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Nel 2013 il M5S chiedeva conto al governo della nomina del fratello di Alfano in Poste

Il nome di Angelino Alfano è finito nelle carte dell’inchiesta Labirinto, quella che nei giorni scorsi ha portato all’arresto 24 persone con accuse che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale a corruzione e riciclaggio. Uno dei faccendieri coinvolti nell’indagine si vantava al telefono di aver fatto assumere proprio il fratello del ministro in una delle società di Poste con una retribuzione di 160 mila euro.

Già tre anni il Movimento 5 Stelle chiedeva conto al governo della nomina di Alessandro Antonio Alfano. Leggete qui.

Era il 2013 e il nostro Andrea Colletti presentava un’interrogazione proprio sul posto di lavoro ottenuto dal fratello del ministro dell’interno. Ad oggi nessuna risposta è stata data, ma intanto è scoppiato l’ennesimo grande scandalo di corruzione che vede coinvolti parlamentari come Antonio Marotta, deputato di Ncd, il partito di Alfano che sotiene il governo Renzi, e un ex sottosegretario. Compare anche il padre del ministro che avrebbe mandato 80 curriculum per assunzioni alle Poste.

L’inchiesta scatta una nuova fotografia sul malaffare imperante nel nostro Paese. Giri di mazzette, appalti truccati, addirittura un service di false fatture per imprenditori interessati a evadere il fisco. La corruzione avvelena il nostro Paese. Produce il 40 per cento di spesa in più (secondo la Corte dei Conti) nei contratti per opere, forniture e servizi pubblici dello Stato; falsa la concorrenza e peggiora nell’insieme la qualità della vita dei cittadini. Abbiamo presentato nelle scorse settimane la nostra Carta dell’onestà: dieci punti chiari e immediati per smantellare un sistema che non permette al nostro Paese di esprimersi al meglio come potrebbe. Il Daspo per i corrotti è tra le misure che abbiamo ulteriormente inserito all’indomani delle elezioni tra le nostre 5 proposte per cambiare il Paese. Quella contro la corruzione e il malaffare è una battaglia che va combattuta con ogni mezzo. Siamo gli unici a poterla portare avanti.

Napoli non può più aspettare

Stesso quartiere, stessa piazza. A Napoli si continua a sparare e a morire per strada. A due mesi dall’omicidio del diciassettenne Genny Casarano, il Rione Sanità torna a essere teatro di guerra con l’uccisione del pregiudicato Piero Esposito. Un agguato compiuto in pieno giorno, a seguito del quale è rimasto ferito anche un ventinovenne dipendente di un bar della piazza. Giovanni Catena è stato intercettato da un colpo d’arma da fuoco, colpito al torace, mentre stava lavorando: operato d’urgenza, è in prognosi riservata. La sua colpa è stata semplicemente trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Dopo l’omicidio di Genny Casarano interrogai il governo per sapere in che modo avrebbe reagito alla escalation di violenza che vedeva e vede coinvolti un numero crescente di giovani, insanguinando le strade di Napoli. Mi è stato riferito che lo Stato avrebbe risposto con un rafforzamento dei presidi di polizia in città, con “50 uomini in più” che, secondo il ministro Alfano, avrebbero fatto la differenza.

Ma la cronaca degli ultimi giorni ci conferma ancora una volta che questi provvedimenti sono del tutto inefficaci e inadeguati. I killer hanno agito alle quattro del pomeriggio, in una piazza affollata, con le attività commerciali aperte e pienamente funzionanti. Dov’è il controllo del territorio promesso dal governo?

Avevamo definito l’aggiunta dei 50 uomini una misura tampone, necessaria ma insufficiente poiché non avrebbe contribuito a risolvere il problema. E dispiace dover assistere all’ennesimo agguato, all’ennesimo omicidio, all’ennesimo coinvolgimento di un cittadino indifeso. La misura non è servita ad assicurare i presidi nei quartieri più colpiti né a garantire la sicurezza dei cittadini napoletani né, soprattutto, a incidere sulle cause che negli ultimi mesi hanno portato a questa recrudescenza criminale.

Non c’è traccia infatti di un tentativo del governo, anche in sinergia con le amministrazioni locali, di affrontare alla radice le problematiche che affliggono la città incidendo sulle condizioni sociali, culturali ed economiche.

