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Dalla propaganda alla realtà

È di qualche giorno fa la notizia dell’arrivo di Apple a Napoli immediatamente rilanciata in pompa magna dal Pd con la rivendicazione della creazione di 600 posti di lavoro. Peccato che la società di Cupertino non abbia mai annunciato la nascita di nuovi posti, perché 600 saranno gli studenti che verranno selezionati per seguire i corsi sul sistema operativo iOS da organizzare con istituti partner.
Ora, senza nulla togliere al progetto di formazione, c’è però una bella differenza tra la realtà dei fatti e le parole strombazzate dai piddini come la Picierno che si era affrettata a scrivere su Fb: “Apple porterà a Napoli il primo centro di sviluppo app d’Europa e, DI CONSEGUENZA, 600 nuovi posti di lavoro. Stiamo dando la migliore risposta possibile a quelli che dicevano che Renzi aveva dimenticato il Mezzogiorno”.
Il Pd e il governo continuano a nutrirsi di balle e propaganda prendendo per i fondelli ogni giorno gli italiani. Ma in questo caso, giocando ambiguamente con il numero di persone coinvolte nel progetto, lo schiaffo – ed è la cosa che fa più male- è stato dato alle aspirazioni di tanti giovani del sud che quotidianamente lottano per realizzare i propri sogni e per migliorare il territorio senza alcun sostegno del governo. E l’ultima cosa di cui hanno bisogno sono le sue chiacchiere da bar sfornate ad arte per farsi propaganda.

Pluralismo nei tg: questo sconosciuto

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I dati di novembre sul pluralismo politico sono vergognosi. Non c’è emittente che si salvi. Quella del mese scorso è stata solo un’illusione. Presenteremo, quindi, nelle prossime ore interrogazioni alla Rai ed esposti all’Agcom.

Le percentuali dei notiziari Mediaset sono tornate a livelli indegni per l’informazione di un Paese democratico. Nel Tg4, giusto per fare un esempio, Forza Italia ha goduto del 52% del tempo, il Partito democratico del 20%, la Lega Nord del 12%, il M5S del 3%. Anche negli altri tg del biscione il quadro è imbarazzante, e questo suggerisce che il riequilibrio del mese precedente si era realizzato soltanto per prevenire eventuali sanzioni da parte dell’Agcom.

Il servizio pubblico, che più degli altri dovrebbe costituire un esempio di pluralismo, non riesce a liberarsi dalla cappa governativa. Nel complesso dei notiziari Rai il blocco Governo-maggioranza ha avuto oltre il 61% dello spazio, di cui il 41% soltanto il Governo, e le opposizioni sono a dire poco marginalizzate, avendo goduto appena del 18%. Questo accade anche nel Tg3, che qualcuno ha avuto l’ardire di definire “grillino”.
È una situazione, quella della Rai, perdurante e insostenibile, che i nuovi vertici devono assolutamente affrontare.
Non va meglio su SkyTg24, che riserva al blocco Governo- maggioranza quasi il 70%.

I dati, consultabili su ‪‎Open Tg, delineano un sistema dell’informazione interamente asservito al Presidente del Consiglio. Questo Paese soffre di una patologia per quanto riguarda il pluralismo e la libertà dell’informazione, una patologia che, a quanto pare, va ben oltre Berlusconi.

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Pluralismo politico nei tg: segnali di cambiamento?

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Qualcosa sembra cambiare nel panorama dell’informazione, forse anche grazie alle nostre costanti denunce delle gravissime violazioni del pluralismo perpetrate negli ultimi due anni. La principale opposizione del Paese, che nei telegiornali Mediaset è stata per mesi letteralmente inesistente, ha ricevuto nel mese di ottobre uno spazio congruo, al pari di altre minoranze politiche. Vedremo se si tratterà soltanto di una parentesi positiva, aperta magari per evitare delle sanzioni da parte dell’Autorità, oppure se i telegiornali di Mediaset inizieranno finalmente a rispettare i principi minimi dell’informazione.

Anche la situazione del servizio pubblico mostra dei miglioramenti, sebbene nel complesso dell’informazione Rai il tempo del Governo sia ancora stabile intorno al 40%, un dato che origina soprattutto da una certa sovraesposizione dell’esecutivo nei notiziari di Raiuno e Rainews.

Al TgLa7 il Partito democratico continua a godere di percentuali elevate ma va detto anche che il rapporto fra il blocco Governo-maggioranza e le opposizioni è molto equilibrato.

