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Riforma Rai – Tg2 22/02/2015

Da sempre ci battiamo per una Rai libera da pressioni politiche. La riforma della governance è necessaria ed è materia del Parlamento. Non è ipotizzabile un decreto. Il M5S ha elaborato la propria proposta di legge che chiude un’epoca, quella della lottizzazione dell’azienda radiotelevisiva pubblica da parte dei partiti. Nei prossimi giorni la presenteremo. Stay tuned.

La riforma della Rai è materia del Parlamento

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Siamo allo solite. Renzi fa molta confusione, in modo probabilmente premeditato, per fare la sua consueta propaganda. Secondo il Corriere della Sera il premier si sarebbe stupito della “bocciatura” da parte della commissione di Vigilanza Rai del piano di riforma news proposto dal direttore generale Gubitosi e sarebbe intenzionato a presentare un decreto legge per sottrarre la Rai dalle mani dei partiti e per riformare la governance. Il governo avrebbe smentito. Ma facciamo comunque ordine. La commissione di Vigilanza, espletando una delle sue principali funzioni, ha approvato una risoluzione che non boccia in alcun modo il piano di Gubitosi, ma lo integra in alcuni punti per migliorare il progetto di riorganizzazione dei tg nell’interesse esclusivo del Paese. Questo è il ruolo del Parlamento, che Renzi probabilmente ignora o a cui è allergico. Vi riporto di seguito alcuni passaggi dell’atto di indirizzo della Vigilanza, ricordando, inoltre, che è stato votato anche dal Partito Democratico:

“la commissione ritiene assolutamente necessario incoraggiare l’accelerazione di un processo non più rinviabile di riforma dell’informazione del servizio pubblico televisivo volta non solo a evitare sprechi e duplicazioni e a promuovere necessarie sinergie tra le attuali testate giornalistiche, ma anche a favorire nel contempo un aumento della qualità e della diversificazione dell’offerta e a consentire una migliore razionalizzazione delle risorse umane della Rai, attingendo quanto più possibile alle professionalità esistenti all’interno dell’azienda, così da ridimensionare il ricorso a risorse esterne;

che ritiene utile procedere ad una revisione del progetto di riposizionamento dell’offerta informativa della Rai nel nuovo mercato digitale con l’obiettivo di garantire il pluralismo e l’identità editoriale delle singole testate giornalistiche e un loro adeguato raccordo con le reti di riferimento finalizzato anche alla valorizzazione di mercato, e ad assicurare un rafforzamento dei principi di oggettività, imparzialità, completezza e lealtà dell’informazione che devono indiscutibilmente connotare il servizio pubblico;

a valutare la possibilità di introdurre per la nomina dei direttori delle testate giornalistiche procedure trasparenti che prevedano la pubblicazione sul sito dell’azienda di un avviso pubblico rivolto sia ai propri dipendenti sia a professionisti esterni alla Rai, cui sia data la più ampia pubblicità. L’avviso pubblico dovrà contenere, tra i requisiti richiesti, il possesso di una pregressa esperienza giornalistica di eccellenza, che attesti la fondata capacità potenziale ad assumere la direzione di una testata giornalistica e dimostri capacità innovative e apertura alle esigenze della modernità. Gli organi competenti potranno poi procedere alla nomina, secondo le vigenti disposizioni normative, sulla base di una valutazione comparativa dei curricula trasmessi”.

Non si può procedere ad una riforma della governance della Rai per decreto legge esautorando il Parlamento in una materia che è propria del Parlamento. Nè eliminare ogni tipo di discussione in questa sede per poter gestire velocemente le nuove nomine del consiglio di amministrazione che dovranno essere fatte da qui a breve. Il Presidente della Repubblica non potrà far finta di niente e sottovalutare questo aspetto. Mattarella dovrà difendere l’autonomia del Parlamento e far rispettare le sue prerogative. In occasione del suo discorso di insediamento sottolineò l’importanza del servizio radiotelevisivo pubblico. Ci aspettiamo che dia seguito a quelle dichiarazioni.

Il Movimento 5 Stelle si batte da sempre per il pluralismo dell’informazione e per una Rai libera dalle pressioni politiche, libera da quel sistema di lottizzazione che, negli anni, tutti i partiti, da destra a sinistra, hanno attuato. Tutti, tranne il Movimento. Una strada chiara porta ad obiettivi chiari sempre. Renzi fa solo confusione per intorbidire le acque e portare avanti interessi di parte, non certo quelli del Paese.
La riforma della governance della Rai del Movimento 5 Stelle ha come obiettivo quello di spezzare il filo che finora ha legato i partiti alla principale azienda culturale del Paese. La proposta è pronta. E a breve sarà presentata in Parlamento.

Claudio Santamaria per #firmeRAI

Anche Claudio Santamaria firma per avere una Rai migliore e un servizio pubblico più attento al rapporto tra web e cittadini. Più protezione nei riguardi dei bambini, stop agli spot del gioco d’azzardo, più trasparenza: tutto questo potrebbe essere realtà se solo il Ministero dello Sviluppo Economico e la Rai sottoscrivessero il nuovo Contratto di Servizio approvato dalla commissione di Vigilanza Rai.
Aiutateci a farlo firmare, sostenendo e diffondendo la campagna #firmeRAI. Per cambiare la Rai basta una firma >>> www.firmerai.it

Caso Verro – Intervista Il Fatto Quotidiano 20/02/2015

A breve sarà convocato l’ufficio di presidenza della commissione per discutere del caso Verro. La Vigilanza ha il potere di chiedere all’assemblea dei soci Rai, e quindi al Ministero dell’Economia, di revocare la nomina di un consigliere di amministrazione. Approfondiremo la vicenda e utilizzeremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per fare chiarezza.

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Via i partiti dalla Rai

Il Fatto Quotidiano oggi pubblica una lettera, datata agosto 2010, che sarebbe stata indirizzata dal consigliere di amministrazione della Rai Antonio Verro, attualmente in carica, all’allora premier Silvio Berlusconi. Nella missiva si segnalavano programmi ritenuti “antigovernativi” a cui occorreva “mettere paletti” o che dovevano essere sottoposti a “strettoie organizzative”. Se la lettera fosse vera, è chiaro che ci troveremmo di fronte a un comportamento totalmente incompatibile con il ruolo di consigliere Rai, che avrebbe il dovere di operare perseguendo l’interesse dei cittadini e dell’azienda, e non di una forza politica o del primo ministro. Il filo che lega la politica alla principale industria culturale e informativa italiana va spezzato. Su questo, come sapete, stiamo lavorando e a breve presenteremo la proposta di legge del M5S di riforma della governance Rai: vertici scelti sulla base di meriti, competenza e indipendenza. La lottizzazione dovrà essere solo un brutto ricordo. I partiti hanno per anni occupato la tv pubblica. È scritto nella storia del nostro Paese. Ma è una storia che cambieremo perché non si ripeta più quanto successo già in passato, con la pronuncia di quell’editto bulgaro che allontanò dagli schermi della televisione pubblica uno dei migliori giornalisti italiani: Enzo Biagi.

Dario Fo per #firmeRAI

Dario Fo supporta la campagna #firmeRAI. Se il Ministero dello Sviluppo Economico e la Rai firmassero finalmente il nuovo Contratto di servizio, potrebbero essere vietati da subito gli spot del gioco d’azzardo. Vogliamo un servizio pubblico impegnato in prima linea nel contrasto alla ludopatia.
Partecipa e diffondi la campagna: www.firmerai.it. Per migliorare la Rai basta una firma.