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Informazione Rai e referendum: serve equilibrio tra le posizioni in campo

Sul referendum costituzionale l’informazione televisiva, a cominciare dal servizio pubblico, non è stata né leale né imparziale. Che la propaganda per il “Sì” fosse alimentata dai principali tg nazionali era sotto gli occhi di tutti. Ecco perché alcune settimane fa ho richiesto all’Agcom i dati sull’informazione Rai, che hanno appunto certificato questa abnorme disparità di trattamento. Ai sostenitori del Sì il 78% del tempo di notizia, a quelli del No il 22%; il solo Renzi ha avuto un tempo di notizia pari a 5 delle 8 ore fruite dal “Sì” e delle 10 complessivamente dedicate al tema: la negazione del pluralismo.

Di fronte alla realtà dei dati, l’Agcom si è dovuta attivare. Come? Raccomandando a tutte le emittenti – per la seconda volta nel giro di due mesi – di rispettare i più basilari principi dell’informazione su un tema cruciale come il referendum.

Raccomandazioni a parte, serve l’onestà intellettuale da parte di tutti. Oltre alle percentuali scandalose, ci sarebbero altri aspetti su cui l’Agcom è chiamata a intervenire da tempo. Spesso, infatti, l’informazione a vantaggio di una parte avviene attraverso altri espedienti. Vi faccio un esempio: è capitato più di una volta che le voci a favore del Sì fossero raccolte in un servizio omogeneo, in testa al tg, mentre quelle a favore del No in un servizio eterogeneo, più in basso nella scaletta. È solo un esempio di come, a parità di spazio, si possa manipolare l’informazione.

Sono sicuro che il Presidente del Consiglio scatenerà sui media un’offensiva senza precedenti da qui al referendum. La Commissione di vigilanza sta facendo la sua parte e monitorerà senza sosta l’informazione del servizio pubblico. I Commissari dell’Agcom facciano la loro, avendo il coraggio di rendere pubblici tutti i dati, utilizzando i poteri sanzionatori (che ha solo l’Agcom, non la Vigilanza) e ricordandosi, sempre, di non rispondere a nessun altro se non alla collettività. È per questo che si chiama indipendente, altrimenti non ha ragione di esistere.

Necessario riequilibrio in Rai sul referendum. Presentato esposto all’AGCOM

I dati AGCOM relativi al dibattito sul referendum costituzionale fotografano una situazione allarmante. Nei Tg Rai quasi l’80% del tempo di notizia su questo argomento è andato ai sostenitori del SI, e solo il restante 20% alle ragioni del NO. Spicca il dato di Matteo Renzi che nella sua doppia veste di presidente del Consiglio e di segretario del Pd ha avuto il 51% del tempo di notizia sul tema referendario. Un dato estremamente critico se si pensa che è relativo a un periodo, quella della campagna elettorale, nel quale minima avrebbe dovuto essere la presenza di un esponente del governo.
L’Autorità Garante per le Comunicazioni aveva già inviato un richiamo a tutte le emittenti affinché garantissero un’informazione equa e imparziale sul tema della consultazione referendaria.

Ora, alla luce dei dati del monitoraggio, inviati solo ieri alla commissione di Vigilanza dopo reiterate richieste, l’AGCOM deve intervenire immediatamente e richiedere alle emittenti Rai il riequilibrio delle posizioni in campo.
Per questo ho appena presentato un esposto all’Autorità affinché si attivi senza ulteriori indugi.

Preoccupanti dati AGCOM sull’informazione dei tg Rai sul referendum. Occorre riequilibrio

Finalmente dopo le mie reiterate richieste siamo riusciti ad ottenere dall’AGCOM i dati sull’informazione che la Rai sta fornendo in merito al referendum costituzionale.
Sono preoccupanti e confermano quello che era già evidente a tutti.

Nei telegiornali della televisione pubblica dal 20 aprile al 6 giugno 2016:
– I sostenitori del “SI” hanno avuto quasi l’80% del tempo di notizia (ovvero 8 ore pari al 78%).
– I sostenitori del “NO” hanno avuto il 22% (ovvero 2 ore e 20 minuti).

