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Audizione in Regione Lazio sul pluralismo dell’informazione

image (1) Questa mattina interverrò nella III Commissione della Regione Lazio che si occupa di vigilanza sul pluralismo dell’informazione. Terrò una relazione sulla proposta di legge regionale riguardante le disposizioni di riordino in materia di informazione e comunicazione.

La politica stia lontana dal servizio pubblico

Il Pd è davvero incredibile. Lo stesso partito che qualche mese fa urlava ai 4 venti che avrebbe liberato la Rai dai partiti, smentisce ogni giorno se stesso. E fa esattamente l’opposto.

Prima Renzi ha presentato una riforma della governance del servizio pubblico che tutto fa tranne che rendere la Rai indipendente dall’influenza politica.
Poi ha dato seguito nel modo più classico,insieme agli altri partiti, alla prassi malsana della lottizzazione nominando come consiglieri di amministrazione assistenti di parlamentari e i propri spin doctor di campagne elettorali. Addio indipendenza e competenza nel settore radiotelevisivo. L’unica figura che risponde a queste caratteristiche è Carlo Freccero, votato dal M5S.

Infine, come se non bastasse, sono passati alle accuse e alle intimidazioni attaccando platealmente alcuni programmi di inchiesta e il servizio pubblico.
Lo ha fatto innanzitutto lo stesso premier che si è messo a dare lezioni di palinsesti; in seguito è toccato al presidente della regione Campania De Luca che ha definito “camorrismo giornalistico” il lavoro portato avanti da alcune testate e alcuni giornalisti.

Ieri l’ultima chicca: Michele Anzaldi, deputato del Pd ed ex addetto stampa di Rutelli, ha detto al Corriere della Sera che “c’è un problema con Rai 3 e il Tg3. Ed è un problema grande, ufficiale. Purtroppo non hanno seguito il percorso del Pd: non si sono accorti che è stato eletto un nuovo segretario, il quale poi è diventato anche premier”. E ancora: “il Pd viene regolarmente maltrattato e l’attività del governo criticata”.
Quindi non solo la maggioranza e il premier occupano in ogni ora del giorno e della notte le tv (basta dare un’occhiata ai dati Agcom sul pluralismo), ma pretendono che si parli solo bene di quello che fanno. Dichiarazioni e comportamenti gravissimi, un’ingerenza inconcepibile che non sembra voglia placarsi.

Il servizio pubblico non deve subire pressioni dalla politica. Deve essere indipendente e tutti i rappresentanti dei cittadini in Parlamento, di qualsiasi colore politico, devono lavorare in questa direzione, altrimenti non ha nemmeno senso il ruolo di parlamentare. Ai cittadini non interessa la propaganda che vuole costruire Renzi, non interessano le beghe tra correnti, non interessa che si spettacolarizzi il racconto della politica e della cronaca. I cittadini pagano un canone per ottenere un servizio pubblico che li informi correttamente, che dia spazio alle tante voci della nostra società, che sia dalla loro parte e non dalla parte dei partiti. E’ una questione di democrazia.

La Rai assicuri il servizio pubblico. Noi continueremo a difenderne l’indipendenza e ci batteremo perché possa ricominciare ad essere una fabbrica di cultura e di informazione, e non il megafono di partiti e politicanti.

Vigilanza Rai, intervento su pluralismo e talk show

Ben venga una riflessione sul pluralismo dell’informazione e sul ruolo dei talk nel servizio pubblico. Purché sia fatta con onestà intellettuale e a 360°. E, altro aspetto importante, che venga avanzata senza fini di strumentalizzazione e con l’intento di salvaguardare il servizio pubblico e l’interesse dei cittadini, non quello dei partiti. La libertà di espressione e l’indipendenza della televisione pubblica vanno difesi senza se e senza ma.
Ecco il mio intervento in Commissione di vigilanza Rai in occasione dell’audizione del direttore di Rai Tre Andrea Vianello.

