Solo Renzi poteva fare peggio di Gasparri

Fare peggio della Gasparri era impossibile: solo Renzi ci poteva riuscire. Ex presidenti e consiglieri della RAI, giornalisti, esperti dell’audiovisivo, pur provenienti da culture differenti, sono concordi su un punto: la riforma della RAI proposta dal Governo è vergognosa. Sul Manifesto di oggi l’ex Presidente Zaccaria ha ipotizzato che la riforma sia un bluff, perché i tempi sono stretti e magari al Governo non dispiacerebbe, in un colpo solo, nominare il nuovo CdA con la legge Gasparri e accusare il Parlamento di inadempienza. Se invece la riforma andasse in porto, ci troveremmo in una situazione addirittura peggiore rispetto a quella attuale: una governance ancora più dominata dalla politica, “nessun barlume di indipendenza”, nessun requisito di professionalità né incompatibilità, un amministratore delegato talmente potente da far apparire tutto l’impianto “di dubbia costituzionalità”, deleghe di riforma senza principi e criteri direttivi. Critiche altrettanto forti sono state avanzate persino dall’attuale Presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, ascoltata ieri dalla 8° Commissione del Senato: nella riforma neanche un riferimento a incompatibilità e conflitti di interessi, un Ad onnipotente che riceve le deleghe direttamente dalla legge, un CdA non suddiviso per competenze e, aspetto ancor più grave, nominato senza adeguate garanzie di trasparenza, professionalità e indipendenza (esattamente i punti su cui invece si concentra la proposta presentata dal M5S).
Il vero volto di questa riforma è l’occupazione del servizio pubblico, che ci riporta indietro di almeno sessant’anni, quando la RAI era territorio esclusivo del Governo. La prospettiva deve essere diametralmente opposta. Il servizio pubblico sopravviverà ai grandi mutamenti del settore audiovisivo solo se avrà finalmente il coraggio di svolgere un ruolo critico e di contropotere, nonché di puntare su una programmazione nettamente distinta da quella dei privati. Ma al Governo tutto questo non interessa, perché il suo unico obiettivo è disporre di un potente megafono, cancellando così la ragion d’essere del servizio pubblico: strumento democratico al servizio dei cittadini.

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