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Se sospendono Report

Il MoVimento 5 Stelle è a fianco di chi fa informazione in maniera seria e indipendente, senza vivere di appartenenze e simpatie politiche. E’ questa la principale colpa di Report, che in queste ore è sotto attacco dei partiti che continuano a fare pressione per chiudere il programma. E al contempo provano a chiudere, addirittura prima del via, il portale web della Rai che dovrebbe essere affidato a Milena Gabanelli. Il partito di Renzi cerca scuse per chiudere tutti quegli spazi che non accettano il pensiero unico. Danno a Report l’etichetta del M5S ma è un’idiozia. Il MoVimento non ha programmi “suoi” o giornalisti “in quota”, queste sono cose che fanno Pd e Forza Italia, forse per questo fanno confusione.
Report è una delle pochissime trasmissioni d’inchiesta che fa servizio pubblico, se la chiudono devono fare lo stesso con tutti gli altri programmi di approfondimento. E trasformino quindi la Rai in una vetrina di soap opera. Così la Rai non sarà più servizio pubblico. Se sospendono Report gli italiani sospendano il pagamento del canone.

Chiediamo a tutti i cittadini di sostenere Report, perché l’Italia ha bisogno di un giornalismo indipendente che faccia informazione di qualità. Un giornalismo che indaga tutte le situazioni opache che hanno portato al salvataggio dell’Unità, così come agli affari di Roberto Benigni. Proprio Benigni qualche anno fa firmava un appello in favore di Report, adesso querela la stessa trasmissione perché ha fatto un’inchiesta su di lui. Questa è l’ipocrisia della sinistra salottiera che pensa solo ai propri interessi.

Siamo pronti ad andare sotto viale Mazzini con un vero e proprio presidio se la Rai chiude Report. Sarebbe un atto eversivo inaccettabile.

Gli italiani che amano la libertà d’informazione si facciano sentire: usate l’hashtag #SeSospendonoReport su Twitter per far sapere che ci siete. Difendiamo l’informazione!

Interrogazione sull’assenza della Rai all’interrogatorio di Buzzi nel processo Mafia Capitale

In un estratto dell’interrogatorio di Salvatore Buzzi avvenuto giorni fa si sente la voce del suo avvocato che a un certo punto afferma “Ma oggi non c’è la Rai quindi può andare tranquillo. Stranamente oggi che lei parla di tutte queste cose, la Rai non è venuta”. In quella seduta il ras delle cooperative accenna alle cene con il ministro Martina e con Renzi. Ritorna sulle richieste di tangenti che gli arrivavano da più parti. Mentre parla gli scappa addirittura un “Noi del Pd eravamo tutti lì” con riferimento alla chiusura della campagna elettorale per le europee. Ma la Rai, appunto, non c’era. Al di là delle dichiarazioni rese da un imputato, che le testate giornalistiche Rai avrebbero autonomamente valutato se diffondere o meno, appare sconcertante che operatori e giornalisti del servizio pubblico non stessero seguendo un processo così importante come quello di Mafia Capitale. A trasmettere, invece, l’audio della seduta e ad assicurare ciò che avrebbe dovuto assicurare un servizio pubblico, è stata Radio radicale. Non sarebbe doveroso per la Rai impegnarsi a coprire tutte le fasi di un dibattimento che è di evidente interesse per l’opinione pubblica, considerati i soggetti coinvolti e la gravità dei fatti contestati? Per fare luce su quanto accaduto, su un’assenza incomprensibile, ho presentato un’Interrogazione alla Rai. Vi terrò aggiornati.

Per una programmazione Rai ispirata ai principi di servizio pubblico

La brutta pagina scritta giorni fa con la puntata di “Parliamone sabato” deve essere per la Rai l’occasione per una riflessione urgente sul tipo di programmazione che in generale intende offrire ai cittadini, una riflessione che va fatta senza ipocrisie e con l’occhio sempre puntato sui principi e gli obiettivi di servizio pubblico.

La chiusura della trasmissione di Rai 1 è stato un intervento doveroso, ma che si deve accompagnare a un ripensamento complessivo della proposta di contenuti. Perché il trash, la volgarità, il veicolare un’immagine retrograda o addirittura “decorativa” della donna, non sono fenomeni riconducibili soltanto a quella puntata di quella trasmissione. Per non parlare delle speculazioni sulle tragedie, dei programmi che strizzano l’occhio al gioco d’azzardo e di altri innumerevoli comportamenti contrari al senso del servizio pubblico.

Deve essere chiaro il percorso che si vuole intraprendere. Qual è, da oggi, il comportamento contrario al senso del servizio pubblico che giustifica la chiusura di un programma? Come intendono i vertici Rai affrontare seriamente la questione dei programmi “appaltati” grazie alla forza degli agenti delle star? Quale idea di intrattenimento si vuole realizzare? Quale sarà il criterio guida per il futuro: lo share costi quel che costi o la realizzazione effettiva dell’idea di Rai ‘grande fabbrica culturale del Paese’? Questa dovrebbe passare attraverso la progettazione di palinsesti che non si limitino a rincorrere format già esistenti, ma che siano capaci di anticipare i tempi e di fare la differenza dal punto di vista culturale e artistico.