Ricordo che il tempo di notizia è il tempo dedicato da un giornalista all’illustrazione di un argomento.

Si certifica così un netto squilibrio tra le posizioni in campo ingiustificabile e impensabile per un servizio pubblico.
La Rai deve rimediare e riequilibrare immediatamente e deve assicurare ai cittadini un’informazione degna di questo nome, ovvero imparziale ed equilibrata.

Referendum e informazione in Rai: oggi in Vigilanza audizione dell’Agcom

Nelle ultime settimane è stato necessario accendere i riflettori su come la Rai ha informato i cittadini in merito al referendum sulle riforme costituzionali. Da più parti sono arrivate segnalazioni sull’incompletezza dell’informazione fornita dalla tv pubblica. Ho richiesto all’AGCOM tutti i dati sullo spazio che le emittenti hanno dato ai sostenitori del “si” e del “no” e nonostante l’Autorità non abbia fornito dati aggregati (che ho nuovamente richiesto), si è avuta la conferma di ciò che era già evidente a tutti: i sostenitori del “si” hanno ricevuto uno spazio di gran lunga superiore ai sostenitori del “no”, uno spazio abnome.
Oggi ascolteremo in commissione di Vigilanza il presidente dell’AGCOM e i componenti dell’Autorità per fare il punto su questa situazione e avere un quadro preciso dei tempi dedicati al dibattito sul referendum. E’ un tema di centrale importanza. La Rai deve assicurare una rappresentazione seria, equa e imparziale di tutte le posizioni in campo.
Diretta streaming dell’audizione dalle ore 14.00.

Rai e informazione sul referendum: occorre un’inversione di rotta

In questi giorni è stato necessario accendere i riflettori su come la Rai ha informato i cittadini sul referendum. Come Presidente della Vigilanza ho assunto una serie di iniziative che vi riepilogo di seguito. E’ grazie a questi interventi e alla richiesta dei dati all’Agcom che si sta finalmente facendo un po’ di chiarezza:

1. La Rai per legge e per contratto di servizio è obbligata a fornire un’informazione completa e imparziale sulle posizioni favorevoli e contrarie al quesito, anche se formalmente la par condicio referendaria non è iniziata. Per questo motivo nelle scorse settimane l’Agcom ha raccomandato a tutte le emittenti di rappresentare in modo corretto, imparziale e completo il dibattito sulle riforme costituzionali.

2. Subito dopo ho convocato l’ufficio di presidenza della commissione di vigilanza per chiedere formalmente alla Rai di assicurare ai sostenitori del “No” pari voce e dignità, visto l’evidente sbilanciamento a favore del “Sì”. Erano tutti favorevoli alla richiesta tranne il Pd, che ne ha impedito l’approvazione.

3. Nei giorni successivi sono continuate ad arrivare segnalazioni sulla faziosità dell’informazione Rai sul referendum. A quel punto ho deciso di chiedere all’Agcom tutti i dati dalla fine di aprile ad oggi.

4. Due giorni fa finalmente l’Agcom ha risposto inviando i dati che ho subito trasmesso ai commissari della Vigilanza. Il dato fondamentale che avevo richiesto, cioè quanto spazio hanno avuto complessivamente il “Si” e il “No”, curiosamente non è stato indicato. Nonostante questo, le tabelle confermano una situazione che era già evidente agli occhi di tutti: i sostenitori del “Sì” hanno ricevuto uno spazio abnorme, contrario a qualsiasi principio dell’informazione: il solo Renzi ha ottenuto circa il 50% del tempo di notizia sul referendum, un dato agghiacciante!

5. Ho chiesto quindi all’Agcom di inviare di nuovo i dati senza lacune, e ho convocato in Vigilanza i vertici dell’Autorità, che saranno ascoltati mercoledì prossimo, come deliberato dall’ufficio di presidenza.

