Che tipo di Rai vogliamo?

Che tipo di Rai vogliamo?

Ricevo ogni giorno tantissimi messaggi di persone che si chiedono perché pagare il canone per finanziare una televisione che tutto sembra fare tranne assicurare un vero servizio pubblico al Paese. Paghi per avere un’informazione pluralista, una programmazione di qualità, approfondimenti rigorosi sui principali fatti di cronaca, ma in cambio ricevi tutt’altro e magari anche l’ospitata degli esponenti della famiglia Casamonica a Porta a Porta.

Quella puntata, come altri programmi, ha tradito il senso del servizio pubblico e, per l’ennesima volta, la fiducia dei cittadini che dalla Rai si aspettano ben altro. A chi serve una tv pubblica che insegue l’audience e le logiche delle reti commerciali, che punta al folclore invece di informare?

Il cambio di prospettiva e della stessa visione editoriale in Rai deve essere radicale e non è più procrastinabile. Resto fermamente convinto della necessità del servizio pubblico per la salute di una democrazia. Non è un caso che in Europa tutti i Paesi abbiano sistemi radiotelevisivi di Stato.
Ma dobbiamo intenderci sul significato e la missione del servizio pubblico. Altrimenti la sua esistenza non ha più senso.

Ecco cosa ho detto ieri a Giancarlo Leone, direttore di Rai Uno, durante l’audizione per discutere del caso Vespa/Casamonica.

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