A proposito della legge elettorale

La proposta di legge approvata ieri dalla Camera prevede un sistema misto così fatto:

– 1/3 terzo del Parlamento è eletto con il sistema maggioritario, cioè ogni lista/coalizione presenta un candidato che sfida quelli delle altre liste ed è eletto il più votato. Sulla scheda troveremo quindi i nomi del candidati;
– 2/3 terzi del Parlamento sono eletti con il sistema proporzionale, cioè ogni lista ottiene un numero di seggi proporzionato ai voti ricevuti. Sulla scheda troveremo i simboli delle liste collegate al candidato uninominale;
– Non è possibile esprimere preferenze.

Dov’è il problema?

In un sistema misto l’elettore dovrebbe poter esprimere due voti: uno per il maggioritario (sulla persona) e uno per il proporzionale (sulla lista e, quindi, sul programma). Qui invece è previsto un unico voto. Questo non solo restringe ulteriormente la già limitata libertà di scelta – visto che le preferenze non ci sono – ma comporta anche che saranno create coalizioni puramente artificiali, di facciata, a soli fini elettorali. Non è infatti previsto l’obbligo di presentare un programma di governo comune e condiviso: nessuna chiarezza nei confronti dei cittadini. In questo modo, come spiegava anche il Prof. Lanchester in un’intervista a Repubblica, i partiti, ormai debolissimi nella società, puntano a controllare e incanalare il voto per autoconservarsi.

Parlare della legge elettorale non significa parlare di tecnicismi, ma del modo con cui i temi del nostro vivere quotidiano possono tradursi in politiche pubbliche e in leggi. La legge elettorale è la porta di accesso dei cittadini nelle istituzioni. Il modo in cui viene riformata ci rivela la concezione che una classe politica ha della democrazia e della partecipazione. Anche gli elementi più tecnici e apparentemente incomprensibili – le soglie di sbarramento, il numero di firme necessarie per presentare una lista, come si vota, come sono fatti i collegi – sono il metro con cui misuriamo la considerazione che le istituzioni hanno della volontà dei cittadini. E a seconda di come questi punti vengono trattati, possiamo capire se la legge elettorale è usata come strumento di potere o di realizzazione della volontà popolare.

Ora la legge appena approvata alla Camera, il cosiddetto “Rosatellum bis”, mette in secondo piano la volontà dei cittadini, anzi tende a ingannarla, per garantire ai partiti di preservare le proprie posizioni di potere. L’ho già detto in questi giorni e lo ripeto: alzare questo muro fra Stato e cittadini, fare una legge contro qualcuno, farla a pochi mesi dal voto violando le regole basilari del metodo delle riforme, farla a colpi di fiducia umiliando il Parlamento, non servirà a nulla. La rivoluzione culturale che stiamo portando avanti da anni non è e non può essere legata a un sistema elettorale, a un premio di maggioranza, ma è qualcosa di molto più profondo che agisce nella coscienza del Paese. E che prima o poi si rivelerà in tutta la sua bellezza.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>