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La riforma Rai di Renzi? Una Gasparri 2.0

Non esiste nessuna riforma della Rai. Quella approvata poco fa al Senato è una Gasparri 2.0. È la peggiore legge che si potesse congegnare per il servizio pubblico.

Renzi vuole una Rai legata a doppio filo al potere esecutivo con la nomina dell’amministratore delegato da parte dello stesso governo.
In qualunque democrazia sarebbe impensabile.

Una Rai fortemente lottizzata dai partiti che avranno ancora voce in capitolo nella scelta dei vertici e continueranno a spartirsi incarichi e poltrone.
L’indipendenza dell’azienda dalla politica sarà, così, sempre più fragile.

Una Rai guidata da un uomo solo al comando. Un sistema molto caro al presidente del consiglio, che riflette una concezione del potere che respingiamo totalmente.

Tutto questo significa non volere il meglio per il futuro dell’azienda e del Paese, ma considerare la televisione pubblica, finanziata dai cittadini, come una proprietà di cui disporre a proprio uso e consumo per accentrare e consolidare potere.

In pericolo ci sono il pluralismo e la libertà di informazione con gravi conseguenze per gli equilibri democratici.

Quando al governo ci sarà il Movimento 5 Stelle, e succederà presto, smantelleremo questo sistema punto per punto. E lo sostituiremo con procedure pubbliche e trasparenti, cristalline, con selezioni fatte per merito, competenza, indiscutibile indipendenza; con una vera riforma della governance che permetta alla Rai di offrire il servizio pubblico che il nostro Paese merita e che spezzi in modo definitivo il rapporto malsano che finora l’ha legata alla politica.

Una Rai, finalmente, al servizio dei cittadini.

Il disegno del governo per la Rai

Il modo in cui il governo sta portando avanti la riforma della governance Rai è emblematico: mesi di chiacchiere, conferenze stampa, tweet per far credere ai cittadini di voler allontanare finalmente la politica dalla Rai. Poi arrivano i fatti a smentire le promesse annunciate. Nulla cambia rispetto al sistema precedente previsto dalla legge Gasparri. Anzi, se possibile, si peggiora.

Prima erano i partiti a scegliere gran parte dei membri del consiglio di amministrazione Rai. Adesso sarà lo stesso con l’aggravante che l’amministratore delegato Rai sarà designato direttamente dal governo. Una legislazione di questo tipo non ha pari in Europa. Dobbiamo riflettere su questo punto: in un Paese democratico deve essere tutelata senza se e senza ma l’indipendenza del servizio pubblico, soprattutto dal potere esecutivo. La legge voluta da Renzi va nella direzione opposta. È l’ennesima presa in giro ai danni di tutto il Paese.

Renzi ha bisogno della televisione. Ha fatto in modo di nominare nel cda personaggi come il suo spin doctor e l’assistente di un parlamentare del proprio partito; ha posizionato ai vertici della tv pubblica come direttore generale uno degli animatori della propria convention, la Leopolda; e ora, con la riforma in discussione alla Camera, si appresta ad accentuare il peso del governo in Rai.

È un disegno chiarissimo che prevede, tra l’altro, l’ampliamento dei poteri del nuovo dg Campo Dall’Orto. Il premier gli ha promesso carta bianca e funzioni più estese rispetto a quelle attualmente previste. Ed è solo ed esclusivamente per questo motivo che la maggioranza ha deciso di premere l’acceleratore alla Camera e stroncare il dibattito parlamentare, prima in Commissione, ora in Aula: tempi contingentati e riduzione all’osso degli emendamenti dell’opposizione. Al direttore generale servono poteri e funzioni più ampi entro novembre: la campagna elettorale si avvicina e bisogna far presto.

Questo è il modo scelto dalla maggioranza per discutere del futuro del servizio pubblico radiotelevisivo, che, ricordiamolo, è materia del Parlamento. Il loro fine non è mai generale ma sempre di parte: l’interesse da tutelare non è quello dei cittadini, ma quello dei partiti. È la conservazione del proprio apparato di potere. L’obiettivo non è contribuire a rendere il servizio pubblico il principale alleato dei cittadini assicurando programmazione di qualità, informazione indipendente e pluralismo di voci e opinioni, ma garantire a Renzi il proprio ufficio di propaganda per plasmare il racconto del Paese a suo piacimento.

A questo disegno noi ci opporremo con tutta la nostra forza.

ps. dalle 12:00 inizieranno le votazioni in Aula sulla riforma Rai. Seguite i lavori sulla webtv della Camera dei Deputati.