Basta scuse, basta alibi. Di fronte a questi dati impressionanti la Rai deve immediatamente invertire la tendenza fornendo una rappresentazione seria, equa e imparziale di tutte le posizioni in campo.
In gioco c’è la struttura democratica di questo Paese.

A Mediaset il pluralismo politico è sconosciuto

opentgMediaset è senza vergogna. Anche a gennaio il pluralismo politico sulle reti del Biscione continua a essere sconosciuto, in particolar modo nei notiziari Tg4 e Studio Aperto. E tutto accade con l’inspiegabile beneplacito dell’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni. Potete consultare i dati aggiornati accedendo a Open Tg‬.

Per quanto riguarda la situazione nelle altre emittenti, in Rai si registra un equilibrio fra i soggetti politici, e allo stesso modo il Governo, tradizionalmente preponderante, appare più contenuto che in passato, anche su Rainews.

Il TgLa7 conferma la positiva inversione di tendenza di dicembre, con un notevole equilibrio fra le forze politiche e una percentuale di presenza dell’esecutivo contenuta entro livelli ottimali.
Infine SkyTg24, equilibrato rispetto alle forze politiche ma, ancora una volta, caratterizzato da una massiccia presenza del Governo, che da solo ha fruito del 45% del tempo dedicato ai soggetti politico-istituzionali.

Tutti i dati sulla presenza delle forze politiche nei principali notiziari nazionali su www.opentg.it
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Una legge per cambiare i criteri di nomina dell’Agcom

Il pluralismo politico in Italia è sempre stato in pericolo e continuerà ad esserlo se non si avrà il coraggio di cambiare qualcosa nell’autorità preposta al suo controllo, ovvero l’Agcom.
L’Italia non è solo il Paese dove il servizio pubblico è alla mercé di partiti e governo (e con la riforma Renzi sarà sempre peggio), dove l’unico vero competitor nel settore fa capo all’ex presidente del consiglio Berlusconi, dove il passaggio al digitale terreste non ha determinato un’effettiva moltiplicazione di voci. È anche il Paese dove l’Authority che definisce le regole sul pluralismo nell’informazione, ne controlla il rispetto e infligge le eventuali sanzioni, presenta anomalie che non permettono di svolgere al meglio la propria funzione di garanzia.

I dati sul pluralismo sono sconfortanti, lo verifichiamo mensilmente: la Rai e altre emittenti sono schiacciate su governo e maggioranza e Mediaset fa da megafono alla sola voce del padrone.
Di fronte a un quadro drammatico e a ripetute infrazioni, l’Autorità garante non fa nulla. Si gira colpevolmente dall’altra parte, non intervenendo in alcun modo – neanche di fronte a violazioni eclatanti in campagna elettorale – o archiviando sistematicamente gli esposti. L’ultima archiviazione è quella relativa ai ricorsi presentati dal M5S che ripetutamente su alcune reti del Biscione ha avuto ZERO tempo di parola.

Una situazione insostenibile che si spiega soltanto se andiamo a vedere le modalità di nomina dell’Autorità e l’attuale composizione.
I commissari Agcom sono eletti dal Parlamento senza nessuna maggioranza qualificata. Ciò significa che l’organo di vertice ha un’evidente connotazione politica perché è il riflesso delle dinamiche parlamentari.
L’ultimo consiglio è stato eletto nel 2012 quando la maggioranza di Camera e Senato era nelle mani del Popolo della Libertà. Così due commissari risultano essere di chiara espressione di quel partito mentre gli altri sono stati scelti in base alla solita logica spartitoria. Così il gioco è presto svelato. Come può farsi garante del pluralismo un’autorità strutturata in questo modo, dove a valutare i ricorsi contro Mediaset è proprio un ex funzionario di Publitalia nonché tra i 26 promotori di Forza Italia, ex parlamentare di questo partito ed ex sottosegretario del governo Berlusconi?

Se devono esistere le autorità indipendenti, siano realmente di specchiata indipendenza. Per questo ho deciso di presentare una proposta di legge che modifica i criteri di nomina dei vertici dell’Agcom e che potrà fare da apripista per una riforma organica di tutte le authority.
È ora di voltare pagina.

