Sul futuro dei talk show

Dopo non essersi fatto sfuggire nessuna occasione per presenziare in ogni sorta di talk show, Renzi ha deciso di lanciarsi in una campagna anti talk che sorprende, visto il soggetto che la avanza e la tempistica. Soprattutto in periodi di campagna elettorale, quando la presenza in tv di rappresentanti di governo andrebbe ridimensionata, Renzi è andato ovunque, non facendo grandi distinzioni tra programmi di approfondimento o di intrattenimento e costume, proponendosi ai cittadini nella doppia veste di presidente del Consiglio e segretario del Partito democratico. Con buona pace di qualsiasi principio di par condicio. Ora si scaglia contro programmi e conduttori. Perché, secondo voi? Lo fa nell’interesse dei cittadini e per spingere verso un innalzamento della qualità del servizio pubblico o è per un puro interesse di parte, per controllare quel racconto e utilizzarlo a proprio piacimento? C’è chi si comporta con disonestà intellettuale, come fa Renzi, e c’è chi, invece, come il Movimento 5 Stelle, da anni ha aperto una riflessione su quello che è diventata l’informazione nel nostro Paese. In particolare per la televisione è evidente come i talk siano diventati sempre più luoghi di spettacolarizzazione della politica e della cronaca e sempre meno programmi di informazione e approfondimento. Lo denunciamo da anni e anche per questo abbiamo sempre avuto un atteggiamento cauto nei loro confronti.

Il problema non sono i programmi o i conduttori e meno che mai la presenza e il trattamento riservato al Movimento. Sul tavolo c’è qualcosa di ben più importante che interessa tutti i cittadini e la democrazia: è l’idea stessa di informazione. Soprattutto quando si tratta del servizio pubblico che non deve rincorrere le logiche delle tv commerciali e barattare la qualità con punti di audience.

Ciò che serve ai cittadini è un servizio pubblico che restituisca uno sguardo obiettivo e variegato sul nostro Paese costruendo spazi di informazione e confronto in cui venga tutelato il pluralismo politico nel suo significato più ampio, che non si identifica in alcun modo con il mero pluralismo partitico: tanti movimenti, realtà territoriali, associazioni devono trovare sempre più voce nel racconto che la tv pubblica deve fare del nostro Paese.
Renzi, “fatte accattà a chi nun te sape” (tradotto: lasciati comprare da chi non ti conosce).

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