Archivi del mese: marzo 2015

Inspiegabile l’immobilismo del governo sul nuovo contratto di servizio Rai

#firmerai

Molte cose potrebbero cambiare nella tv pubblica se finalmente venisse firmato il nuovo contratto di servizio. Eppure il sottosegretario Giacomelli sembra dimenticarlo come è accaduto oggi in commissione Trasporti. L’immobilismo del governo su questo fronte è inspiegabile. Senza aspettare la riforma, potremmo già da domani riavvicinare il servizio pubblico alle esigenze dei cittadini: stop agli spot del gioco d’azzardo, stop alla pubblicità nei canali dedicati ai bambini in età prescolare, 80% della programmazione sottotitolata, film in seconda serata trasmessi in lingua originale. E, ancora, l’obbligo per il presidente della Rai di riferire ogni tre mesi in Commissione di Vigilanza sullo stato del pluralismo dell’informazione. Il contratto, approvato dalla Vigilanza il 7 maggio 2014, giace da quasi un anno nei cassetti del Ministero dello Sviluppo Economico. Per questo abbiamo lanciato la campagna ‪#‎firmeRAI‬. Chiediamo tutti al Mise e alla Rai di tener conto del parere della Vigilanza e di sottoscrivere il contratto il prima possibile. Come? Cliccate qui: http://firmerai.it/
E’ importante. Per cambiare la Ra, basta una firma.

Dimissioni Barracciu: “un piccolo passo per un’indagata, un grande passo per l’umanità” – Intervento di Di Battista

Francesca Barracciu, Pd, è stata scelta da Renzi come sottosegretario al Ministero della Cultura. E’ indagata in Sardegna per peculato. I pm le contestano 78 mila euro di spese pazze (quando era consigliere regionale), 33 mila di soli rimborsi benzina (dal febbraio 2006 a gennaio 2009). Oggi Alessandro Di Battista è intervenuto in Aula sul caso. Ascoltatelo attentamente!!

Pubblicità del governo su Mediaset, presentata interrogazione parlamentare

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Si fa presto a dire fine del patto del Nazareno. Un recente articolo del Fatto Quotidiano riporta uno studio della società Nielsen sulle spese pubblicitarie affrontate dal governo in carica e da quello precedente. Secondo il dossier, nel 2013, quando a Palazzo Chigi c’era Enrico Letta, le reti Mediaset avrebbero raccolto il 10% della pubblicità istituzionale del governo, ovvero circa 540 mila euro in 12 mesi. Si tratta degli spot e delle comunicazioni che ministeri e presidenza del consiglio diffondono abitualmente su tutti i media per far conoscere l’attività dei dicasteri, eventuali nuovi provvedimenti o per approfondire temi di interesse generale. Bene. Da quando c’è Renzi a capo dell’esecutivo, queste cifre sarebbero cresciute in modo esponenziale. Nel 2014 il governo avrebbe infatti acquistato spazi pubblicitari sulle reti del gruppo di Silvio Berlusconi per un totale di 2,5 milioni di euro. Avete letto bene: il 369% in più rispetto all’anno precedente. Giù gli introiti, invece, per web, radio e per altre emittenti private come La 7 e Sky.

Occorre vederci chiaro, anche perché esiste una normativa che stabilisce precisi paletti per l’acquisto da parte delle pubbliche amministrazioni di spazi sui mezzi di comunicazione di massa. Per questo motivo ho presentato uninterrogazione parlamentare rivolta al Presidente del Consiglio dei Ministri. Se, infatti, tali dati fossero confermati, ci troveremmo di fronte a plurime violazioni della legge e a un’evidente ed ingiustificata predilezione del governo nei riguardi di Mediaset. Renzi, infatti, non solo avrebbe destinato il 57% degli investimenti in pubblicità istituzionale a Canale 5, Italia 1, Rete 4 e a tutto l’impero televisivo del Biscione, ma avrebbe anche drasticamente ridotto le campagne informative su internet (500 mila euro a fronte di 1,7 milioni impegnati da Letta), cosa che appare oltremodo contraddittoria rispetto alla stessa strategia di promozione ed utilizzo di internet, tanto declamata dal premier.

Chiediamo, dunque, di conoscere l’ammontare esatto della spesa in pubblicità per il 2014, la ripartizione di tale spesa tra i vari mezzi di comunicazione e la percentuale indirizzata alle reti di Berlusconi, che a sua volta, quando era Presidente del Consiglio, ci aveva già abituati a questo genere di operazioni in una situazione di lampante conflitto di interessi. Ora che Silvio non siede più in Parlamento (grazie al M5S), ci pensa Matteo a tutelarne gli interessi e a non ostacolarne gli affari.

Leggi QUI l’interrogazione al Presidente del Consiglio.

