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I cittadini hanno detto NO

I cittadini hanno detto NO.
Hanno detto chiaramente di non voler rinunciare a un diritto fondamentale, quello di poter scegliere chi li rappresenta.
Hanno detto di non credere ai tanti slogan del Presidente del Consiglio. Hanno detto che una riforma pasticciata non può essere un modello di semplificazione. Hanno detto no a un Senato composto da consiglieri regionali e sindaci impiegati part time con l’immunità.
Non si sono fidati di questa riforma come non si fidano di chi l’ha proposta, ovvero le stesse persone che hanno bloccato il Parlamento per mesi e mesi impedendogli di occuparsi dei veri problemi del Paese, quelli a cui Renzi, Boschi e Verdini non hanno saputo e voluto dare risposte soddisfacenti.
Ogni volta che i cittadini sono chiamati ad esprimersi, è un momento importante. Stavolta, però, lo è forse stato di più. Perché era in gioco la nostra Costituzione, il sistema di equilibri democratici che prevede e preserva. Perché era in gioco il futuro del nostro Paese. Non c’è stato slogan o propaganda del premier e dei suoi che abbia potuto intaccare il senso di responsabilità dei cittadini. E i cittadini hanno scelto di dire No.
È bello e significativo osservare l’attaccamento forte del Paese a una casa comune, che per quanto perfettibile, è sentita come una casa comune, la Costituzione. Regole comuni che non possono essere modificate a colpi di maggioranza. Questo ci offre la direzione per il futuro, ci illumina la strada e ci dice che il senso di una riforma costituzionale è un altro: è lavorare insieme, senza strappi e senza arroganza, coinvolgendo i cittadini.
Nonostante un’informazione che ha dato uno spazio enorme al governo, non si è riusciti a modificare il risultato che è ora davanti agli occhi di tutti. Questo è il dato più soddisfacente perché finalmente finisce l’era del “vince chi sta più in televisione”. Il sistema dei media e la società attraversano un momento di profonda trasformazione e oggi più di prima ne abbiamo le prove. L’Italia è un paese più forte, più sicuro della propria democrazia.

Lettera di Renzi agli italiani all’estero, un aggiornamento sul mio esposto all’Agcom

Ricordate la lettera di Renzi agli italiani all’estero?

Vi racconto un episodio che spiega bene lo stato di salute della nostra democrazia.

Il 15 novembre ho presentato un esposto all’Agcom perché con quella lettera è stata violata una norma di legge importantissima: il divieto di comunicazione istituzionale. Prima di fare l’esposto, abbiamo analizzato a fondo la giurisprudenza sul punto: la violazione di legge è chiara, perché Renzi scrive come premier (sua foto con Obama e frasi eloquenti come “In questi due anni e mezzo di Governo ho visitato”). All’Agcom lo sanno perfettamente.

Bene, ieri mattina l’Autorità mi ha chiamato per avere un’integrazione di documenti, visto che stava per decidere sull’esposto. Ho immediatamente inviato quanto richiesto e poi silenzio. Non ho saputo più nulla, sono passati dieci giorni dalla presentazione dell’esposto e pare che il Presidente Cardani abbia sospeso e rinviato la decisione (sempre ieri mattina, davanti alle palesi violazioni del Tg1 e del Tg2, il Consiglio dell’Autorità ha votato per non sanzionare. Solo un commissario si è opposto).

Vi rendete conto? Stiamo parlando di uno dei referendum più importanti della storia repubblicana, la campagna sta per finire, probabilmente il premier ha violato un’importante norma di legge e l’Agcom che fa? Resta immobile, rinvia. E lo sapete perché rinvia? Perché è bloccata dalle sue maggioranze politiche e dal terrore di prendere una decisione che riguarda direttamente il premier.

Per la stessa violazione, infatti, sono state sanzionate tante istituzioni in queste settimane (soprattutto piccoli comuni), ma il Presidente del Consiglio no, forse è meglio temporeggiare, evitare.

Eccola l’onestà intellettuale, la schiena dritta di chi ricopre ruoli delicatissimi in democrazia, eccoli i vertici dell’autorità indipendente per le garanzie nelle comunicazioni. Vigliacchi e proni al potere.

