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Le novità di Open Tg

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Open Tg è online con una serie di novità.
Troverete dei cambiamenti non solo nella veste grafica, ma anche nei contenuti del sito. Da oggi, infatti, è possibile visualizzare e confrontare i dati sul pluralismo politico nei tg su un arco temporale più lungo.
Le percentuali di presenza dei soggetti politici nei tg sono un indicatore – non l’unico, ma importante – del livello di pluralismo politico radiotelevisivo. In particolare merita grande attenzione la presenza del Governo, che unita a quella della maggioranza ci dà il livello di concentrazione dell’informazione nel rapporto maggioranza-opposizione. Per questo motivo nella sezione “Consulta i dati” è possibile visualizzare, mese per mese, il rapporto fra opposizioni e blocco Governo-maggioranza in ciascun telegiornale.

Per scoprire le novità e consultare i dati, cliccate qui.

Intervista al Fatto Quotidiano – 13 dicembre 2016

Lo spazio per il governo nei tg nelle ultime settimane di campagna è stato tra il 40 e il 45%, impensabile in un periodo di par condicio. Non è stato così garantito ai cittadini il servizio pubblico. Ne ho parlato in questa intervista al Fatto Quotidiano, in cui abbiamo affrontato anche i temi del pluralismo e del futuro dell’azienda.

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Dati Agcom: eccessivo spazio al premier e al governo nei tg. Richiamate tutte le emittenti

tv-vintage_23-2147503075-c Sono stati pubblicati i dati Agcom sui primi venti giorni di campagna referendaria.

Per quanto riguarda il tema del referendum, l’informazione Rai appare equilibrata sul tempo di parola (cioè sul tempo dei soggetti politici che parlano del referendum) ma nel complesso, prendendo in considerazione il tempo di notizia (cioè il tempo dedicato dal giornalista alle due posizioni) c’è ancora un divario di 4 punti percentuali a favore del Sì: 48% contro 43,4, pari a circa 1 ora di trasmissione. Stesse considerazioni valgono per Mediaset, dove c’è equilibrio con la grave eccezione del Tg4: 73% al Sì, 25% al No. Equilibrato il tempo di parola a La7, che però nel complesso fa registrare un divario a favore del No, soprattutto nei programmi extra tg: 44,8% contro 35,8%, circa due ore e mezza. Equilibrato SkyTg24, ma non nei programmi extra tg dove il Sì è in vantaggio di 9 punti (circa 1 ora). Alla luce di questi dati, l’Agcom ha richiamato soltanto il Tg4, invitando tutte le altre emittenti a dedicare più spazio al tema del referendum, anche se quello dedicato da La 7 appare molto significativo.

Non è per niente positiva, invece, la situazione dell’informazione nei tg al di fuori dell’argomento referendum, motivo per cui l’Agcom ha richiamato tutte le emittenti a ridurre lo spazio del premier e degli altri membri del Governo, assorbendo così l’esposto del M5S proprio su questo specifico punto. Durante le campagne elettorali, infatti, l’informazione dedicata al Governo deve essere limitata allo stretto indispensabile – cioè all’esercizio dell’attività istituzionale, senza sconfinare nelle tesi politiche e nella propaganda – ma ciò non è avvenuto. Basta vedere i dati. Nei tg Rai il premier e gli altri componenti dell’esecutivo hanno avuto circa il 40% dello spazio, arrivando a toccare punte del 50% se si considera il totale del tempo al netto dell’argomento referendum. Una preponderanza del Governo si registra anche su SkyTg24. Su Mediaset e La7 il tempo governativo è entro limiti accettabili, forte però è il peso del Pd rispetto agli altri soggetti politici.

Se nelle prossime due settimane non ci sarà una drastica inversione di tendenza, l’Autorità dovrà adottare provvedimenti più forti.

P.s. Non sono stati ancora pubblicati i dati relativi all’ultimo trimestre pre-campagna referendaria. Ricordiamo ancora una volta che quello che avviene nei mesi immediatamente precedenti una campagna è di fondamentale importanza perché può incidere notevolmente sull’eguaglianza delle opportunità fra i concorrenti. I cittadini devono sapere cos’è accaduto.

Nomine nel solco della riforma Rai: servizio pubblico sempre più assoggettato al governo

Ieri si è svolta l’audizione dei vertici Rai in commissione di vigilanza sulla questione offerta informativa del servizio pubblico. Non esiste alcun piano dell’informazione. È stato presentato uno schema embrionale di progetto. In diversi casi le slide delle linee guida erano riprese dal piano industriale che i vertici avevano già illustrato mesi fa. In estrema sintesi: una “pezza d’appoggio” per giustificare le nomine dei direttori dei tg varate oggi da Viale Mazzini.

