Appalti Rai, inefficace il ddl del governo

Il ddl del governo sulla Rai, oltre ad essere un bluff sul piano della riforma della governance (dov’è l’innovazione rispetto al passato, dato che esecutivo e partiti continueranno a nominare i vertici?) è totalmente inefficace anche per quanto riguarda la gestione degli appalti. Ci si sarebbe aspettati uno sforzo verso la trasparenza, invece il provvedimento attualmente al vaglio della Commissione Trasporti del Senato si limita a ripetere quanto già stabilito dal Codice degli appalti, e cioè che per i contratti relativi al settore radiotelevisivo la RAI può agire liberamente, senza bando di gara, pur nel rispetto di alcuni principi. Norme che sono state giudicate inutili nel corso delle audizioni e di cui la Commissione Politiche Ue ha richiesto anche lo stralcio.

Ma se il Codice già prevede queste deroghe, perché allora ripeterle? Il timore è che attraverso questa riforma si voglia dare alla Rai mano libera nell’assegnazione degli appalti. Basta guardare gli emendamenti presentati dal Relatore Ranucci del PD, il quale propone che i contratti sull’attività radiotelevisiva non siano soggetti agli obblighi procedurali previsti dall’articolo 27 della normativa sugli appalti, cioè all’obbligo di invitare almeno cinque concorrenti prima di affidare lavori, servizi o forniture.

Con un altro emendamento, Ranucci chiede che ai contratti conclusi dalla Rai “aventi per oggetto l’acquisto, lo sviluppo, la produzione o la coproduzione destinati allo sfruttamento da parte della Rai su una qualsiasi rete di comunicazione elettronica e in qualsiasi altra forma e modo, nonché gli appalti concernenti il tempo di trasmissione” non si applichi l’intero articolo 27, quindi non solo l’obbligo di invitare cinque concorrenti ma anche i principi di “economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità”.

Da tempo chiediamo trasparenza sul tema degli appalti, anche con riferimento a quelli che non sarebbero soggetti alle procedure ad evidenza pubblica. La Rai ha però opposto alcune resistenze ed anche per questa ragione nella nostra proposta di riforma del servizio pubblico introduciamo il Piano per la trasparenza aziendale, che prevede la pubblicazione delle modalità e dei criteri di affidamento di lavori, servizi e forniture di qualunque tipologia.

L’idea di Rai che emerge dalla riforma proposta dal Presidente del consiglio e dal Pd è invece quella di un’azienda espressione del potere governativo, con uomo solo al comando, senza vincoli e senza trasparenza nella gestione delle risorse provenienti dai cittadini. Davvero una concezione “alta” del servizio pubblico.

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