Sul futuro dei talk show

Dopo non essersi fatto sfuggire nessuna occasione per presenziare in ogni sorta di talk show, Renzi ha deciso di lanciarsi in una campagna anti talk che sorprende, visto il soggetto che la avanza e la tempistica. Soprattutto in periodi di campagna elettorale, quando la presenza in tv di rappresentanti di governo andrebbe ridimensionata, Renzi è andato ovunque, non facendo grandi distinzioni tra programmi di approfondimento o di intrattenimento e costume, proponendosi ai cittadini nella doppia veste di presidente del Consiglio e segretario del Partito democratico. Con buona pace di qualsiasi principio di par condicio. Ora si scaglia contro programmi e conduttori. Perché, secondo voi? Lo fa nell’interesse dei cittadini e per spingere verso un innalzamento della qualità del servizio pubblico o è per un puro interesse di parte, per controllare quel racconto e utilizzarlo a proprio piacimento? C’è chi si comporta con disonestà intellettuale, come fa Renzi, e c’è chi, invece, come il Movimento 5 Stelle, da anni ha aperto una riflessione su quello che è diventata l’informazione nel nostro Paese. In particolare per la televisione è evidente come i talk siano diventati sempre più luoghi di spettacolarizzazione della politica e della cronaca e sempre meno programmi di informazione e approfondimento. Lo denunciamo da anni e anche per questo abbiamo sempre avuto un atteggiamento cauto nei loro confronti.

Il problema non sono i programmi o i conduttori e meno che mai la presenza e il trattamento riservato al Movimento. Sul tavolo c’è qualcosa di ben più importante che interessa tutti i cittadini e la democrazia: è l’idea stessa di informazione. Soprattutto quando si tratta del servizio pubblico che non deve rincorrere le logiche delle tv commerciali e barattare la qualità con punti di audience.

Ciò che serve ai cittadini è un servizio pubblico che restituisca uno sguardo obiettivo e variegato sul nostro Paese costruendo spazi di informazione e confronto in cui venga tutelato il pluralismo politico nel suo significato più ampio, che non si identifica in alcun modo con il mero pluralismo partitico: tanti movimenti, realtà territoriali, associazioni devono trovare sempre più voce nel racconto che la tv pubblica deve fare del nostro Paese.
Renzi, “fatte accattà a chi nun te sape” (tradotto: lasciati comprare da chi non ti conosce).

Nuove leggi sull’informazione – il Fatto Quotidiano 19/09/2015

Di fronte ai dati allarmanti sul pluralismo politico nei tg, l’Agcom non ha fatto e non fa nulla per invertire la tendenza. Eppure ha i poteri per intervenire stabilendo sanzioni e obbligando le emittenti televisive a riequilibrare la presenza delle forze politiche nei telegiornali. I membri dell’Autorità dovrebbero dimettersi ma sia le modalità con cui vengono nominati sia le norme relative alla par condicio andrebbero cambiate e aggiornate nel loro complesso. Ne va del pluralismo e della libertà di informazione. E quindi della democrazia.

La mia intervista al Fatto Quotidiano.

Fatto Quotidiano_settembre 2015_intervista Roberto Fico

Che fine ha fatto il pluralismo politico nel nostro Paese?

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I dati di Open Tg da giugno ad agosto sono allarmanti [da oggi, potete consultarli qui]. Rispetto all’ultimo trimestre analizzato prima della pausa estiva, la situazione non accenna a migliorare.

Nei notiziari Mediaset è precluso il diritto di ogni cittadino ad essere informato, dal momento che alcune forze politiche sono state letteralmente cancellate (al Movimento, per citare un esempio, è stato attribuito il 3% e lo 0% nei mesi di giugno e luglio, rispettivamente da parte del Tg4 e di Studio Aperto), mentre Forza Italia raggiunge livelli di presenza inconcepibili sfiorando anche il 71%. Soltanto il Tg5 tende a salvaguardare un equilibrio, ma esclusivamente tra Pd e Forza Italia.

Negativa la situazione del servizio pubblico, dove, al di là della disparità di trattamento tra le forze politiche, è il dato del Governo ad allarmare (40% a luglio nel Tg1, 47% a giugno su Rainews).

Anche il TgLa7, nonostante un certo riequilibrio a giugno e a luglio, mostra nel complesso uno schiacciamento sulle forze politiche della maggioranza e sul Governo; lo stesso che caratterizza, senza soluzione di continuità, SkyTg24.

Siamo consapevoli che il pluralismo politico nell’informazione non può esprimersi attraverso dei numeri, perché informare significa riportare alla collettività la realtà dei fatti con la massima obiettività e imparzialità. Ma è altrettanto vero che, se le percentuali sono sempre le stesse, se determinate forze politiche sono sistematicamente cancellate o sottorappresentate nei telegiornali, nonostante l’intensa attività profusa dentro e fuori dal Parlamento, ciò significa che l’informazione non è sana, significa che esiste una precisa volontà di tutelare gli interessi della maggioranza e del Governo di turno. E così muore la funzione critica, di “contropotere”, che il sistema dell’informazione è chiamato a svolgere in un Paese democratico.

