Archivi del mese: ottobre 2016

Agcom pubblichi i dati dell’informazione sul referendum. I cittadini hanno il diritto di sapere

Ricordate quando ho chiesto all’Agcom i dati dell’informazione sul referendum?
L’Autorità ha risposto spiegando che, per quanto riguarda il periodo precedente la campagna referendaria, la pubblicazione dei dati è su base trimestrale. Quindi, dopo aver pubblicato i dati del periodo 7 aprile/7 luglio, a giorni dovrebbero essere resi noti anche quelli del periodo luglio/ottobre. Vedremo.

Resta però in piedi una questione cruciale: i dati pubblicati finora sono incompleti perché ci dicono soltanto quanto i soggetti politici hanno parlato del referendum (tempo di parola), ma non quanto l’emittente ha raccontato le diverse posizioni sul tema (tempo di notizia), che è il tempo determinante quando si parla di imparzialità e correttezza dell’informazione.

Infatti i dati del periodo aprile/luglio attestavano che il 78% del tempo di notizia nei tg Rai è stato dedicato ai sostenitori del Sì (Renzi debordante) e il 22% ai sostenitori del No. Solo che l’Agcom non li ha mai pubblicati.

Credo che rendere disponibili quei dati e aggiornarli per capire se nei mesi successivi vi sia stata un’inversione di tendenza, sia un atto di trasparenza doveroso nei confronti dei cittadini. A questo dovrebbero servire autorità che si definiscono indipendenti, altrimenti se ne può fare a meno.

Quello che avviene sul piano dell’informazione prima della campagna referendaria vera e propria, può avere un impatto decisivo sulla regolarità del voto.
È chiaro a chiunque, tranne all’Agcom.

Vigilanza Rai: approvata la delibera sulla par condicio per il referendum costituzionale

referendum-delibera

Oggi in Commissione di Vigilanza abbiamo approvato la delibera che regolamenta la par condicio nei programmi Rai in vista del referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale.
Cosa prevede il regolamento e come funziona la par condicio per la campagna referendaria:

– in tutte le trasmissioni che trattano il tema del referendum gli spazi sono ripartiti in due parti uguali tra i favorevoli e i contrari al quesito.

– nei programmi di comunicazione politica (tribune, interviste, confronti) la parità è matematica, ma anche nei programmi d’informazione, come i tg, non può essere in alcun modo determinata una situazione di vantaggio per una delle due posizioni.

– alle trasmissioni sul referendum partecipano il comitato promotore, le forze politiche, anche quelle rappresentative delle minoranze linguistiche, e tutti i comitati e associazioni della società civile che abbiano un interesse obiettivo e specifico sul tema del referendum.

– la presenza degli esponenti del Governo nei tg deve essere limitata all’attività istituzionale per garantire completezza e imparzialità dell’informazione. La delibera della Vigilanza richiama infatti il limite contenuto nella legge 515 del 1993, secondo il quale, come ha ripetuto più volte l’Agcom, l’informazione sul Governo deve limitarsi a obiettive esigenze informative legate all’attività dell’esecutivo, senza dare spazio alla propaganda elettorale.

– fino al 4 dicembre la Rai pubblicherà quotidianamente sul proprio sito internet i dati del monitoraggio dei tempi fruiti dai favorevoli e contrari al quesito. L’azienda è chiamata a garantire un efficace e tempestivo riequilibrio di eventuali situazioni di disparità.
I dati ufficiali, su cui possono essere irrogate eventuali sanzioni, sono comunque quelli pubblicati dall’Agcom ogni due settimane, e poi ogni settimana a partire dalla terzultima precedente il voto.

– le tribune referendarie si svolgeranno a partire da novembre; i confronti a due si terranno nella fase finale della campagna.

– la Rai deve garantire trasmissioni e pagine televideo ad hoc sul referendum per le persone con disabilità.

Dal taglio degli stipendi dei portavoce M5S pugliesi, 217 mila euro per i reparti pediatrici

14494708_1760128844228453_7140032896726113457_n

Loro sono i consiglieri regionali pugliesi del MoVimento 5 Stelle. Dal taglio degli stipendi dei primi 12 mesi di attività in consiglio hanno ricavato 217 mila euro. Ieri li hanno restituiti ai cittadini pugliesi e hanno inaugurato la prima sala cinema integrata per il reparto di pediatria dell’ospedale San Paolo di Bari. È solo la prima delle donazioni che hanno deciso di fare ai reparti pediatrici di strutture sanitarie della loro regione, grazie ai fondi derivanti dal taglio delle proprie retribuzioni. Un piccolo gesto per contribuire a migliorare le condizioni della nostra comunità. Questo è lo spirito che anima il MoVimento 5 Stelle.