Queste nomine chiudono un cerchio, realizzano pienamente il senso della riforma della Rai voluta dal Governo. Una riforma che anziché tagliare il cordone ombelicale tra politica e Rai, ha direttamente assoggettato la tv pubblica al potere esecutivo. Assetti della governance così critici per la democrazia esistono soltanto in Moldavia, Ungheria e Polonia.

Con questo blitz agostano i vertici Rai hanno dato prova di non essere indipendenti, non sono stati manager all’altezza del proprio compito. Non si gestisce così la principale azienda culturale del Paese, azienda che fa informazione e che è finanziata con il canone. Una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini e della missione di servizio pubblico che, così facendo, viene ulteriormente svilita.

Maggioranza e governo pensano di poter andare avanti con questi mezzucci, e di poter arrestare il cambiamento in atto nel Paese. Credono di poter prendere in giro le persone plasmando a proprio piacimento il racconto della realtà. Ma più fanno così, più sono destinati a perdere, referendum compreso. Perché il solco che hanno scavato tra loro e cittadini è enorme e gli unici a non essersene accorti sono proprio i partiti, il governo, il Pd. Saremo ovunque per spiegare le loro manovre. Saremo in piazza, in rete, come facciamo da sempre. Ogni loro tentativo è vano, il re è nudo

Sul tema cruciale del referendum alcuni tg non rispettano le norme del pluralismo

Vi do qualche dato aggiornato sul pluralismo dell’informazione in tema di referendum costituzionale.
Periodo 16 giugno – 15 luglio:
Tg1: Sì 60,9%, No 36,0%, Neutro 2,2%
Tg2: Sì 49,7%, No 49,3%, Neutro 1%
Tg3: Sì 39,8%, No 39,8%, Neutro 20,5%
Rainews: Sì 51,7%, No 33,5%, Neutro 14,8%.
Bisogna considerare che questi sono i dati ufficiali Agcom sul tempo di parola, mancano quelli sul tempo di notizia, che è il parametro su cui si erano registrate le violazioni più gravi ed eclatanti.
Penso sia facile, ancora una volta, constatare che ci sono testate che non rispettano le norme e gli indirizzi sul pluralismo, e quindi non rispettano i cittadini che dal servizio pubblico si aspettano un’informazione equilibrata e imparziale su un tema cruciale come quello del referendum.
Intanto, secondo le indiscrezioni apparse sulla stampa, gli avvicendamenti al vertice dei notiziari Rai dovrebbero riguardare tutte le testate ad eccezione del Tg1.
A voi le conclusioni.

P.s. Preoccupanti i dati delle emittenti private: Tg4 (Sì 76,8%, No 23,2%), Tg5 (Sì 34%, No 55,6%), Studio Aperto (Sì 80%, No 20%), TG La7 (Sì 63,5%, No 19,3%), Sky Tg 24 (Sì 73.1%), No 26,9%). Sembra quasi di essere di fronte a un blocco del sistema dell’informazione, tutto schiacciato sulla posizione governativa. Di fronte a questi dati l’Agcom non può restare inerte.

Necessario riequilibrio in Rai sul referendum. Presentato esposto all’AGCOM

I dati AGCOM relativi al dibattito sul referendum costituzionale fotografano una situazione allarmante. Nei Tg Rai quasi l’80% del tempo di notizia su questo argomento è andato ai sostenitori del SI, e solo il restante 20% alle ragioni del NO. Spicca il dato di Matteo Renzi che nella sua doppia veste di presidente del Consiglio e di segretario del Pd ha avuto il 51% del tempo di notizia sul tema referendario. Un dato estremamente critico se si pensa che è relativo a un periodo, quella della campagna elettorale, nel quale minima avrebbe dovuto essere la presenza di un esponente del governo.
L’Autorità Garante per le Comunicazioni aveva già inviato un richiamo a tutte le emittenti affinché garantissero un’informazione equa e imparziale sul tema della consultazione referendaria.

Ora, alla luce dei dati del monitoraggio, inviati solo ieri alla commissione di Vigilanza dopo reiterate richieste, l’AGCOM deve intervenire immediatamente e richiedere alle emittenti Rai il riequilibrio delle posizioni in campo.
Per questo ho appena presentato un esposto all’Autorità affinché si attivi senza ulteriori indugi.

Preoccupanti dati AGCOM sull’informazione dei tg Rai sul referendum. Occorre riequilibrio

Finalmente dopo le mie reiterate richieste siamo riusciti ad ottenere dall’AGCOM i dati sull’informazione che la Rai sta fornendo in merito al referendum costituzionale.
Sono preoccupanti e confermano quello che era già evidente a tutti.

