Su riforma Rai intervengano le istituzioni europee

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La riforma della Rai, approvata a dicembre e fortemente voluta da Renzi, nelle false intenzioni del premier doveva liberare la Rai dai partiti. Niente di più lontano dalla realtà. Non solo la televisione pubblica resta imprigionata nella sfera di influenza della politica, ma nei fatti, la nuova legge consegna la Rai direttamente nelle mani del governo. Dalla padella alla brace.

Lo abbiamo denunciato dal primo istante e oggi lo abbiamo ribadito al Parlamento Europeo di Strasburgo.

Il premier nominerà direttamente l’ad della Rai e, grazie agli effetti di una legge elettorale come l’Italicum, quattro se non addirittura tutti i consiglieri di amministrazione saranno espressione della maggioranza parlamentare.

Il nuovo meccanismo di nomina dei vertici Rai presenta alcune analogie con la recente legge sui media polacca che ha suscitato un’ondata di indignazione in tutta Europa.

I contesti politici sono evidentemente diversi, ma alcuni principi restano simili. E così, con la riforma Rai, ci allineiamo alle peggiori esperienze europee nel settore dell’informazione pubblica.

Chiediamo che l’attenzione delle istituzioni europee venga rivolta anche sulla nuova legislazione italiana, il cui impianto mina l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo e quindi appare incompatibile con il principio della libertà di espressione sancito a livello europeo.

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