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I cittadini hanno detto NO

I cittadini hanno detto NO.
Hanno detto chiaramente di non voler rinunciare a un diritto fondamentale, quello di poter scegliere chi li rappresenta.
Hanno detto di non credere ai tanti slogan del Presidente del Consiglio. Hanno detto che una riforma pasticciata non può essere un modello di semplificazione. Hanno detto no a un Senato composto da consiglieri regionali e sindaci impiegati part time con l’immunità.
Non si sono fidati di questa riforma come non si fidano di chi l’ha proposta, ovvero le stesse persone che hanno bloccato il Parlamento per mesi e mesi impedendogli di occuparsi dei veri problemi del Paese, quelli a cui Renzi, Boschi e Verdini non hanno saputo e voluto dare risposte soddisfacenti.
Ogni volta che i cittadini sono chiamati ad esprimersi, è un momento importante. Stavolta, però, lo è forse stato di più. Perché era in gioco la nostra Costituzione, il sistema di equilibri democratici che prevede e preserva. Perché era in gioco il futuro del nostro Paese. Non c’è stato slogan o propaganda del premier e dei suoi che abbia potuto intaccare il senso di responsabilità dei cittadini. E i cittadini hanno scelto di dire No.
È bello e significativo osservare l’attaccamento forte del Paese a una casa comune, che per quanto perfettibile, è sentita come una casa comune, la Costituzione. Regole comuni che non possono essere modificate a colpi di maggioranza. Questo ci offre la direzione per il futuro, ci illumina la strada e ci dice che il senso di una riforma costituzionale è un altro: è lavorare insieme, senza strappi e senza arroganza, coinvolgendo i cittadini.
Nonostante un’informazione che ha dato uno spazio enorme al governo, non si è riusciti a modificare il risultato che è ora davanti agli occhi di tutti. Questo è il dato più soddisfacente perché finalmente finisce l’era del “vince chi sta più in televisione”. Il sistema dei media e la società attraversano un momento di profonda trasformazione e oggi più di prima ne abbiamo le prove. L’Italia è un paese più forte, più sicuro della propria democrazia.

Una questione democratica non più rinviabile.

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Su ‪OPEN TG sono disponibili i risultati del monitoraggio aggiornati al mese di marzo (consultabili qui: http://www.opentg.it/controlla-i-tg/).
La musica non cambia: Mediaset continua a violare senza soluzione di continuità i più basilari principi del pluralismo politico. I tg della principale emittente privata sono dominati, nell’ordine, da Forza Italia, Partito democratico e Lega Nord, mentre la principale forza di opposizione del Paese è di fatto cancellata dall’informazione.


Rispetto al mese precedente, si sono accentuate le disparità di trattamento anche nei notiziari Rai, dove il Partito democratico è sempre più presente. In tutte le edizioni del Tg1, ad esempio, il Pd sale di 12 punti, ma la presenza di tutte le altre forze politiche è stabile o addirittura ridotta. In generale, nei tg della concessionaria è cresciuto anche il peso del Governo, con ricadute negative sul pluralismo.


Il tg di La7 conferma una forte variabilità dei dati. Tra febbraio e marzo, infatti, vi è stato un riequilibrio tra i principali soggetti politici ed è particolarmente significativa la quota di tempo dedicata alle minoranze e altri soggetti.


Non muta, invece, il copione di Sky Tg 24, dove il Partito democratico e il Presidente del Consiglio la fanno da padroni. Basti osservare che la somma dei tempi goduti dalle due principali forze di opposizione non arriva neppure a sfiorare il tempo dedicato al Pd, nonostante si tratti di tre soggetti politici che dovrebbero essere considerati in modo analogo.


In generale, ci troviamo di fronte ad una situazione di vera e propria sospensione del pluralismo nell’informazione, quindi della stessa democrazia. È da settembre che denunciamo queste gravissime distorsioni, ma l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni non è intervenuta, non si è attivata né ha fornito riscontri ai nostri ripetuti esposti, trincerandosi dietro una sentenza del Consiglio di Stato (che però è del 10 dicembre 2014) secondo cui la par condicio va valutata sotto il profilo qualitativo anziché quantitativo. Così facendo l’Agcom abdica però al proprio dovere di riequilibrio. L’Autorità dovrebbe lavorare per garantire il rispetto del pluralismo, ma resta inerte di fronte a squilibri gravissimi, da sanzionare, che nulla hanno a che vedere con il problema toccato dalla sentenza. È una questione democratica non più rinviabile.

Riforma Rai, l’obiettivo è l’indipendenza dal potere politico

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La riforma della Rai, vi assicuro, è un punto fondamentale per l’Italia. È importante perché la democrazia di un Paese si misura anche dalla qualità dell’informazione e della qualità complessiva del servizio radiotelevisivo pubblico. Democrazia e informazione, per forza di cose, sono interconnesse: una grande democrazia porta con sé sempre una grande informazione e viceversa. Vi ricordate la storia dei tango bond, i titoli argentini? Bene, se avessimo avuto un’informazione pubblica attenta, di qualità, sarebbero bastati pochi minuti nei vari tg per approfondire il caso, e nessuno avrebbe bruciato i propri soldi. E così anche con i titoli della Parmalat. Dai contenuti trasmessi dalla Rai via web, tv e radio, si trasferisce la percezione della realtà di questo Paese, la percezione della verità, la percezione della politica e di alcune rilevanti questioni. Un’informazione libera non si fa dettare l’agenda dei temi da trattare solo dalla politica, ma soprattutto da ciò che succede nel Paese e dalle esigenze dei cittadini. Ecco perché abbiamo presentato dopo un anno di lavoro il disegno di legge che riforma la governance Rai con l’obiettivo principale di renderla indipendente dal potere partitico e governativo. Un servizio pubblico indipendente e di alta qualità aiuterebbe il Paese ad essere più consapevole e quindi a cambiare in meglio. Se l’obiettivo è chiaro, e nessuno bara, discutendo in Parlamento, non ci saranno ostacoli per un dialogo ad oltranza.

La notte della Costituzione

Nella “notte della democrazia” una forza politica che rappresenta un quarto del nostro paese ha cambiato da sola la Costituzione. Con una forzatura che non ha alcun alcun motivo di esistere, se non il fine propagandistico ed elettorale.
Ci aspettiamo che il Capo dello Stato intervenga presto per ricondurre il Parlamento al senso profondo della democrazia.
La Costituzione appartiene a tutti!