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La seconda marcia per il Reddito di Cittadinanza

marcia perugia assisi 2015 reddito di cittadinanzaIl 20 maggio appuntamento importante con la seconda Marcia per il reddito di cittadinanza! Cammineremo insieme per circa 19 chilometri partendo alle 11.30 dalla Basilica di San Pietro di Perugia per raggiungere la Basilica Santa Maria degli Angeli di Assisi.

Nel nostro Paese milioni di pensionati sopravvivono con pensioni inferiori a 500 euro (26% di quelle erogate dall’Inps); migliaia di persone, soprattutto giovani, sono costrette a emigrare alla ricerca di un futuro (115.000 nel solo 2016). Il 28,9% dei residenti in Italia sono a rischio povertà: un cittadino su due se parliamo del Sud. Di fronte a questo disastro sociale, occorre porre rimedio. Il reddito di cittadinanza è la priorità in Italia e vogliamo ricordarlo ancora una volta con una grande manifestazione pacifica a cui invitiamo tutti a partecipare. La dignità delle persone viene prima di tutto. Il reddito di cittadinanza è una battaglia che sta portando avanti il MoVimento 5 Stelle, ma è prima di tutto una battaglia di civiltà perché nessuno deve rimanere indietro: in Europa le uniche due nazioni a non averlo sono l’Italia e la Grecia.

Ci vediamo a Perugia. Coraggio!

L’Istat riporta Renzi sulla Terra

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I dati Istat per il febbraio 2015 raffreddano ancora una volta l’entusiasmo del Governo Renzi. Il premier pochi giorni fa rivendicava una svolta citando i nuovi contratti a tempo indeterminato. Ma l’Istituto di statistica inserisce il dato nel suo contesto e sottolinea: “sono dati di diversa natura e non necessariamente significano nuovi occupati. Possono anche essere transizioni dal tempo determinato e altri tipi di contratti”.

Approfondimento sul portale di M5S Parlamento.

Cambio di paradigma

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Marco mi ha inviato questo messaggio. Lo condivido volentieri con voi. Buona domenica!

Il dovere per la classe politica di un paese

“Non è solo una crisi economica e sociale (e, aggiungo, in Italia anche morale) quella vissuta in questi anni dalla nostra società e dal nostro Paese. È in atto anche un cambiamento di paradigma rilevante, come ne avvengono pochi nel corso dei secoli.
Cambio di paradigma significa una variazione di “assunti e credenze che concorrono a creare una visione del mondo integrata ed unificata che risulti così convincente e coinvolgente da essere considerata senz’altro la realtà” (cit. Thomas Khun). In questo momento assistiamo al graduale passaggio dal sistema capitalistico e da una posizione di preminenza del mercato, ad un sistema economico “commons collaborativo“, nel quale scompare la figura del mero consumatore e si fa strada quella del “prosumers“, ovvero di chi è produttore e consumatore allo stesso tempo.
Si tratta di evoluzioni e mutamenti che per ovvie ragioni non sono percepibili nell’immediato e in modo complessivo da chi li vive quotidianamente. Tuttavia avvengono in modo inevitabile come è successo per tutti i grandi cambiamenti del passato (per esempio, il passaggio dal sistema basato sulla schiavitù alla sua abolizione oppure le rivoluzioni industriali).
Oggi ciò che sta trasformando il mondo è una combinazione tra tecnologie informatiche, servizi energetici e logistica. Elemento altrettanto importante e imprescindibile è un evidente sviluppo tecnologico che sta avendo tra le sue conseguenze quella di escludere progressivamente i lavoratori dal sistema manifatturiero. L’aumento di produttività ottenuto grazie all’utilizzo di robot sempre più sofisticati anche in settori in un primo momento considerati esclusi da questo processo rende l’elemento umano sempre meno indispensabile. E così eventuali innalzamenti dei tassi di disoccupazione non possono più essere giustificati dal ricorso di industrie e imprenditori alla manodopera a basso costo assicurata in alcuni Paesi. Un esempio su tutti: la Philips, nei nuovi stabilimenti robotizzati nei Paesi Bassi, produce lo stesso numero di oggetti che il suo stabilimento in Cina realizza con un numero di addetti dieci volte superiore.

In un quadro generale in costante e inevitabile rivoluzione, diventa allora ancora più determinante il ruolo della Politica intesa nel senso più alto del termine.
È qui che entra in gioco la capacità degli uomini di capire i cambiamenti epocali, anticiparli, e di progettare in modo lungimirante così da poter governare e gestire quei cambiamenti mettendoli al servizio della comunità e dei cittadini. È in momenti come questi che un paese necessita del massimo impegno e collaborazione tra tutte le forze sociali per individuare insieme il cammino migliore per il Paese, l’iter necessario per attutire gli aspetti negativi ed esaltare quelli positivi del cambiamento. Sono queste le epoche nelle quali la politica deve saper guardare avanti di decenni e gestire al meglio la transizione, puntare al benessere collettivo, indirizzare le politiche economiche a favore della maggior parte della popolazione e non verso una minoranza. È in occasione di tali transizioni che un paese deve decidere cosa essere e può effettuare un balzo verso il futuro evitando di restare incatenato al passato.

Per chi volesse approfondire il tema consiglio la lettura del volume “La società a costo marginale Zero” di Jeremy Rifkin”.

Marco Savarese