La riforma Pd della Rai è antidemocratica. Parola del Pd

Nel Pd sono in evidente stato confusionale. Altrimenti non si spiegano le loro mille contraddizioni. Vediamo l’ultima. Secondo un’esponente di spicco del Partito Democratico, l’europarlamentare Silvia Costa, una riforma della televisione pubblica che preveda la nomina dei vertici direttamente da parte del Governo, è “un fatto gravissimo”. Talmente grave che il Parlamento Europeo non può non intervenire.

Vi ricorda qualcosa? La riforma di cui parla la Costa è quella che la Polonia ha pochi giorni fa approvato per riorganizzare il settore dei media. Ma somiglia moltissimo a quella voluta da Renzi per la Rai, che regala proprio al Governo la nomina diretta del super amministratore delegato della tv di Stato e la matematica certezza di controllare il cda dell’azienda. Due punti impensabili in una democrazia.

La riforma polacca ha suscitato indignazione in tutta Europa. La Commissione teme che calpesti i valori fondamentali del Vecchio continente. E l’EBU, l’associazione che riunisce i servizi pubblici europei, parla di duro colpo al principio di indipendenza con gli stessi argomenti utilizzati durante l’esame parlamentare della riforma Rai.
Non a caso il primo ministro polacco Beata Szydlo si è difesa dalle accuse affermando che la riforma è “praticamente basata sugli stessi principi della legislazione italiana quindi non c’è niente di diverso da quanto non sia stato già fatto”.

Ma torniamo alla Costa, che a Strasburgo è presidente della Commissione cultura. Per la parlamentare europea Pd la legge polacca “di fatto assicura al presidente Andrzey Duda il controllo quasi totale dell’informazione pubblica”. Ed è per questo che esorta i colleghi a presentare “una risoluzione del Parlamento europeo”. “È un fatto gravissimo – ha aggiunto – che sia stata annullata la procedura che affidava all’Authority indipendente la nomina dei vertici Tv e Radio pubblici polacchi”.

Delle due, l’una: o la Costa, con queste dichiarazioni, intende più o meno velatamente criticare l’operato del suo partito che ha di fatto “regalato” all’Italia una Rai emanazione e megafono del Governo. Oppure non ha letto il testo della legge renziana approvata a dicembre, a cui il M5S si è duramente opposto.

Nel primo caso avrebbe dovuto lanciare l’allarme quando il suo partito ha deciso di licenziare una riforma che avrà ripercussioni gravissime sugli equilibri democratici nel nostro Paese. Nel secondo può farsi inviare il testo della riforma dai suoi compagni di partito ed esortare i colleghi europei a preparare una seconda risoluzione anche per l’Italia.

Noi e i nostri portavoce al Parlamento europeo faremo ogni sforzo per far dichiarare alle istituzioni competenti l’incompatibilità di questa vergognosa riforma con i più basilari principi della democrazia.

Non arretriamo di un millimetro.

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