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Sul canone Rai ennesima proposta propagandistica di Renzi

Renzi e il Pd hanno aspettato la fine della legislatura e lo scioglimento delle Camere per fare l’ennesima proposta propagandistica sulla Rai con l’occhio puntato sulle elezioni. Forse dimenticano di essere stati al governo in questi anni e che proprio l’esecutivo guidato dal segretario del Partito Democratico ha varato una pessima riforma della governance del servizio pubblico, rendendolo sempre più legato al governo, e ha inserito il canone in bolletta. Ora parlano di altro come se quanto fatto in precedenza non fosse mai successo. Ennesima posizione all’insegna dell’incoerenza a cui il Pd e gli altri partiti ci hanno abituati.
Il punto non è tanto e non solo il canone, ma fornire ai cittadini un servizio pubblico di alta qualità, colmando i ritardi accumulati negli anni, recidendo una volta per tutte il filo tra la politica e la concessionaria pubblica (cosa che questo governo in 5 anni non ha fatto), riformando in quest’ottica le modalità con cui si scelgono i vertici Rai. Il M5S ha fatto una proposta molto precisa in tal senso inserita nel programma di governo.
Se messo nelle condizioni giuste di operare in piena indipendenza dalla politica, il servizio pubblico può ancora svolgere una funzione rilevante in una democrazia per fornire un’informazione indipendente e accompagnare la crescita culturale del Paese. È su questo che Renzi e il Pd avrebbero dovuto concentrare gli sforzi ma come abbiamo visto in questi 5 anni hanno preferito fare altro. Ci penseremo noi una volta al governo.

Cos’altro serve per le dimissioni della Boschi e per il ritiro dalla vita politica di tutto il Giglio magico

DRfQnFoXkAAARSmL’ex Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi chiese nel 2014 a Federico Ghizzoni, ex amministratore delegato di Unicredit, di valutare l’acquisizione di Banca Etruria. Lo ha affermato lo stesso Ghizzoni oggi in audizione davanti alla Commissione di inchiesta sulle banche, rivelando inoltre che Marco Carrai, persona vicinissima a Matteo Renzi, gli mandò una mail con queste testuali parole: “Mi è stato chiesto su Etruria di sollecitarti, se possibile”. Non solo si conferma quanto scritto tempo fa da Ferruccio De Bortoli, ma si tratta di dichiarazioni che si aggiungono a quelle del governatore della Banca d’Italia, Visco, a cui Renzi, allora presidente del Consiglio, chiese per due volte notizie sulla banca. Richieste improprie al punto che sia Ghizzoni sia Visco, in modi diversi, hanno dovuto all’epoca ricordare ai loro interlocutori l’indipendenza delle proprie cariche e del proprio operato. Mezze verità, bugie, omissioni, ora finanche le sollecitazioni velate attraverso propri emissari, cos’altro serve per le dimissioni della Boschi e per il ritiro dalla vita politica di tutto il Giglio magico, cioè di questo vero e proprio comitato d’affari che a un certo punto è arrivato a governare il nostro Paese?

Sulla vicenda Boschi-Banca Etruria il governo riferisca in Aula

Sulla vicenda Boschi-Banca Etruria si faccia chiarezza. Dopo quanto emerso ieri – l’ex ministra per le riforme avrebbe chiesto nel 2015 all’amministratore delegato di Unicredit di acquisire la banca di cui il padre era vicepresidente – il MoVimento 5 Stelle ha chiesto che il presidente del Consiglio venga in Aula a riferire e che vengano tolte le deleghe all’attuale sottosegretario Maria Elena Boschi. Occorre, inoltre, dare il via immediatamente alla commissione d’inchiesta sulle banche, in modo che possano essere auditi su questo caso l’ex ad di Unicredit, la Boschi e Ferruccio de Bortoli.

Ne abbiamo parlato oggi in conferenza stampa alla Camera. Questo il mio intervento:

Le larghe intese non si dimenticano mai

Le larghe intese non si dimenticano mai, a maggior ragione se si tratta di salvare in Aula l’uno o l’altro esponente dei partiti uniti. Ieri il Senato, respingendo la mozione di sfiducia del M5S, lo ha fatto con Luca Lotti, ministro dello Sport del Pd, vicinissimo a Renzi, coinvolto nell’inchiesta Consip. In quella occasione Forza Italia, che starebbe all’opposizione, è uscita dall’Aula senza votare.
Oggi invece è stato il turno del senatore Augusto Minzolini di Forza Italia, condannato in via definitiva a due anni e sei mesi per peculato (uso indebito della carta di credito aziendale di cui aveva disponibilità quando era direttore del Tg1). L’Aula di Palazzo Madama ha approvato l’ordine del giorno presentato del suo partito con cui si chiedeva di respingere la delibera della Giunta per le elezioni e le immunità che si era espressa in modo favorevole alla decadenza del senatore. Decisivo sarebbe stato il sostegno anche di senatori della maggioranza: 19 senatori Pd hanno votato con Forza Italia, mentre 24 non hanno proprio partecipato al voto. Il presidente dei senatori Pd aveva annunciato “libertà di voto” per gli esponenti del suo partito.
Ascoltate in questo video come l’Aula del Senato ha accolto la notizia del salvataggio di Minzolini. Urla di esultanza come allo stadio. Ecco cosa succede in questi palazzi, ecco come i partiti si muovono e si aiutano a vicenda per cercare di sopravvivere. Tentativi disperati, disperatissimi, concorderete con me. Alle prossime elezioni il 40% per il MoVimento 5 Stelle sarà poco!

Verdini condannato a 9 anni. Renzi lo voleva padre costituente

Verdini condannato a 9 anni di carcere con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Vi rendete conto? Nove anni per colui che Renzi ha cercato di rendere padre costituente, colui che ha mantenuto in vita il Governo dell’ex premier in tutti i modi. Pacche sulle spalle, accordi, riunioni mentre il Movimento Cinque Stelle da ogni angolo del Parlamento attaccava a ragion veduta questo sodalizio. Per non parlare del’indagine Consip, che vede coinvolto un altro fedelissimo di Renzi, Luca Lotti, attuale ministro.
Insomma un quadro veramente torbido che si aggiunge al disastro di un modello politico fallimentare che i cittadini hanno già bocciato, dalla riforma costituzionale alla “Buona scuola”.
Questa sarebbe la nuova classe politica del Partito democratico? Hanno già fallito su tutta la linea, dalla prova di Governo alla propria organizzazione interna, come dimostra il caos di questi giorni intorno alle tessere.
Per favore basta. Troppo male al Paese, che non lo merita. Se fossi in Renzi, per tentare di salvare la faccia, non mi presenterei mai alla primarie del Pd.
Lasci ora o dopo sarà troppo tardi. La misura è colma.

Renzi, e falla una telefonata

Renzi, e falla una telefonata!

Avete sentito l’audio di Delrio? Per loro la politica è questa cosa qui: distribuire poltrone, assicurarsi posti in lista, dare vita a una guerra tra bande con il solo fine di ritagliarsi uno spazio di maggiore potere. Le parole del ministro – semmai ce ne fosse stato bisogno – servono a rimettere in luce una volta di più ciò che anima davvero i partiti e, in questo caso, il Pd. Investono una quantità di tempo e di energie a parlare di correnti, di potenziali candidati in lista, di scissioni e ricatti; intanto fuori dal Nazareno c’è un Paese in stallo che attende risposte a problemi veri. Non so se si rendano conto di tutto questo. Una cosa, però, è certa: il Pd non ha la forza di governare, né tantomeno di presentarsi ai cittadini con un programma e andare al voto.

Intervento su dl banche

Ecco il mio intervento di oggi in Aula sul decreto banche.
Il MoVimento 5 Stelle non ha partecipato all’ennesima pantomima a danno dei cittadini. La prima fiducia del governo Gentiloni ha avuto come oggetto un provvedimento che riguardava, neanche a dirlo, le banche, un tema su cui non c’è rischio di scissione per il Pd: si ricompattano immediatamente. A questa messa in scena non ci siamo prestati per rispetto dei cittadini e dei tanti risparmiatori che non ricevono la tutela che meritano.
Per questo oggi i portavoce del M5S sono stati proprio a Siena per denunciare quanto accaduto perché, ancora una volta, i cittadini si ritrovano a pagare per gli errori della politica. Errori e responsabilità del passato e del presente. All’ex Presidente del Consiglio ricordiamo che il suo partito ha spolpato Mps invece di essere al servizio dei cittadini. Non c’è quindi un problema di ‘banchette’ in questo Paese, ma di ‘governicchi’ .

