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Marcia per la legalità a San Giorgio a Cremano

marcia per la legalità - san giorgio a cremano

Danilo Roberto Cascone e tutti i consiglieri comunali del M5S stanno portando avanti un lavoro enorme per San Giorgio a Cremano. Nei giorni scorsi la città è stata scossa dall’inchiesta sugli appalti truccati del comune che ha portato all’arresto di sei persone. L’attuale sindaco e l’ex primo cittadino, entrambi del Pd, risultano indagati. Il M5S aveva denunciato alla procura le irregolarità già mesi fa e sottoposto il sistema di gestione degli appalti all’attenzione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.
Il risultato del lavoro dei nostri consiglieri è sotto gli occhi di tutti. Sabato marceranno per la strade di San Giorgio con i cittadini che pretendono onestà e senso di responsabilità da chi amministra le risorse pubbliche. L’appuntamento è alle 16.00 in piazza Giordano Bruno. Ci saranno anche Sergio Puglia cittadino portavoce al Senato e Alessandro Di Battista. Invito tutti a partecipare!

No alle deroghe per gli appalti Rai

Da due anni in commissione di Vigilanza teniamo i riflettori puntati sugli appalti Rai. Abbiamo chiesto atti e documenti e adottato ogni tipo di iniziativa parlamentare per vederci chiaro.

Il settore degli appalti in Italia è delicatissimo: lo vediamo quotidianamente con gli scandali che coinvolgono ogni comparto pubblico, inclusa la Rai.

Ma cosa hanno deciso di fare il governo e il Pd di fronte a questa situazione? Hanno ben pensato di prevedere deroghe al codice degli appalti per la televisione pubblica, riservando all’azienda un trattamento speciale inspiegabile vista la natura giuridica della Rai e la sua missione.

Occorre stralciare dal ddl Rai quelle norme. Non si forniscano assist a corruzione e malaffare. Chiediamo all’esecutivo e alla maggioranza un atto di responsabilità.

Maggioni e Campo Dall’Orto in Commissione vigilanza Rai

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Vi invito a seguire i lavori della Commissione di ‪#‎vigilanzaRai‬ oggi. Alle 14:00 svolgeremo la prima audizione dei nuovi vertici della televisione pubblica: ci confronteremo con la presidente della Rai Monica Maggioni e con il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto.

L’incontro sarà come sempre trasmesso in diretta streaming e tutti potrete essere informati sui progetti per il servizio pubblico che la nuova dirigenza intende realizzare, sulle novità in arrivo per le news room e sui cambiamenti relativi al canone.

Ovviamente chiederemo alla presidente e al direttore generale quali misure intendono adottare rispetto allo scandalo delle tangenti pagate dall’imprenditore David Biancifiori ad alcuni funzionari ‪#‎Rai‬ per aggiudicarsi appalti e commesse. Su questa vicenda serve la massima trasparenza.

A dopo!

Governo e maggioranza irresponsabili su deroghe per gli appalti Rai

fondi neri rai

È stata la nostra battaglia dal primo giorno. Sugli appalti la Rai deve fare trasparenza ed è intollerabile che la maggioranza e il governo con la riforma Rai forniscano all’azienda strumenti per favorire ancora di più opacità e episodi di corruzione.

Le indagini delle Fiamme Gialle sulle società dei fratelli Biancifiori e sul giro di mazzette pagate ai dirigenti Rai (e non solo) per ottenere il monopolio delle forniture tecniche ci sta dando ragione su tutta linea.

I due imprenditori elargivano regali, pagavano bustarelle o vacanze in resort di lusso, assicuravano assunzioni di amici ai funzionari della televisione pubblica per aggiudicarsi gli appalti. Si parla di fatture false per 38 milioni di euro solo negli ultimi tre anni per truccare a proprio vantaggio il sistema.

L’aspetto gravissimo è che la Rai ha tenuto nascosti alla procura tutti i dossier sugli audit interni, ovvero sulle verifiche fatte internamente all’azienda che già mettevano nero su bianco una serie di anomalie nell’assegnazione delle commesse. I dirigenti non hanno segnalato nulla coprendo così un sistema corrotto che riguarda trasmissioni di punta come UnoMattina, Linea Verde, Virus, il Festival di Sanremo e anche le amministrazioni di alcune sedi regionali. Agli inquirenti, che ne avevano fatto richiesta quando avevano saputo dell’esistenza di quei documenti, non è mai stato consegnato nulla. Gli investigatori hanno dovuto bussare alla porta di Viale Mazzini muniti di un decreto del pm per raccogliere la documentazione.