Vigilanza Rai, seguito dell’audizione della Presidente Maggioni e del Direttore generale Campo Dall’Orto

audizione_06-10-2016

Oggi in Commissione Vigilanza Rai prosegue l’audizione della Presidente del Consiglio di amministrazione della Rai, Monica Maggioni, del Direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, e del Responsabile in via transitoria per la prevenzione della corruzione della Rai, Nicola Claudio. I lavori sono trasmessi in diretta streaming

Perché votare NO al referendum costituzionale?

iodicono-meme-edt03

 

Dieci motivi per votare NO al referendum costituzionale il 4 dicembre

1. Perché questo Parlamento, eletto con un premio dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale, non era legittimato a riformare a colpi di maggioranza 47 articoli della Carta. La Costituzione è lo specchio in cui si riflette una comunità in tutte le sue espressioni.

2. Perché il Governo, vero regista di questa rottura della Costituzione, ha utilizzato espedienti vergognosi e antidemocratici come il canguro, che ha fatto cadere gli emendamenti al testo presentati dalle opposizioni.

3. Perché al posto del bicameralismo perfetto avremo il caos, il Senato e il bicameralismo non vengono superati. La riforma, infatti, ha introdotto 10 procedimenti legislativi diversi a seconda della materia trattata, una follia che condurrà a conflitti fra Camera e Senato sul procedimento da seguire, ritardando l’iter delle leggi.

4. Perché viene tolto ai cittadini il diritto di eleggere i propri rappresentanti. I nuovi senatori non saranno eletti direttamente dai cittadini, ma nominati tra consiglieri regionali (74), sindaci (21) più i 5 di nomina presidenziale, con tanto di lavoro part time e immunità.

5. Perché saltano gli equilibri e le garanzie che sono l’asse di una Costituzione. Il leader del partito vincitore, infatti, anche se rappresentasse solo il 20% degli elettori, sarà padrone del Quirinale e potrebbe esserlo anche delle authority, della Corte costituzionale, della Rai: è una prospettiva autoritaria. Tutto questo grazie a una legge elettorale che infarcirà la Camera di capilista bloccati e controllati dal premier di turno.

6. Perché non è vero che viene toccata “soltanto” la seconda parte della Costituzione. Quando si stravolge la struttura dello Stato, quando saltano gli equilibri e le garanzie, vengono direttamente intaccati i diritti e le libertà sanciti nella prima parte.

7. Perché la riduzione dei costi è ridicola rispetto ai costi per la democrazia: la Ragioneria generale dello Stato ha stimato in 57,7 milioni di euro i risparmi della riforma. Se veramente si fosse voluto realizzare questo obiettivo, si sarebbe dovuto dimezzare il numero dei parlamentari e/o scegliere con coraggio la strada di una Camera unica.

8. Perché non è vero che con la riforma ci sarà più stabilità di Governo. Infatti, se le maggioranze alla Camera e al Senato saranno diverse, quest’ultimo con diversi strumenti potrà ostacolare ancora di più l’attività legislativa dell’altra Camera.

9. Perché gli strumenti di democrazia diretta non vengono valorizzati. Anzi, le firme da raccogliere per le leggi di iniziativa popolare passeranno da 50 a 150 mila e il quorum per i referendum si ridurrà solo con un aumento delle firme da 500 mila a 800 mila.

10. Perché l’autorevolezza di una Costituzione dipende anche da come è scritta. La nostra Carta è un esempio di brevità, eleganza, semplicità. Il linguaggio utilizzato dalla riforma Renzi-Verdini invece deturpa il testo della Carta e così ne ridimensiona la forza.

I cittadini hanno diritto di sapere come l’informazione tv sta trattando il tema del referendum. Agcom pubblichi i dati

fuoriidati01def

Come ricorderete, nei mesi scorsi l’informazione sul referendum, Rai in testa, è stata gravemente squilibrata a favore del Sì. A dirlo sono i dati Agcom, prima tenuti in un cassetto e poi, dopo le reiterate richieste della Commissione di Vigilanza, pubblicati solo parzialmente all’inizio di luglio. Nonostante le gravi disparità fra Sì e No, l’Agcom non ha messo in atto alcun intervento forte, trincerandosi dietro una serie di formalismi giuridici e limitandosi a invitare le emittenti al rispetto dell’equilibrio.

