Napoli ha bisogno di conquistare normalità

Da giorni a Napoli si spara nelle strade, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Omicidi in diversi quartieri, tra cui quello di un ragazzo di 17 anni nel rione Sanità, e sparatorie continue lì dove abita e lavora chi nonostante tutto cerca di ritagliarsi spazi di normalità. La risposta finora fornita dallo Stato e dal ministro dell’Interno è stata insufficiente. E non saranno certamente 50 uomini in più nelle strade a risolvere la situazione se, allo stesso tempo, si continuano a privare le forze dell’ordine di mezzi e risorse e se non si decide di intervenire in modo incisivo sulle cause.

Oggi, come in passato, Napoli ha bisogno di conquistare normalità. Una costruzione che può essere fatta, mattone dopo mattone, solo avendo chiaro un progetto per la città e per il suo futuro. A sparare e ad essere ammazzati in questi giorni sono soprattutto giovani, giovanissimi, figli di un disagio sociale e di una cultura criminale che proprio di quel disagio e dell’assenza di futuro continua a nutrirsi.

Il sud è sparito dall’agenda di governo da tempo. La mancanza di una visione complessiva lascia di fatto campo libero alla criminalità organizzata con i risultati che vediamo in queste giornate terribili. Il rinforzo di controlli e presidi delle forze dell’ordine da solo non riuscirà mai a risanare tutti i mali. È necessario un intervento che si dirami in tutti i settori e che non tamponi soltanto l’emergenza, ma la prevenga. Un intervento frutto di una visione, lo ripeto, complessiva della città, che miri a ricostruirne il tessuto sociale ed economico, che punti a valorizzarne le risorse, le professionalità, i talenti dei tanti giovani costretti a cercare una normalità altrove.

Napoli può avere un futuro e una storia che vadano al di là delle cronache di questi giorni. Dobbiamo però tutti assumercene la responsabilità e lottare senza sosta perché ciò avvenga. Solo così potremo risollevare le sorti della città e strappare le nuove generazioni a un destino altrimenti già prevedibile.

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