Un cambio di passo che deve valere per i contenuti come per l’organizzazione aziendale. Ho già ricordato diverse volte la proposta, scaturita dal lavoro della Commissione di Vigilanza sul contratto di servizio, per risolvere i conflitti di interesse in Rai e ridimensionare le rendite di posizione. Introducevamo, da un lato, il divieto di commissionare la produzione di programmi ad agenti di spettacolo nel caso in cui quei programmi prevedessero la partecipazione degli artisti da loro rappresentati; dall’altro, il divieto di commissionare a società di produzione detenute da artisti programmi in cui gli stessi artisti fossero presenti. Su questi aspetti l’azienda pubblica deve distinguersi per trasparenza e senso etico.


La Rai deve agire in modo dirompente, prima dei prossimi palinsesti. Senza fare sconti a nessuno e senza rincorrere l’audience. Sono infatti convinto che puntare su qualità, creatività, innovazione, rispetto dei principi di servizio pubblico non potrà fare altro che produrre risultati positivi e legittimare il contributo pubblico dei cittadini.

A “Parliamone sabato” negazione del servizio pubblico. Convocherò ufficio di presidenza Vigilanza Rai su quanto accaduto

Quanto è avvenuto ed è stato raccontato nella trasmissione di Rai Uno “Parliamone sabato” è esattamente la negazione di servizio pubblico. I responsabili di ciò che è successo devono dimettersi. Il direttore di Rai Uno e la presidente Maggioni si sono scusati per l’accaduto, ma non basta. Sono necessari provvedimenti seri. A breve convocherò un ufficio di presidenza dove valuteremo le audizioni da svolgere in Commissione sull’accaduto. Sabato i cittadini si sono trovati di fronte a una carrellata inqualificabile, inimmaginabile, di luoghi comuni oscillanti tra il sessismo e il razzismo, uno spettacolo indecoroso per la rete ammiraglia Rai. Non riesco a credere che nella televisione pubblica, nel 2017, si sia pensato di costruire e portare in onda un dibattito di questo tipo sull’universo femminile, mortificante per le donne e per la nostra società. Occorre una seria e non più rinviabile riflessione su come vengono concepiti e strutturati alcuni programmi di intrattenimento, un segmento significativo del servizio pubblico che ne deve onorare la missione e il senso, ciò che chiaramente non avvenuto con il programma di sabato pomeriggio.

Vigilanza Rai, al via attività istruttoria per parere sul rinnovo della concessione di servizio pubblico

audizioni_marzo-2017

Siamo al lavoro sul rinnovo della concessione per l’affidamento del servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale alla Rai. Dopo l’approvazione dello schema della convenzione da parte del Consiglio dei Ministri, il testo è infatti passato all’attenzione della Commissione di Vigilanza, che esprimerà un parere sullo stesso. Questa settimana prende il via l’attività istruttoria con una serie di audizioni in commissione che, come di consueto, saranno trasmesse in streaming sulla web tv della Camera dei Deputati.

Oggi sono previste le audizioni del Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico, Antonello Giacomelli (ore 14.00) e del presidente e dei componenti dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (ore 20.00).

Venerdì 17 marzo, invece, audizioni della presidente, del consiglio di amministrazione e del direttore generale della Rai e dei rappresentanti di Usigrai, Adrai, Slc-Cgil, Uilcom-Uil, Ugl-Telecomunicazioni, Snater, Libersind. Conf. Sal e Fistel-Cisl.

Intervista a La Stampa sul tetto ai compensi delle star

Il Consiglio di amministrazione della Rai ha richiesto al direttore generale di applicare il tetto dei 240 mila euro anche ai compensi di artisti, giornalisti, conduttori, come avviene già per i dipendenti. Dal primo giorno in Vigilanza mi sono battuto per la trasparenza e per l’applicazione del tetto alle retribuzioni e continueremo a lavorare in questa direzione.
Ne ho parlato in questa intervista a La Stampa. Potete leggerla qui.

intervista la stampa febbraio 2017 compensi rai star

Trasparenza in Rai sui compensi delle star

La Rai custodisce nel cassetto il segreto di pulcinella. A cadenze fisse vengono pubblicati o comunque si discute dei compensi di conduttori, star, giornalisti esterni e ne segue nell’immediato una sterile polemica che si esaurisce in qualche giorno. Sarebbe molto facile evitare il ripetersi di questo teatrino che si ripropone come un orologio svizzero.

1) La Rai, grazie al lavoro del Movimento 5 Stelle, ha dovuto rendere pubblici sul proprio sito i curricula e tutti gli stipendi dei dirigenti assunti. Questo passo, direi storico, verso la trasparenza effettuato dalla Rai ha avuto come ulteriore conseguenza, di fronte a retribuzioni in diversi casi faraoniche, che tutti gli stipendi di dipendenti e dirigenti superiori ai 240 mila euro, compreso quello del direttore generale, fossero riportati entro quel tetto previsto dalla legge per tutte le società partecipate dallo Stato. Oggi possiamo dire che questa giusta polemica, che si è protratta per anni, si è finalmente chiusa grazie ad un’operazione di trasparenza.

2) La Rai deve fare trasparenza anche sui compensi delle star (Fazio, Clerici, Conti ecc…). Si raggiungerebbero così vari obiettivi: chiarezza massima sull’uso che si fa dei soldi del canone; risparmio di risorse, perché accendere un faro su determinate dinamiche ha tra i probabili effetti quello di una riduzione o di un ridimensionamento dei compensi; stop alle continue polemiche dopo l’ennesima confusa fuga di notizie.

3) La Rai non può trincerarsi dietro la riservatezza dichiarando di agire in un mercato concorrenziale perché probabilmente i primi a conoscere l’entità di questa tipologia di compensi sono proprio i diretti concorrenti.

4) Lavorare in Rai, l’azienda pubblica radiotelevisiva e principale realtà culturale del Paese, deve essere considerato come un valore aggiunto e comportare autorevolezza in un percorso professionale. Se, per esempio, si facesse un esperimento e si proponesse ai volti noti, alle star, di guadagnare la metà della retribuzione prevista nei loro contratti, chi sarebbe disposto ad offrire il doppio per ingaggiarli? Cosa accadrebbe?

Una buona notizia per i cittadini: dalla Rai più informazione sui territori colpiti dal sisma

Terremoto: una buona notizia per i cittadini, dalla Rai più informazione!

Vi ricordate della nostra richiesta al Direttore Generale della Rai di creare una sezione info-cittadini colpiti dal terremoto sui suoi canali? Ebbene, da viale Mazzini ci è appena giunta la risposta e siamo lieti del fatto che le nostre proposte siano state sostanzialemnte accolte e fatte proprie dall’azienda pubblica di informazione.

In particolare, ci è stato comunicato che a partire dal 3 febbraio viene pubblicato su Televideo un blocco di pagine – definite d’intesa con la Protezione Civile e la Struttura del Commissario alla Ricostruzione – dedicate a: numeri utili e d’emergenza, messa in sicurezza delle abitazioni, norme di comportamento, donazioni per ricostruire le scuole, come aiutare. Per quanto riguarda le informazioni sul web, è stato inserito sulla home page della Rai un banner che “linka” le informazioni della Protezione Civile.

Infine, riteniamo particolarmente importante l’iniziativa della Testata Giornalistica Regionale che, oltre a rilanciare nei propri notiziari le informazioni sopra indicate, sta provvedendo alla definizione di un nuovo spazio dedicato al terremoto all’interno di “Buongiorno Regione”. L’iniziativa è allo studio e si sta lavorando per farla partire il prima possibile.

Questa è la Rai che ci piace: quella che fa servizio pubblico e va incontro ai problemi reali delle persone. Speriamo che questi nuovi strumenti informativi contribuiscano a fare maggiore chiarezza tra quei cittadini, ai quali il terremoto ha tolto troppo, o tutto.

Terremoto: chiediamo una sezione info-cittadini sui canali Rai

Il primo effetto causato dal terremoto è la distruzione, il secondo la confusione. Quando la macchina dell’emergenza e della ricostruzione si mettono in moto viene prodotta una gran mole di informazioni, norme, delibere. Una matassa di provvedimenti realizzati da istituzioni diverse su questioni differenti tra loro: valutazione agibilità abitazioni, abbattimento edifici, esenzione dalle tasse, contributi, ricostruzione, assegnazione, casette.

E’ questo il labirinto nel quale si trovano da mesi i cittadini dell’Italia Centrale colpiti dal sisma. Cittadini che troppo spesso sono costretti a compensare le lacune nel sistema di informazione ufficiale alla popolazione attraverso i social o il passaparola. Ci sono poi anche i casi di quanti non hanno dimestichezza nel compredere il “burocratese”, la lingua dei provvedimenti ufficiali.

Per cercare di arginare questa situazione di incertezza e confusione abbiamo scritto al Direttore Generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, per chiedere che l’azienda svolga la sua funzione di servizio pubblico in modo costante e più completo verso le popolazioni coinvolte.

Per questo proponiamo che le testate regionali delle quattro regioni colpite dal sisma realizzino una striscia quotidiana attraverso la quale, con un linguaggio semplice e comprensibile da tutti, vengano diffuse e aggiornate le principali delibere e atti amministrativi che riguardano le zone colpite dal sisma. Alla Rai abbiamo anche suggerito di creare un’apposita sezione dedicata a questo argomento sul sito internet dell’azienda e uno spazio dedicato su Televideo.

I tanti cittadini colpiti dal sisma vivono una situazione drammatica e sono costretti a fare lo slalom tra norme e amministrazioni. La Rai, soprattutto attraverso la tv, può dare un importante contributo informativo.