Rendiamo Napoli un laboratorio sperimentale per la lotta alla droga e alla criminalità organizzata. Vinciamo definitivamente questa battaglia

In diversi quartieri della mia città girano in moto gang armate che con pistole in pugno terrorizzano residenti e passanti sparando colpi all’impazzata per dimostrare il proprio potere sul territorio. C’è una guerra in atto che si combatte quotidianamente, una guerra violentissima e senza esclusioni di colpi. Quasi ogni giorno si ha notizia di sparatorie con feriti o morti ammazzati e ogni anno aggiorniamo con disperazione il numero delle persone oneste uccise per “sbaglio”. È un vero e proprio bollettino di guerra, un dispaccio dal fronte, ma ci troviamo in Europa, in Italia, a Napoli e non in zone del mondo con una guerra dichiarata. Questo è il nostro terrorismo e come tale va trattato. Proprio per questo sono d’accordo con le dichiarazioni del procuratore generale Riello che paragona questi fenomeni ad atti terroristici. Il principale affare economico di queste persone è vendere droga e, per accaparrarsi un fazzoletto di territorio per poter spacciare, sparano, terrorizzano, uccidono e condannano interi quartieri a vivere una vita impossibile.

La triste e semplice costatazione è che noi tutti siamo parte del problema. Politici, medici, imprenditori, operai, impiegati, studenti fanno uso di sostanze stupefacenti e principalmente di cocaina. Esiste purtroppo una domanda e a una domanda, oltretutto così imponente, corrisponderà sempre un’offerta. È una legge economica basilare. Le stesse persone che fanno uso di droga sono le stesse persone che si lamentano poi di avere le pistole sotto casa o che la propria città non è sicura. Questo tema non può più essere trattato con l’ipocrisia che da sempre contraddistingue la sua discussione. Bisogna far cadere tabù e sovrastrutture e iniziare a parlarne davvero senza veli e senza ipocrisie. Le forze dell’ordine fanno un lavoro straordinario e puntualmente smantellano i clan compiendo centinaia di arresti, ma il fenomeno si rigenera sempre perché è un sistema economico che risponde ai principi di domanda e offerta. Lo Stato, forse anche in modo inconscio, sembra tollerare tutto questo in un macabro equilibrio di contenimento, come se non si ponesse l’obiettivo di risolvere il problema, come fosse un dato dell’esistenza non risolvibile. Tutto questo è inaccettabile e bisogna per forza aprire una nuova stagione nella quale ci si dia degli obiettivi dichiarati e dei percorsi chiari e trasparenti per risolvere definitivamente un problema che in una città come la mia sta assumendo dinamiche tali da fare paura.

Rendiamo Napoli un laboratorio sperimentale per la lotta alla droga e alla criminalità organizzata e diciamo chiaramente che l’obiettivo è vincere una volta per tutte questa lotta. Analizziamo il modello repressivo, il principio di domanda e offerta, le fragilità della nostra società, i modelli culturali nonché quelli urbanistici che portano a un peculiare incontro sociale, analizziamo progetti pilota di legalizzazione. Mettiamoci tutti a un tavolo e affrontiamo, come una società matura deve fare, questo problema con il solo obiettivo di vincere.

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