Tutti gli articoli di Roberto Fico

Giusto un chiarimento sulla delibera per la par condicio

Giusto un chiarimento. In queste ore sta facendo molto discutere un aspetto della delibera Agcom sulla par condicio per le tv private secondo cui nelle trasmissioni di informazione e approfondimento, laddove sia previsto “l’intervento di un giornalista o di un opinionista a sostegno di una tesi”, deve essere dato “uno spazio adeguato anche alla rappresentazione di altre sensibilità culturali”.

Secondo alcuni organi di stampa la stessa norma sarebbe contenuta nella delibera della Commissione di vigilanza Rai. Le cose non stanno proprio così. È vero che questa norma è prevista nelle delibere della Commissione del 2018 e del 2013, ma si riferisce a tutt’altro: ovvero a tutte quelle trasmissioni che durante la par condicio non sono ricondotte sotto la responsabilità di una testata giornalistica e quindi non possono ospitare soggetti politici o trattare temi elettorali, ma comunque possono trovarsi a discutere di temi politici.

Nelle trasmissioni che ospitano politici vale invece soltanto l’obbligo, come è ovvio, di rispettare la par condicio, nel senso di fare sì che lo spettatore non possa attribuire un orientamento politico al conduttore e alla testata e non si determinino mai situazioni di vantaggio o svantaggio per una determinata forza politica.

L’equivoco nasce quindi dal fatto che l’Agcom ha preso quella norma e l’ha inserita nell’articolo che riguarda i programmi di informazione e di approfondimento, cosa che ha scatenato le polemiche di queste ore.

Vigilanza rai approva delibera su par condicio. Bocciati emendamenti su conduttori-artisti

La Commissione di Vigilanza Rai ha approvato le delibere che regolamentano la par condicio per le elezioni politiche e regionali del prossimo 4 marzo.
Come anticipato nelle scorse settimane, abbiamo evidenziato in sede di discussione della delibera la situazione paradossale che si è creata in Rai per cui ci sono conduttori di programmi di infotainment che per aggirare il tetto agli stipendi hanno firmato contratti di tipo artistico. In Rai lavorano circa 1500 giornalisti, compresi i direttori dei tg, la Presidente e il Direttore generale, che sottostanno al tetto alla retribuzione di 240 mila euro annui. Ma c’è chi, pur essendo giornalista, preferisce assimilare la propria prestazione a quella di un artista per bypassare il limite retributivo e percepire compensi milionari. Per fare un esempio, Bruno Vespa per condurre un programma di infotainment come “Porta a Porta” ha un contratto artistico – e non giornalistico – di 1 milione e 200 mila euro.
Per questo abbiamo presentato vari emendamenti con diverse opzioni per cercare di superare definitivamente questa questione che, ripeto, è paradossale, ed evitare così che durante la campagna elettorale i programmi condotti da “artisti” potessero ospitare soggetti e dibattiti politici.
Nessuno degli emendamenti è stato approvato: un’occasione persa per risolvere quella che è una vera e propria anomalia per il servizio pubblico a cui occorrerà presto porre rimedio.

roberto fico piazza montecitorio 11 ottobre 2017Mi sono candidato alle parlamentarie del nostro movimento. Sento che questo percorso non è concluso e il cerchio deve ancora chiudersi, il che significa che cercherò come faccio dal 2005 di dare il massimo, consapevole del fatto che tutti siamo necessari ma nessuno è indispensabile perché il movimento cresce, crolla, muta e si rigenera. Il MoVimento 5 Stelle è la somma non matematica dei valori di chi partecipa. Quindi il movimento cambia e si evolve secondo l’ingrediente che ogni persona ci mette dentro. Non partecipare significa rinunciare al proprio ingrediente. La partecipazione avviene fuori e dentro le istituzioni ed hanno uguale importanza.

Mi candido con Napoli nel cuore.

Vi abbraccio tutti e grazie per gli innumerevoli messaggi.

Roberto

Sul canone Rai ennesima proposta propagandistica di Renzi

Renzi e il Pd hanno aspettato la fine della legislatura e lo scioglimento delle Camere per fare l’ennesima proposta propagandistica sulla Rai con l’occhio puntato sulle elezioni. Forse dimenticano di essere stati al governo in questi anni e che proprio l’esecutivo guidato dal segretario del Partito Democratico ha varato una pessima riforma della governance del servizio pubblico, rendendolo sempre più legato al governo, e ha inserito il canone in bolletta. Ora parlano di altro come se quanto fatto in precedenza non fosse mai successo. Ennesima posizione all’insegna dell’incoerenza a cui il Pd e gli altri partiti ci hanno abituati.
Il punto non è tanto e non solo il canone, ma fornire ai cittadini un servizio pubblico di alta qualità, colmando i ritardi accumulati negli anni, recidendo una volta per tutte il filo tra la politica e la concessionaria pubblica (cosa che questo governo in 5 anni non ha fatto), riformando in quest’ottica le modalità con cui si scelgono i vertici Rai. Il M5S ha fatto una proposta molto precisa in tal senso inserita nel programma di governo.
Se messo nelle condizioni giuste di operare in piena indipendenza dalla politica, il servizio pubblico può ancora svolgere una funzione rilevante in una democrazia per fornire un’informazione indipendente e accompagnare la crescita culturale del Paese. È su questo che Renzi e il Pd avrebbero dovuto concentrare gli sforzi ma come abbiamo visto in questi 5 anni hanno preferito fare altro. Ci penseremo noi una volta al governo.