Renzi e De Luca violano le regole della campagna elettorale. Presentati due esposti all’Agcom

Renzi disprezza le regole della campagna elettorale. A volte si muove sul confine, altre volte le viola apertamente, perché gli manca il senso della cosa pubblica.

Per questo oggi ho presentato due esposti all’Agcom.

Uno riguarda la sua presenza a “Che tempo che fa”, domenica scorsa. Ho chiesto all’Agcom anche di verificare se le modalità di conduzione di Fabio Fazio siano state coerenti con i principi di imparzialità e correttezza dell’informazione.

L’altro esposto riguarda la violazione di una norma molto importante in campagna elettorale: il divieto per tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione, tranne quando ciò sia indispensabile e indifferibile (per esempio, in occasione di un’emergenza). Il senso del divieto è logico: non si possono usare le risorse e le istituzioni pubbliche per promuovere un’immagine positiva dell’istituzione e, in questo modo, influenzare il voto.

Renzi agisce in modo opposto.

Lo scorso fine settimana era a Napoli, insieme a De Luca, all’Assemblea sul Mezzogiorno, un evento istituzionale organizzato dal Governo e dalla Regione Campania, pagato dai cittadini campani (500 mila euro messi a disposizione).
E cosa succede all’Assemblea sul Mezzogiorno? Succede che De Luca viola la legge parlando di un grande programma di sviluppo per il sud che prevede l’assunzione di giovani, e il giorno dopo Renzi afferma che per questo progetto occorre la vittoria del Sì al referendum (i nostri portavoce regionali hanno presentato un esposto specifico nei confronti di De Luca).

Appuntamenti istituzionali, pagati dei cittadini, per fare comizi. Un comportamento che fa il paio con l’invio delle lettere firmate dal premier ai cittadini all’estero per convincerli a votare “Sì”.

Renzi e De Luca sono la stessa cosa: disprezzano le regole e non hanno rispetto delle istituzioni pubbliche, che provano a piegare ai propri interessi. La verità è che al di fuori dell’esercizio del potere per questi personaggi non c’è nulla, non c’è futuro.

Io dico no: il 10 novembre parte il Treno Tour

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Dal 10 novembre al 2 dicembre si svolgerà il Treno Tour #IoDicoNo: 6.000 km, 47 tappe, un viaggio attraverso tutta l’Italia per far conoscere le ragioni del NO e incontrare i cittadini. Sul sito iodicono it trovate tutti i materiali per darci una mano con la campagna e le indicazioni per votare dall’estero.
Le dirette degli eventi saranno trasmesse in streaming sul Blog e sulla pagina Facebook del MoVimento 5 Stelle. Il Treno Tour prenderà il via da Aosta il 10 novembre (ore 18.00 piazza Emile Chanoux). Il 26 novembre durante la tappa a Roma si svolgerà il Cammino per la Costituzione che arriverà fino a Piazza della Bocca della Verità. Evento finale il 2 dicembre a Torino in Piazza San Carlo.
Ci vediamo in treno e nelle piazze!

ELENCO TAPPE TRENO TOUR #IODICONO:
10/11 – AOSTA – Piazza Emile Chanoux, ore 18
11/11 – CHIVASSO – Piazza della Repubblica 4, ore 10,00
11/11 – NOVARA – ore 17
11/11 – MONZA – ore 20,30
12/11 – BERGAMO – Piazza della Libertà, ore 10,00
12/11 – MILANO – Teatro di Milano, Via Fezzan 11, ore 17,00
12/11 – CREMA – Piazza Duomo, ore 20,30
13/11 – BRESCIA – Piazza del Mercato, ore 10,30
13/11 – VERONA – Piazza Cittadella, ore 17
13/11 – TRENTO – ore 21
14/11 – PADOVA – ‘Canton del Gallo’ Mercato, ore 11
14/11 – UDINE – Piazza XX Settembre, ore 18.30
15/11 – FERRARA – Piazza Trento e Trieste, ore 17
15/11 – BOLOGNA – Evento in piazza ore 20
16/11 – PESARO – Evento in piazza ore 10,30
16/11 – CIVITANOVA MARCHE – Evento in piazza ore 17
16/11 – TERAMO – Evento in piazza ore 20
17/11 – FOGGIA – Evento in piazza ore 17
17/11 – BARI – Evento in piazza ore 20,30
18/11 – BRINDISI – Evento in piazza ore 17
18/11 – TARANTO – Evento in piazza ore 20
19/11 – CROTONE – Evento in piazza ore 11
19/11 – LAMEZIA TERME – Isola pedonale, ore 16
19/11 – REGGIO CALABRIA – Evento in piazza ore 20
20/11 – MESSINA – Evento in piazza ore 11
20/11 – CALTANISSETTA – Evento in piazza ore 19
21/11 – POTENZA – Evento in piazza ore 11
21/11 – NAPOLI – Evento in piazza ore 19
22/11 – AVELLINO – Evento in piazza ore 11,00
22/11 – CAMPOBASSO – Evento in piazza ore 19,30
23/11 – CASERTA – Evento in piazza ore 17
23/11 – FROSINONE – Evento in piazza ore 20,30
24/11 – SASSARI – Evento in piazza ore 11,30
24/11 – CAGLIARI – Evento in piazza ore 17,30
25/11 – L’AQUILA – Parco del Castello, Viale delle Medaglie d’oro, ore 18
26/11 – TERNI – Evento in piazza ore 11
26/11 – ROMA – Cammino per la Costituzione, ore 17,30
27/11 – ORVIETO – Evento in piazza ore 10,30
27/11 – AREZZO – Evento in piazza ore 17,00
27/11 – FIRENZE – Evento in piazza ore 20,00
29/11 – LIVORNO – Evento in piazza ore 17,00
29/11 – LA SPEZIA – Evento in piazza ore 20,00
30/11 – REGGIO EMILIA – Piazza Martiri 7 Luglio, ore 17,30
30/11 – PIACENZA – Evento in piazza ore 20,00
1/12 – ALESSANDRIA – Evento in piazza ore 17,00
1/12 – GENOVA – Evento in piazza ore 20,00
2/12 – SAVONA – Evento in piazza ore 11,00
2/12 – TORINO – Piazza San Carlo ore 17,00

Vigilanza Rai: approvata la delibera sulla par condicio per il referendum costituzionale

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Oggi in Commissione di Vigilanza abbiamo approvato la delibera che regolamenta la par condicio nei programmi Rai in vista del referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale.
Cosa prevede il regolamento e come funziona la par condicio per la campagna referendaria:

– in tutte le trasmissioni che trattano il tema del referendum gli spazi sono ripartiti in due parti uguali tra i favorevoli e i contrari al quesito.

– nei programmi di comunicazione politica (tribune, interviste, confronti) la parità è matematica, ma anche nei programmi d’informazione, come i tg, non può essere in alcun modo determinata una situazione di vantaggio per una delle due posizioni.

– alle trasmissioni sul referendum partecipano il comitato promotore, le forze politiche, anche quelle rappresentative delle minoranze linguistiche, e tutti i comitati e associazioni della società civile che abbiano un interesse obiettivo e specifico sul tema del referendum.

– la presenza degli esponenti del Governo nei tg deve essere limitata all’attività istituzionale per garantire completezza e imparzialità dell’informazione. La delibera della Vigilanza richiama infatti il limite contenuto nella legge 515 del 1993, secondo il quale, come ha ripetuto più volte l’Agcom, l’informazione sul Governo deve limitarsi a obiettive esigenze informative legate all’attività dell’esecutivo, senza dare spazio alla propaganda elettorale.

– fino al 4 dicembre la Rai pubblicherà quotidianamente sul proprio sito internet i dati del monitoraggio dei tempi fruiti dai favorevoli e contrari al quesito. L’azienda è chiamata a garantire un efficace e tempestivo riequilibrio di eventuali situazioni di disparità.
I dati ufficiali, su cui possono essere irrogate eventuali sanzioni, sono comunque quelli pubblicati dall’Agcom ogni due settimane, e poi ogni settimana a partire dalla terzultima precedente il voto.

– le tribune referendarie si svolgeranno a partire da novembre; i confronti a due si terranno nella fase finale della campagna.

– la Rai deve garantire trasmissioni e pagine televideo ad hoc sul referendum per le persone con disabilità.

