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Che tipo di Rai vogliamo?

Che tipo di Rai vogliamo?

Ricevo ogni giorno tantissimi messaggi di persone che si chiedono perché pagare il canone per finanziare una televisione che tutto sembra fare tranne assicurare un vero servizio pubblico al Paese. Paghi per avere un’informazione pluralista, una programmazione di qualità, approfondimenti rigorosi sui principali fatti di cronaca, ma in cambio ricevi tutt’altro e magari anche l’ospitata degli esponenti della famiglia Casamonica a Porta a Porta.

Quella puntata, come altri programmi, ha tradito il senso del servizio pubblico e, per l’ennesima volta, la fiducia dei cittadini che dalla Rai si aspettano ben altro. A chi serve una tv pubblica che insegue l’audience e le logiche delle reti commerciali, che punta al folclore invece di informare?

Il cambio di prospettiva e della stessa visione editoriale in Rai deve essere radicale e non è più procrastinabile. Resto fermamente convinto della necessità del servizio pubblico per la salute di una democrazia. Non è un caso che in Europa tutti i Paesi abbiano sistemi radiotelevisivi di Stato.
Ma dobbiamo intenderci sul significato e la missione del servizio pubblico. Altrimenti la sua esistenza non ha più senso.

Ecco cosa ho detto ieri a Giancarlo Leone, direttore di Rai Uno, durante l’audizione per discutere del caso Vespa/Casamonica.

Vigilanza Rai, audizione del direttore di Rai 1 Leone sul caso Porta a Porta/Casamonica

audizioni_settembre Vigilanza RAI 2015

In attesa che la Rai risponda alla mia interrogazione in merito al caso Casamonica/Porta a Porta, domani in commissione di Vigilanza ascolteremo sulla vicenda il direttore di Rai Uno, Giancarlo Leone. In molti mi avete scritto per esprimere disappunto sulla puntata di Porta a Porta che ha visto come protagonisti due esponenti della famiglia Casamonica. Con l’audizione di domani iniziamo a fare chiarezza. Come sempre i lavori saranno trasmessi in diretta streaming che potrete seguire sulla web tv della Camera dei Deputati.

Ma questa settimana riprende anche la nostra indagine conoscitiva in Vigilanza sul ruolo del servizio pubblico, un confronto che si rende ancora più necessario con la riforma della governance Rai in corso di esame in Parlamento e anche alla luce del rinnovo del cda. Sulla missione del servizio pubblico ascolteremo quindi mercoledì Ingrid Deltenre, direttrice generale dell’Ebu, l’organismo che raggruppa le maggiori emittenti pubbliche europee.

Ci sono sfide decisive all’orizzonte per il settore radiotelevisivo e nuovi soggetti sono in procinto di debuttare sul mercato italiano. La Rai è pronta?

L’indipendenza della Rai in salsa renziana

Oggi alle 17:00 si riunisce il consiglio di amministrazione della Rai per nominare il nuovo direttore generale. E fino a qui ci siamo. Ma leggo da alcune agenzie di stampa che oggi si vorrebbero nominare anche i due vicedirettori generali e questa mi sembra davvero un’assurdità, visto che sono persone che dovrebbero lavorare a stretto contatto con il direttore generale, ma con cui il futuro Dg non può aver avuto ancora il tempo di confrontarsi. Perché si parla già di Leone, direttore di Rai 1, perché si parla di De Siervo, amico storico della famiglia di Renzi? Chi avrebbe scelto queste due persone? E perché questa fretta? Il nuovo dg da statuto Rai propone al cda i nuovi vicedirettori generali. Come fa Campo Dall’Orto ad avere già chiare le figure dei suoi vice? Fatto così è evidente che sono nomi imposti dal premier. Ecco servita l’indipendenza della Rai in salsa Renziana. Un manager ha due strade davanti a sé: quella dell’autonomia e quella dell’accondiscendenza. Bisogna scegliere cosa essere e a breve lo scopriremo.