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Un giorno di ordinaria follia in Senato

- Ieri il Senato doveva confermare il parere della giunta per le autorizzazioni a procedere su Calderoli, che è indagato per due reati: diffamazione e istigazione all’odio razziale, dopo gli insulti rivolti all’allora ministro del governo Letta, Cecile Kyenge, definita elegantemente un “orango”.
– Il capogruppo del Pd Zanda ha chiesto però di rinviare il voto.
– Nel frattempo Calderoli ha deciso di ritirare praticamente tutti gli emendamenti (500 mila!) alla riforma costituzionale presentati dalla Lega Nord.
– Si è finalmente votato e indovinate cosa è successo? Il Pd ha salvato Calderoli e lui ha ritirato gli emendamenti della Lega.
– Ma non finisce qui perché poi governo e maggioranza hanno deciso, da un momento all’altro, di catapultare la stessa riforma costituzionale direttamente in Aula saltando il lavoro e il confronto in Commissione Affari costituzionali. Renzi non avrebbe avuto i numeri in commissione per procedere con lo stravolgimento della Carta costituzionale rischiando così lo stallo. E per questo ha puntato direttamente all’Aula forzando regolamenti parlamentari, facendo carta straccia della Costituzione e avviando la stagione del baratto voti/poltrone per assicurarsi il sostegno per le riforme.

Basta mettere semplicemente in successione i fatti che accadono quotidianamente in questi palazzi per rendersi ancora una volta conto di quanto sia distante e lontano questo modo di fare politica dalle reali esigenze e aspettative del Paese. Il Parlamento ridotto a fare da passacarte al governo. Nessuna intenzione di tutelare gli interessi dei cittadini, ma solo i propri. Una casta che cerca disperatamente di salvaguardare i propri affari. Ma il loro tempo sta per scadere. Potete contarci!

I partiti negano l’autorizzazione a procedere per Calderoli

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La giunta per le elezioni e le immunità parlamentari di Palazzo Madama ha respinto la proposta di concedere l’autorizzazione a procedere contro il leghista Calderoli che definì Cécile Kyenge “orango” durante un comizio a Treviglio, ma secondo la giunta per le Elezioni e le immunità del Senato non è perseguibile per diffamazione aggravata da finalità di discriminazione razziale. Chiaramente noi abbiamo votato tutti a favore dell’autorizzazione a procedere. Vi immaginate se fosse successo il contrario in che modo ci avrebbero apostrofati? Non oso nemmeno pensarlo. Ecco tutti hanno votato contro compreso la stragrande maggioranza del Pd. Noi abbiamo difeso un principio di giustizia ed uguaglianza. Ci sembrava davvero il minimo.