Per una programmazione Rai ispirata ai principi di servizio pubblico

La brutta pagina scritta giorni fa con la puntata di “Parliamone sabato” deve essere per la Rai l’occasione per una riflessione urgente sul tipo di programmazione che in generale intende offrire ai cittadini, una riflessione che va fatta senza ipocrisie e con l’occhio sempre puntato sui principi e gli obiettivi di servizio pubblico.

La chiusura della trasmissione di Rai 1 è stato un intervento doveroso, ma che si deve accompagnare a un ripensamento complessivo della proposta di contenuti. Perché il trash, la volgarità, il veicolare un’immagine retrograda o addirittura “decorativa” della donna, non sono fenomeni riconducibili soltanto a quella puntata di quella trasmissione. Per non parlare delle speculazioni sulle tragedie, dei programmi che strizzano l’occhio al gioco d’azzardo e di altri innumerevoli comportamenti contrari al senso del servizio pubblico.

Deve essere chiaro il percorso che si vuole intraprendere. Qual è, da oggi, il comportamento contrario al senso del servizio pubblico che giustifica la chiusura di un programma? Come intendono i vertici Rai affrontare seriamente la questione dei programmi “appaltati” grazie alla forza degli agenti delle star? Quale idea di intrattenimento si vuole realizzare? Quale sarà il criterio guida per il futuro: lo share costi quel che costi o la realizzazione effettiva dell’idea di Rai ‘grande fabbrica culturale del Paese’? Questa dovrebbe passare attraverso la progettazione di palinsesti che non si limitino a rincorrere format già esistenti, ma che siano capaci di anticipare i tempi e di fare la differenza dal punto di vista culturale e artistico.

Un cambio di passo che deve valere per i contenuti come per l’organizzazione aziendale. Ho già ricordato diverse volte la proposta, scaturita dal lavoro della Commissione di Vigilanza sul contratto di servizio, per risolvere i conflitti di interesse in Rai e ridimensionare le rendite di posizione. Introducevamo, da un lato, il divieto di commissionare la produzione di programmi ad agenti di spettacolo nel caso in cui quei programmi prevedessero la partecipazione degli artisti da loro rappresentati; dall’altro, il divieto di commissionare a società di produzione detenute da artisti programmi in cui gli stessi artisti fossero presenti. Su questi aspetti l’azienda pubblica deve distinguersi per trasparenza e senso etico.


La Rai deve agire in modo dirompente, prima dei prossimi palinsesti. Senza fare sconti a nessuno e senza rincorrere l’audience. Sono infatti convinto che puntare su qualità, creatività, innovazione, rispetto dei principi di servizio pubblico non potrà fare altro che produrre risultati positivi e legittimare il contributo pubblico dei cittadini.

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