Rispetto alla Rai, noi auspichiamo che i nuovi vertici diano immediatamente un segno della loro volontà di invertire la rotta anche, e soprattutto, in questo ambito. Per il servizio pubblico è l’ultima chiamata.

OPEN TG/Speciale Elezioni: il Governo domina ancora l’informazione

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A dieci giorni dal voto, la par condicio nei telegiornali non si è ancora realizzata. Gli ultimi dati pubblicati dall’Agcom, aggiornati alla settimana 9-15 maggio e ora disponibili sul sito di OPEN TG, mostrano che alcune disparità di trattamento sono state superate, ma restano forti criticità. A Mediaset Forza Italia la fa sempre da padrona, con punte del 43% del totale del tempo dedicato ai soggetti politici. La situazione in Rai è più equilibrata, sebbene Tg1 e Rainews continuino a dedicare al Governo uno spazio significativo. Va ricordato che durante il periodo elettorale il tempo degli esponenti dell’esecutivo deve essere rigorosamente limitato all’esercizio delle funzioni istituzionali, altrimenti è attribuito al partito di riferimento. Da questo punto di vista sono eclatanti le percentuali del Governo nei notiziari La7 e SkyTg24. È vero, infatti, che il TgLa7 ha attuato un forte riequilibrio tra i soggetti politici, ad esempio a favore del M5S, ma questo dato non ha alcun senso se non viene letto assieme a quello degli esponenti governativi, il cui tempo di parola è nettamente superiore a quello di qualunque soggetto politico. Nei periodi elettorali questo non è pensabile. Ancora più grave la situazione a SkyTg24, che da un lato riequilibra i tempi delle forze politiche, dall’altro attribuisce al Governo uno spazio enorme, che va oltre ogni limite di ragionevolezza (36% del tempo di parola, 43% del tempo totale). Passano i mesi, le campagne elettorali, ma il Leitmotiv non cambia: la patologia del sistema dell’informazione televisiva si chiama Governo.

OPEN TG / Governo domina l’informazione in tv. L’Agcom intervenga

Sapete cos’è il tempo di parola? È il parametro utilizzato dall’Agcom per valutare il pluralismo politico nei tg del nostro Paese. Serve a verificare quanto spazio viene dato a partiti e movimenti. Per calcolarlo si prende in considerazione il tempo fruito direttamente da un soggetto politico “in voce”, senza mediazione giornalistica, ovvero attraverso dichiarazioni, interviste, interventi in Aula, conferenze stampa. Bene.

In periodo di par condicio, nell’informazione dei tg il tempo di parola del Governo deve essere ridotto al minimo indispensabile, cioè all’esercizio delle funzioni istituzionali. Se, invece, un esponente del governo parla come soggetto politico, il suo tempo deve essere attribuito al partito di appartenenza. Occorre dunque distinguere in modo rigoroso esercizio delle funzioni istituzionali e attività politica. E non è quello che sta accadendo.

Il premier infatti domina l’informazione televisiva. E con lui, il resto del governo, con conseguente grave violazione delle norme sulla par condicio e quindi del principio di uguaglianza delle opportunità tra i soggetti politici (per questo il M5S ha presentato ieri una serie di esposti all’Agcom).

Qualche esempio: nel primo periodo di campagna elettorale, in tutte le edizioni dei tg Rai, il solo Presidente del Consiglio oscilla tra il 16% (Tg3) e il 23,1% (Tg1) e, sommando il suo spazio a quello del governo, si arriva a un tempo di parola superiore a quello complessivamente attribuito ai 3 principali partiti parlamentari. Una sovraesposizione enorme che si registra anche a Mediaset dove il tempo complessivamente fruito dal Governo supera il 35%. Non va meglio in altre emittenti: da La7 a Sky, tutte amplificano la voce dell’esecutivo.

I dati del monitoraggio fanno chiaramente intendere che gli interventi in voce non siano strettamente collegati all’esercizio delle funzioni istituzionali. L’Agcom deve intervenire con urgenza!

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Lo Speciale Elezioni su Open Tg

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Nei prossimi giorni sarà disponibile su ‪#‎OpenTg‬ una nuova sezione dedicata alle elezioni regionali e amministrative 2015. Sarà possibile consultare i dati sulla presenza delle diverse forze politiche nei telegiornali nazionali durante il periodo di par condicio. Accedendo ai risultati del monitoraggio, potrete verificare voi stessi lo stato del pluralismo politico in tv. I dati saranno aggiornati ogni settimana.
Stay tuned! www.opentg.it