Skytg24, infine, mostra un apprezzabile equilibrio tra le forze politiche, rappresentando anche quelle extraparlamentari, ma continua, al pari del Tg1 e di Rainews, a riservare uno spazio troppo significativo al Governo.

Possiamo dunque cogliere qualche segnale di cambiamento. Il pluralismo nell’informazione, non dimentichiamolo, non è solo una questione di numeri da trattare con cronometro alla mano, ma anche di qualità e di contenuti. Dare più spazio alle opposizioni e ai soggetti politici fuori dal Parlamento, e ridimensionare il soggetto più forte, cioè il Governo, è comunque una condizione necessaria e indispensabile affinché i cittadini possano formarsi un’opinione più libera.

Napoli non può più aspettare

Stesso quartiere, stessa piazza. A Napoli si continua a sparare e a morire per strada. A due mesi dall’omicidio del diciassettenne Genny Casarano, il Rione Sanità torna a essere teatro di guerra con l’uccisione del pregiudicato Piero Esposito. Un agguato compiuto in pieno giorno, a seguito del quale è rimasto ferito anche un ventinovenne dipendente di un bar della piazza. Giovanni Catena è stato intercettato da un colpo d’arma da fuoco, colpito al torace, mentre stava lavorando: operato d’urgenza, è in prognosi riservata. La sua colpa è stata semplicemente trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Dopo l’omicidio di Genny Casarano interrogai il governo per sapere in che modo avrebbe reagito alla escalation di violenza che vedeva e vede coinvolti un numero crescente di giovani, insanguinando le strade di Napoli. Mi è stato riferito che lo Stato avrebbe risposto con un rafforzamento dei presidi di polizia in città, con “50 uomini in più” che, secondo il ministro Alfano, avrebbero fatto la differenza.

Ma la cronaca degli ultimi giorni ci conferma ancora una volta che questi provvedimenti sono del tutto inefficaci e inadeguati. I killer hanno agito alle quattro del pomeriggio, in una piazza affollata, con le attività commerciali aperte e pienamente funzionanti. Dov’è il controllo del territorio promesso dal governo?

Avevamo definito l’aggiunta dei 50 uomini una misura tampone, necessaria ma insufficiente poiché non avrebbe contribuito a risolvere il problema. E dispiace dover assistere all’ennesimo agguato, all’ennesimo omicidio, all’ennesimo coinvolgimento di un cittadino indifeso. La misura non è servita ad assicurare i presidi nei quartieri più colpiti né a garantire la sicurezza dei cittadini napoletani né, soprattutto, a incidere sulle cause che negli ultimi mesi hanno portato a questa recrudescenza criminale.

Non c’è traccia infatti di un tentativo del governo, anche in sinergia con le amministrazioni locali, di affrontare alla radice le problematiche che affliggono la città incidendo sulle condizioni sociali, culturali ed economiche.

Napoli e il rione Sanità sono da tempo abbandonate. Come in molti sanno, la presenza di presidi e punti di riferimento culturali sono affidati alle braccia, alla passione, all’impegno disinteressato di cittadini, volontari, sacerdoti, associazioni che quotidianamente costruiscono la speranza del cambiamento. Lo Stato non c’è e quanto accaduto in questi giorni ne è l’ennesima, dolorosa, inaccettabile testimonianza.

La mia collega Vega Colonnese presenterà una nuova interrogazione affinché siano date ai cittadini napoletani in tempi rapidi risposte puntuali. Continueremo a chiedere conto al governo. Non possiamo più aspettare, Napoli non può più aspettare.

No alle deroghe per gli appalti Rai

Da due anni in commissione di Vigilanza teniamo i riflettori puntati sugli appalti Rai. Abbiamo chiesto atti e documenti e adottato ogni tipo di iniziativa parlamentare per vederci chiaro.

Il settore degli appalti in Italia è delicatissimo: lo vediamo quotidianamente con gli scandali che coinvolgono ogni comparto pubblico, inclusa la Rai.

Ma cosa hanno deciso di fare il governo e il Pd di fronte a questa situazione? Hanno ben pensato di prevedere deroghe al codice degli appalti per la televisione pubblica, riservando all’azienda un trattamento speciale inspiegabile vista la natura giuridica della Rai e la sua missione.

Occorre stralciare dal ddl Rai quelle norme. Non si forniscano assist a corruzione e malaffare. Chiediamo all’esecutivo e alla maggioranza un atto di responsabilità.

