7 mesi per farlo.


Il cda Rai oggi ha deciso di ricorrere al Tar contro il mancato versamento di 150 milioni di euro stabilito dal governo Renzi nel decreto Irpef. Una decisione che accolgo favorevolmente ma che arriva nel giorno in cui Rai Way viene definitivamente quotata in borsa. Questa vicenda nel suo complesso non può non far riflettere sul tipo di azione messa in campo dal governo. Se un servizio pubblico deve svolgere la propria funzione ed essere indipendente, non si può, da un giorno all’altro, procedere a un taglio di risorse già inserite in bilancio. Le conseguenze di questo modo di operare sono davanti agli occhi di tutti. La Rai è stata costretta di fatto a far cassa repentinamente e a mettere sul mercato il suo fiore all’occhiello: la società che possiede e gestisce la rete di trasmissione del segnale radiotelevisivo. Un asset strategico per il nostro Paese che non sarà più totalmente in mano pubblica.

Diretta dei lavori di Camera e Senato – Interrogazione a risposta scritta

Come sapete la Camera dei Deputati e il Senato trasmettono la diretta dei propri lavori su un canale digitale satellitare dedicato. La diffusione televisiva delle attività istituzionali dovrebbe essere assicurata dalla Rai, tramite Rai Way, gratuitamente. Lo prevede il decreto legge 179/2012. Ma questo non avviene. La Camera continua a pagare 430 mila euro l’anno e il Senato poco meno, 400 mila, per permettere la prosecuzione di un servizio che la concessionaria dovrebbe garantire a titolo gratuito. Questo succede perché il Ministero dello Sviluppo Economico non ha ancora adottato i necessari provvedimenti per dare seguito alla norma del decreto, cosa che avrebbe dovuto fare entro 3 mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione (la 221 del 2012) dando così la possibilità al Parlamento di risparmiare quasi un milione l’anno.
Ho presentato sul punto un’interrogazione al Ministero dello Sviluppo Economico. La potete trovare qui: Interrogazione trasmissione televisiva lavori Camera e Senato

La RAI va trasformata

La Rai va trasformata, riformata, cambiata, ha bisogno di trasparenza totale in tutti i suo processi e c’è bisogno di assoluta chiarezza nelle procedure di assunzioni, di nomine e di appalti. La politica deve uscire dalla Rai e viceversa. I bilanci delle sedi regionali devono essere noti a tutti e senza dubbio queste sedi vanno riorganizzate così come le testate giornalistiche, tre sono più che sufficienti, una internazionale, una nazionale e una regionale. Così come la politica deve essere onesta e lungimirante nel programmare il futuro di questa azienda così i dirigenti e i sindacati devono abbandonare posizioni di comodo e di potere acquisito per permettere alla Rai di trasformarsi definitivamente. I 150 milioni di euro chiesti alla Rai dal governo Renzi non rappresentano purtroppo una revisione di spesa ma sono la maschera per vendere, e dico io, svendere parte di Raiway la società che detiene l’infrastruttura pubblica di trasmissione. Non potrebbe esserci momento storico peggiore per concretizzare questa operazione che personalmente ritengo sbagliata di per sé. Se questa è la strategia economica del governo siamo fritti. Durante questi 12 mesi con la commissione di vigilanza abbiamo fatto senza dubbio dei passi in avanti e ottenuto alcuni risultati importanti ma siamo appena all’inizio.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/31/rai-fico-m5s-sciopero-giusto-forse-parteciperemo-anche-noi/1008648/

Raiway (passate parola)

Rai Way è la società interamente controllata dalla Rai che possiede e gestisce gli impianti e la rete di trasmissione e diffusione del segnale radiotelevisivo. E’ uno degli asset strategici del nostro Paese: 2.300 postazioni, oltre 1.800 strutture dislocate su tutto il territorio, più di 150 torri, 600 tra ingegneri e tecnici. Parliamo di un patrimonio ancora saldamente in mano pubblica, costruito grazie al lavoro e ai soldi di tutti i cittadini. Perché è importante parlare di Rai Way adesso? Con il decreto Irpef – quello degli 80 euro- il governo Renzi ha deciso di tagliare 150 milioni alla Rai trattenendo quasi il 10% del canone raccolto nel 2014. L’azienda si trova così a dover fronteggiare, da un giorno all’altro, un taglio che la costringe di fatto a far cassa velocemente intaccando, per esempio, un pezzo fondamentale del proprio patrimonio come Rai Way. Il Cda Rai ha infatti già dato mandato al direttore generale Gubitosi di avviare le procedure necessarie alla cessione di quote minoritarie della società controllata. Siamo tutti d’accordo che la Rai debba procedere a una riduzione di costi e sprechi (ad esempio ricorrendo meno ad appalti esterni che ogni anno costano 1 miliardo e 300 milioni di euro), ma quella delineata dal governo appare come la strada migliore? In assenza di un qualsiasi progetto di riorganizzazione, questo taglio improvviso di 150 milioni sembra non tanto il contributo “indispensabile” per coprire parte dell’operazione “80 euro”, quanto il pretesto per dare il via proprio alla vendita del 49% di Rai Way ai privati. E’ quanto meno sorprendente la solerzia con cui il cda di Viale Mazzini ha dato il via all’operazione. Se si decide di vendere con questa velocità e queste tempistiche, il prezzo di mercato del bene non può che scendere dato che i potenziali acquirenti sono perfettamente a conoscenza della esigenza immediata di liquidità. E questo significa svendere. Sappiamo già come finiscono storie come questa in Italia: l’ingresso del privato, anche con quote minoritarie, comporta di fatto una perdita di controllo da parte del pubblico. E non lo possiamo permettere.
A questo punto c’è qualcuno che riceverà un regalo: Mediaset (c’era anche questo nell’accordo tra Berlusconi e Renzi al Nazareno?), Sky, Cairo, un’azienda di telecomunicazione, una banca? Perché un bene pubblico di tale importanza strategica per il nostro Paese deve finire in mano privata? Non ha senso. Tutti attenti, è un momento delicatissimo. In Parlamento, sul decreto, daremo battaglia.
Passate parola.