I cittadini hanno diritto di sapere come l’informazione tv sta trattando il tema del referendum. Agcom pubblichi i dati

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Come ricorderete, nei mesi scorsi l’informazione sul referendum, Rai in testa, è stata gravemente squilibrata a favore del Sì. A dirlo sono i dati Agcom, prima tenuti in un cassetto e poi, dopo le reiterate richieste della Commissione di Vigilanza, pubblicati solo parzialmente all’inizio di luglio. Nonostante le gravi disparità fra Sì e No, l’Agcom non ha messo in atto alcun intervento forte, trincerandosi dietro una serie di formalismi giuridici e limitandosi a invitare le emittenti al rispetto dell’equilibrio.

Dopodiché silenzio. Ad agosto ho chiesto all’Autorità tutti i dati aggiornati e completi del tempo di notizia – cioè la posizione dei soggetti politici sul referendum riportata dal giornalista – su cui si erano registrate le violazioni più gravi. Ho sollecitato di nuovo i dati all’inizio di settembre. Sono passati due mesi, ancora niente. Uno sgarbo istituzionale, ma soprattutto un atto gravissimo nei confronti dei cittadini, che hanno il diritto di accedere a queste informazioni e, così, di sapere in che modo le tv stanno trattando un argomento così delicato come il referendum costituzionale e le posizioni in campo.

Questo Paese vive la grave anomalia di avere Autorità amministrative con poteri enormi, chiamate indipendenti ma lottizzate dai partiti. Perché questo, in due parole, è il problema dell’Agcom: inerte o pavida di fronte alle violazioni, perché politicamente bloccata. Del resto i metodi di elezione dei vertici delle Autorità, uniti alla mancanza di etica pubblica dei partiti, non possono che partorire istituzioni simili.

La prossima settimana entrerà in vigore la delibera della Commissione di Vigilanza, che dovrebbe prevedere la pubblicazione quotidiana dei dati di monitoraggio dell’informazione Rai. Ricordo però che la Rai pubblica i dati raccolti dall’Osservatorio di Pavia, mentre i dati ufficiali, su cui possono essere irrogate le sanzioni, sono quelli dell’Agcom.

Nel frattempo dobbiamo pretendere che l’Autorità renda pubblici tutti i dati sull’informazione delle settimane precedenti. E lo deve fare in modo completo, senza timori, perché è un diritto dei cittadini sapere. Mandiamo tutti subito una mail e un tweet all’Agcom a info@agcom.it e @AGCOMunica per richiedere al Presidente e ai consiglieri di rendere accessibili a tutti i dati sull’informazione sul referendum. E continuiamo fino a quando non saranno pubblicati in forma completa. È una questione di trasparenza e democrazia.

Referendum e pluralismo, interrogazione ai vertici Rai

Ricorderete, all’inizio dell’estate, i dati richiesti dalla Vigilanza che attestavano squilibri abnormi nell’informazione Rai sul referendum. Squilibri talmente forti che l’Agcom è intervenuta, sia pure timidamente, con dei richiami a rispettare l’equilibrio nell’informazione sul referendum.

Nonostante questo la situazione non è cambiata, anzi. Lo avevamo denunciato già ad agosto e lo confermiamo oggi. Prendiamo le ultime due edizioni serali del Tg1. Tre servizi sul referendum, a parlare è quasi solo il Sì. Voci talmente sovrabbondanti da apparire addirittura senza senso. Prima Renzi che afferma le ragioni della riforma, poi il giornalista che le riassume, quindi l’endorsement di Angela Merkel e quello di un’agenzia di rating, poi l’intervento del vicesegretario Guerini, quindi ancora Renzi, poi un altro rapido sunto delle ragioni del Sì, infine un esponente del Nuovo Centrodestra. Ai sostenitori del No uno spazio infinitesimale. E non è solo una questione di tempo, ma anche e soprattutto di contenuto, di sostanziale oscuramento delle ragioni degli oppositori della riforma.

Non è più tollerabile andare avanti in questo modo. Mi chiedo come possa il direttore di un tg considerare un’informazione simile coerente con il pluralismo nell’informazione e come possa ignorare con tale disinvoltura i richiami dell’Autorità. Un Paese in cui il principale notiziario del servizio pubblico si comporta come un’appendice del potere esecutivo ha un serio problema democratico.
Per questo ho inviato ai vertici Rai un’interrogazione affinché venga immediatamente garantito ciò che i cittadini chiedono: un’informazione normale nel principale notiziario del servizio pubblico.

