Meno tv generalista, più internet: come cambierà il servizio pubblico?

televisione

Sempre più persone nel Regno Unito non pagano il canone. È infatti cresciuto in modo vertiginoso il numero di utenti che non posseggono più un televisore e che hanno smesso di vedere la tv generalista. Accedono ai contenuti audiovisivi e all’informazione via internet usando dispositivi diversi (tra cui iPlayer, il servizio di visualizzazione online di Bbc).

La Bbc ha così previsto che nel 2016/2017 registrerà una perdita di circa 150 milioni di sterline, mancati introiti che la vedono costretta a tagliare costi di gestione e, purtroppo, posti di lavoro. Allo stesso tempo ha deciso di investire maggiormente in prodotti digitali e nell’ampliamento della propria offerta.

Tony Hall, direttore generale della tv pubblica britannica, ha dichiarato: “Dobbiamo concentrarci su ciò che è davvero importante, cioè produrre programmi e contenuti di qualità per tutto il nostro pubblico”.

Questa notizia rende evidente quanto sia imprescindibile e attuale una riflessione profonda sul ruolo e sulle sfide del servizio pubblico radiotelevisivo in Italia, come in Europa. Il mercato dell’audiovisivo e le abitudini dei telespettatori stanno cambiando velocemente e di fronte a questo nuovo scenario occorre interrogarsi sulla missione della tv pubblica e su come debba adeguarsi ai mutamenti in atto.

Sono contento che la Commissione di vigilanza Rai abbia intrapreso un’indagine conoscitiva in merito, un percorso che servirà ad accendere il dibattito sul tema e a raccogliere le testimonianze, le idee, i punti di vista di registi, rappresentanti delle Istituzioni, giornalisti, giovani autori e addetti ai lavori. Una discussione e un confronto tanto più necessari se si considerano, da un lato, l’importanza del servizio pubblico per una democrazia e, dall’altro, il futuro imminente della Rai, con l’esame della riforma della governance e il rinnovo del cda.

La Vigilanza Rai è pronta a dare il suo contributo.

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