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Su riforma Rai intervengano le istituzioni europee

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La riforma della Rai, approvata a dicembre e fortemente voluta da Renzi, nelle false intenzioni del premier doveva liberare la Rai dai partiti. Niente di più lontano dalla realtà. Non solo la televisione pubblica resta imprigionata nella sfera di influenza della politica, ma nei fatti, la nuova legge consegna la Rai direttamente nelle mani del governo. Dalla padella alla brace.

Lo abbiamo denunciato dal primo istante e oggi lo abbiamo ribadito al Parlamento Europeo di Strasburgo.

Il premier nominerà direttamente l’ad della Rai e, grazie agli effetti di una legge elettorale come l’Italicum, quattro se non addirittura tutti i consiglieri di amministrazione saranno espressione della maggioranza parlamentare.

Il nuovo meccanismo di nomina dei vertici Rai presenta alcune analogie con la recente legge sui media polacca che ha suscitato un’ondata di indignazione in tutta Europa.

I contesti politici sono evidentemente diversi, ma alcuni principi restano simili. E così, con la riforma Rai, ci allineiamo alle peggiori esperienze europee nel settore dell’informazione pubblica.

Chiediamo che l’attenzione delle istituzioni europee venga rivolta anche sulla nuova legislazione italiana, il cui impianto mina l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo e quindi appare incompatibile con il principio della libertà di espressione sancito a livello europeo.

Conferenza stampa su riforma Rai a Strasburgo

Domani sarò a Strasburgo insieme ai nostri europarlamentari per incontrare la stampa e discutere della riforma Rai. La Polonia ha approvato una legge sui media che ha, giustamente, suscitato indignazione in tutta Europa poiché potrebbe mettere a rischio il principio e gli equilibri democratici nel Paese. Nonostante alcune evidenti differenze, soprattutto legate al contesto politico, la riforma polacca presenta numerose analogie con la legge italiana che ha ridisegnato la governance del servizio pubblico. La più lampante, e più preoccupante, è la nomina dei vertici della televisione pubblica da parte del governo, un punto che noi abbiamo denunciato sin dal primo istante. La Commissione europea ha acceso un faro sulla Polonia. Noi chiediamo che l’attenzione delle istituzioni europee venga rivolta anche sulla nuova legislazione italiana, il cui impianto mina l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo e quindi appare incompatibile con il principio della libertà di espressione sancito a livello europeo.
Ne parleremo domani in conferenza stampa (sarà trasmessa in streaming, ore 09.30) insieme a Isabella Adinolfi, Piernicola Pedicini  e David Borrelli.

La riforma Pd della Rai è antidemocratica. Parola del Pd

Nel Pd sono in evidente stato confusionale. Altrimenti non si spiegano le loro mille contraddizioni. Vediamo l’ultima. Secondo un’esponente di spicco del Partito Democratico, l’europarlamentare Silvia Costa, una riforma della televisione pubblica che preveda la nomina dei vertici direttamente da parte del Governo, è “un fatto gravissimo”. Talmente grave che il Parlamento Europeo non può non intervenire.

Vi ricorda qualcosa? La riforma di cui parla la Costa è quella che la Polonia ha pochi giorni fa approvato per riorganizzare il settore dei media. Ma somiglia moltissimo a quella voluta da Renzi per la Rai, che regala proprio al Governo la nomina diretta del super amministratore delegato della tv di Stato e la matematica certezza di controllare il cda dell’azienda. Due punti impensabili in una democrazia.

La riforma polacca ha suscitato indignazione in tutta Europa. La Commissione teme che calpesti i valori fondamentali del Vecchio continente. E l’EBU, l’associazione che riunisce i servizi pubblici europei, parla di duro colpo al principio di indipendenza con gli stessi argomenti utilizzati durante l’esame parlamentare della riforma Rai.
Non a caso il primo ministro polacco Beata Szydlo si è difesa dalle accuse affermando che la riforma è “praticamente basata sugli stessi principi della legislazione italiana quindi non c’è niente di diverso da quanto non sia stato già fatto”.

Ma torniamo alla Costa, che a Strasburgo è presidente della Commissione cultura. Per la parlamentare europea Pd la legge polacca “di fatto assicura al presidente Andrzey Duda il controllo quasi totale dell’informazione pubblica”. Ed è per questo che esorta i colleghi a presentare “una risoluzione del Parlamento europeo”. “È un fatto gravissimo – ha aggiunto – che sia stata annullata la procedura che affidava all’Authority indipendente la nomina dei vertici Tv e Radio pubblici polacchi”.

Delle due, l’una: o la Costa, con queste dichiarazioni, intende più o meno velatamente criticare l’operato del suo partito che ha di fatto “regalato” all’Italia una Rai emanazione e megafono del Governo. Oppure non ha letto il testo della legge renziana approvata a dicembre, a cui il M5S si è duramente opposto.

Nel primo caso avrebbe dovuto lanciare l’allarme quando il suo partito ha deciso di licenziare una riforma che avrà ripercussioni gravissime sugli equilibri democratici nel nostro Paese. Nel secondo può farsi inviare il testo della riforma dai suoi compagni di partito ed esortare i colleghi europei a preparare una seconda risoluzione anche per l’Italia.

Noi e i nostri portavoce al Parlamento europeo faremo ogni sforzo per far dichiarare alle istituzioni competenti l’incompatibilità di questa vergognosa riforma con i più basilari principi della democrazia.

Non arretriamo di un millimetro.