Dopodiché silenzio. Ad agosto ho chiesto all’Autorità tutti i dati aggiornati e completi del tempo di notizia – cioè la posizione dei soggetti politici sul referendum riportata dal giornalista – su cui si erano registrate le violazioni più gravi. Ho sollecitato di nuovo i dati all’inizio di settembre. Sono passati due mesi, ancora niente. Uno sgarbo istituzionale, ma soprattutto un atto gravissimo nei confronti dei cittadini, che hanno il diritto di accedere a queste informazioni e, così, di sapere in che modo le tv stanno trattando un argomento così delicato come il referendum costituzionale e le posizioni in campo.

Questo Paese vive la grave anomalia di avere Autorità amministrative con poteri enormi, chiamate indipendenti ma lottizzate dai partiti. Perché questo, in due parole, è il problema dell’Agcom: inerte o pavida di fronte alle violazioni, perché politicamente bloccata. Del resto i metodi di elezione dei vertici delle Autorità, uniti alla mancanza di etica pubblica dei partiti, non possono che partorire istituzioni simili.

La prossima settimana entrerà in vigore la delibera della Commissione di Vigilanza, che dovrebbe prevedere la pubblicazione quotidiana dei dati di monitoraggio dell’informazione Rai. Ricordo però che la Rai pubblica i dati raccolti dall’Osservatorio di Pavia, mentre i dati ufficiali, su cui possono essere irrogate le sanzioni, sono quelli dell’Agcom.

Nel frattempo dobbiamo pretendere che l’Autorità renda pubblici tutti i dati sull’informazione delle settimane precedenti. E lo deve fare in modo completo, senza timori, perché è un diritto dei cittadini sapere. Mandiamo tutti subito una mail e un tweet all’Agcom a info@agcom.it e @AGCOMunica per richiedere al Presidente e ai consiglieri di rendere accessibili a tutti i dati sull’informazione sul referendum. E continuiamo fino a quando non saranno pubblicati in forma completa. È una questione di trasparenza e democrazia.

La Rai deve rispettare fino in fondo le persone con disabilità sensoriali

La Rai deve rispettare fino in fondo le persone con disabilità sensoriali.

Nelle scorse settimane abbiamo ricevuto numerose segnalazioni di utenti sordi, offesi dal modo in cui è reso il servizio di sottotitolazione dei programmi: sottotitoli in ritardo, imprecisi, formulati con frasi troppo abbreviate oppure con parole troppo elementari e non corrispondenti al parlato. Un comportamento non soltanto irrispettoso, ma anche in aperta violazione dell’attuale contratto di servizio che impone alla Rai la qualità del servizio di sottotitolatura.

C’è di più. Come sapete, dopo un intenso lavoro in Commissione di Vigilanza, nel 2014 si era giunti alla formulazione di un nuovo contratto di servizio, per certi versi radicalmente innovativo. Sono passati più di due anni, ma la Rai e il Ministero dello sviluppo economico non lo hanno firmato. Con la conseguenza che tutti i nuovi obblighi sulla sottotitolazione, la lingua dei segni e le audiodescrizioni nei programmi Rai sono rimasti lettera morta.
Ecco perché in queste ore abbiamo agito su due piani diversi.

Al Governo abbiamo chiesto – con l’interrogazione a prima firma del mio collega Davide Tripiedi – di procedere immediatamente alla firma del contratto di servizio, altrimenti di prevedere che gli utenti sordi siano esonerati dal pagamento del canone.

Ai vertici della Rai, invece, abbiamo chiesto non solo di garantire immediatamente un servizio di sottotitolazione di qualità, ma di realizzare comunque entro un anno gli obiettivi posti dalla Commissione di Vigilanza. Non è credibile che non si trovino le risorse per rendere il servizio pubblico davvero accessibile a tutti.

Entro 15 giorni la Rai dovrà rispondere. Vi terremo aggiornati.

Lo spirito del MoVimento 5 Stelle

14484712_1538314729527721_472179127745813004_nEcco la palestra pubblica di Mirandola costruita anche grazie al contributo del Movimento Cinque Stelle. E’ stata infatti realizzata dopo il terremoto del 2012 ed è stata finanziata in parte dalle donazioni che i cittadini avevano fatto al M5S per la campagna elettorale del 2013. I circa 400 mila euro avanzati sono infattio stati dirotatti verso questo progetto.

Semplicemente stupendo. Questo è il movimento cinque stelle!