Su riforma Rai intervengano le istituzioni europee

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La riforma della Rai, approvata a dicembre e fortemente voluta da Renzi, nelle false intenzioni del premier doveva liberare la Rai dai partiti. Niente di più lontano dalla realtà. Non solo la televisione pubblica resta imprigionata nella sfera di influenza della politica, ma nei fatti, la nuova legge consegna la Rai direttamente nelle mani del governo. Dalla padella alla brace.

Lo abbiamo denunciato dal primo istante e oggi lo abbiamo ribadito al Parlamento Europeo di Strasburgo.

Il premier nominerà direttamente l’ad della Rai e, grazie agli effetti di una legge elettorale come l’Italicum, quattro se non addirittura tutti i consiglieri di amministrazione saranno espressione della maggioranza parlamentare.

Il nuovo meccanismo di nomina dei vertici Rai presenta alcune analogie con la recente legge sui media polacca che ha suscitato un’ondata di indignazione in tutta Europa.

I contesti politici sono evidentemente diversi, ma alcuni principi restano simili. E così, con la riforma Rai, ci allineiamo alle peggiori esperienze europee nel settore dell’informazione pubblica.

Chiediamo che l’attenzione delle istituzioni europee venga rivolta anche sulla nuova legislazione italiana, il cui impianto mina l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo e quindi appare incompatibile con il principio della libertà di espressione sancito a livello europeo.

Conferenza stampa su riforma Rai a Strasburgo

Domani sarò a Strasburgo insieme ai nostri europarlamentari per incontrare la stampa e discutere della riforma Rai. La Polonia ha approvato una legge sui media che ha, giustamente, suscitato indignazione in tutta Europa poiché potrebbe mettere a rischio il principio e gli equilibri democratici nel Paese. Nonostante alcune evidenti differenze, soprattutto legate al contesto politico, la riforma polacca presenta numerose analogie con la legge italiana che ha ridisegnato la governance del servizio pubblico. La più lampante, e più preoccupante, è la nomina dei vertici della televisione pubblica da parte del governo, un punto che noi abbiamo denunciato sin dal primo istante. La Commissione europea ha acceso un faro sulla Polonia. Noi chiediamo che l’attenzione delle istituzioni europee venga rivolta anche sulla nuova legislazione italiana, il cui impianto mina l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo e quindi appare incompatibile con il principio della libertà di espressione sancito a livello europeo.
Ne parleremo domani in conferenza stampa (sarà trasmessa in streaming, ore 09.30) insieme a Isabella Adinolfi, Piernicola Pedicini  e David Borrelli.

Va in onda Tele Palazzo Chigi

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Il mese scorso abbiamo denunciato una situazione imbarazzante per tutta l’informazione radiotelevisiva nazionale sul piano del pluralismo politico. Cosa è successo da allora?

A dicembre i tre principali notiziari del servizio pubblico mostrano una tendenza al riequilibrio soprattutto fra soggetti politici. Nel complesso, tuttavia, il peso del Presidente del Consiglio e del Governo continua ad essere preponderante in Rai: oltre il 65% dello spazio totale, mentre alle opposizioni resta ben poco (il 17,8%). Uno squilibrio a cui contribuisce in particolare Rainews, dove il premier e i ministri la fanno da padroni senza soluzione di continuità.

Timido il riequilibrio di Mediaset, le cui percentuali tornano a livelli minimamente accettabili soltanto quando l’emittente si trova esposta al rischio di una sanzione dell’Agcom.

Nel TgLa7 si nota una maggiore attenzione a favore di tutte le opposizioni e una presenza mediatica del premier e del Governo più contenuta rispetto ai mesi precedenti.

Nessun cambiamento invece a SkyTg24. Qui le opposizioni e le altre minoranze politiche quasi non esistono, il blocco Governo-maggioranza gode addirittura del 71% dello spazio complessivo, un dato alimentato soprattutto dalla presenza smisurata del Presidente del Consiglio.

Controlla tutti i dati su Open Tg‬