Riforma Rai, la finta opposizione di Forza Italia

Per la riforma Rai stiamo assistendo in commissione all’ennesima farsa. Altro che indipendenza del servizio pubblico: i partiti sono tutti d’accordo per continuare ad occuparlo. Forza Italia fa finta di fare opposizione. I suoi parlamentari non sono neanche presenti per difendere i pochi emendamenti non ancora ritirati. Stanno consentendo così una rapida chiusura dell’esame della legge in commissione, facendo un favore alla maggioranza e al governo. Il patto del Nazareno non è mai stato così vivo.

Intervista Rai News / 27/09/2015

Le priorità di governo e maggioranza non sono le priorità del Paese. Non hanno perso tempo, dopo la pausa estiva, ad approvare la leggina sul finanziamento dei partiti. Ma se si tratta di discutere di reddito di cittadinanza e di come aiutare le persone che soffrono, volgono lo sguardo altrove. Loro sono per le trivellazioni, noi per le energie rinnovabili. La sfida è tra due modelli culturali diversi, tra due differenti visioni del Paese. E per questo il loro sistema è destinato a cadere.

Ecco la mia intervista di stamattina a Rainews.

Riforma RAI, dove eravamo rimasti?

Mirella Liuzzi - Roberto Fico - Alberto Airola

Prima della pausa estiva il Senato ha approvato la riforma Rai voluta da Renzi, una legge, se possibile, peggiore della stessa Gasparri perché consegna il controllo della televisione pubblica al governo. Come? Facendo in modo che i vertici Rai siano espressione della maggioranza e dell’esecutivo: il presidente del Consiglio individua l’amministratore delegato (che rispetto al passato potrà avere poteri molto più ampi); il Parlamento, eletto sulla base di un premio di maggioranza abnorme, elegge 4 consiglieri mentre il consiglio dei ministri ne designa altri due. In questo modo addio indipendenza del servizio pubblico, unico obiettivo che una vera riforma della governance Rai dovrebbe invece perseguire. Pensate che gli unici Paesi in cui i vertici della società che gestisce la televisione pubblica sono nominati dal Governo sono Ungheria e Moldavia, i quali proprio per questa ragione sono stati oggetto di richiami a livello europeo.

Per questo la riforma va cambiata totalmente.

Adesso il provvedimento è passato alla Camera. Sto seguendo personalmente l’iter partecipando ai lavori delle commissioni Cultura e Trasporti. Con i miei colleghi daremo battaglia.
Avanti tutta!

Che fine ha fatto il pluralismo politico nel nostro Paese?

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I dati di Open Tg da giugno ad agosto sono allarmanti [da oggi, potete consultarli qui]. Rispetto all’ultimo trimestre analizzato prima della pausa estiva, la situazione non accenna a migliorare.

Nei notiziari Mediaset è precluso il diritto di ogni cittadino ad essere informato, dal momento che alcune forze politiche sono state letteralmente cancellate (al Movimento, per citare un esempio, è stato attribuito il 3% e lo 0% nei mesi di giugno e luglio, rispettivamente da parte del Tg4 e di Studio Aperto), mentre Forza Italia raggiunge livelli di presenza inconcepibili sfiorando anche il 71%. Soltanto il Tg5 tende a salvaguardare un equilibrio, ma esclusivamente tra Pd e Forza Italia.

Negativa la situazione del servizio pubblico, dove, al di là della disparità di trattamento tra le forze politiche, è il dato del Governo ad allarmare (40% a luglio nel Tg1, 47% a giugno su Rainews).

Anche il TgLa7, nonostante un certo riequilibrio a giugno e a luglio, mostra nel complesso uno schiacciamento sulle forze politiche della maggioranza e sul Governo; lo stesso che caratterizza, senza soluzione di continuità, SkyTg24.

Siamo consapevoli che il pluralismo politico nell’informazione non può esprimersi attraverso dei numeri, perché informare significa riportare alla collettività la realtà dei fatti con la massima obiettività e imparzialità. Ma è altrettanto vero che, se le percentuali sono sempre le stesse, se determinate forze politiche sono sistematicamente cancellate o sottorappresentate nei telegiornali, nonostante l’intensa attività profusa dentro e fuori dal Parlamento, ciò significa che l’informazione non è sana, significa che esiste una precisa volontà di tutelare gli interessi della maggioranza e del Governo di turno. E così muore la funzione critica, di “contropotere”, che il sistema dell’informazione è chiamato a svolgere in un Paese democratico.

Rispetto alla Rai, noi auspichiamo che i nuovi vertici diano immediatamente un segno della loro volontà di invertire la rotta anche, e soprattutto, in questo ambito. Per il servizio pubblico è l’ultima chiamata.