L’esecutivo e il Pd hanno agito in modo irresponsabile prevedendo nel ddl Rai tutta una serie di deroghe speciali al Codice degli appalti che possono solamente peggiorare una situazione già compromessa, come testimoniano le cronache di questi giorni.

Queste norme devono essere interamente stralciate dalla legge. La risposta della politica deve consistere nel garantire legalità e trasparenza con regole chiare e precise, esattamente l’opposto di quello che hanno fatto governo e maggioranza con il ddl di riforma Rai.

Operazione fiato sul collo a San Giorgio a Cremano!

11755164_1647056812201764_1200016850108255887_n Il sindaco di San Giorgio a Cremano è stato bacchettato dall’Autorità Nazionale Anti corruzione dopo le segnalazioni inviate dai nostri consiglieri comunali. Grazie all’esposto del portavoce M5S Danilo Roberto Casconel’Authority presieduta da Raffaele Cantone ha acceso i riflettori sulle procedure adottate dall’amministrazione comunale per 4 appalti,affidate a 2 ditte riconducibili allo stesso gruppo aziendale. L’Autorità anticorruzione ha quindi mandato una nota al sindaco di San Giorgio confermando i dubbi del M5S sui procedimenti adottati e ha richiamato il primo cittadino al rispetto della normativa in merito alle procedure d’appalto. Ecco l’effetto M5S nei comuni: buon lavoro a Danilo e a tutti i consiglieri M5S!

 

Appalti Rai: no a deroghe ingiustificate

Il Pd da mesi sta provando a creare un mostruoso regime derogatorio per gli appalti Rai, norme speciali che devono valere solo per l’azienda televisiva pubblica e non per le altre società pubbliche. E’ qualcosa di assurdo, anche considerate la mole di appalti esterni della Rai, le indagini e le polemiche che sono sorte.

Abbiamo denunciato in più occasioni questo gravissimo tentativo da parte della maggioranza di mettere la Rai al riparo da qualsiasi obbligo di trasparenza e dal rispetto di precise procedure pubbliche.

Per questo abbiamo presentato degli emendamenti molto chiari sul punto per non concedere deroghe ingiustificate alla Rai. Ma il Pd, di tutta risposta, ha ulteriormente ampliato il regime derogatorio.

Qualche minuto fa è arrivato il parere della commissione lavori pubblici della Camera, che senza mezzi termini ci dà ragione su tutta la linea e demolisce in toto le modifiche al Codice degli appalti a favore della Rai inserite dalla maggioranza.

In Aula queste norme andranno dunque cancellate. La nostra battaglia continua.

Ecco l’onestà di chi governa le nostre regioni

Ecco l’onestà di chi governa le nostre regioni. È stato arrestato il vice presidente della regione Lombardia Mario Mantovani. Indovinate cosa faceva? Truccava gli appalti sul trasporto dei malati dializzati. Il malato è un affare ed ecco perché la sanità costa sempre di più. Vergogna senza fine da Roma a Milano e la colpa è degli uomini che i partiti hanno in seno e che vicendevolmente si difendono e si coprono. Questa persona è stata nominata da Maroni quindi dalla lega. Maroni ha solo una strada: dimettersi! Sono come locuste, non ne hanno mai abbastanza, e non si preoccupano se di mezzo ci vanno malati o bambini. Vanno cacciati, va cambiato un sistema, va costruita una nuova cultura.
Ci vediamo ad Imola!

Nessuna deroga per gli appalti RAI

Durante l’esame della riforma Rai al Senato ci siamo battuti per inserire norme in grado di garantire la totale trasparenza degli appalti. Il modo in cui vengono gestite le risorse del servizio pubblico radiotelevisivo, pagato dai cittadini, è infatti un tema cruciale, anche alla luce degli scandali che hanno coinvolto la Rai e che hanno portato, in alcuni casi, a indagini da parte della magistratura.

Ma cosa ha preferito fare il Governo? Anziché prevedere più controlli e più trasparenza, ha deciso di ampliare il numero di appalti che la Rai può affidare liberamente, senza bando pubblico. Tra questi, gli appalti di “commercializzazione di programmi radiotelevisivi”, come ad annunciare che la Rai potrà affidare a una società esterna questa attività, nonostante abbia già una struttura apposita.