Riforma RAI, dove eravamo rimasti?

Mirella Liuzzi - Roberto Fico - Alberto Airola

Prima della pausa estiva il Senato ha approvato la riforma Rai voluta da Renzi, una legge, se possibile, peggiore della stessa Gasparri perché consegna il controllo della televisione pubblica al governo. Come? Facendo in modo che i vertici Rai siano espressione della maggioranza e dell’esecutivo: il presidente del Consiglio individua l’amministratore delegato (che rispetto al passato potrà avere poteri molto più ampi); il Parlamento, eletto sulla base di un premio di maggioranza abnorme, elegge 4 consiglieri mentre il consiglio dei ministri ne designa altri due. In questo modo addio indipendenza del servizio pubblico, unico obiettivo che una vera riforma della governance Rai dovrebbe invece perseguire. Pensate che gli unici Paesi in cui i vertici della società che gestisce la televisione pubblica sono nominati dal Governo sono Ungheria e Moldavia, i quali proprio per questa ragione sono stati oggetto di richiami a livello europeo.

Per questo la riforma va cambiata totalmente.

Adesso il provvedimento è passato alla Camera. Sto seguendo personalmente l’iter partecipando ai lavori delle commissioni Cultura e Trasporti. Con i miei colleghi daremo battaglia.
Avanti tutta!

Approvata al Senato la riforma Rai: una Gasparri 2.0

Al Senato è stata appena approvata in prima lettura la riforma della governance Rai targata Renzi. Una legge se possibile peggiore della Gasparri che consegna il controllo della televisione pubblica al governo e che non allontana la politica dalla principale azienda culturale del nostro Paese. Un provvedimento che confina l’Italia tra gli Stati europei con le peggiori normative in materia.
Ora la palla dovrebbe passare alla Camera. Ma il condizionale è d’obbligo: con questo governo non c’è nulla di serio e certo e questa legge potrebbe finire su un binario morto. Prova è che Renzi ha ordinato di rinnovare il nuovo cda con la legge precedente, la Gasparri, dopo aver detto mille volte di volerla cambiare. Non ne è stato capace. Questa è la cifra del suo governo: chiacchiere e conferenze stampa. E ora avvierà una nuova stagione di lottizzazione in Rai, in perfetta continuità con il passato. Non c’è che dire, un vero innovatore, un vero rottamatore.

Per il nuovo cda Rai servono competenza, indipendenza e onorabilità

Oggi riunirò l’ufficio di presidenza della commissione di Vigilanza Rai per stabilire il percorso che ci porterà a eleggere il nuovo cda della televisione pubblica.

Faccio un appello a tutte le forze politiche: un’assunzione di responsabilità per il bene della Rai e del Paese. Chiedo che si nominino persone svincolate dalla politica e dai partiti, che abbiano competenza e indipendenza comprovate e nessun conflitto di interessi, attraverso una selezione pubblica di curricula. Ma per farlo seriamente servono più di 5 giorni. Il governo si è accorto di aver agito da incompetente presentando una riforma pericolosa per gli equilibri democratici e ritardando il lavoro del Parlamento. Non si sono curati dell’azienda di servizio pubblico radiotelevisivo. Ora vogliono chiudere tutto in in una manciata di giorni. Ma non è con la fretta che si fanno le scelte migliori per il servizio pubblico e si scelgono i profili più adatti.

Servono competenza, indipendenza e onorabilità, lo ribadisco. I cittadini hanno il diritto di avere una televisione di Stato indipendente e dal profondo respiro culturale. Senza questi fattori pagare il canone non avrebbe senso.

repubblica_30-07-2015

Governo e maggioranza vogliono nominare i nuovi vertici della Rai con la legge Gasparri

Governo e maggioranza vogliono nominare i nuovi vertici della Rai con la legge Gasparri. Dopo aver dichiarato di volerla cambiare, dopo aver messo il Parlamento nella condizione di non poter approvare in tempo utile una buona riforma (il governo infatti ha paralizzato le commissioni imponendo di attendere il suo ddl, quando sia alla Camera sia al Senato tutte le forze politiche avevano già depositato delle proposte di legge), dopo non essere stati neanche in grado di presentare un testo accettabile, ci fanno ritornare al punto di partenza. E hanno generato un caos incredibile: una riforma ancora in corso di esame, il cda scaduto e un’azienda impossibilitata a programmare. Dimenticate le belle parole di Renzi sul futuro della tv pubblica. L’obiettivo è uno solo: spartire e occupare il “territorio” Rai. Lottizzare, in una parola. Credetemi, non c’è altro. Gli unici ad aver fatto proposte concrete per una Rai indipendente dal potere politico, innovativa, capace di produrre contenuti di qualità, siamo noi. Loro sanno solo riproporre il passato.