Napoli e il rione Sanità sono da tempo abbandonate. Come in molti sanno, la presenza di presidi e punti di riferimento culturali sono affidati alle braccia, alla passione, all’impegno disinteressato di cittadini, volontari, sacerdoti, associazioni che quotidianamente costruiscono la speranza del cambiamento. Lo Stato non c’è e quanto accaduto in questi giorni ne è l’ennesima, dolorosa, inaccettabile testimonianza.

La mia collega Vega Colonnese presenterà una nuova interrogazione affinché siano date ai cittadini napoletani in tempi rapidi risposte puntuali. Continueremo a chiedere conto al governo. Non possiamo più aspettare, Napoli non può più aspettare.

Napoli ha bisogno di conquistare normalità

Da giorni a Napoli si spara nelle strade, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Omicidi in diversi quartieri, tra cui quello di un ragazzo di 17 anni nel rione Sanità, e sparatorie continue lì dove abita e lavora chi nonostante tutto cerca di ritagliarsi spazi di normalità. La risposta finora fornita dallo Stato e dal ministro dell’Interno è stata insufficiente. E non saranno certamente 50 uomini in più nelle strade a risolvere la situazione se, allo stesso tempo, si continuano a privare le forze dell’ordine di mezzi e risorse e se non si decide di intervenire in modo incisivo sulle cause.

Oggi, come in passato, Napoli ha bisogno di conquistare normalità. Una costruzione che può essere fatta, mattone dopo mattone, solo avendo chiaro un progetto per la città e per il suo futuro. A sparare e ad essere ammazzati in questi giorni sono soprattutto giovani, giovanissimi, figli di un disagio sociale e di una cultura criminale che proprio di quel disagio e dell’assenza di futuro continua a nutrirsi.

Il sud è sparito dall’agenda di governo da tempo. La mancanza di una visione complessiva lascia di fatto campo libero alla criminalità organizzata con i risultati che vediamo in queste giornate terribili. Il rinforzo di controlli e presidi delle forze dell’ordine da solo non riuscirà mai a risanare tutti i mali. È necessario un intervento che si dirami in tutti i settori e che non tamponi soltanto l’emergenza, ma la prevenga. Un intervento frutto di una visione, lo ripeto, complessiva della città, che miri a ricostruirne il tessuto sociale ed economico, che punti a valorizzarne le risorse, le professionalità, i talenti dei tanti giovani costretti a cercare una normalità altrove.

Napoli può avere un futuro e una storia che vadano al di là delle cronache di questi giorni. Dobbiamo però tutti assumercene la responsabilità e lottare senza sosta perché ciò avvenga. Solo così potremo risollevare le sorti della città e strappare le nuove generazioni a un destino altrimenti già prevedibile.

I fondi per la Terra dei fuochi dirottati sull’Expo

Tutti i cittadini devono sapere che i pariti di Renzi ed Alfano hanno tagliato 9,7 milioni di euro per la sorveglianza della Terra dei Fuochi e li hanno spediti a Milano per l’Expo. Il bello è che poi ci prendono anche in giro con la barzelletta del Ministro per il Mezzogiorno! Il Pd della Campania non conta niente, un sottosezione del nulla solo chiacchiere e distintivo. Rispondono offendendo e mai entrando nel merito. Mai una lotta in Parlamento per questa regione dalle assicurazioni ai roghi tossici. Fiumi di parole e mai un’azione. Non ho sentito un solo grido di indignazione in Parlamento per il dirottamento dei fondi già destinati alla Campania verso la Lombardia. Si sa che gli appetiti per l’Expo sono senza fine. Vergognatevi!

Jobs Act, lo show di Alfano

In questo momento NCD fa la voce grossa sul Jobs Act e addirittura alcuni suoi esponenti minacciano di rompere la maggioranza. Quante stupidaggini si dicono in giro. Vi immaginate il Nuovo Centro Destra che fa cadere il governo rinunciando alle poltrone, prima fra tutte quella di Alfano, per poi così scomparire definitivamente o essere ridotti ad un ruolo super marginale? Semplicemente impossibile. Chiacchiere da bar, come sempre! Tutto show!