Ma c’è un aspetto ancora più grave e inquietante. Il Codice degli appalti già consente alla Rai di affidare alcuni lavori e servizi direttamente, soltanto che, in questi casi, l’azienda è comunque tenuta al rispetto di precisi obblighi procedurali e principi quali l’economicità, l’efficacia, l’imparzialità, la trasparenza.

Bene, nel testo approvato dal Senato a fine luglio, con il colpo di mano del Governo, questi obblighi sono stati eliminati. In sostanza viene introdotto per Rai un regime speciale, un mostruoso regime derogatorio in base al quale l’azienda pubblica potrà affidare decine e decine di appalti senza alcuna trasparenza, imparzialità nella scelta del contraente e limiti economici. Non c’è alcuna giustificazione a tutto questo. Anche gli uffici della Camera dei deputati lanciano l’allarme e suggeriscono di “verificare gli effetti” di questo regime speciale.

La nuova “governance” con il super amministratore delegato nominato dal Governo e gli appalti gestiti in deroga a qualunque principio hanno un minimo comune denominatore: l’idea che il servizio pubblico radiotelevisivo sia un feudo del potere esecutivo, con un uomo solo al comando, nel quale trasparenza e procedure sono visti come un impaccio, non come una garanzia. È questa, più in generale, la loro idea della cosa pubblica e delle istituzioni democratiche.

Noi non ci stiamo e daremo battaglia in commissione affinché sia le regole sulla governance sia quelle sugli appalti siano radicalmente modificate.

Appalti Rai, inefficace il ddl del governo

Il ddl del governo sulla Rai, oltre ad essere un bluff sul piano della riforma della governance (dov’è l’innovazione rispetto al passato, dato che esecutivo e partiti continueranno a nominare i vertici?) è totalmente inefficace anche per quanto riguarda la gestione degli appalti. Ci si sarebbe aspettati uno sforzo verso la trasparenza, invece il provvedimento attualmente al vaglio della Commissione Trasporti del Senato si limita a ripetere quanto già stabilito dal Codice degli appalti, e cioè che per i contratti relativi al settore radiotelevisivo la RAI può agire liberamente, senza bando di gara, pur nel rispetto di alcuni principi. Norme che sono state giudicate inutili nel corso delle audizioni e di cui la Commissione Politiche Ue ha richiesto anche lo stralcio.

Ma se il Codice già prevede queste deroghe, perché allora ripeterle? Il timore è che attraverso questa riforma si voglia dare alla Rai mano libera nell’assegnazione degli appalti. Basta guardare gli emendamenti presentati dal Relatore Ranucci del PD, il quale propone che i contratti sull’attività radiotelevisiva non siano soggetti agli obblighi procedurali previsti dall’articolo 27 della normativa sugli appalti, cioè all’obbligo di invitare almeno cinque concorrenti prima di affidare lavori, servizi o forniture.

Con un altro emendamento, Ranucci chiede che ai contratti conclusi dalla Rai “aventi per oggetto l’acquisto, lo sviluppo, la produzione o la coproduzione destinati allo sfruttamento da parte della Rai su una qualsiasi rete di comunicazione elettronica e in qualsiasi altra forma e modo, nonché gli appalti concernenti il tempo di trasmissione” non si applichi l’intero articolo 27, quindi non solo l’obbligo di invitare cinque concorrenti ma anche i principi di “economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità”.

Da tempo chiediamo trasparenza sul tema degli appalti, anche con riferimento a quelli che non sarebbero soggetti alle procedure ad evidenza pubblica. La Rai ha però opposto alcune resistenze ed anche per questa ragione nella nostra proposta di riforma del servizio pubblico introduciamo il Piano per la trasparenza aziendale, che prevede la pubblicazione delle modalità e dei criteri di affidamento di lavori, servizi e forniture di qualunque tipologia.

L’idea di Rai che emerge dalla riforma proposta dal Presidente del consiglio e dal Pd è invece quella di un’azienda espressione del potere governativo, con uomo solo al comando, senza vincoli e senza trasparenza nella gestione delle risorse provenienti dai cittadini. Davvero una concezione “alta” del servizio pubblico.