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Ancora confusione sul tetto ai contratti artistici Rai. Nessuna scelta chiara da parte del governo

Il governo non ha avuto il coraggio di fare una scelta chiara rispetto al tetto dei 240 mila euro per i contratti di natura artistica in Rai con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. La situazione confusa che si è venuta a creare ha portato lo stesso Ministero dell’economia, su richiesta della Rai, a chiedere un parere all’Avvocatura generale dello Stato, un parere, se possibile, ancora meno chiaro della legge. Assurdità su assurdità. Ne ho parlato oggi in Commissione di Vigilanza. Ecco il mio intervento:

La Rai trasmetta il piano news alla Commissione di vigilanza

Ciao a tutti, volevo aggiornarvi sulla questione che riguarda il piano news della Rai. Mesi fa il Consiglio di amministrazione di Viale Mazzini ha bocciato il progetto di riorganizzazione dell’informazione del servizio pubblico proposto dall’ex direttore generale Antonio Campo Dall’Orto. E proprio questa bocciatura, come ricorderete, ha poi portato alle dimissioni dello stesso Campo Dall’Orto, dimissioni che hanno aperto la strada alla nomina di Mario Orfeo come nuovo direttore generale. La Commissione di vigilanza, all’unanimità, ha chiesto da tempo al cda della Rai di poter visionare questo piano e comprendere le ragioni che ne hanno impedito l’approvazione. Molti consiglieri di amministrazione della Rai si sono espressi a favore in tal senso, ma con una lettera la Presidente Maggioni ha comunicato che il progetto non poteva essere trasmesso alla Commissione. Si tratta di un atto gravissimo: perché un documento che potrebbe essere senza problemi pubblico e trasparente resta segreto e giace nei cassetti del cda Rai? E perché ci si rifiuta di trasmetterlo a un organismo parlamentare come la Commissione di vigilanza?
Chiediamo nuovamente che il piano news proposto da Campo Dall’Orto arrivi in Commissione di vigilanza e agiremo in tutte le sedi per averlo.
L’informazione è uno dei capisaldi della missione di servizio pubblico ed è inaccettabile che il cda si rifiuti di inviare il piano. Continueremo a insistere in questa richiesta perché si faccia definitivamente chiarezza.

Sulla vicenda dei rimborsi della Rai per le presentazioni del libro della Presidente Maggioni servono ulteriori chiarimenti

Qualche giorno fa la Rai ha risposto a un’interrogazione dicendo che la scelta di rimborsare la presidente Maggioni (allora direttore di Rai News) per gli eventi di presentazione del suo libro “Terrore mediatico” è legata alle “policies aziendali”.
Cosa intende precisamente per policy aziendale? Una procedura formale? Una prassi? Serve avere ulteriori chiarimenti.
Chi ha autorizzato questi rimborsi? Tra l’altro i primi eventi di presentazione del libro sono stati svolti quando Monica Maggioni era direttrice di Rai News, gli ultimi quando era già presidente Rai. Chiedo alla Rai se quei rimborsi sono stati chiesti direttamente da Maggioni o da qualche altro dirigente. E ritengo utile sapere in quali modi, economicamente e non, la Rai ha partecipato alla promozione di questo libro.
Un altro quesito riguarda la circostanza che il libro è stato pubblicato con una casa editrice diversa da Rai Eri. Infatti nella maggior parte dei casi le pubblicazioni dei protagonisti di Viale Mazzini sono almeno co-edite da Rai Eri, cosa che rende più comprensibile la partecipazione della Rai alla promozione.
Ho chiesto l’elenco dei precedenti analoghi, cioè di presentazioni di libri scritti da giornalisti Rai per case editrici terze ma finanziate dall’azienda.
Capire come la Rai si sia mossa in questi anni con altri suoi giornalisti è un aspetto di fondamentale importanza per capire se il privilegio fruito da Monica Maggioni sia un caso isolato o il frutto di una prassi aziendale. Ho presentato un’interrogazione, vi terrò aggiornati.

Interrogazione sull’assenza della Rai all’interrogatorio di Buzzi nel processo Mafia Capitale

In un estratto dell’interrogatorio di Salvatore Buzzi avvenuto giorni fa si sente la voce del suo avvocato che a un certo punto afferma “Ma oggi non c’è la Rai quindi può andare tranquillo. Stranamente oggi che lei parla di tutte queste cose, la Rai non è venuta”. In quella seduta il ras delle cooperative accenna alle cene con il ministro Martina e con Renzi. Ritorna sulle richieste di tangenti che gli arrivavano da più parti. Mentre parla gli scappa addirittura un “Noi del Pd eravamo tutti lì” con riferimento alla chiusura della campagna elettorale per le europee. Ma la Rai, appunto, non c’era. Al di là delle dichiarazioni rese da un imputato, che le testate giornalistiche Rai avrebbero autonomamente valutato se diffondere o meno, appare sconcertante che operatori e giornalisti del servizio pubblico non stessero seguendo un processo così importante come quello di Mafia Capitale. A trasmettere, invece, l’audio della seduta e ad assicurare ciò che avrebbe dovuto assicurare un servizio pubblico, è stata Radio radicale. Non sarebbe doveroso per la Rai impegnarsi a coprire tutte le fasi di un dibattimento che è di evidente interesse per l’opinione pubblica, considerati i soggetti coinvolti e la gravità dei fatti contestati? Per fare luce su quanto accaduto, su un’assenza incomprensibile, ho presentato un’Interrogazione alla Rai. Vi terrò aggiornati.