Gioco d’azzardo, la Rai ha il dovere di contrastarlo

Nel suo Codice Etico la Rai riconosce l’influenza, anche indiretta, che le proprie attività possono avere sullo sviluppo economico e sociale della collettività, nonché sul benessere generale. Per questo motivo l’intera programmazione della televisione pubblica, compresa quella riguardante le trasmissioni di intrattenimento, dovrebbe essere costantemente improntata al rispetto del principio di responsabilità sociale. Non è, però, sempre così. Da tempo molte associazioni di consumatori e utenti criticano il programma di Rai Uno “Affari tuoi” sia per le modalità di svolgimento, sia per il messaggio stesso della trasmissione. Le diverse fasi del gioco sono state oggetto di valutazione in sede processuale: da un lato è stata riconosciuta, tanto in primo quanto in secondo grado, la fondatezza di sospetti su presunte irregolarità nell’assegnazione dei premi, dall’altro è stata evidenziata una generale mancanza di trasparenza nelle tecniche di controllo. Ma è lo stesso format ad essere estraneo alla missione del servizio pubblico, considerato che si fonda esclusivamente sulla speranza di un facile guadagno e sull’azzardo. Ho per questo presentato un quesito alla Rai. La concessionaria ha l’obbligo di fare chiarezza e rendere conto pubblicamente sui sospetti di irregolarità, emersi in sede processuale, su un gioco a premi che si basa su consistenti vincite in denaro e che appare incompatibile con il principio di responsabilità sociale dell’azienda radiotelevisiva finanziata dai cittadini con il canone. La Rai deve essere fino in fondo consapevole dell’impatto che le sue scelte editoriali possono avere sulla società, e in particolar modo, sulle fasce più deboli della popolazione, che più di altre sono vittime della piaga del gioco d’azzardo. Il servizio pubblico ha il dovere di contrastare questo fenomeno, non alimentarlo.

Potete leggere QUI l’interrogazione.

Ps. Nel nuovo contratto di servizio, la Commissione di vigilanza ha inserito una norma precisa per contrastare la ludopatia: il divieto di diffondere sui canali della tv pubblica spot del gioco d’azzardo. Ci aspettiamo che Rai e Ministero dello Sviluppo Economico lo sottoscrivano.

Open Tg, i risultati del monitoraggio a febbraio

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Anche a febbraio, nei notiziari delle reti Mediaset, il pluralismo politico è assente. Potete verificarlo voi stessi collegandovi a Open Tg. Sul sito è infatti disponibile l’aggiornamento del monitoraggio relativo all’ultimo mese. Nei telegiornali trasmessi da Mediaset le disparità di trattamento tra i soggetti politici, già macroscopiche nei mesi scorsi, si sono persino esasperate. In tutte le altre emittenti, invece, sono stati rilevati alcuni lievi miglioramenti, ma il livello di pluralismo resta tuttavia lontano dagli standard ideali. Nei tg Rai c’è stato un parziale riequilibrio dei tempi tra le forze politiche, sebbene il Tg3 continui a sotto-rappresentare fortemente la principale forza di opposizione e Rainews continui ad assegnare al Partito democratico un tempo circa 3 o 4 volte superiore rispetto a quello di forze analoghe come FI e M5S. In generale il blocco maggioranza-Governo tende a dominare l’informazione del canale all-news della Rai (circa il 60%). Piuttosto stabile la distribuzione dei tempi del TgLa7. Infine, appare più sfumata rispetto al mese precedente la tendenza di SkyTg24 a sovra-rappresentare il partito di maggioranza. L’Agcom, lo ripeto, deve intervenire. Nonostante però le ripetute segnalazioni inviate in questi mesi sulla situazione del pluralismo politico in Italia, l’Autorità garante non ha dato ancora alcuna risposta. E’ tempo di farlo. Per consultare i dati completi, cliccate qui.

 

La gestione dell’acqua deve essere pubblica. Lo hanno deciso i cittadini

bandiera-acqua L’acqua è un bene comune, un bene essenziale e la gestione deve essere pubblica. Gli italiani hanno deciso così votando il referendum sull’acqua. In parlamento e nelle regioni non ricordano più il risultato di quella consultazione popolare e, come sempre, saremo noi a rinfrescare a tutti la memoria, senza sosta. Che parlamento è un parlamento che non riconosce i referendum? Che governo è un governo che ignora i referendum? Queste persone credono di essere i proprietari dello Stato e non i servitori, ma un passo alla volta ci riprenderemo la democrazia e l’acqua sarà pubblica così come hanno votato gli italiani! Coraggio!

Scegliere per un futuro sostenibile. Il convegno del M5S a Montecitorio

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Come ci nutriamo è un tema molto personale per ciascuno di noi. Allo stesso tempo, però, ciò  che scegliamo per la nostra alimentazione ha un grande impatto sociale e ambientale. Viviamo in un pianeta con una popolazione in costante crescita – secondo la FAO saremo 9 miliardi entro il 2050 – e per sfamarci tutti dovremo raddoppiare la produzione di cibo.

Trovare soluzioni e nuovi modelli per rispondere alle esigenze alimentari dell’uomo e per salvaguardare il nostro pianeta è possibile e molte realtà in tutto il mondo lo stanno già facendo. Per questo, è sempre più importante diffondere uno stile di vita e di alimentazione rispettoso del nostro benessere e dell’ambiente nonché superare le abitudini di consumo predominanti nei Paesi sviluppati.

Ne parleremo martedì 24 marzo alle 17 a Montecitorio ( sala Tatarella – Palazzo dei Gruppi) in occasione dell’evento organizzato da Mirko Busto dal titolo “Alimentazione, salute e ambiente: scegliere per un futuro equo e sostenibile”. Con i parlamentari del Movimento 5 Stelle ci saranno Luca Mercalli, Erica Poli, Vasco Merciadri, medici ed esperti del settore.

Sarà presentata anche una proposta del M5S riguardante la gestione sostenibile per l’ambiente e la salute delle mense pubbliche. L’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming.