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Porta a Porta, inviati quesito ed esposto a Rai e Agcom

Ho inviato alla Rai l’interrogazione sulla puntata di Porta a Porta dedicata ai risultati del referendum sulla Brexit, teatro di uno squallido e grave episodio che ha visto protagonisti il conduttore della trasmissione e il direttore del Tg1 in seguito a uno scambio di battute fra quest’ultimo e la senatrice Barbara Lezzi. Oltre all’interrogazione alla Rai, ho inviato un esposto all’AGCOM. Non è infatti coerente con il principio della libertà di espressione il fatto che il conduttore di una trasmissione informativa e un suo ospite si mettano a disquisire sulla “sanzione” da infliggere a un altro ospite della trasmissione per opinioni – sia pure fortemente critiche – espresse nel più totale rispetto dei principi dell’informazione radiotelevisiva. Quanto è avvenuto nel corso della puntata è inaccettabile per il servizio pubblico nonché lesivo del contratto di servizio e del codice etico, che obbligano la Rai a improntare la programmazione a criteri di decoro e assenza di volgarità espressiva. La Rai deve intervenire affinché episodi del genere non abbiano più luogo. Vanno assunti provvedimenti seri quanto prima.

Che tipo di Rai vogliamo?

Che tipo di Rai vogliamo?

Ricevo ogni giorno tantissimi messaggi di persone che si chiedono perché pagare il canone per finanziare una televisione che tutto sembra fare tranne assicurare un vero servizio pubblico al Paese. Paghi per avere un’informazione pluralista, una programmazione di qualità, approfondimenti rigorosi sui principali fatti di cronaca, ma in cambio ricevi tutt’altro e magari anche l’ospitata degli esponenti della famiglia Casamonica a Porta a Porta.

Quella puntata, come altri programmi, ha tradito il senso del servizio pubblico e, per l’ennesima volta, la fiducia dei cittadini che dalla Rai si aspettano ben altro. A chi serve una tv pubblica che insegue l’audience e le logiche delle reti commerciali, che punta al folclore invece di informare?

Il cambio di prospettiva e della stessa visione editoriale in Rai deve essere radicale e non è più procrastinabile. Resto fermamente convinto della necessità del servizio pubblico per la salute di una democrazia. Non è un caso che in Europa tutti i Paesi abbiano sistemi radiotelevisivi di Stato.
Ma dobbiamo intenderci sul significato e la missione del servizio pubblico. Altrimenti la sua esistenza non ha più senso.

Ecco cosa ho detto ieri a Giancarlo Leone, direttore di Rai Uno, durante l’audizione per discutere del caso Vespa/Casamonica.

Vigilanza Rai, audizione del direttore di Rai 1 Leone sul caso Porta a Porta/Casamonica

audizioni_settembre Vigilanza RAI 2015

In attesa che la Rai risponda alla mia interrogazione in merito al caso Casamonica/Porta a Porta, domani in commissione di Vigilanza ascolteremo sulla vicenda il direttore di Rai Uno, Giancarlo Leone. In molti mi avete scritto per esprimere disappunto sulla puntata di Porta a Porta che ha visto come protagonisti due esponenti della famiglia Casamonica. Con l’audizione di domani iniziamo a fare chiarezza. Come sempre i lavori saranno trasmessi in diretta streaming che potrete seguire sulla web tv della Camera dei Deputati.

Ma questa settimana riprende anche la nostra indagine conoscitiva in Vigilanza sul ruolo del servizio pubblico, un confronto che si rende ancora più necessario con la riforma della governance Rai in corso di esame in Parlamento e anche alla luce del rinnovo del cda. Sulla missione del servizio pubblico ascolteremo quindi mercoledì Ingrid Deltenre, direttrice generale dell’Ebu, l’organismo che raggruppa le maggiori emittenti pubbliche europee.

Ci sono sfide decisive all’orizzonte per il settore radiotelevisivo e nuovi soggetti sono in procinto di debuttare sul mercato italiano. La Rai è pronta?

Casamonica a Porta a Porta: il disservizio pubblico di Bruno Vespa

Clan Casamonica - Bruno Vespa - Porta a Porta A Porta a Porta ieri sera è stata scritta una delle pagine più vergognose per il servizio radiotelevisivo pubblico del nostro Paese. Il conduttore Bruno Vespa ha deciso di far accomodare nel “suo” salotto televisivo, pagato con i soldi dei cittadini italiani, la figlia e il nipote di Vittorio Casamonica, il capostipite del clan sinti romano, i cui funerali-show celebrati a Roma il 20 agosto scorso sulle note del Padrino, hanno provocato polemiche e l’indignazione da parte di tutti noi. Indignazione che ieri è riaffiorata nuovamente dopo lo spettacolo sconcertante andato in onda su Rai 1, in cui, tra sorrisini e battutine, gli esponenti della famiglia hanno riportato la loro versione dei fatti.

Questo non è il servizio pubblico che meritano gli italiani. Questa non è l’informazione che in seconda serata può andare in onda sulla principale rete Rai. Ovviamente presenterò un’ Interrogazione ai vertici della Rai per pretendere immediati chiarimenti su quanto accaduto ieri sera, portando la voce di tutti i cittadini che in queste ore mi stanno scrivendo per esprimere la loro profonda indignazione.

Share e clamore non devono essere obiettivi a cui la Rai deve tendere. Altri sono i principi che devono plasmarne la linea e le scelte editoriali. Proprio alcuni giorni fa, in un’intervista, il nuovo dg Campo Dall’Orto ha parlato di missione della Rai, insistendo sulla sua intrinseca diversità rispetto alla televisione commerciale e sulle sue priorità che non possono identificarsi nella corsa all’audience a ogni costo.

Ieri sera questi presupposti sono stati palesemente ignorati da chi in Rai si sente da sempre un intoccabile. Chiediamo quindi al direttore generale e alla Presidente del Consiglio di Amministrazione Rai di riferire pubblicamente la posizione dell’azienda rispetto al vergognoso sfruttamento da parte di Bruno Vespa delle polemiche sorte in seguito al funerale di Vittorio Casamonica. Un servizio pubblico non lucra sull’onda del sensazionalismo per far lievitare gli ascolti; non consente, più o meno esplicitamente, la difesa di un clan; non offende le migliaia di vittime della criminalità organizzata. Se si lavora in Rai, se ne deve rispettare la missione di servizio pubblico e il Codice etico, altrimenti si può sempre scegliere di lavorare altrove. Nessuno è intoccabile.