Per una programmazione Rai ispirata ai principi di servizio pubblico

La brutta pagina scritta giorni fa con la puntata di “Parliamone sabato” deve essere per la Rai l’occasione per una riflessione urgente sul tipo di programmazione che in generale intende offrire ai cittadini, una riflessione che va fatta senza ipocrisie e con l’occhio sempre puntato sui principi e gli obiettivi di servizio pubblico.

La chiusura della trasmissione di Rai 1 è stato un intervento doveroso, ma che si deve accompagnare a un ripensamento complessivo della proposta di contenuti. Perché il trash, la volgarità, il veicolare un’immagine retrograda o addirittura “decorativa” della donna, non sono fenomeni riconducibili soltanto a quella puntata di quella trasmissione. Per non parlare delle speculazioni sulle tragedie, dei programmi che strizzano l’occhio al gioco d’azzardo e di altri innumerevoli comportamenti contrari al senso del servizio pubblico.

Deve essere chiaro il percorso che si vuole intraprendere. Qual è, da oggi, il comportamento contrario al senso del servizio pubblico che giustifica la chiusura di un programma? Come intendono i vertici Rai affrontare seriamente la questione dei programmi “appaltati” grazie alla forza degli agenti delle star? Quale idea di intrattenimento si vuole realizzare? Quale sarà il criterio guida per il futuro: lo share costi quel che costi o la realizzazione effettiva dell’idea di Rai ‘grande fabbrica culturale del Paese’? Questa dovrebbe passare attraverso la progettazione di palinsesti che non si limitino a rincorrere format già esistenti, ma che siano capaci di anticipare i tempi e di fare la differenza dal punto di vista culturale e artistico.

Un cambio di passo che deve valere per i contenuti come per l’organizzazione aziendale. Ho già ricordato diverse volte la proposta, scaturita dal lavoro della Commissione di Vigilanza sul contratto di servizio, per risolvere i conflitti di interesse in Rai e ridimensionare le rendite di posizione. Introducevamo, da un lato, il divieto di commissionare la produzione di programmi ad agenti di spettacolo nel caso in cui quei programmi prevedessero la partecipazione degli artisti da loro rappresentati; dall’altro, il divieto di commissionare a società di produzione detenute da artisti programmi in cui gli stessi artisti fossero presenti. Su questi aspetti l’azienda pubblica deve distinguersi per trasparenza e senso etico.


La Rai deve agire in modo dirompente, prima dei prossimi palinsesti. Senza fare sconti a nessuno e senza rincorrere l’audience. Sono infatti convinto che puntare su qualità, creatività, innovazione, rispetto dei principi di servizio pubblico non potrà fare altro che produrre risultati positivi e legittimare il contributo pubblico dei cittadini.

A “Parliamone sabato” negazione del servizio pubblico. Convocherò ufficio di presidenza Vigilanza Rai su quanto accaduto

Quanto è avvenuto ed è stato raccontato nella trasmissione di Rai Uno “Parliamone sabato” è esattamente la negazione di servizio pubblico. I responsabili di ciò che è successo devono dimettersi. Il direttore di Rai Uno e la presidente Maggioni si sono scusati per l’accaduto, ma non basta. Sono necessari provvedimenti seri. A breve convocherò un ufficio di presidenza dove valuteremo le audizioni da svolgere in Commissione sull’accaduto. Sabato i cittadini si sono trovati di fronte a una carrellata inqualificabile, inimmaginabile, di luoghi comuni oscillanti tra il sessismo e il razzismo, uno spettacolo indecoroso per la rete ammiraglia Rai. Non riesco a credere che nella televisione pubblica, nel 2017, si sia pensato di costruire e portare in onda un dibattito di questo tipo sull’universo femminile, mortificante per le donne e per la nostra società. Occorre una seria e non più rinviabile riflessione su come vengono concepiti e strutturati alcuni programmi di intrattenimento, un segmento significativo del servizio pubblico che ne deve onorare la missione e il senso, ciò che chiaramente non avvenuto con il programma di sabato pomeriggio.

Vigilanza Rai, al via attività istruttoria per parere sul rinnovo della concessione di servizio pubblico

audizioni_marzo-2017

Siamo al lavoro sul rinnovo della concessione per l’affidamento del servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale alla Rai. Dopo l’approvazione dello schema della convenzione da parte del Consiglio dei Ministri, il testo è infatti passato all’attenzione della Commissione di Vigilanza, che esprimerà un parere sullo stesso. Questa settimana prende il via l’attività istruttoria con una serie di audizioni in commissione che, come di consueto, saranno trasmesse in streaming sulla web tv della Camera dei Deputati.

Oggi sono previste le audizioni del Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico, Antonello Giacomelli (ore 14.00) e del presidente e dei componenti dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (ore 20.00).

Venerdì 17 marzo, invece, audizioni della presidente, del consiglio di amministrazione e del direttore generale della Rai e dei rappresentanti di Usigrai, Adrai, Slc-Cgil, Uilcom-Uil, Ugl-Telecomunicazioni, Snater, Libersind. Conf. Sal e Fistel-Cisl.