Di fronte a questo stato delle cose ci aspettiamo anche un intervento incisivo e immediato dell’Agcom. Il referendum costituzionale è uno snodo fondamentale per la democrazia del Paese: non può essere trattato in questo modo.

P.s. Tre giorni fa ho richiesto ufficialmente all’Agcom i dati relativi all’informazione sul referendum nel periodo luglio-settembre. Trovo incredibile che l’Autorità abbia pubblicato esclusivamente i dati richiesti a suo tempo dalla Vigilanza ma non abbia continuato a farlo nelle settimane successive. La trasparenza su questi dati è un atto dovuto nei confronti dei cittadini che pagano il canone.

Referendum, grave ingerenza l’intervento dell’ambasciatore statunitense

L’ambasciatore statunitense ha affermato che il No al referendum sulla riforma costituzionale sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia e che il voto sulle riforme costituzionali offrirebbe invece una speranza sulla stabilità di governo per attrarre appunto gli investitori. Un intervento irrituale, il suo, e un’ingerenza gravissima negli affari interni di un altro Paese. Ma, poi, cosa significa meno investimenti in caso di vittoria del no? Qual è il collegamento? L’ambasciatore ce lo spieghi.

Come abbiamo più volte detto quella del referendum è una battaglia decisiva. Sui temi della consultazione non arretreremo di un millimetro. Faremo informazione ogni giorno perché tutti possano conoscere le ragioni per cui al referendum occorre votare in modo convinto No. Sostenere la pseudo riforma fatta dal governo significa sostenere la deformazione della nostra Costituzione. E noi non lo permetteremo.

Due appuntamenti a Portici e a Napoli per parlare di riforma costituzionale e referendum

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La battaglia per il referendum è importantissima. Bisogna far conoscere a tutti i rischi per la democrazia che la riforma costituzionale firmata da Renzi-Boschi-Verdini implica. L’impegno a informare quante più persone possibile deve essere di tutti. E noi chiaramente non ci sottraiamo. Per questo siamo e saremo ovunque per discuterne.

Per il prossimo fine settimana invito i napoletani e i campani a partecipare a due eventi dedicati ai temi della consultazione referendaria che si terranno a Portici e a Napoli.

Venerdì 16 settembre alle 17.00 prenderò parte insieme ad altri portavoce del M5S e a docenti universitari al dibattito “L’equilibrio tra i poteri dello Stato: cos’è e come cambia nella riforma Renzi-Boschi”, in occasione della Festa delle Stelle a Portici. Per avere informazioni sull’iniziativa cliccate qui

Sabato, invece, appuntamento dalle 18.00 in Villa Comunale a Napoli. Il Meetup ha organizzato un evento con giuristi, costituzionalisti, parlamentari per spiegare i motivi per cui è necessario votare NO alla riforma costituzionale voluta dal governo. Vi aspettiamo dalle 18.00.

Partecipare e informare è fondamentale. Loro non si arrenderanno mai, noi neppure!
Passaparola!

Sulla data del referendum Renzi continua a giocare a nascondino. Ha paura del giudizio degli italiani

Sulla data del referendum Renzi continua a giocare a nascondino. Ha paura del giudizio degli italiani.

Ecco la nota diffusa dai deputati del MoVimento 5 Stelle componenti della Commissione Affari Costituzionali della Camera:

“Renzi continua a giocare a nascondino con la data della consultazione popolare sul referendum costituzionale e rimane in un assordante silenzio. Ormai, infatti, sono passati ben 34 giorni da quando è stato dato il via libera al governo per la scelta della data in cui gli italiani potranno andare a votare e l’esecutivo non ha ancora nessuna intenzione di indicarla. Questo comportamento, oltre che da irresponsabili, certifica che il trio Renzi-Boschi-Verdini ha paura del voto degli italiani perchè sa bene che la riforma è impresentabile. Evidentemente si vergognano anche loro di questo obbrobrio e, invece di accelerare i tempi, per far esprimere i cittadini su un tema così importante, la tirano per le lunghe, in attesa di avere in mano dei sondaggi favorevoli”.