I cittadini hanno detto NO

I cittadini hanno detto NO.
Hanno detto chiaramente di non voler rinunciare a un diritto fondamentale, quello di poter scegliere chi li rappresenta.
Hanno detto di non credere ai tanti slogan del Presidente del Consiglio. Hanno detto che una riforma pasticciata non può essere un modello di semplificazione. Hanno detto no a un Senato composto da consiglieri regionali e sindaci impiegati part time con l’immunità.
Non si sono fidati di questa riforma come non si fidano di chi l’ha proposta, ovvero le stesse persone che hanno bloccato il Parlamento per mesi e mesi impedendogli di occuparsi dei veri problemi del Paese, quelli a cui Renzi, Boschi e Verdini non hanno saputo e voluto dare risposte soddisfacenti.
Ogni volta che i cittadini sono chiamati ad esprimersi, è un momento importante. Stavolta, però, lo è forse stato di più. Perché era in gioco la nostra Costituzione, il sistema di equilibri democratici che prevede e preserva. Perché era in gioco il futuro del nostro Paese. Non c’è stato slogan o propaganda del premier e dei suoi che abbia potuto intaccare il senso di responsabilità dei cittadini. E i cittadini hanno scelto di dire No.
È bello e significativo osservare l’attaccamento forte del Paese a una casa comune, che per quanto perfettibile, è sentita come una casa comune, la Costituzione. Regole comuni che non possono essere modificate a colpi di maggioranza. Questo ci offre la direzione per il futuro, ci illumina la strada e ci dice che il senso di una riforma costituzionale è un altro: è lavorare insieme, senza strappi e senza arroganza, coinvolgendo i cittadini.
Nonostante un’informazione che ha dato uno spazio enorme al governo, non si è riusciti a modificare il risultato che è ora davanti agli occhi di tutti. Questo è il dato più soddisfacente perché finalmente finisce l’era del “vince chi sta più in televisione”. Il sistema dei media e la società attraversano un momento di profonda trasformazione e oggi più di prima ne abbiamo le prove. L’Italia è un paese più forte, più sicuro della propria democrazia.

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