Al voto il prima possibile

La Consulta ha dichiarato incostituzionale l’Italicum in vari punti. Quella che secondo Renzi e la Boschi doveva essere la migliore legge elettorale in Europa (che addirittura altri Paesi ci avrebbero dovuto copiare!) è stata smantellata oggi dalla Corte Costituzionale. L’ennesima bocciatura per l’operato dell’ex premier e della sua maggioranza dopo il no alla riforma costituzionale detto a gran voce a dicembre dai cittadini italiani. Ora la strada è segnata: si vada al voto il prima possibile.

I cittadini hanno detto NO

I cittadini hanno detto NO.
Hanno detto chiaramente di non voler rinunciare a un diritto fondamentale, quello di poter scegliere chi li rappresenta.
Hanno detto di non credere ai tanti slogan del Presidente del Consiglio. Hanno detto che una riforma pasticciata non può essere un modello di semplificazione. Hanno detto no a un Senato composto da consiglieri regionali e sindaci impiegati part time con l’immunità.
Non si sono fidati di questa riforma come non si fidano di chi l’ha proposta, ovvero le stesse persone che hanno bloccato il Parlamento per mesi e mesi impedendogli di occuparsi dei veri problemi del Paese, quelli a cui Renzi, Boschi e Verdini non hanno saputo e voluto dare risposte soddisfacenti.
Ogni volta che i cittadini sono chiamati ad esprimersi, è un momento importante. Stavolta, però, lo è forse stato di più. Perché era in gioco la nostra Costituzione, il sistema di equilibri democratici che prevede e preserva. Perché era in gioco il futuro del nostro Paese. Non c’è stato slogan o propaganda del premier e dei suoi che abbia potuto intaccare il senso di responsabilità dei cittadini. E i cittadini hanno scelto di dire No.
È bello e significativo osservare l’attaccamento forte del Paese a una casa comune, che per quanto perfettibile, è sentita come una casa comune, la Costituzione. Regole comuni che non possono essere modificate a colpi di maggioranza. Questo ci offre la direzione per il futuro, ci illumina la strada e ci dice che il senso di una riforma costituzionale è un altro: è lavorare insieme, senza strappi e senza arroganza, coinvolgendo i cittadini.
Nonostante un’informazione che ha dato uno spazio enorme al governo, non si è riusciti a modificare il risultato che è ora davanti agli occhi di tutti. Questo è il dato più soddisfacente perché finalmente finisce l’era del “vince chi sta più in televisione”. Il sistema dei media e la società attraversano un momento di profonda trasformazione e oggi più di prima ne abbiamo le prove. L’Italia è un paese più forte, più sicuro della propria democrazia.

Lettera di Renzi agli italiani all’estero, un aggiornamento sul mio esposto all’Agcom

Ricordate la lettera di Renzi agli italiani all’estero?

Vi racconto un episodio che spiega bene lo stato di salute della nostra democrazia.

Il 15 novembre ho presentato un esposto all’Agcom perché con quella lettera è stata violata una norma di legge importantissima: il divieto di comunicazione istituzionale. Prima di fare l’esposto, abbiamo analizzato a fondo la giurisprudenza sul punto: la violazione di legge è chiara, perché Renzi scrive come premier (sua foto con Obama e frasi eloquenti come “In questi due anni e mezzo di Governo ho visitato”). All’Agcom lo sanno perfettamente.

Bene, ieri mattina l’Autorità mi ha chiamato per avere un’integrazione di documenti, visto che stava per decidere sull’esposto. Ho immediatamente inviato quanto richiesto e poi silenzio. Non ho saputo più nulla, sono passati dieci giorni dalla presentazione dell’esposto e pare che il Presidente Cardani abbia sospeso e rinviato la decisione (sempre ieri mattina, davanti alle palesi violazioni del Tg1 e del Tg2, il Consiglio dell’Autorità ha votato per non sanzionare. Solo un commissario si è opposto).

Vi rendete conto? Stiamo parlando di uno dei referendum più importanti della storia repubblicana, la campagna sta per finire, probabilmente il premier ha violato un’importante norma di legge e l’Agcom che fa? Resta immobile, rinvia. E lo sapete perché rinvia? Perché è bloccata dalle sue maggioranze politiche e dal terrore di prendere una decisione che riguarda direttamente il premier.

Per la stessa violazione, infatti, sono state sanzionate tante istituzioni in queste settimane (soprattutto piccoli comuni), ma il Presidente del Consiglio no, forse è meglio temporeggiare, evitare.

Eccola l’onestà intellettuale, la schiena dritta di chi ricopre ruoli delicatissimi in democrazia, eccoli i vertici dell’autorità indipendente per le garanzie nelle comunicazioni. Vigliacchi e proni al potere.