Nei telegiornali della televisione pubblica dal 20 aprile al 6 giugno 2016:
– I sostenitori del “SI” hanno avuto quasi l’80% del tempo di notizia (ovvero 8 ore pari al 78%).
– I sostenitori del “NO” hanno avuto il 22% (ovvero 2 ore e 20 minuti).

Ricordo che il tempo di notizia è il tempo dedicato da un giornalista all’illustrazione di un argomento.

Si certifica così un netto squilibrio tra le posizioni in campo ingiustificabile e impensabile per un servizio pubblico.
La Rai deve rimediare e riequilibrare immediatamente e deve assicurare ai cittadini un’informazione degna di questo nome, ovvero imparziale ed equilibrata.

Referendum e informazione in Rai: oggi in Vigilanza audizione dell’Agcom

Nelle ultime settimane è stato necessario accendere i riflettori su come la Rai ha informato i cittadini in merito al referendum sulle riforme costituzionali. Da più parti sono arrivate segnalazioni sull’incompletezza dell’informazione fornita dalla tv pubblica. Ho richiesto all’AGCOM tutti i dati sullo spazio che le emittenti hanno dato ai sostenitori del “si” e del “no” e nonostante l’Autorità non abbia fornito dati aggregati (che ho nuovamente richiesto), si è avuta la conferma di ciò che era già evidente a tutti: i sostenitori del “si” hanno ricevuto uno spazio di gran lunga superiore ai sostenitori del “no”, uno spazio abnome.
Oggi ascolteremo in commissione di Vigilanza il presidente dell’AGCOM e i componenti dell’Autorità per fare il punto su questa situazione e avere un quadro preciso dei tempi dedicati al dibattito sul referendum. E’ un tema di centrale importanza. La Rai deve assicurare una rappresentazione seria, equa e imparziale di tutte le posizioni in campo.
Diretta streaming dell’audizione dalle ore 14.00.

A Mediaset il pluralismo politico è sconosciuto

opentgMediaset è senza vergogna. Anche a gennaio il pluralismo politico sulle reti del Biscione continua a essere sconosciuto, in particolar modo nei notiziari Tg4 e Studio Aperto. E tutto accade con l’inspiegabile beneplacito dell’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni. Potete consultare i dati aggiornati accedendo a Open Tg‬.

Per quanto riguarda la situazione nelle altre emittenti, in Rai si registra un equilibrio fra i soggetti politici, e allo stesso modo il Governo, tradizionalmente preponderante, appare più contenuto che in passato, anche su Rainews.

Il TgLa7 conferma la positiva inversione di tendenza di dicembre, con un notevole equilibrio fra le forze politiche e una percentuale di presenza dell’esecutivo contenuta entro livelli ottimali.
Infine SkyTg24, equilibrato rispetto alle forze politiche ma, ancora una volta, caratterizzato da una massiccia presenza del Governo, che da solo ha fruito del 45% del tempo dedicato ai soggetti politico-istituzionali.

Tutti i dati sulla presenza delle forze politiche nei principali notiziari nazionali su www.opentg.it
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Va in onda Tele Palazzo Chigi

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Il mese scorso abbiamo denunciato una situazione imbarazzante per tutta l’informazione radiotelevisiva nazionale sul piano del pluralismo politico. Cosa è successo da allora?

A dicembre i tre principali notiziari del servizio pubblico mostrano una tendenza al riequilibrio soprattutto fra soggetti politici. Nel complesso, tuttavia, il peso del Presidente del Consiglio e del Governo continua ad essere preponderante in Rai: oltre il 65% dello spazio totale, mentre alle opposizioni resta ben poco (il 17,8%). Uno squilibrio a cui contribuisce in particolare Rainews, dove il premier e i ministri la fanno da padroni senza soluzione di continuità.

Timido il riequilibrio di Mediaset, le cui percentuali tornano a livelli minimamente accettabili soltanto quando l’emittente si trova esposta al rischio di una sanzione dell’Agcom.

Nel TgLa7 si nota una maggiore attenzione a favore di tutte le opposizioni e una presenza mediatica del premier e del Governo più contenuta rispetto ai mesi precedenti.

Nessun cambiamento invece a SkyTg24. Qui le opposizioni e le altre minoranze politiche quasi non esistono, il blocco Governo-maggioranza gode addirittura del 71% dello spazio complessivo, un dato alimentato soprattutto dalla presenza smisurata del Presidente del Consiglio.

Controlla tutti i dati su Open Tg‬