Riforma Rai al Senato: si cambi la legge o sarà battaglia in Aula

La prossima settimana la riforma della governance Rai approderà in Aula al Senato. Così com’è, la legge rende l’azienda schiava del governo. Se non verranno approvati i nostri emendamenti o non saranno accolte parti delle nostre proposte, sarà battaglia durissima in Aula. Il rischio, quasi una certezza in realtà, è che Renzi consegni al Paese una legge sulla governance Rai peggiore della precedente, una riforma che abbasserà l’Italia al livello dei Paesi europei con le normative peggiori in materia di media e servizio pubblico radiotelevisivo (Ungheria e Moldavia).
Il provvedimento va cambiato: il servizio pubblico è materia di competenza strettamente parlamentare ed è, dunque, indispensabile un dialogo serio e costruttivo. Il Pd, come al solito, ha preferito accordarsi con Forza Italia, e con Gasparri in particolare. Lo abbiamo visto con i lavori in commissione Trasporti che si sono appena conclusi. Noi abbiamo cercato un dialogo in tutti i modi e lo continueremo a cercare: abbiamo responsabilmente presentato 39 emendamenti, tutti di merito, che andavano a modificare una legge che da nessun punto di vista ci piace. E al sottosegretario Giacomelli abbiamo consegnato un memorandum con tutte le nostre proposte. Ora aspettiamo il governo al varco, alla prova dell’Aula. E vediamo se il Pd si dimostrerà ancora una volta come il partito del no.

La riforma della Rai del governo? E’ la Gasparri 2.0

renzi-gasparri-642703 La riforma della Rai annunciata dal governo non libererà la tv pubblica dalla politica. Non ci sarà nessuna inversione di tendenza. Anzi, la situazione peggiorerà. È la Gasparri 2.0. Non è un’occupazione manu militari della Rai ma poco ci manca. Il blitz del giglio magico su quella che dovrebbe essere la principale azienda culturale del Paese è servito. Un disegno di legge governativo che prevede il completo controllo della Rai da parte di maggioranza e governo. Una di quelle riforme che se Berlusconi avesse solo ipotizzato avrebbe portato una mobilitazione straordinaria del centrosinistra italiano.


Il consiglio di amministrazione viene ridotto a sette membri: due scelti dal governo, due dalla Camera e due dal Senato, più un settimo membro scelto dai dipendenti Rai (ma non si sa ancora in che modo). Il Partito democratico assieme agli alleati di governo potrebbe eleggere sei consiglieri di amministrazione su sette. La maggioranza nel Cda sarà sempre espressione dell’esecutivo e delle forze che lo supportano. Quindi non cambia nulla: i partiti continuano ad avere le mani nella Rai ed esercitare potere al suo interno.
Il MoVimento 5 Stelle conserva la sua proposta. Una proposta seria che prevede l’uscita di scena della politica dalla Rai. I consiglieri devono essere scelti per il proprio curriculum, con un procedimento pubblico e trasparente, sulla base di precisi requisiti di onorabilità, competenza e soprattutto indipendenza. Non devono rispondere al potente di turno che li ha piazzati in Cda, ma lavorare per il bene dell’azienda e dell’interesse dei cittadini. Lo stesso deve valere per l’amministratore delegato, che invece si vorrebbe nominato dal Cda “sentito il governo”.


Faremo opposizione, cercando in ogni modo di migliorare la riforma Rai, anche se con questi presupposti, sembra un’impresa impossibile. Si rispetti il Parlamento nelle sue prerogative, senza aut aut. Le forze politiche devono poter confrontarsi e introdurre modifiche durante l’esame. Così com’è non può andare bene. Sono necessari correttivi come:
– l’individuazione di maggioranze qualificate per l’elezione dei consiglieri in modo da ampliare quanto più possibile il consenso in Aula
– la previsione di requisiti come quelli ipotizzati nella proposta di legge del Movimento 5 Stelle.
Chi sarà chiamato a guidare la Rai non potrà provenire dalla politica: siano esclusi tutti coloro i quali negli ultimi sette anni abbiano ricoperto cariche politiche (ministri, sottosegretari, parlamentari o dirigenti di partito). L’obiettivo deve essere una Rai finalmente libera dalle pressioni politiche, tanto dei partiti quanto del governo. So che la maggioranza del parlamento è contro questa falsa riforma. È ora di cacciare le palle!